Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente. Avremo pure l’Occidente “a pezzi”, “le nostre società… divise in modo netto tra vincitori e vinti”, “la classe media impoverita” e “l’analfabetismo funzionale” che “aumenta”, ma tutto questo appartiene al passato. Ieri Carlo Calenda, in forza del suo neo-tesseramento al Pd insieme al fotografo Oliviero Toscani (scelta per palati fini, come abbonarsi a Le ore nell’epoca di Youporn), ha preso carta e calamaio e ha vergato per il Foglio, giornale da sempre sobillatore e incendiario (non a caso già proprietà di Verdini e di Veronica Lario e ora di Mainetti), il Manifesto del suo costituendo e già famoso Fronte Repubblicano (qui chiamato “Alleanza”). Nel giorno in cui l’Istat certifica 5 milioni di poveri assoluti nel 2017, numero frutto della laboriosa opera di Matteo Renzi e delle sue propaggini nei ministeri, serviva giusto uno scossone di operosità al servizio del popolo.
Calenda viene dalla strada (Ferrari, Sky, Confindustria, Montezemolo, Monti) e sa che la rivoluzione non è un pranzo di gala: “La sfida si giocherà da oggi al 2030”, non un anno di più. “In questa decade”, prosegue, “le forze del mercato, della demografia e dell’innovazione porteranno a una drammatica collisione”. Che fare? Anzitutto, “proteggere gli sconfitti”, cioè quelli che il partito a cui si è iscritto ha alacremente lavorato a rendere tali negli ultimi anni. Il grande balzo in avanti verrà perseguito attraverso alcune fissazioni tipiche calendiane: “il piano impresa 4.0” (nel Paese in cui, come disse Prodi, non funziona manco l’industria 1.0), “i mercati”, “implementare”, “velocizzare” “eccellenze”, “target ambientali”. Va da sé che “deficit e debito vanno tenuti sotto controllo” (finalmente un po’ di rigore). Ma non è solo questione di soldi; l’importante è: “Conoscere. Piano shock contro analfabetismo funzionale”, così, senza articoli determinativi, come usa tra i manager che hanno poco tempo da perdere. Secondo il piano Calenda le scuole avranno il tempo pieno, così magari si apprende prima dei 45 anni che decade non vuol dire decennio ma periodo di dieci giorni. La strada è indicata al popolo con un linguaggio semplice e immediato: “L’effetto potenzialmente positivo su stipendi e occupazione della riduzione di forza lavoro… sarà controbilanciata (sic), dall’automazione” (virgola dell’autore, ndr); “le nostre democrazie… non possono sopravvivere a un secondo shock di dimensione (sic) molto superiori”; “rafforzando… le politiche attive e l’apparato di gestione delle crisi aziendali in particolare quanto (sic) causate dalla concorrenza sleale”. Il tutto, beninteso, tenendo ferma la lotta all’analfabetismo funzionale (forse la sintassi calendiana è parte del piano shock). Era dai tempi di Pisapia leader della sinistra che non sentivamo parole tanto chiare. Ma se per quello erano le “reti” e le “energie”, per Calenda sono “il campo” e il “manifesto” a rischiarare l’orizzonte: “Occorre riorganizzare il campo dei progressisti. Per farlo è necessario definire un manifesto di valori e di proposte e rafforzare la rappresentanza di parti della società che non possono essere riassunti (sic) in una singola base di classe” (sembra quel film di Woody Allen: “Per ora è solo uno spunto, ma forse troverò i soldi per trasformarlo in concetto e in seguito in idea”).
Segue un’infilata di “-zione” in googlish da emicrania istantanea: “Allo stesso modo l’idealizzazione del futuro come luogo in cui grazie alla meccanica del mercato e dell’innovazione il mondo risolverà ogni contraddizione, ha ridotto la narrazione…”. Come l’ex amico Renzi, il nocchiero dei fasulli, Calenda ha un sacco di idee. Certo, per realizzarle sarebbe meglio stare al governo, magari come ministri dello Sviluppo economico. Ma le linee-guida di questo Libretto Rosso dei Parioli sono già un buon inizio. “Si può fare”, dice il nostro Grosso Timoniere: “L’Italia è più forte di chi la vuole debole!”. Osare lottare, osare vincere, perdere ancora, perdere meglio.