Si sta – più che mai – come d’autunno sugli alberi le foglie: la precarietà è la cifra della transizione, e l’orizzonte televisivo è davvero autunnale (si azzarda pochissimo oltre il fatidico panettone, che in molti qui non sanno mica se mangeranno). “Il futuro è già in programma” è il suggestivo titolo di questa giornata milanese in cui Viale Mazzini presenta l’argenteria, mette un po’ di polvere sotto il tappeto e per qualche ora tutti fingiamo che sì, la Rai è solo la prima industria culturale del Paese. La programmazione – aspettando di capire quale aria tirerà dopo l’inevitabile tsunami nella governance – è assai attendista: molte conferme e pochi innesti rispetto alla scorsa stagione. Tutto già ampiamente anticipato dalla stampa: all’Ariston tornerà Baglioni (che si materializza in collegamento balneare da Lampedusa), Mara Venier proverà a resuscitare Domenica In, la Clerici in attesa del remake di Portobello, lascerà il posto del Cuoco alla fidanzatina d’Italia (ieri davvero bellissima) Elisa Isoardi, Alberto Angela traslocherà su RaiUno in pianta stabile. Tre grandi produzioni – Lorenzo il Magnifico, Il nome della Rosa e L’amica geniale – saranno gli eventi tra le fiction. Per il resto tutti confermato: Fazio, Vespa, Conti, Amadeus. Il contestato Insinna prenderà il posto del compianto Frizzi, ricordato dal pubblico con standing ovation e un lungo, affettuoso, applauso. Fiorello? E chi lo sa, Fiorello “è una sorpresa”.
Il mattatore dello show – quest’anno allestito in casa, negli studi di Mecenate – è ancora Mario Orfeo, direttore generale in scadenza come il consiglio di amministrazione tutto. Il discorso è naturaliter ecumenico, i sassolini dalle scarpe prudentemente centellinati: “Il bilancio 2017 ha chiuso in positivo con un gran recupero nel finale. Anno eccezionale anche per gli ascolti: la Rai è stata leader assoluta, con una performance superiore agli omologhi europei. Rai1 è stata la più vista, macinando record su record, da Sanremo ai nuovi episodi di Montalbano. Questi sono i fatti, il resto è rumore di fondo”. A chi gli domanda di Giletti: “Nessun pentimento. Anzi ne approfitto per esprimere solidarietà a Selvaggia Lucarelli, collega giornalista e un volto di Rai1, per quello che qualche domenica sera fa le è stato rivolto senza contraddittorio”. E sempre diretta a Giletti sembra la frecciatina sulla vocazione di Viale Mazzini: “La Rai è il servizio pubblico, con buona pace di chi vorrebbe altrimenti, magari in conflitto di interessi o per compiacenza a qualche editore”. La liturgia ha le sue regole e sono le uniche certezze del momento: “Grazie alle donne della Rai”, dice Orfeo, “e grazie a Mattarella”. “La Rai non è solo un’azienda o un brand, è anche accoglienza, vicinanza, solidarietà. Ringrazio il presidente della Repubblica perché anche ci ha ricordato che la solidarietà è nel nostro Dna”. A chi gli domanda del nuovo governo giallo-verde, risponde, com’è ovvio, con una battuta: “Sono daltonico, non distinguo i colori”. Più seriamente: “Quando ho accettato questo incarico sapevo che sarebbe durato un anno. Era un momento di difficoltà per l’azienda. L’ho fatto soprattutto per amore verso questa azienda. Ora risultati e obiettivi sono stati raggiunti e sarei felice di restare, in qualsiasi ruolo si definirà”.
Una possibilità è il ruolo (per cui si fa anche il nome di Carlo Freccero) di Monica Maggioni, presidente oggi innominata (sarà a Roma il 5 luglio per il bis della presentazione: a lei potrebbe andare la direzione di Rai Italia, il canale degli italiani all’estero). Ma ora è davvero tutto in mente dei. La Rai non è una partita isolata, si gioca nel contesto delle nomine che impegneranno il governo nelle prossime settimane. Molto dipenderà, oltre che dalla salute dell’intesa Lega-5Stelle, da quel che accade a destra, dai rapporti tra il vecchio leone B. e il nuovo cesare Salvini (il Pd guarderà col binocolo).