Mancherà solo la Dune Buggy. “Quella di Altrimenti ci arrabbiamo la comprai io a riprese finite”, spiega Guido De Angelis. “Negli anni è passata di mano e oggi è al Polentone, il ristorante di Rocca di Papa. Volevamo esporla all’Auditorium, ma il Campidoglio teme che se la freghino…”. Ipotesi mica remota: la febbre per gli Oliver Onions è risalita altissima. La macchina da spiaggia degli anni Settanta è la memoria a motore di un decennio da sballo. Per il resto, il concerto di domani di Guido e Maurizio al Parco della Musica sarà un evento marca-stagione: una superband, un megacoro, una sorpresa in video con Kabir Bedi. “Mai suonato a Roma, se non quando io e mio fratello eravamo ragazzetti! Debuttiamo ora, dopo la settantina. Un tour? Vedremo”.
Guido, come vi è venuta l’idea di tornare in pista?
Andammo ospiti al Lucca Comics. Tra i molti in fila per farsi firmare i dischi, si fece avanti un ragazzo. Ci raccontò che era stato suo padre a fargli ascoltare i nostri pezzi, da quando aveva tre anni. ‘Papà non c’è più, mi siete rimasti solo voi due’, confidò. Scoppiammo a piangere. Avremmo dovuto fare qualcosa per ricompensare l’amore di quattro generazioni.
Già due anni fa a Budapest omaggiaste Bud Spencer, morto giorni prima.
Vennero in ventimila.
Bud, anzi Carlo, era vostro amico. Voi l’anima musicale dei suoi film.
Sul set era quello burlone, Terence Hill era più concentrato. Carlo andava fiero della sua La pelota redonda: ce la cantava sempre, tra le risate. In studio per Più forte ragazzi combinammo uno scherzo al coproduttore, un tipo precisino. Noi e Carlo suonammo Flying through the air come fosse una lagna e quello impallidì. ‘Cos’è sta roba?’.
Il cinema italiano di quegli anni ha il vostro suono allegro.
Il primo fu Nino Manfredi. Quando Morricone e Bacalov lasciarono la Rca, noi De Angelis lavorammo sugli arrangiamenti dei cantanti. Morandi, i Ricchi e Poveri, Nicola di Bari. Con Nino reinventammo Tanto pe’ canta, che sbancò Sanremo. Lì ci disse: faccio un film, mi scrivete le musiche? Era Per grazia ricevuta.
Viva Sant’Eusebioooo…
Diventò un tormentone grazie ad Arbore e Boncompagni. Trovai un coattone in un bar sulla Flaminia. Gli proposi di cantarlo, si presentò impomatato, con una camicia a fiori. Manfredi ne fu entusiasta.
Anche con Dalla ebbe un colpo di genio.
Lucio stava registrando Itaca: era disperato, gli mancava il coro dei marinai e il tempo stringeva. Andai dal presidente della Rca, gli chiesi di fermare il reparto pressaggio dei dischi per un’ora. Lui obiettò che fosse un costo. Corsi dagli operai, cento uomini e donne in tuta blu. ‘Ve va de fa’ un disco?’. Un attimo dopo erano in sala. Lucio saltò sul divano dalla gioia.
Lavoraste con Gabriella Ferri. Perle come “Sempre” o “Remedios”.
Era una sorella. Abbiamo scritto per ben due volte la sceneggiatura tv della sua vita, ma da anni la Rai non ci dà risposte. Eppure vedo tante biografie: Modugno, De André, ora Mia Martini. Micaela Ramazzotti era pronta per il ruolo di Gabriella. Avevamo anche risolto poeticamente, d’accordo con il vedovo e il figlio della Ferri, l’incaglio della morte tragica, il volo giù dalla casa di Corchiano. Il film inizia con una finestra aperta, le tende mosse dal vento, l’alba che spunta e lei che canta Grazie alla vita….
Con Mal, invece, i rapporti non sono rimasti idilliaci.
Da 40 anni Mal sputa nel piatto dove mangia. Noi avevamo già scritto hit come Sandokan e Orzowei. Gli affidammo Furia, deludendo un altro divo pop. Il pezzo ha venduto un milione e mezzo di copie. Lui si lagna perché lo identificano come un cantante per bambini? Gliel’ho detto: ‘Continui a fare serate e incassi i diritti d’artista. I guadagni li devi a Furia’
Tanti fan vip. Come Tarantino.
Ci omaggiò in Grindhouse. Maurizio andò alla Mostra di Venezia, Quentin gli disse che nei film voleva pezzi alla Oliver Onions. Non sapeva chi avesse davanti. Gli fu detto. Sbarrò gli occhi e fece un inchino.