Capolinea vitalizio: quello che a torto o ragione è considerato il più grande privilegio della classe politica sta per essere cancellato dal dibattito pubblico. Ora ci sono un documento e una data per l’abolizione: la delibera firmata dal presidente della Camera Roberto Fico stabilisce che dal primo novembre 2018 tutti gli assegni degli ex onorevoli saranno ricalcolati secondo il metodo contributivo (ovvero: l’entità della pensione dipenderà dai contributi versati).
Un risparmio – secondo i calcoli dell’Ufficio di presidenza di Montecitorio – che dovrebbe sfiorare i 40 milioni di euro l’anno. Soprattutto, una bandiera politica per il Movimento 5 Stelle, che aveva individuato nell’abolizione dei vitalizi una delle sue campagne sin dall’inizio della passata legislatura.
Ieri mattina Fico ha presentato il testo della delibera, sei paginette in file Word che fissano i principi del nuovo regime. Gli assegni ricalcolati saranno 1.338: “Verranno tagliati, per la maggioranza dei casi, dal 40 al 60%”, ha scritto il presidente della Camera. Saranno toccati tutti i vitalizi, anche i trattamenti previdenziali pro rata e le pensioni di reversibilità. Un intervento più profondo di quello ipotizzato in un primo momento e realizzato in stretta collaborazione con l’Inps di Tito Boeri (che ha elaborato appositi “coefficienti di trasformazione” per procedere al ricalcolo degli assegni).
Resteranno intonsi invece i vitalizi di 67 ex onorevoli con almeno 4 legislature alle spalle, per i quali il riconteggio contributivo avrebbe determinato addirittura un aumento dell’importo.
La delibera prevede anche una soglia minima: 980 euro, ovvero la stessa somma che porta a casa chi ha compiuto una sola legislatura dopo la riforma Letta del 2012. E c’è una seconda soglia “di garanzia”: la cifra minima per chi subirà una decurtazione superiore al 50% del vitalizio sarà di 1.470 euro.
La delibera Fico dovrebbe essere approvata nei prossimi 20 giorni: si possono presentare emendamenti fino a giovedì prossimo, il voto in Ufficio di presidenza è previsto tra il 9 e il 13 luglio.
Ma non mancano le spine. La principale è il Senato, che è rimasto indietro: la presidente Maria Elisabetta Casellati, in missione a Washington, ha reso pubbliche le sue perplessità. I Cinque Stelle la accusavano di fare “melina” sui vitalizi da settimane, ora la forzista ha parlato. Casellati auspica “soluzioni condivise” e riconosce di avere “qualche dubbio sul fatto di poter incidere sui diritti acquisiti” e “su persone che oggi possono avere anche un’età rilevante e che si trovano improvvisamente ad avere uno stipendio magari inferiore al reddito di cittadinanza”. Se il Senato non si mette in pari, la riforma rimane monca.
Poi c’è la Lega. Il Carroccio è d’accordo sul principio, ma non ha apprezzato la totale autonomia con cui si sono mossi i grillini in Ufficio di presidenza. E adesso vuole sentire il parere dei costituzionalisti. Il piemontese Marzio Liuni ha dato voce alle richieste dei leghisti: “Prima di votare queste norme vogliamo vederci chiaro. Vogliamo avere i documenti con i calcoli dell’Inps e gli effetti sui singoli assegni. Non abbiamo intenzione di mettere in difficoltà economiche un anziano o una vedova. E abbiamo chiesto con lettera ufficiale al presidente Fico che sia ascoltato il parere dei costituzionalisti sulla delibera”.
Infine, c’è la reazione furibonda degli ex parlamentari. L’associazione presieduta da Antonello Falomi ha già pronta una raffica di ricorsi. “Fico renda pubbliche le tabelle con i nuovi vitalizi – chiede l’ex Pci –. La delibera è un monumento all’illegalità costituzionale. L’età media di chi avrà la pensione tagliata è di 76,5 anni, con un’aspettativa di vita di 6 anni. Diversi ultranovantenni si vedranno ridurre l’assegno di oltre l’80%”. L’ex Dc Giuseppe Gargani si spinge più in là e minaccia un’azione civile nei confronti di Fico e dell’Ufficio di presidenza: “Ho inviato loro una diffida formale stragiudiziale, per responsabilità personali e patrimoniali. Faremo ricorso in sede interna, ma valuteremo altre strade”.
Replica Luigi Di Maio: “Le parole degli ex parlamentari non ci spaventano. E finito con i vitalizi inizieremo con le pensioni d’oro”.