Luca Lanzalone è un avvocato e lo si capisce da come si sta difendendo dall’accusa di essere stato corrrotto da Luca Parnasi. Per uscire dagli arresti domiciliari deve riuscire a convincere i giudici che – anche se ha accettato le proposte di consulenze da Parnasi – non aveva alcun ruolo e alcun potere pubblico in Campidoglio per quanto riguarda le questioni che interessavano l’imprenditore: in testa lo stadio della Roma.
E questo ha cercato di dimostrare il legale genovese durante l’interrogatorio di garanzia di venerdì davanti al Gip Maria Paola Tomaselli, fornendo una versione abbastanza in linea con quanto detto da Virginia Raggi.
Lanzalone vuole dimostrare che, quando prendeva consulenze da Parnasi, era di casa in Campidoglio ma solo per parlare di Acea, della quale è stato nominato presidente. Una difesa che traballa un po’ alla fine dell’interrogatorio quando la pm Barbara Zuin gli mette sotto il naso la trascrizione di una conversazione del 28 maggio con il dg della As Roma, Mauro Baldissoni. “Lei conclude la conversazione dicendo: ‘Adesso vediamo le osservazioni, vediamo cosa ci mandano, facciamo le controdeduzioni e manteniamo il termine, cioè manteniamo il ritmo che ci siamo dati’ – contesta la pm – ecco lei esprime diciamo una determinazione dell’amministrazione, cioè di seguire un iter”. Lanzalone prova a ribattere: “Dottoressa, sono termini di legge”. E la pm lo inchioda con l’uso della prima persona plurale: “Sì, però io non direi ‘manteniamo il ritmo che ci siamo dati’, per il Comune, se sto parlando con un interlocutore terzo, come se io fossi il Comune”.
La difesa di Lanzalone è da subito e per tutto l’interrogatorio la stessa: “nel comune di Roma non ho mai avuto alcun incarico formale. All’inizio della vicenda stadio ho avuto una richiesta di prestare un’assistenza preliminare, che poi per varie ragioni non si è concretizzata in un contratto, in relazione alla delibera che è stata assunta a marzo 2017, mi pare, dopodiché io con la vicenda stadio francamente da quel momento lì non ho mai partecipato ad alcun atto del Comune”. E le telefonate in cui si accenna a quel tema? “Per curiosità e per interesse avendola, come dire, partorita all’inizio saltuariamente mi informavo sullo stato della questione”.
Quindi Lanzalone al più sarebbe un avvocato che ha saputo far fruttare le relazioni con il M5S per portare a casa la nomina a presidente Acea da 144 mila euro lordi l’anno e poi per avere proposte di incarichi per il suo studio. Un furbo professionista che magari ha nascosto incarichi e relazioni ai M5S, però non un corrotto.
Parnasi, spiega Lanzalone, lo ha conosciuto all’inizio del 2017 durante una riunione all’assessorato all’urbanistica, ai tempi di Berdini. “C’erano tutti, Parnasi, Baldissoni, insomma c’erano quaranta persone tra amministrazione e proponenti”. La scintilla però non scocca subito: “iniziai a rivederlo dopo che mi trasferii a Roma, quindi dopo la soluzione della carica in Acea (cioé la nomina a presidente, Ndr) abbastanza saltuariamente, una volta ogni 10, 15 giorni”.
Il problema dell’accusa è connettere questo lontano embrione di ruolo pubblico sullo stadio alla proposta di consulenze private che arriva da Parnasi solo poco prima di aprile del 2018, per altre vicende urbanistiche nei comuni di Pomezia e Marino. Lui gira la proposta di un incarico al socio dello studio, Luciano Costantini. Però ci sarebbe stato un riverbero nelle sue tasche. Lui stesso all’inizio dell’interrogatorio dice ai magistrati che dallo studio associato con Costantini prende i dividendi: “abbiamo una ripartizione periodica mensile e poi ogni tanto le ripartizioni annuali (…) più o meno mensilmente 14 mila euro noi ripartiamo”.
Le consulenze di Parnasi ai colleghi non venivano date direttamente a Lanzalone proprio per il suo ruolo in Acea, “per ragioni di opportunità, (…) cioè il presidente della società coartata non può andare in un comune a discutere una (inc.) al Tar, (…) non c’è nessun divieto però sarebbe oggettivamente inopportuno e sbagliato”.
Lanzalone dice che continuava ad avere rapporti con il comune di Roma ma solo come presidente Acea: “la sindaca era quella che ho visto molto meno in assoluto, perché poi i problemi con la sindaca erano più che magari mi segnalava per messaggio che le arrivava qualche segnalazione dal territorio che c’era la perdita d’acqua (…) l’assessore Montuori, il vicesindaco Bergamo, io con loro ho parlato sempre e solo di Acea”. L’avvocato genovese sfida i pm a leggere i messaggini: “Troverete centinaia di WhatsApp sui due telefoni che riguardano specifiche questioni tecniche inerenti Acea, di nasoni, elettricità, parchi, teatri e così via”.