Facce di casta

 

Bocciati

Il rischio Gregor Samsa

Lucia Borgonzoni, neo sottosegretaria ai Beni culturali e al Turismo in quota Lega, ha affermato senza nessun imbarazzo: “Leggo poco, studio sempre cose per lavoro. L’ultima cosa che ho riletto per svago è ‘Il Castello di Kafka’, tre anni fa. Ora che mi dedicherò alla cultura magari andrò più al cinema e a teatro”. Senza esagerare però, che è un attimo che ci si fa prendere la mano, un Kafka tira l’altro, si leggono due romanzi in più e all’improvviso si compie la Metamorfosi: “Lucia Borgonzoni, svegliatasi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformata, nel suo letto, in un’immonda rappresentante delle élite”.
E poi agli elettori chi glielo dice?

4

 

Promossi

Provaci ancora Gianni

“Il vero pericolo del governo giallo-verde è in una possibile coalizione tra Lega e 5Stelle non più episodica e che per la prima volta dopo 70 anni vedrebbe nascere un partito di destra radicale e di massa nel cuore dell’Europa. ‘Vigileremo e vedremo se sarete in grado di mantenere le promesse’, una frase simile non è nel corredo di una opposizione matura. È un clamoroso errore e segna la rinuncia a svolgere una iniziativa politica anche per far emergere le contraddizioni dentro i 5Stelle. Noi oggi dovremmo lavorare per rompere quell’alleanza, non per saldarla”. Ci prova ancora Gianni Cuperlo a spiegare ai suoi compagni di partito, ancora intenti a strafogarsi di popcorn ormai freddi e mollicci, che invece di maledire gli astri e il destino crudele per la direzione che sta prendendo il Paese, alla quale tra l’altro hanno contribuito in maniera decisiva, potrebbero smetterla di fare le vecchie comari sull’uscio e finalmente sporcarsi le mani nel tentativo di cambiare il corso delle cose. Probabilmente trattasi di accanimento terapeutico, ma che la speranza non si mai rassegni a staccare la spina e non contempli l’eutanasia ormai è storia nota.

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Sistemi previdenziali di un altro pianeta

“Sui migranti bisogna dire la verità: senza quelli regolari non c’è futuro per il nostro welfare”: a giudicare dalla reazione di Matteo Salvini di fronte a questa affermazione, in realtà, il primo che sembra non avere futuro alla presidenza dell’Inps è proprio Tito Boeri.
Le posizioni dell’attuale presidente non sono evidentemente congeniali al leader leghista, il quale, secondo lo stile che gli è proprio, ci tiene a ribadire chi comanda ora: “Perché c’è ancora qualche fenomeno, penso anche al presidente dell’Inps, che dice che senza immigrati è un disastro. Ma ci sarà tanto da cambiare anche in questi apparati pubblici”. Dopo Roberto Saviano, questa settimana le attenzioni del ministro degli Interni sono toccate a Boeri, il quale ha ulteriormente peggiorato la situazione dichiarando che ‘eliminare del tutto la legge Fornero non è possibile’. La replica di Salvini, rigorosamente via Twitter, è stata immediata: “Presidente #Inps continua a fare politica, ignorando la voglia di lavorare di tantissimi italiani. Vive su Marte?”. Qualora non ci vivesse già, magari deciderà di mandarcelo lui: i rischi che corre chi mette in guardia dai rischi.

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Ecco i Simple Minds: la magia della musica ha fermato il tempo

“Somewhere there is someone who can see what I can see”. In questa notte d’estate, tra milioni di occhi, c’è qualcuno che può vedere quello che vedo io. Poche canzoni, come Someone Somewhere in Summertime, hanno saputo esprimere il mistero delle notti d’estate. Il desiderio degli incontri. E oggi rieccoli, dopo 35 anni: i Simple Minds sono tornati in Italia con il loro inno. Sono stati a Macerata, a Roma. Domani saranno a Udine e l’11 a Genova.

Aveva una figura sottile Jim Kerr nel 1983. Era diversa anche l’Italia che aveva davanti guardando dal palco. Ma la voce è sempre uguale, di quelle che le riconosci dopo una frase. Come Sting. Come Bono. Già, gli U2. Parabole che si incrociano, che si sono sovrapposte. Una capacità tecnica fuori dal comune e un tono epico che emergeva dalla voce profonda dei loro frontmen. E poi i temi toccati: la pace, l’impegno civile. Mandela day dei Simple Minds fu una delle colonne sonore di quelle speranze, come New Years Day degli U2. Arrivarono insieme al Live Aid del 1985, davanti a loro la folla oceanica di Londra e Philadelphia. Poi gli irlandesi, dissero in molti, continuarono sulla loro rotta mentre Jim e i suoi tentarono, con alterne fortune, altre vie. L’anno scorso erano arrivati in Italia con il tour acustico.

Eppure sentendoli adesso pare proprio che i Simple Minds si siano presi una rivincita: il tempo non li ha consumati. Non importa che Kerr – classe 1959, compie gli anni proprio il 9 luglio – e il chitarrista Charlie Burchill siano fianco a fianco dai tempi della scuola secondaria di Glasgow.

Sono passati 41 anni, 32 album e migliaia di concerti. Ma cambiare stili, perfino allontanarsi dalla prima fila della ribalta, li ha preservati. Così appaiono intatti quando, come è avvenuto a Roma, attaccano con Waterfront. Tirano le corde delle chitarre e della memoria con Let there be love. Finché senti crescere dentro di te la chitarra di Someone Somewhere in Summertime. Acustica ed elettronica insieme. Oggi come allora. Un concerto diviso in due. I brani di New Gold Dream, sempre scintillanti, e quelli del nuovo Walk between worlds che segna il definitivo risveglio della band. E si divide anche il pubblico, lo vedi quasi fisicamente. Non è soltanto una questione anagrafica. I Simple Minds sono tutte e due le cose insieme, anche chi ascolta rischia di dividersi tra chi ama Don’t You e chi invece canta le nuove e vivissime Signal and the noise e Magic.

Qualcuno dirà che così si rischia di non accontentare nessuno. Né i fan nostalgici né quelli nuovi. Invece forse è proprio il contrario. Mentre gli U2 – e non solo loro – combattevano per cercare di dimostrare che non erano invecchiati, i Simple Minds hanno salvato il cuore: la musica. Sono cambiati loro. Sono cambiati i fan della prima ora che oggi guardano un po’ da spettatori le notti d’estate. Ma arrivano altri giovani a cantare e a vivere questi brilliant days. Stai accanto a me, mentre brucio lentamente. L’inno all’estate, come nel 1983.

La Settimana Incom

 

Bocciati

Peggio della Figc?

Fernando Hierro si dimette e lascia la Federcalcio spagnola. L’ex difensore, chiamato a guidare la nazionale a poche ore dal debutto mondiale dopo l’esonero di Lopetegui; è “salito” su una Ferrari pronta alla vittoria, non ha neanche fatto in tempo a capire come stacca la frizione.

4

 

La moda

L’estate è portatrice di colpi di sole davanti all’armadio: dagli short a vita alta per le donne, fino alle canottiere bianca da uomo, quasi sempre il dolore visivo è assicurato.

2

 

N.C.

San Cristiano

Domani potrebbe essere il giorno giusto per capire se Ronaldo arriverò o meno alla Juve. Da giorni ognuno spara la sua sentenza, ognuno offre la sua certezza, quando il punto è solo uno: nel caso tocca aspettare maggio prossimo, solo la finale di Champions sancirà se quel “popò” di soldi sono stati spesi bene. Senza voto, quindi.

 

Il re LeBron

LeBron James ha salutato per la seconda volta i Cleveland Cavaliers per andare dai vincenti Los Angeles Lakers con l’obiettivo di cercare di vincere un altro titolo Nba e raggiungere nuovi record. I Cav si preparano a una vita senza il proprio Re. Che si continua ad amare senza giudicare.

 

Promossi

Ola, Nadal

Alla faccia di chi gli dà del pallettaro, e da anni; di chi riduce il tutto al “guerriero”: Rafa Nadal a Wimbledon delizia i raffinati presenti con un “tweener” perfetto contro l’australiano De Minaur, tutto polso e istinto. Applausi dei paganti.

8

 

Programmazione estiva

Evviva quei bei bianchi e nero anni Cinquanta e Sessanta, la vera commedia all’italiana, cinica e feroce, con il politically correct mandato a casa con una sola battuta; evviva i palinsesti estivi delle tv, quando ripropongono non “il come eravamo”, ma il “come siamo ancora”.

7,5

 

This is the real love/1

Le due date italiane (Milano e Roma) della coppia d’oro dell’R&B mondiale hanno fatto il tutto esaurito. Beyoncé e Jay-Z hanno portato sul palco uno show a tutta energia e “amore” che ha fatto dimenticare tradimenti (di lui), voci di una rottura imminente e gossip. E per quanti si fossero dimenticati che sono una coppia felice, bastava leggere la scritta a caratteri cubitali che illuminava il maxi schermo “This is the real life”. Sovrani dello show-biz.

7,5

 

This is the real love/2

È diventata virale l’immagine su Facebook di un uomo che porta la foto della moglie morta al mare. Una storia di un grande amore che i social hanno estremizzato perché non riescono a capirla fino in pieno; del resto che l’uomo porti con sé la foto e non un selfie è la dimostrazione che l’amore resiste alle mode. Senza fine.

9

Fibromialgia, la malattia invisibile che l’Italia non vuole riconoscere

Aprile. Valerio, fotografo aquilano di 33 anni, è nei pressi del Louvre e dopo una giornata di lavoro si concede le bellezze notturne di Parigi: all’improvviso un uomo lo aggredisce senza ragione. Accade tutto a cento metri da una stazione di polizia: serviranno ben sei agenti per fermare l’aggressore, poi dichiarato non in grado di intendere e di volere, quindi non processabile. Il fotografo sporge denuncia e viene ricoverato in ospedale: la diagnosi è un importante trauma cranico. Il percorso è lungo, ma esiste un fondo che risarcisce le vittime di persone affette da disturbi psichiatrici; inoltre, il consolato italiano fornisce a Valerio un avvocato del posto che, dopo un interessamento iniziale, sparisce: ancora oggi non è dato sapere se sia stata intentata causa o meno.

Valerio torna in Italia e con lui lancinanti dolori muscolari a cui si uniscono disturbi del sonno, affaticamento, mal di testa, oltre a disturbi gastrointestinali e cognitivi. Le sue condizioni peggiorano ogni giorno. I medici gli prescrivono del Valium perché si teme una depressione: in realtà sono i muscoli facciali che a stento rispondono. In un anno di accertamenti, Valerio arriva a spendere di tasca propria quasi 10 mila euro. A novembre, la diagnosi: fibromialgia post traumatica. La stessa che lo scorso marzo ha costretto Lady Gaga a cancellare ben 10 date del suo tour.

Cos’è la fibromialgia? È una sindrome che causa dolore muscolo scheletrico diffuso e costante. Nel 1992 l’Organizzazione mondiale della Sanità l’ha riconosciuta come malattia, mentre nel 2009 il Parlamento europeo ha invitato ad avere maggiore consapevolezza al riguardo. Eppure è ancora confusa con patologie reumatologiche, internistiche e neurologiche, se non con effetti collaterali di ansia e depressione. In Italia ne soffrono circa 2 milioni di persone, soprattutto donne, con un’insorgenza della malattia tra i 25 e i 55 anni: la precoce comparsa costringe molti ad abbandonare o limitare l’attività lavorativa.

Le province autonome di Trento e Bolzano sono state le prime a riconoscere questa sindrome come una malattia, con relative esenzioni e invalidità; con il tempo hanno provveduto varie Regioni, come Basilicata e Marche. È un tema caldo in Sicilia e Abruzzo, dove si registra un aumento dei casi, di origine “post traumatica”, dopo il terremoto del 2009. A livello nazionale però siamo ancora fermi all’inserimento della fibromialgia nei Lea (Livelli essenziali di assistenza), come “malattia cronica di rilevante impatto sociale e sanitario”, e a un disegno di legge – volto a riconoscere la patologia a livello nazionale – presentato dalla senatrice Paola Boldrini (Pd) ad aprile 2018 e ancora neanche esaminato. L’attuale ministra della Sanità, Giulia Grillo, quando sedeva sui banchi della Camera, fu tra i firmatari di un’interrogazione che aveva lo stesso obiettivo; la fibromialgia sembra quindi starle a cuore. Ancora più su della Grillo però si deve far valere l’articolo 32 della Costituzione che “tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.

Casina e la sua casa cantoniera: il trionfio della società che resiste

Ma quale casetta in Canadà. Gli onori della leggenda toccano alla casa cantoniera di Casina, comune di 4500 abitanti sull’Appennino emiliano, provincia di Reggio. Chi andasse alla ricerca di comunità che resistono, di solidarietà che non si squagliano, dovrebbe venire qui a stupirsi. A contemplare il “Centro comunale casa cantoniera di Casina” e l’umanità d’intorno, amalgama di storie e biografie dalle radici contadine. L’edificio che ha resistito al tempo e all’incuria (“qui tutte le case cantoniere si sono disfatte un po’ alla volta”) si mostra al visitatore con la sua parete rosso ocra, l’insegna murale della vecchia proprietà Anas, la sua area trattoria, il suo spazio balera che diventa ogni martedì sera spazio libri, il suo trionfo di foto che narrano epoche passate.

Se ti fermi due minuti a far capannello sono ricordi che volano. La Luisa, il Giampaolo, il Pietro, che è poi il barbiere del paese, la Giovanna, che è invece la prof di lettere, cuciono memorie popolari e sprizzano orgoglio per quella Casa Cantoniera che sembra sgorgata, dicono loro, dal socialismo umanitario di Camillo Prampolini: primo ‘900, cooperative e case del popolo tirate su da eserciti di mani callose. Gratuitamente, senza chiedere un soldo, come si usava. “E qui abbiamo fatto così”, racconta Giampaolo, esperto volontario di bilanci per 5/6 associazioni. “Quando si è trattato di tirar fuori dalla casa cantoniera una grande luogo di ritrovo, di socialità e di divertimento venivano a grappoli a lavorare, a tirar su, a sistemare, a portar via tonnellate di detriti, a mettere i fili elettrici; e le mogli portavano le torte e da mangiare, tutti facevano qualcosa. Anche il sindaco Fornili. Ora la guardi”. Lo dicono con fierezza smisurata. Centinaia di sedie verdi per chi vuole godersi i ballerini del liscio, arte sopraffina, o vuole ascoltare narratori e scienziati in altre sere. Un palco che può ospitare spettacoli teatrali. Perfino due piste da ballo, stessa musica ovviamente, su cui ci si divide per abilità del volteggio e talora per età, e dove il mercoledì sera si danno convegno come verso un presepe da tutti i centri vicini.

Show a ripetizione. Da “Leonardi e la sua orchestra” a “Scaglioni e la sua fisarmonica”, fino a “Sonia B” e “Ivana e Felice”. Rimbalzano nei racconti echi di gratitudine, e tutti citano “il grande Peppo”, Giuseppe Rossi, “l’anima dei nostri volontari” è scritto in un depliant, che si spremette di lavoro e poi gli venne un infarto proprio qui, “morì in bagno e meno male non sul lavoro se no chissà i guai che avremmo passato. Gli dobbiamo tantissimo”.

L’avventura iniziò nel 2002, segno che queste cose erano possibili anche nell’era Berlusconi. Quando si pensò che da quell’edificio abbandonato potesse venir fuori un centro a disposizione del territorio l’idea conquistò come un fulmine il cuore dei casinesi. Fu un successo. Il centro è passato negli anni dai 500 ai 900 soci, diventando il secondo per numero di tutta la provincia di Reggio. Giampaolo si gode lo stupore dell’ospite. E verso mezzanotte gli offre un bicchiere di grappa preziosa. Riemerge la gag, chissà quante volte tornata tra lazzi innocenti, di quando giunse un gruppone di stranieri e chiedevano chi la grappa morbida chi la grappa secca, e loro gliela davano a tutti uguale, facendoli comunque felici con quella manna superalcolica. Ma le immagini vere del tempo fattosi storia sono un regalo di Pietro, il barbiere. Le ha messe in un libretto. Si intitola Da contadino a parrucchiere. La piccola grande storia di uno di noi. Lo apri e dalle pagine subito si spande un profumo di dopoguerra povero e speranzoso. Di un piccolo mondo rurale con i suoi sfruttati, dove si potevano fare ore di cammino con i polli in mano per offrirli in deferenza al padrone, che sprezzante li respingeva perché “troppo magri”. Immagini di giovanotti che sfidano l’oscurità delle colline per andare a vedere Lascia e raddoppia nel paese accanto, e tornare poi a narrare le meraviglie uscite dallo schermo. Foto impagabili, come quella del Pietro premiato come il migliore “acconciatore” della provincia o sempre di lui che serve il caffè a Mino Reitano, “allora al top del suo successo”. Foto che catturano lo spirito del tempo come oggi non riuscirebbe a migliaia di telefonini. Lo spirito di questa comunità che della sua Casa scrive, come fosse davanti ai secoli, “Là dove c’era silenzio, oggi abbiamo musica e risate. Là dove c’era solitudine, oggi c’è l’abbraccio”.

Ho avuto un aborto, ma spesso sento di avere qualcosa che non va

 

Cara Selvaggia, parlare di aborto, a meno che non se ne sia vissuto uno, è sempre e dannatamente tabù. Io un aborto l’ho avuto. A 8 settimane il nostro embrione non si era formato. A essere sincera non sapevo nemmeno che la genetica potesse essere così incredibilmente infame, ma contemporaneamente anche protettiva, perché se quell’embrione non si è formato vuol dire che c’era qualcosa che non andava e la natura ha voluto preservarci da un dolore ancora più grande. Ma questo non rende il percorso meno traumatico. Soprattutto se i primi incompetenti sono in ospedale. La terapia abortiva farmacologica si suddivide in due fasi, che corrispondono a due pastiglie. La prima serve a preparare l’utero per l’espulsione, la seconda causa l’aborto. Ed è quest’ultima a fare un male terribile. La mia seconda fase ha inizio nel reparto di neonatologia di Villa Scassi.

Appuntamento alle ore 8.30 a cui ci presentiamo puntuali come orologi svizzeri, perché ovviamente l’unica cosa che io e il mio compagno vogliamo è mettere una fine a tutto questo. Arriviamo e ci fanno accomodare su una panchetta di legno in mezzo al corridoio e ci dicono di attendere. Tu sei in attesa di abortire e loro ti fanno attendere nel corridoio di neonatologia, dove ogni 3 secondi ti sfila davanti una culla con un bambino appena nato e dove ogni 3×2 senti un’infermiera esclamare: “Ciao mamma! Come stiamo oggi!”. Ma non importa, penso. Stringo i denti e mi ripeto che tra poco tutto sarà finito e potremo ricominciare. E invece no. Fino alle 11 rimaniamo seduti li e ad ogni nostra domanda, ci viene risposto in modo sbrigativo che la priorità la hanno il giro visite e le dimissioni. Poi, quando il dottore avrà finito tutto quanto, si occuperà di noi, perché tassativamente solo il dottore può dare le pastiglie. Peccato che dopo 5 minuti la pastiglia me l’abbia data l’infermiera. Ma non importa nemmeno questo, non importa la sofferenza di vedere sfilare neonati davanti a me, adesso posso andare a casa. No! A casa non posso andarci perché con le analisi del sangue fatte giorni prima hanno scoperto che sono 0 negativa e, di conseguenza, per evitare che si formino anticorpi che potrebbero danneggiare in caso di gravidanza, devo fare una puntura. Si penserà quindi che, siccome i risultati erano conosciuti da prima, la fiala sia già pronta per essere fatta. No! La fiala deve essere ancora recuperata in qualche reparto che nessuno sembra conoscere. E intanto i minuti passano e la pastiglia abortiva inizia a fare effetto e con essa arrivano le contrazioni.

Inizio a stare male su quella panca di legno, ma nonostante lo faccia presente, tutto viene preso alla leggera, fino a quando disperata per il dolore perdo praticamente conoscenza in corridoio. A quel punto, resosi conto della situazione cosa pensano bene di fare? Mi prendono e mi sbattono su un letto da rifare in una camera a caso, senza nemmeno darmi una coperta nonostante io stia tremando palesemente di freddo. Che poi fosse solo questa disumanità ospedaliera il problema! Quella esperienza ha avuto un inizio e una fine. Quello che non sembra mai avere fine sono le foto di manine, piedini, boccucce a cuore, foto di famiglia e foto di pance gravide. Non tutti sono così: tra le mie amiche ho esempi di madri che spero di diventare un giorno, ma vorrei rendere visibile a tutti la mia bacheca di Facebook, ormai sono più le volte che vorrei cancellarmi che quelle in cui mi diverto. Perché la verità è che c’è chi, come me, spesso sente di avere qualcosa che non va se tutti sfornano figli e loro no. C’è chi ci prova da anni e non ci riesce, chi figli non ne può avere, chi un figlio l’ha perso. Sarebbe bello che ogni tanto si pensasse anche a loro, e si postasse una foto di manina/piedino/boccuccia/amore/sole/cuore in meno.

Lisa

 

Che le pratiche per abortire finiscano nel corridoio di neonatologia è qualcosa di profondamente crudele. È come se qualcuno fosse costretto a celebrare un funerale a una festa di compleanno. Forse non c’è modo di fare diversamente perché non ci sono risorse per avere settori specifici, ma la sensibilità degli operatori del settore potrebbe, dovrebbe fare la differenza.

 

 

L’incapacità dei genitori di accettare i propri figli

Cara Selvaggia, ho letto la vicenda di Enrica, la transessuale che ha cambiato sesso con l’appoggio dei genitori. Il papà che ha dormito nel suo letto quando lei si è rifatta il seno mi ha commossa tanto. Te lo scrivo perché anche io sono la sorella di un fratello che a un certo punto ha deciso di diventare una donna. Lo aveva desiderato da sempre, io lo sapevo, i miei no. Quando gliel’ha detto, mio padre ha deciso che non le avrebbe parlato mai più. Sono passati 3 anni, la mia nuova sorella, tra otto mesi, andrà in Thailandia a fare l’ultima operazione, quella più definitiva. Io andrò con lei. I miei hanno tolto anche le foto di lei da piccola (da piccolo) dal comó della sala.

Io soffro, mia sorella soffre, i miei soffrono. Nessuno esce indenne da questa grande incapacità di accettare i figli per quello che sono. Complicati magari, ma sempre figli. Non tutte le storie sono uguali e spero che abbiano letto la copia de Il Fatto con la storia di Enrica che gli ho lasciato stamattina con la frutta che mi avevano chiesto.

Barbara

 

Ecco. Spero che non la usino per incartare le mele e che una storia d’amore come quella possa essere contagiosa.

 

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Fondi, iscritti e giovani: la relazione Covip tradotta dall’italiano in italiano

L’organo di vigilanza su fondi pensione e simili (Covip) ha recentemente pubblicato i dati del 2017 con una sintesi del presidente Mario Padula. Peccato che molte parti debbano essere tradotte, per capire come stanno le cose. Per esempio leggiamo che “gli iscritti ai fondi negoziali sono aumentati del 7,8%. Come già nel 2016 la crescita è determinata principalmente dalle nuove adesioni contrattuali”. Traduzione. Per quanto si sgolino, i sindacalisti-assicuratori non convincono più; per fortuna funzionano le cattive maniere, ovvero le iscrizioni coatte nei fondi chiusi. Però “il forte aumento delle iscrizioni […] contrattuali si è tradotto in un aumento modesto dei flussi contributivi” per cui ora “all’adesione contrattuale debbono fare seguito iniziative […] per promuovere un’adesione piena dal punto di vista contributivo”. Traduzione: Li abbiano iscritti a viva forza, ora voi sindacalisti, economisti e giornalisti non battete la fiacca! Convinceteli ad aprire il portafoglio e versare altri soldi!

Invece, “gli iscritti ai fondi aperti [Nota: collocati a domicilio e in banca] sono aumentati del 9,2%, confermando l’andamento dinamico del 2016” il che rinfranca il cuore: Almeno i venditori porta a porta e sportello a sportello riescono ad abbindolare nuovi clienti.

Ma in generale “il 23,5% degli iscritti alla previdenza nel 2017 non ha effettuato contribuzioni” che significa: Purtroppo un quarto degli intrappolati ha mangiato la foglia. Uscire non può, ma si guarda bene dal metterci altri soldi.

Inoltre “i giovani rimangono ai margini del sistema di previdenza complementare” che si traduce in: mica scemi i giovani! Non si lasciano legare la mani per 40-50 anni.

Comunque “le prestazioni pensionistiche sono state erogate in capitale per 2,6 miliardi e in rendita per circa 700 milioni di euro”. Ovvero: altroché pensioni di scorta. Appena può, la stragrande maggioranza agguanta i soldi e scappa.

Infine, per concludere la Covip chiede “l’attribuzione della vigilanza a un’unica autorità nei settori della previdenza complementare e della sanità integrativa”, tipo il fondo Metasalute dei metalmeccanici, ecc. In parole povere sarebbe: date a noi della Covip anche la vigilanza sulla sanità integrativa. È vero che non c’entra un tubo, ma così incasseremo più soldi, potremo gonfiare l’organico e avremo più potere. Un accorato appello della serie “Cicero pro domo sua”.

 

Pubblicità dei dentisti senza controllo

Ti promettono denti nuovi con 290 euro anziché 800, che è il prezzo standard. Ti svendono l’igiene dentale a 39 euro al posto di 80. Ti invitano a provare gratis una protesi mobile e a restituirla se non va bene, il che dovrebbe essere scontato trattandosi di un dispositivo fatto su misura. E ancora: check up a zero euro salvo poi obbligarti a trattamenti costosissimi. Di messaggi promozionali ingannevoli come questi le strade e le vetrine delle nostre città sono piene. E chi ci casca difficilmente viene risarcito. L’associazione “Cao c’è”, che raggruppa i presidenti di albo dei dentisti di tutta Italia, ha lanciato una petizione al ministro della Salute Giulia Grillo per chiedere di tornare alla precedente normativa. Oggi, secondo quanto previsto dalla legge Bersani del 2006, gli ordini professionali possono intervenire solo ex post contro la pubblicità scorretta in ambito sanitario, quando il danno ormai è fatto. E i tempi burocratici per correre ai ripari sono infiniti. Diversamente, la legge 175 del 1992, all’articolo 2, imponeva un controllo preventivo ai fini del rilascio dell’autorizzazione comunale, a tutela dei pazienti e dei professionisti onesti.

Il pacco in vacanza: i diritti di passeggeri e viaggiatori

Mamma ho perso l’aereo. Più che un film, il dramma che stanno vivendo milioni di passeggeri. La loro vacanza è a rischio a causa delle tensione che sono scoppiate in Ryanair. Dopo la cancellazione di migliaia di voli nello scorso autunno per la fuga dei piloti, ora il personale della compagnia low cost incrocerà le braccia il 25 luglio, mentre in Belgio, Spagna e Portogallo anche il 26 luglio. Ma farà bene a tenere sotto controllo il calendario pure chi ha in programma di spostarsi con Vueling: gli assistenti di volo hanno indetto uno sciopero per il 21 luglio. Peccato, però, che questo sia solo l’apice del bestiario delle vacanze che comprende anche il ritardo dei voli, l’overbooking, lo smarrimento dei bagagli, ma anche il dramma delle truffe e dei raggiri quando si prenota tramite tour operator? Così, oltre alla beffa di aver pagato per la prenotazione, si scopre che è quasi impossibile riavere indietro i soldi.

Non è solo colpa della cattiva informazione se, quando si finisce coinvolti in un disservizio, nonostante le arrabbiature iniziali poi non si passa dalle parole ai fatti chiedendo il rimborso: le procedure da seguire sono scritte in burocratese, chi deve farle rispettare non lo fa e, per ovviare ai disservizi, le regole spesso vengono modificate. Cosa fare, quindi, se ci si imbatte in una di queste disavventure? Bisogna armarsi di pazienza e far valere i propri diritti, così come previsto nella Carta dei diritti del passeggero che stabilisce rimborsi, compensazioni e servizi di prima necessità in caso di viaggi cancellati o in grave ritardo. Diritti che valgono anche per i voli low cost. In Italia, pubblicata per la prima volta nel 2001, è arrivata alla sesta edizione aggiornata nel 2014, che tiene conto della sentenza della Corte di Giustizia europea sul risarcimento ai passeggeri in caso di prolungato ritardo. Ma c’è poco da stupirsi se non si è mai sentito nominare questo documento.

Eppure, oltre le due ore di ritardo del volo aereo, la compagnia è tenuta ad assistere e a risarcire sia del costo del biglietto che i danni provocati dall’attesa, durante la quale deve garantire cibo e bevande, trasferimenti, alloggio, assistenza clienti e, se il ritardo arriva a superare le 5 ore e si decide di non proseguire il viaggio, deve provvedere a rimandare a casa il cliente. Sul fronte dell’imbarco negato (l’overbooking), il vettore deve invece riproteggere il prima possibile il passeggero o rimborsargli il prezzo del biglietto per la parte del viaggio non effettuata. Nello specifico, 250 euro per i voli inferiori o pari a 1.500 km, 400 euro per quelli superiori a 1.500 km, 250 euro per i voli internazionali (inferiori o pari a 1.500 km), 400 euro per quello tra 1.500 km e 3.500 km e 600 euro per i voli internazionali superiori a 3.500 km. La compagnia può però ridurre l’ammontare della compensazione del 50% nel caso in cui al passeggero venga offerta la possibilità di viaggiare su un volo alternativo il cui orario di arrivo non superi, rispetto al volo originariamente prenotato, rispettivamente le 2, le 3 o le 4 ore. In caso di cancellazione del volo, restano invece validi i diritti per rimborso, riprotezione, assistenza e compensazioni pecuniarie (ad esempio i soldi spesi per pagare taxi, treni o altri trasporti), ma le modalità del rimborso sono assai diverse: non è, infatti, dovuto se la compagnia aerea prova che la cancellazione è stata causata da circostanze eccezionali come le avverse condizioni metereologiche, gli allarmi per la sicurezza o gli scioperi, se il passeggero era già stato allertato 2 settimane prima della data fissata o se viene offerto un volo alternativo. Così, salvo scioperi, ritardi e contrattempi, una volta arrivati a destinazione cosa fare se il villaggio è pieno di scarafaggi o, addirittura, è ancora un cantiere nonostante sul catalogo mostrato dall’agenzia di viaggi o online si vedesse anche la piscina olimpionica? Dal primo luglio, è entrata in vigore la nuova disciplina in materia di pacchetti turistici che introduce regole più stringenti a tutela dei consumatori che, dopo anni, di raggiri e vacanze rovinate dovrebbe rendere il turista più consapevole e tutelato.

La direttiva, infatti, dà al viaggiatore gli strumenti per confrontare le offerte e conoscere i propri diritti in caso di problemi. Per questo introduce l’obbligo per agenzie, tour operator, siti e piattaforme di viaggi online di rendere visibile in modo chiaro i diritti e doveri prima della stipula del contratto attraverso un modulo informativo standard. La legge rafforza anche le tutele per chi ha comprato un pacchetto e non vuole o non può più partire: il cliente ha diritto al rimborso integrale di quanto pagato se nel luogo di destinazione si sono verificate circostanze straordinarie come guerre, disastri naturali, attacchi terroristici che hanno un’incidenza sostanziale sul viaggio. Fuori da questi casi, se il viaggiatore rinuncia al viaggio dovrà pagare delle spese che devono essere “giustificate e adeguate” in base a quanto tempo prima si chiede di non partire. Anche in caso di un rincaro su un pacchetto superiore all’8% prima della partenza è possibile richiedere il rimborso. Inoltre è possibile trasferire il contratto stipulato a un’altra persona entro 7 giorni dalla data di partenza.

Mentre se l’organizzatore del viaggio fallisce o sparisce, il cliente dovrà essere totalmente rimborsato e, laddove la vacanza fosse già iniziata, essere rimpatriato senza spese aggiuntive per qualunque viaggio. Nel caso, infine, la vacanza acquistata non corrisponde a quella pubblicizzata, si può richiedere il risarcimento dei danni o una riduzione del prezzo, dove possibile. Si avrà tempo 3 anni (non più 2) per i danni alla persona prima che il diritto si prescriva, mentre per altri tipi di danni da vacanza rovinata, gli anni a disposizione per far valere i propri diritti saranno 2 anni (non più 1).