Agosto sala mia non ti conosco. Senza assonanza, vale per giugno e luglio. L’estate non fa bene al cinema, ma solo da Trieste in giù: habitat naturale dei blockbuster Oltreoceano, solido terreno d’incasso Oltralpe, al contrario, in Italia sventola bandiera bianca. Una resa incondizionata: la siccità interessa domanda e offerta – come l’uovo e la gallina, chi s’è decimata prima? – e la fruizione in sala appare sempre più un’occupazione stagionale per gli addetti e un consumo autunno-inverno per gli spettatori. Problema ulteriore, quest’estate arriva dopo un 1° gennaio-31 maggio da brividi, capace di far rimpiangere il pur pietoso periodo del 2017: gli incassi (272 milioni di euro) registrano un -6,78%, le presenze (42 milioni) addirittura un -11,92%, l’unico segno positivo viene dal cinema italiano che con il 30,7% nel primo semestre registra un lusinghiero +34,7% sul 2017. Al più, dunque, è guerra tra poveri.
I dati diffusi dalla Fice (Federazione cinema d’essai), che prova a contrastare il deserto con una “Estate d’autore” di prime visioni, inibiscono persino l’ottimismo della volontà: tutti al mare, al parco, davanti ai Mondiali orfani d’Italia, sicché A casa tutti bene, per citare il primo incasso tricolore del semestre (regia di Gabriele Muccino, 1.423.193 biglietti staccati), al cinema chi li ha visti. E va sempre peggio: presenze a giugno 2017 giù del 19,6% sul 2016, ad agosto del 23,8%. Se i francesi con 45,7 milioni di presenze nel trimestre più caldo hanno staccato il 21,8% dei biglietti dell’intero 2017, noi ci fermiamo a 10,6 milioni per un miserevole 11,5%: non meravigliamoci poi se al botteghino – 209 milioni di ticket nel 2017 contro i nostri 92,3 – ci doppiano. Già gravato dall’esser pari, il 2018 può affondare: l’estate deteriore del 2012 potrà essere peggiorata? Lo dicono in tanti, e Jurassic World – Il regno distrutto che senza fasti se la comanda al box office rischia di essere la mosca bianca su un giugno-agosto di…, e avete capito. “Speriamo di cambiare rotta, ma l’orizzonte è buio”, osserva Carlo Bernaschi, capitano dell’esercizio di lungo corso, oggi presidente dell’Anem che rappresenta i multiplex.
Se d’abitudine il comparto guarda Oltralpe, Bernaschi scavalla i Pirenei: “Dobbiamo fare pressing, affinché blockbuster, animazioni e grossi titoli escano anche da noi come in Spagna. Al contrario, Jurassic World è l’unico: ce ne fosse uno ogni 15 giorni, il problema sarebbe risolto”. Per capirci, il cartoon Hotel Transylvania 3 in Italia esce con Warner Bros. il 23 agosto, in Spagna il 13 luglio; Mission: Impossible 6 da noi il 29 agosto con Fox, da loro il 27 luglio; Ant-Man and the Wasp con Disney il 14 agosto a Roma, a Madrid il 20 luglio. Insomma, l’estate ha delle ragioni cinematografiche che la ragione italiana fatica a comprendere: ritardo cognitivo o realpolitik? Società quali Medusa, Bim, Videa e Vision vanno in bianco per tre mesi, Lucky Red ad agosto ha un solo titolo, I Feel Pretty, che per giunta esce con Universal, ma il patron Andrea Occhipinti, a capo dei distributori dell’Anica, rettifica il quadro di Bernaschi: “La situazione è complessa, bastasse metterci i film sarebbe fantastico, ma non è così. È un problema culturale: se faccio uscire un film a giugno, chi non è dell’ambiente mi dice ‘Non ci credi, vero?’. Tradizionalmente l’estate è degli americani, le major raddoppiano le loro quote di mercato, e la Spagna che ha meno abitanti ma più multiplex ha capitalizzato quest’offerta e ritrovato una domanda importante: è la strada giusta”.
Bisogna fare presto, esorta Bernaschi, perché “con quattro spettatori in una sala da 300 posti non copri nemmeno le spese ordinarie. E se il personale per quattro mesi l’anno deve starsene a casa come i balneari, che si fa?”. Mario Lorini, da poco alla guida dell’Anec (Associazione nazionale esercenti), pensa positivo, promette che “un’estate così non si vedrà più” ed elogia la ritrovata unità dell’esercizio: “Noi e i distributori, insieme possiamo farcela”. Linea comune, “cambiare le abitudini, non individuali ma collettive, perché con un mercato che dura solo otto mesi abbiamo tutti da perderci: sarà difficile all’inizio, ma alla penuria estiva oggi – rileva Occhipinti – fa seguito il sovraffollamento, e la conseguente cannibalizzazione, delle uscite. Abbiamo la tenitura più bassa d’Europa, vogliamo voltare pagina?”. Il presidente dell’Anica, Francesco Rutelli sottoscrive, rimanda all’exemplum spagnolo, loda la sinergia del comparto e insieme stigmatizza il rischio della parcellizzazione: “L’estate va sanata, e lo faremo. Ma si stagliano altri pericoli: incombe la colonizzazione da parte della Silicon Valley, dovremo stringere alleanze, e solo se compatti non verremo travolti”.