I sindaci fanno ricorso al Tar, i comitati protestano: “È l’ennesimo inceneritore”. Ma per il resto nessuno ha tanta voglia di parlare dell’impianto che la società Newo costruirà a Bari, nella zona industriale al confine con Modugno e altri Comuni, e che la Regione ha autorizzato. Tratterà rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi con il processo di ossicombustione senza fiamma, che trasformerà l’immondizia in perle vetrose da impiegare nell’edilizia. L’ha brevettato la società Itea del gruppo Sofinter (Ansaldo), che utilizza al posto dell’aria l’ossigeno tecnico a temperature elevate, evitando – dicono gli ideatori – la formazione di inquinanti.
Un impianto pilota Itea lo ha già realizzato in provincia di Bari, a Gioia del Colle, dove vi sono sperimentazioni periodiche al momento solo con rifiuti non pericolosi. L’Arpa ha evidenziato criticità per quanto attiene alle emissioni nell’aria, la Asl ha chiesto uno studio epidemiologico. Ma intanto si va. A gennaio, la Regione ha concesso la Valutazione di impatto ambientale e l’autorizzazione integrata ambientale per la costruzione a Bari dello stesso tipo di impianto, questa volta su scala industriale. Sarà in funzione h24 per 333 giorni l’anno con una capacità di ricezione di 117 mila tonnellate annue. Circa 50 mila tonnellate in più rispetto all’intero fabbisogno regionale. Ne è derivata una battaglia giudiziaria che vede schierati i Comuni contro la Regione. Ma il presidente Michele Emiliano preferisce non esprimersi: “Non è più una questione politica, ma tecnica”, fa sapere la sua portavoce. I dirigenti che hanno dato parere favorevole tacciono. Né vogliono rispondere i responsabili della Newo di Vincenzo Chirò, banchiere e imprenditore foggiano, presidente del consiglio di amministrazione di Banca Apulia e in passato consigliere di Veneto Banca.
Newo è un affare da 19,9 milioni (la metà sono finanziamenti regionali) da qui al 2020. Il capitale sociale di 5 milioni di euro proviene per il 99% dalla Felice Chirò Marmi, di cui Chirò è presidente e per l’1% dalla Afk Srl. Quest’ultima è socia per il 49%, assieme alla cinese Delante limited con sede a Hong Kong che ha il 51%, della Felice Chirò Marmi ed è a sua volta partecipata per l’89% dalla stessa Delante Limited. La società di Hong Kong è quindi il maggiore finanziatore della Newo con sede a Foggia.
L’azienda ha dichiarato nel progetto l’obiettivo di realizzare un fatturato di 6,7 milioni nel 2020. Venderà – ha assicurato in sede di conferenza dei servizi – le perle vetrose a Vetrerie Meridionali della famiglia Vinella, un’azienda della zona che ne farà pannelli fonoassorbenti. I Vinella, autori di una lettera indirizzata alla Newo in cui si mostrano interessati all’acquisto delle perle vetrose, non hanno voluto però chiarire al Fatto se esista o meno un contratto.
L’impianto sorgerà su suolo pubblico, acquistato nel 2016 dal Consorzio Asi per l’area di sviluppo industriale. La società ha già versato circa 800 mila euro e nei documenti ha dichiarato di avere un accordo con Amiu, la municipalizzata che gestisce i rifiuti urbani, da cui si rifornirà. Ma l’accordo non esiste.
Amiu e Ager, l’agenzia territoriale della Regione per il servizio di gestione dei rifiuti, una volta montata la polemica, hanno reso noto che non vi è alcun contratto. Se i rifiuti proverranno da altre Regioni – opzione non prevista nell’iter autorizzativo – allora non sarà possibile accedere ai finanziamenti di Puglia Sviluppo.
Il sindaco di Bari, Antonio De Caro, contrario nonostante gli uffici comunali abbiano dato parere favorevole, si è opposto all’opera ricorrendo al Tar Puglia assieme ai sette Comuni limitrofi. “Quell’impianto – dice – non è autorizzabile, non è previsto nel piano dei rifiuti regionale e non è finanziabile. Non vi sono dati scientifici”. Il legale della Newo sostiene invece che “il sindaco è un politico, non decide lui sulla base delle sue argomentazioni” e che “il Comune risparmierebbe svariati milioni all’anno”. “I lavori – assicura – partiranno a settembre”.
Ma il cavallo di battaglia degli altri sette Comuni firmatari del ricorso resta la raccolta differenziata: a gennaio 2018 hanno raggiunto infatti il 74,07%. “L’obiettivo è la rottamazione di inceneritori e discariche”, fa sapere l’assessore Incoronata Maria Luciano del Comune di Modugno. In attesa della sentenza del Tar e della risposta al ricorso straordinario che il Comune di Bitonto assieme a un’associazione di cittadini ha inviato al presidente della Repubblica, oggi a Bari nei pressi dell’area dove sorgerà l’impianto è prevista una manifestazione.