Il cosiddetto ”decreto dignità”, quello che Luigi Di Maio vorrebbe portare in Consiglio dei ministri martedì (“è pronto”) continua intanto a perdere i pezzi in materia di lavoro. Uscite le norme sui rider, ridimensionato il contrasto all’abuso dei contratti a termine (reintroduzione della “causale” abolita dal decreto Poletti), ieri lo stesso ministro grillino ha fatto sapere che nel decreto non ci sarà il tetto per il lavoro in somministrazione (la prima versione prevedeva che fossero conteggiati nel limite del 20% previsto per contingentare le assunzioni a termine): “Il tema della somministrazione in molti casi si presta a delle disfunzioni però dev’essere oggetto del dibattito parlamentare, non si può intervenire con un decreto. Ci sono tante questioni che secondo me si possono affrontare facendo prima di tutto un confronto con i diretti interessati e capendo dove ci sono gli abusi e dove invece sono utili lavorando in Parlamento”. Nel testo non entrano però nemmeno i nuovi voucher chiesti dalla Lega in particolare per l’agricoltura.
Prescrizione, stop dopo il primo grado. Riforma in autunno
Stop alla prescrizione dopo la sentenza di primo grado. Almeno per alcuni reati. E niente sospensione per un massimo di 18 mesi, come previsto oggi, ma definitivamente interrotta. È la rotta del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede nell’ambito di una riforma che entrerà nel vivo solo dopo l’estate, ma su cui il Guardasigilli sta già lavorando.
Venerdì da un luogo simbolico come Viareggio, teatro della strage ferroviaria dove nel 2009 morirono 32 persone, Bonafede ha assicurato: “La riforma della prescrizione è una priorità e la chiameremo legge ‘Viareggio’, o ‘Viareggio bis’. Non devono esserci tragedie di fronte alle quali lo Stato non accerti la verità”. Come a Viareggio, appunto, dove nel processo per la tragedia molti reati decadranno a novembre. Così Bonafede ha voluto ribadire che la nuova prescrizione è una priorità, anche se in questi giorni si è parlato solo dello stop alla riforma sulle intercettazioni. E lui stesso è impegnato nell’introduzione del Daspo per i corrotti e dell’agente sotto copertura. Riforme a costo zero, su cui però bisogna lavorare sul piano normativo, per evitare rischi di incostituzionalità.
Intanto sulla prescrizione Bonafede ha attivato gli uffici di via Arenula per avere un’indicazione precisa dei reati sui quali incide maggiormente l’istituto giuridico, soprattutto dopo la sentenza di primo grado. Perché è da lì che vuole partire il ministro, dopo aver ottenuto dalla Lega il riferimento alla prescrizione nel contratto di governo, anche se in termini generici: “È necessaria – si legge – una seria riforma della prescrizione dei reati, parallelamente alle assunzioni nel comparto giustizia: per ottenere un processo giusto e tempestivo ed evitare che l’allungamento del processo possa rappresentare il presupposto di una denegata giustizia”.
Ora bisogna tradurre tutto nero su bianco. E nel lavoro preparatorio inciderà anche una preoccupazione del Carroccio, giustificata secondo i 5Stelle. Ossia che la riforma rischi di far piovere sui magistrati tanti processi per reati minori, che proprio la prescrizione tagliava naturalmente. Da qui la richiesta di uno studio sui reati più colpiti, in quanto si valuta anche se applicarla solo a determinate fattispecie.
Mentre sarà comunque fondamentale investire nella giustizia, per velocizzare i processi – il ministro, assicurano, insiste sulla necessità di “una durata ragionevole dei processi” – e che conta anche sullo scorrimento delle graduatorie per rimpolpare le cancellerie.
Di certo i dati più recenti non sono incoraggianti, soprattutto in Appello. Nel primo semestre del 2017, la prescrizione è intervenuta nel 25 per cento circa dei processi in secondo grado. E Venezia, Roma, Napoli e Torino incidono per oltre il 50 centro sul totale a livello nazionale. Per fare un esempio, in Veneto, nel 2017, quasi la metà dei processi in Appello è finita in un nulla di fatto.
Sul tema il nuovo governo – almeno nelle intenzioni – sembra in linea con i magistrati.
Tre giorni fa, Francesco Minisci, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, ha incontrato Bonafede. “La riforma della prescrizione ha senso solo se si riesce ad arrivare in tempi rapidi ad una sentenza di primo grado”, spiega al Fatto Minisci.
E aggiunge: “Oltre al blocco della prescrizione dopo il primo grado, abbiamo evidenziato che per risolvere davvero il problema bisogna intervenire anche sulla redistribuzione delle piante organiche tra i vari uffici giudiziari e riformare il sistema delle notifiche rendendolo più snello. Poi va ampliato l’articolo 190 bis del codice di procedura penale. In questo caso proponiamo di allargare la platea dei reati (per esempio aggiungendo la corruzione e altri gravi reati) per i quali non è obbligatorio rinnovare il dibattimento e quindi ricominciare il processo ogni qualvolta cambia uno dei giudici”.
Il Carroccio al 31%: è sempre di più il primo partito
Salvini incassa il consenso personale delle prime settimane di governo e la Lega vola nei sondaggi, superando il 31%. Lo sostiene l’ultima indagine realizzata da Ipsos e Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera: la Lega sale di quasi 14 punti percentuali rispetto al voto del 4 marzo. Il Movimento Cinque Stelle – sempre secondo Ipsos – è sceso al 29,8 (dal 32,7). Il Pd si mantiene pressoché stabile (è al 18,9%), mentre Forza Italia scende ancora (dal 14 all’8,3%).
Ma la vera notizia è il rapporto di forza fra i giallo-verdi, con la Lega che conferma il suo stato di grazia, anche rispetto agli alleati Cinque stelle. “Io credo che questo schema in realtà ci abbia sempre portato fortuna – ha detto ieri il vice-premier Luigi Di Maio – Siamo sempre stati sottovalutati, trattati come inesperti e incapaci: ma noi in cinque anni abbiamo mandato a casa Letta, Gentiloni, Renzi e Berlusconi”. “Ci dicono che stiamo arrancando – ha detto Di Maio – che non siamo capaci: poi il Movimento si piazza sempre davanti a tutti”.
“Ho solo accettato un invito, mica mi metto con Matteo”
Nello Musumeci, il presidente della Regione Sicilia, sarà oggi a Pontida, al raduno della Lega, all’ombra dello spadone di Alberto da Giussano. Forza Italia, nella persona di Gianfranco Micciché, è fuori dalla grazia di Dio.
Per entrare a Pontida, un siciliano, deve esibire il passaporto?
Non ne vedo la ragione, il lasciapassare richiesto è quello per gli alleati del centrodestra; ci sarà il presidente Giovanni Toti – per la seconda volta sul prato – ci sono ovviamente i governatori di Lombardia, Veneto e Friuli, ma c’è anche il collega del Molise….
Il Vicerè di Palermo, Miccichè, presidente del Parlamento siciliano, in privato invoca lo scorticamento cruento del governatore (“Da levargli i peli del pizzo in faccia a uno a uno…”), in pubblico, invece, detta un post acidul-ironico: “Preferisco un Nello Musumeci che parla di #Sud al tavolo col ministro Lezzi, piuttosto che quello in piedi sul prato di #Pontida”.
La tensione con gli alleati è alle stelle a quanto pare.
Ma no, sono così pochi i like sulla bacheca Facebook di Gianfranco, mischinu: solo trenta…
Non vuol proprio ammettere l’offesa portata ad Arcore.
È notorio che non siano idilliaci i rapporti tra presidenza della Regione e presidenza dell’Ars, sulla questione delle riforme glielo ripeto tre volte al giorno: “Ce ne andiamo a casa tutti, subito”, ma il timore sulla rottura del centrodestra è fuori luogo.
Idilliaci o no, la scelta di campo di Musumeci è chiara: Nello con Salvini.
Avrei accettato un invito anche dal Pd, io sono istituzionale… Anche Giorgia Meloni mi ha invitato, adesso – è vero – non ricordo dove, però ci sono andato.
Ma Pontida è un segno forte, c’è l’Ampolla del Dio Po, il Carroccio, i militanti con gli elmi e le corna…
No, di corna in testa manco a parlarne, ma ho qui l’sms di Salvini, eccolo: “Mi farebbe piacere se tu portassi il saluto della tua terra a Pontida, un invito che ho già rivolto a tutti i governatori del centrodestra”. Più chiaro di così….
Suvvia, c’è un largo consenso al Sud per Salvini, una struttura di partito però gli manca e gli uomini di Berlusconi già sanno che succederà alle prossime Europee…
…che Musumeci si mette alla testa dei pur germanici normanni del Sud e spegne una volta per sempre l’equivoco chiamato centrodestra, ma stiamo scherzando? Io sono solo una persona educata, ho accolto l’invito rivoltomi dal presidente Salvini….
Ahi, un lapsus: Salvini ancora non è presidente.
Nessuna malizia; i vice si annullano; un vice-prefetto, in assenza del prefetto, è chiamato prefetto ma tornando al punto – dicevo – ho solo accettato l’invito per passare una giornata in campagna insieme alla forza politica che per numeri, e per ruolo, rappresenta degnamente la coalizione del centrodestra.
Ma perché, il centrodestra esiste ancora?
La geografia valoriale del centrodestra non corrisponde alla topografia parlamentare: Fratelli d’Italia e Forza Italia non sono fuori dalla maggioranza a Roma, mentre la Lega, invece, è dentro.
Non è chiaro, c’è dialettica tra geografia e topografia?
Insomma, la colazione è destinata a scomporsi e a ricomporsi; il centrodestra ha bisogno di una revisione e noi di Diventerà Bellissima, a settembre, ci riuniremo in congresso per decidere se e con chi federarci per ciò che riguarda l’Oltre Stretto; per le elezioni che coinvolgono la scena nazionale; alle politiche ci siamo federati con FdI, poi è finita com’è finita….
E poi dice la malizia…
…sto dicendo federarci, non scioglierci; il movimento che ho creato con Raffaele Stancanelli (ex sindaco di Catania, oggi senatore) e Ruggero Razza (assessore regionale alla Sanità), si pone una domanda: cosa fare oltre lo Stretto?
Ed ecco che diventa ghiotta l’interlocuzione con Salvini, povero Berlusconi…
Tutti i soggetti del centrodestra sono partecipi del confronto, tutti; e questo nostro movimento, da cui è derivata la vittoria alle regionali, con grande beneficio della coalizione intera, è viva energia in questa terra. Adesso, per esempio, sto arrivando a Pergusa per il congresso dei giovani di Diventerà Bellissima.
Scusi, ma se poi ha vinto le elezioni perché si tiene il vecchio nome, è già “diventata bellissima”, no?
No, diventerà, diventerà, deve diventarlo… io so bene di governare la più grande regione italiana che è anche l’ultima d’Italia per infrastrutture, per qualità della vita ed emigrazione; e anche per scempi urbanistici…
Chissà che mostruosità abusive arrivano davanti agli occhi, da Palermo lungo il percorso dell’entroterra, poi…
Da mettersi sopra una ruspa e cancellare tutto!
Lo faccia.
Non posso, non si può.
Si faccia prestare la ruspa da Salvini!
La nuova Pontida nel culto del “federatore” Salvini
Niente più ampolle, giuramenti, riti celtici e promesse di secessione. La rivoluzione di Salvini è un palco blu: sul “sacro pratone” di Pontida di verde rimane solo una scritta su un muro laterale (“Padroni a casa nostra”, col sole delle Alpi). Il nuovo colore della Lega sovranista invece è in tutte le scritte e sopra a tutti i banchetti allestiti per la festa.
C’è anche un cartonato di Salvini per scattare finti selfie su Instagram col “capitano”. E lo slogan a caratteri cubitali sullo sfondo del palcoscenico è sempre quello della perpetua campagna elettorale: “Prima gli italiani!”. Su questo prato per decenni si è invocata la Padania e vilipeso il tricolore, ma è un dettaglio che non impensierisce nessuno: il miracolo cosmetico del capo della Lega si è portato via tutto l’album dei ricordi. Oggi a Pontida la Lega attende decine di migliaia di persone, forse addirittura 50mila.
La festa più grande di sempre: “L’aspettativa è enorme – ripetono dallo staff comunicazione – è la prima vera Pontida nazionale”. Decine e decine di pullman stanno arrivando da tutta Italia: ogni Regione avrà la sua rappresentanza. I nuovi leghisti partono anche da Portici (Napoli) e persino dalla Sardegna, dove si sono organizzati con due voli da Olbia che decollano stamattina alle 7 e 10 e alle 8 e 45. Come sia possibile tenere tutto insieme – ex barbari sognanti e nazionalisti meridionali – lo spiega solo la clamorosa popolarità del vicepremier. Salvini ieri si è affacciato alla festa della Lega Giovani (ex Giovani Padani) “scortato” solo dal deputato Alessandro Morelli ed è stato sequestrato per quasi un’ora per baci, abbracci, autografi e immancabili selfie.
Sorridente, maglietta bianca col profilo di Lucio Dalla e il verso di Caruso (“Qui dove il mare luccica”) non si è sottratto a nessuno dei militanti che chiedevano un gesto di attenzione. Le parole di Roberto Fico sui porti e sulle Ong non gli interessano: “Non mi pare che Fico faccia parte del governo, è una sua opinione personale, peraltro già smentita dai ministri del suo partito”. Oggi parlerà per ultimo, nel primo pomeriggio, accompagnato dal Nessun dorma di Puccini. La scaletta non è ancora definitiva, ma prima di lui interverranno i ministri leghisti e i governatori del centrodestra (i più attesi sono Giovanni Toti e il siciliano Nello Musumeci). È l’altro gioco di prestigio dell’alchimista Salvini: governa l’Italia con i 5Stelle e i territori con Berlusconi (che continua a vedere e sentire di continuo) e gli uni e l’altro finiscono svuotati dalla forza attrattiva del capitano.
Negli ultimi due giorni Berlusconi, che nei sondaggi vede i suoi voti dirigersi in massa verso la Lega, ha provato a battere un paio di colpi: un intervento sui migranti sul Corsera e uno sulla legittima difesa sul Giornale. “Salvinate”, per così dire, in cui l’originale riesce comunque meglio. E domani sul prato Salvini avrà tutti i governatori del centrodestra, pure Donato Toma (Molise) e Nello Musumeci (Sicilia): come dire, la Lega è tutta la coalizione e il resto sono ricordi di quando c’erano Bossi e i riti celtici.
Il Caimano: “Governo deludente, in Europa risultati scarsi”
“I risultati del Consiglio Europeo che si è appena concluso sono deludenti: l’ostentazione di fermezza del governo italiano, utile ai fini del consenso interno, non ha consentito all’Italia di portare a casa risultati significativi in sede europea”. Berlusconi torna a pungere in un messaggio per una iniziativa in Sardegna organizzata dal gruppo Ppe al Parlamento europeo e da Forza Italia. “Io credo in un altro modo di stare in Europa, quello che il nostro governo aveva adottato: un modo fatto di fermezza ma anche di relazioni, di alleanze e di conquista del consenso. Siamo consapevoli del fatto che l’Europa senza l’Italia e senza la Sardegna non sarebbe più la stessa, ma anche l’Italia e la Sardegna senza l’Europa sarebbero in un vicolo cieco senza prospettive”. “Sappiamo bene che quest’Europa si è dimostrata inadeguata e poco solidale, soprattutto con paesi come il nostro, lasciato solo a fronteggiare l’emergenza immigrazione” ha insistito il leader di Forza Italia. Che poi è tornato a incensare Antonio Tajani, l’azzurro presidente del Parlamento europeo: “È la figura istituzionale più ascoltata e credibile in Europa”.
Lady Marta e la foto “sbagliata”: ultima guerra di donne in casa B.
Lady Marta per “Morta Italia”, come ormai viene funebremente sfottuto “l’obitorio forzista” (copy Vittorio Feltri). Lady Marta che fa Fascina di cognome ed è la nuova prediletta dell’ex Cavaliere nonché ai più semi-sconosciuta deputata azzurra che da qualche settimana scrive pensosi editoriali sul Giornale di famiglia, diretto da Alessandro Sallusti, che riceve e pubblica senza battere ciglio. Satiro di un Berlusconi! Che a tre mesi (il 29 settembre) dall’ottantaduesimo genetliaco si concede sogni giovanissimi, ché lady Marta è classe 1990 e abbiamo detto tutto, alla Peppino De Filippo.
L’idillio tra “Silvio” e “Marta” è esploso dentro Forza Italia dopo la pubblicazione della presunta foto di Berlusconi e Francesca Pascale, Fidanzata Ufficiale, in quel di Merano, nel buen retiro extralusso di Henri Chenot. Presunta perché l’immagine non solo è datata ma sarebbe stata scattata tempo fa a Villa La Certosa, la residenza sarda dell’ex premier. In realtà, B. è stato pochissimo a Merano e l’altro giorno, venerdì, era di nuovo ad Arcore. Da Chenot, l’ex Cavaliere ha solo fatto un controllo dentistico (lì si trova il suo specialista di fiducia) e basta. Ancora una volta il berlusconismo come finzione e apparenza.
Perché la diffusione della foto, dunque, visto che la stessa Pascale non si sarebbe mai mossa da Villa Maria, la sua dorata magione di Rogoredo, nel Lecchese? Varie fonti di altissimo rango del magico mondo berlusconiano riferiscono che l’obiettivo era duplice: rassicurare la gelosa “Francesca” e contemporaneamente “coprire” la nuova donna di cuori di Forza Italia, Marta Fascina. Nell’immagine, pubblicata dal Giornale in prima pagina il 28 giugno scorso (e proprio sopra il “richiamo” di un nuovo editoriale di Fascina) si vede B. con un bicchiere in mano, vestito di blu e comodamente seduto su una poltrona di vimini (dettaglio che rende riconoscibile Villa La Certosa). Pascale al suo fianco, è poggiata su un bracciolo della poltrona.
Lady Marta frequenta assiduamente Palazzo Grazioli e gli aperitivi e le cene cui partecipano anche altre colleghe parlamentari, in primis Annaelsa Tartaglione ex miss Molise, hanno trasfigurato Pascale in un fascio di nervi e rabbia. Non solo. Fascina ha persino debuttato in una riunione dello stato maggiore del berlusconismo. È successo nei giorni caldi della fiducia a Conte. A tavola c’erano Ghedini, Gianni Letta, i due capigruppo parlamentari, Bernini e Gelmini, Gregorio Fontana e i più fidati collaboratori dell’ex premier, a cominciare da Licia Ronzulli. E dinnanzi agli sguardi interrogativi dei presenti, B. ha spiegato: “Marta è qui come premio per la sua attività pubblicistica”. Ossia gli articoli spediti al Giornale. Nell’ultimo, la giovane stella di Forza Italia attacca frontalmente Andrea Ruggieri, parlamentare azzurro nonché nipote di Bruno Vespa e compagno di Anna Falchi. Già nel cerchio magico di B., indi decaduto ed espulso, Ruggieri sul Foglio di pochi giorni fa ha osato vergare uno spietato j’accuse contro Forza Italia, sulla stessa linea di altri berlusconiani antichi come Verdini, Urbani e Martino. Rovente la replica fasciniana: “Forza Italia si è già rinnovata, Ruggieri ha una posizione errata e fuorviante”. Lady Marta ha finanche citato il filosofo Habermas che lo stesso B. chiamò “Umbermas” in una trasmissione televisiva. Le uscite giornalistiche di Fascina comportano unanimi salamelecchi cortigiani sulla chat dei parlamentari forzisti – dicono che Mara Carfagna sia la sua prima fan – ma nei conversari privati il veleno tracima abbondante: “Ma chi glieli scrive? Non l’abbiamo mai vista, non è mai intervenuta, non sappiamo neanche il timbro della voce ed è già arrivata in cima”. Appunto. Raccontano che il fortunato ghost-writer della nuova fiamma dell’harem di B. sia Andrea Orsini, altro parlamentare.
Ma qual è l’obiettivo della fortunata deputata? Forse prendere il posto di Francesca Pascale, sua corregionale, al fianco dell’ex Cavaliere dal 2012, quando il fidanzamento fu reso noto per normalizzare il Berlusconi protagonista e imputato per il bunga bunga. All’epoca c’era un altro cerchio magico, quello della badante Mariarosaria Rossi, e Pascale spodestò la furente montenegrina Katarina Knezevic. Ci riuscirà? Quello che è certo è che Portici, paesone subito dopo Napoli con una densità abitativa superiore a quella di Calcutta, è diventata l’alfa e l’omega della satiriasi berlusconiana. Ché Fascina è di Portici, proprio come Noemi Letizia, l’origine dei guai a luci rosse dell’ex Cavaliere, nella tarda primavera del 2009. La Campania è una regione che ha dato tantissimo a B., contando ovviamente la Fidanzata Francesca, napoletana di Fuorigrotta.
L’epifania fasciniana è avvenuta alla fine del gennaio di quest’anno. Si stavano chiudendo le liste di Forza Italia e sul filo di lana la giovane porticese venne inserita in due posti bloccati nei collegi plurinominali di Napoli sud e Napoli nord. “Ordine di Arcore”, dissero i responsabili locali. Per depistare, il povero neosenatore Adriano Galliani si sacrificò per il Capo e se la “intestò” in cronache e retroscena. Fascina lavorava infatti nel Milan venduto ai cinesi, con non meglio specificati compiti di pubbliche relazioni. Ma come il Fatto appurò il 3 febbraio Galliani non conosceva neanche la ragazza. Da dove veniva Fascina? La verità è trapelata in quest’ultimo fine settimana di giugno, complice una foto “sbagliata” sui quotidiani, quella di Berlusconi e Pascale insieme a Merano. Raccontano: “Il Presidente è davvero molto preso”. In privato, si sarebbe sbilanciato molto: “Vi presento la nuova Mara Carfagna”. Nel berlusconismo tutto si confonde sempre, pubblico e privato, e nulla è mai gossip fine a se stesso. Anche se i tempi d’oro sono un ricordo sbiadito: Forza Italia sprofonda sempre più, senza soldi e sotto il 10%.
Rai, Di Maio risponde a Grillo: “Privatizzare non è nel programma”
Il vicepremier Luigi Di Maio prende le distanze dal cosiddetto ”editto” sulla Rai del fondatore del Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo, che due giorni fa aveva teorizzato la privatizzazione di due reti Rai e l’idea di togliere la pubblicità dall’unica rete superstite, parlando tramite un megafono da un balcone di un hotel a Roma senza mai mostrare il volto. ”Era una vecchia proposta del Movimento Cinque Stelle inserita nel programma del 2009; ma nel contratto di governo, per ora, abbiamo inserito esclusivamente che non vada più lottizzata”, ha infatti sostenuto Di Maio a margine del Festival del Lavoro in corso a Milano. Il ministro ha poi aggiunto che con la nuova proposta anti-lottizzazione termineranno i tempi in cui si trovava lavoro in Rai solo sulla base di raccomandazioni politiche: “In Rai deve tornare un po’ di merito”. Insomma, l’ennesimo proclama sul modello “fuori i partiti dalla Rai” : “So che è una grande sfida, ma è questa la vera sfida culturale. Se l’industria culturale del nostro Paese ricomincia a fare cultura e non si mette a lavorare per i partiti allora quell’azienda cambierà la cultura di tutto il Paese”.
Vertice Ue: paese che vai, vittoria che trovi
Non sono stati ritorni in patria “trionfali”, quelli degli “eroi”, o almeno dei protagonisti, dell’intesa sui migranti della notte tra giovedì e venerdì al Vertice dell’Ue di Bruxelles. Anzi, per qualcuno è più difficile cavarsela in casa che in trasferta (come capita in Italia al professor Conte). Un po’ ovunque i media criticano le conclusioni del Vertice, nei presupposti e nell’efficacia.
‘Isola felice’, in questo quadro, i Paesi del gruppo di Visegrad, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, i cui leader si considerano vincitori – e lo sono: non dovranno farsi carico di migranti giunti altrove e hanno sventato la riforma delle regole sui richiedenti asilo del Protocollo di Dublino – La loro stampa, che hanno avuto cura d’addomesticare, senza troppi riguardi per la libertà d’espressione, ne canta gli elogi.
Il premier ceco Andrej Babis, che venerdì impartiva lezioni di sovranismo al governo italiano – “Ha iniziato molto bene, rimandando indietro le navi. Poi, però, ha cambiato posizione” – ieri, intervistato da Le Figaro, è di nuovo salito in cattedra: “Gli hotspot in Europa non sono il modo d’affrontare il problema … Noi abbiamo tutto quel che volevamo: ricollocamenti volontari, niente quote, hotspot fuori dall’Europa, lotta ai trafficanti e cambio di competenze di Frontex”.
Il compito più ostico toccava alla cancelliera tedesca Angela Merkel, accolta dal titolo della Bild: “Successo al Vertice. Ma basterà?” – sottinteso: a placare il ministro dell’Interno Horst Seehofer, bavarese e determinato a tagliare l’erba sotto i piedi agli xenofobi dell’AfD in vista delle elezioni d’autunno in Baviera – Ieri, la Merkel ha raccontato la sua verità sull’accordo di Bruxelles, concepito in modo che ciascuno ci trova quel che vuole: la cancelliera s’è concentrata sugli accordi bilaterali conclusi per contare i cosiddetti ‘movimenti secondari’, ben 14: Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Svezia, più tre del Gruppo di Visegrad – manca la Slovacchia – Non ci sono, però, i Paesi d’ingresso dei migranti nell’Unione: Grecia e Spagna, che avrebbero dato disponibilità, e l’Italia, che invece non l’ha data.
In un documento di otto pagine trasmesso ai partiti della coalizione di governo, la Merkel indica la volontà di spedire i richiedenti asilo registrati in altri Paesi, e che si trovassero in Germania, in ‘centri àncora’ organizzati dal Ministero dell’Interno (in pratica, centri di detenzione). In Spagna, la stampa apprezza l’esordio europeo di Pedro Sanchez. In Gran Bretagna, l’interesse è per la discussione sulla Brexit: The Guardian giudica l’intesa “piena di falle”. In Francia, il presidente Emmanuel Macron si esibisce in tweet sibillini: “Non credo alle voci che parlano di blocchi nell’Ue …. In questi tempi difficili bisogna ritrovare un volto unito nel rispetto della nostra storia comune”. La stampa è critica sull’accordo raggiunto, che, secondo Le Monde, “già si disgrega”: il testo “punta su una solidarietà incerta ed è contestato fin dalla firma”.
In un editoriale, Le Monde scrive: “Se le modalità sono incerte, la filosofia è chiara. Una svolta nell’approccio europeo alla gestione dei flussi migratori: tre anni dopo la grande crisi dei rifugiati che suscitò uno slancio di generosità nell’Europa del Nord e che i Paesi di sbarco affrontarono con coraggio, l’Ue si organizza per chiudere le porte e dissuadere i candidati all’emigrazione”. Libération titola: “Migranti, l’unione di facciata di un’Europa-fortezza”; e nota che “Roma mantiene la pressione”. Per Le Figaro “l’Italia s’è fatta sentire”.
Fico contro Salvimaio: “I porti non li chiuderei”
Il senso di tutto forse sta nella battuta sulfurea di un parlamentare: “In un giorno come questo si capisce perché Luigi Di Maio abbia voluto Roberto Fico come presidente della Camera”. Ossia, perché abbia appoggiato la sua ascesa pur di non tenere dentro il M5S l’unico vero rivale rimasto: il movimentista della prima ora, “rosso” per storia e idee, rivendicate anche nel discorso di insediamento a Montecitorio.
Quel Fico che ieri mattina si è presentato a sorpresa nell’hotspot di Pozzallo, in Sicilia, in abiti casual visto che era nella vicina Ragusa per ragioni personali. E da quel luogo ovviamente simbolico, da cui ha verbalizzato la sua distanza siderale sull’immigrazione dal governo gialloverde: “Io i porti non li chiuderei, da terza carica dello Stato dico che bisogna essere solidale con chi emigra, perché sono storie drammatiche che toccano il cuore”.
Ma non solo. Il presidente della Camera difende quelle Ong che Di Maio bollò come “taxi del mare” e contro cui Matteo Salvini infierisce sempre e comunque: “Fanno un lavoro straordinario. L’inchiesta di Palermo è stata archiviata, el’inchiesta di Catania da un anno non cava un ragno dal buco. Quindi bisogna capire bene di chi si parla e chi le finanzia, se non si fa cattiva informazione. Le Ong nel Mediterraneo hanno salvato i migranti”. Frasi con cui Fico marca una differenza di cui tutti sapevano, ma che provoca rabbia gelida. Innanzitutto nel M5S e innanzitutto a Di Maio, che nel pomeriggio fa trapelare una risposta ufficiosa: “Quella di Fico è un’opinione personale, ma non è la linea del governo e del Movimento”. E non può esserla, visto che Fico è il presidente della Camera. “La terza carica dello Stato” come ha ribadito lui stesso da Pozzallo, chiarendo che parla da contrappeso istituzionale. Mentre sul tema, viene da notare, tace la presidente del Senato Maria Alberta Casellati. E soprattutto tace il Quirinale. Invece parla a voce alta Fico, a cui il capo politico del M5S recapita una replica anche di merito: “ Nessuno ha mai chiuso i porti, abbiamo chiuso alle Ong che non rispettano le regole”.
Però l’ex primo avversario interno la pensa diversamente. E ha cominciato a dirlo negli ultimi giorni, man mano che saliva il tono dei diktat del governo su migranti e sicurezza. “Chi non vuole le quote deve avere le multe, quindi se Orbán non vuole le quote dev’essere multato”, aveva scandito il 18 giugno, contro il premier ungherese che è un amicone della Lega. Invece sul censimento dei rom proposto da Salvini aveva giocato di sponda proprio con Di Maio: “Sono d’accordo con Luigi, è incostituzionale”.
Ma ieri l’ex presidente della Vigilanza Rai è andato apertamente in direzione contraria. Una spina per Di Maio, certo. Ma anche per il premier Giuseppe Conte e ovviamente per Salvini. Però la linea, concordata informalmente tra gli alleati di governo, è quella di non aprire una frattura con il presidente di Montecitorio. Così da Pontida il segretario del Carroccio imita per toni e contenuti il capo del M5S: “Quello di Fico è un punto di vista personale. Non siamo in una caserma, è giusto che ognuno esprima le proprie idee, poi i ministri fanno i ministri. E quindi le scelte”. Fuori microfono, restano i contatti incrociati, frenetici.
Perché ieri Fico da Ragusa, dove era andato per ragioni personali, ha sentito per telefono molti big del M5S. Compreso Di Maio con cui ha avuto, pare, un colloquio “molto tranquillo”. Del resto, argomenta un dimaiano, “perché sorprendersi? Roberto è questo”. Quello di sinistra. “Fico non ha una strategia od obiettivi, esprime le sue idee e la sua sensibilità” giurano fonti a lui vicine. Concetto che Fico avrebbe rimarcato nelle telefonate. Ma è chiaro che l’anima di sinistra del M5S, composta soprattutto da eletti in Campania e nelle ex regioni rosse, ha accolto come una liberazione le sue parole. Su cui è calato il silenzio nelle chat, dove ormai quasi nessuno si avventura più sui temi caldi. Come quelli di cui parla Fico. Da fuori.