Dottori in Beni culturali che servono le pizze ai tavoli di un ristorante, esperti di Scienze sociali che rispondono alle chiamate di un call center e laureati in Lingue impegnati nelle raccolte stagionali di frutta.
Sono tre classici esempi che raccontano la condizione vissuta da ben 320 mila giovani italiani: è l’esercito dei “sovra-istruiti”, cioè i ragazzi che stanno svolgendo un lavoro per il quale non è necessario il titolo di studio che hanno conseguito. Hanno versato sudore sui libri, ma dopo aver discusso la tesi si sono dovuti accontentare di un mestiere lontano dalle loro aspirazioni, che non richiede le competenze ottenute all’università e spesso prevede uno stipendio ben più basso di quello che meriterebbero.
Il dato è contenuto in un report dell’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro, e sarà approfondito durante il Festival del lavoro 2018, organizzato a Milano proprio dall’ordine professionale (si terrà al centro congressi Mico da giovedì a sabato). L’Italia, ricorda l’Ocse, è un Paese con pochi laureati: da noi sono il 18,7% della popolazione tra i 20 e i 64 anni, contro la media europea del 37%. Malgrado questa scarsità, i nostri “dottori” non sono poi così richiesti e ben trattati nel mercato del lavoro. I laureati hanno senza dubbio migliori opportunità di chi si è fermato alla terza media o alle superiori, ma questo non significa che vada tutto bene. Se, per esempio, consideriamo i 311 mila under 34 italiani che vivono la disoccupazione da oltre due anni, si può notare come il 9% di questi sia formato da persone con un titolo universitario. In Italia, i laureati disoccupati sono 350 mila, e di questi sono 210 mila quelli con età inferiore ai 35 anni. Un altro dato preoccupante è quello dei 597 mila laureati under 34 che sono inattivi: nonostante l’alta qualifica, insomma, non stanno nemmeno cercando un lavoro. Chi un posto l’ha trovato, però, non sempre può ritenersi soddisfatto: come detto, nel nostro Paese c’è un’alta percentuale di sovra-istruiti, talenti sprecati in mansioni inferiori rispetto al titolo di studio: sono il 27% degli occupati nella fascia tra 20 e 34 anni. I più esposti a questo problema sono i dottori in Lingue, con il 56,2% di sovra-istruiti, seguiti da quelli che hanno studiato Scienze sociali (47,8%) e quelli che hanno frequentato un’accademia artistica (43,1%). Più protetti da questo rischio, invece, sono gli ingegneri (14,1%) e i medici (11,5%).
Studiare serve, insomma, ma non sempre basta in un Paese dove in dieci anni i giovani occupati sono diminuiti di 1,4 milioni. Ovviamente, una somma data da 1,5 milioni di posti fissi in meno e 112 mila precari in più.