Poiché questo 2018 è senza alcun ombra di dubbio l’anno della Corea, non meravigliamoci più di tanto se i “ridolini” Kim e Son della Corea del Sud hanno matato mercoledì 27 giugno all’Arena di Kazan i supponenti torelli dalle corna spuntate della Mannschaft, “la Squadra” campione del mondo in carica (sino al 15 luglio). Era scritto nel destino. Noi italiani ben sappiamo quanto bruci una simile disfatta. Anche perché abbiamo il non invidiabile record di essere stati battuti e sbattuti fuori due volte dai Mondiali, sia per mano della Nord Corea (accadde nel 1966), sia per i non limpidi maneggi arbitrali che favorirono sfacciatamente la Sud Corea, nel 2002. È storia.
Come ormai è storia quest’incredibile annata della Corea. Tutto è infatti cominciato il primo gennaio. Quando Kim Jong-un, il dittatore di Pyongyang, annuncia, impettito nel suo completo grigio e la camicia bianca, che invierà una delegazione nordcoreana ai Giochi d’Inverno di Pyeongchang, in Corea del sud, peraltro non lontano dal fatidico 38º parallelo che divide le due Coree. Tende la mano a Seul e a Moon Jae-in, presidente del Sud Corea dal maggio del 2017. Promette Kim: “Dobbiamo migliorare le nostre relazioni e fare di quest’anno un tornante della storia nazionale”. Certo, dice anche che gli Stati Uniti sono a portata dei missili nordcoreani e che c’è sempre un bottone nucleare sulla sua scrivania, ma col senno di poi, è come il latrare del can che abbaia – per inciso, il 2018 è per i cinesi l’anno del cane – ovviamente Trump gli risponde da par suo.
Le Olimpiadi invernali diventano i Giochi dell’Amicizia Ritrovata. Il 9 febbraio, il presidente del presidium dell’Assemblea popolare suprema del Nord, Kim Yong-nam e la bella Kim Yo-jong, la sorella dai larghi sorrisi di Kim Jong-un varcano il 38º parallelo, la linea cioè della zona demilitarizzata per essere presenti alla cerimonia inaugurale dei Giochi, a fianco di Mike Pence, il vicepresidente Usa. Un mese dopo, l’8 marzo, Trump informa che incontrerà Kim.
Da quel momento, è un turbinìo diplomatico. Il 21 aprile Kim stabilisce la sospensione dei lanci di missili e dei test nucleari, nonché lo smantellamento del sito di Punggye-ri. Sei giorni dopo, le due Coree vanno ancora più lontano: aprono una “nuova era”. Kim e Moon si stringono la mano: “Davanti agli 80 milioni di abitanti delle nostre nazioni dichiariamo solennemente che non ci sarà più guerra nella penisola”. Lo sport è uno dei mezzi che potrebbe cementare questo accordo. Ci pensa il calcio: le partite della Sud Corea sono trasmesse in diretta nel Nord, l’entusiasmo di Seul è condiviso a Pyongyang. Non sarà un cammino facile e sarà anzi disseminato di trappole e ostacoli. Ma intanto, i sudcoreani sono diventati popolari in tutto il mondo, quel mondo al quale la spocchia tedesca stava sulle scatole. A cominciare dall’Italia, sbeffeggiata dai tedeschi per esser stata eliminata dalla Svezia. Che ha vinto il girone della Germania. Nemesi perfetta. Talmente perfetta che sembra la trama di un film dal titolo: “Siamo tutti coreani”.