DIRITTO DI REPLICA
A proposito dell’articolo “Contratto e salario minimo: il piano Di Maio per i rider” del 15 giugno, Subito, azienda interamente italiana, vuole chiarire la sua posizione di employer.
Dal 2007 ad oggi il numero dei dipendenti è cresciuto del 43,4% media annua, passando da 4 a 147 dipendenti in 10 anni. Il 40% degli assunti lavora in Prodotto e Tecnologia, due aree aziendali che richiedono competenze specializzate. Subito ha il 98% di contratti a tempo indeterminato, l’1% di stage e solamente l’1% di contratti di somministrazione.
Ufficio stampa Subito.it
Nella grafica a corredo dell’articolo “Contratto e salario minimo: il piano Di Maio per i rider” le informazioni relative a Just Eat non sono corrette. Just Eat Italia conta circa 90 dipendenti, per la maggior parte a tempo indeterminato (oltre l’80%) e non abbiamo contratti di collaborazione coordinata e continuativa in essere. Dal giugno 2015 a oggi, siamo cresciuti come numero di dipendenti, dell’80% circa. Per quanto riguarda i rider invece, Just Eat è un marketplace, non una società di consegne. Ciò significa che le consegne vengono svolte in autonomia dai ristoranti o tramite partner di logistica con i propri rider. I nostri partner di logistica utilizzano per i loro rider, per la maggior parte, contratti co.co.co. Just Eat non ha pertanto collaboratori con contratti co.co.co.
Ufficio stampa Just Eat
Ringrazio per le precisazioni che però non smentiscono quanto scritto. I numeri dell’articolo e dell’infografica sono presi da una ricerca Inapp firmata da Dario Guarascio e Stefano Sacchi. I dati del paper, relativi al 2016, vengono da bilanci certificati (banca dati Aida di Bureau Van Dijk) o dalle comunicazioni obbligatorie (ministero del Lavoro). Quindi i dati sono ufficiali, e corretti, salvo che i bilanci siano non veritieri oppure siano state inviate da parte dell’azienda comunicazioni non veritiere al ministero.
Subito.it quindi integra i dati con informazioni più aggiornate che però non smentiscono quelle del paper. E Just Eat conferma di non stipulare direttamente co.co.co. con i rider ma di avere con loro un rapporto indiretto, tramite una società ausiliaria. Degli avviamenti totali tra il 2012 e il 2017 di Just Eat, 94 sono stati a tempo determinato, a fronte di 69 a tempo indeterminato.
Ste. Fel.
Si inviano alcune precisazioni per conto di Emergency, in riferimento all’articolo scritto da Mimmo Calopresti e pubblicato suIl Fatto Quotidiano, il 12 giugno, dal titolo “Don Roberto, prete tra gli schiavi “niri”’. In particolare, parto dalla frase nella quale siamo citati (“Di queste persone non gliene importa niente a nessuno. Ho visto passare tutti da qui, dalla Caritas a Emergency, nessuno è stato capace di fare niente. Tutti si occupano del loro orticello, nessuno di questo piccolo mondo di disperati”) perché, seppur sia positivo che si parli della condizione dei braccianti che vivono e lavorano nella Piana di Gioia Tauro, le informazioni riportate sul nostro operato non sono corrette.
Nel 2011 abbiamo iniziato a lavorare nella piana di Gioia Tauro con un ambulatorio mobile che prestava assistenza soprattutto ai migranti impegnati come braccianti nelle campagne della Piana. Nel 2013 Emergency ha aperto un Poliambulatorio a Polistena, dove offre gratuitamente servizi di medicina di base e specialistica, educazione sanitaria e orientamento socio-sanitario per facilitare l’accesso al sistema sanitario a chi ne ha bisogno. Lo fa impiegando professionisti, iscritti ai relativi ordini professionali, personale volontario, mediatori culturali. Seguiamo i protocolli (quindi regole e responsabilità) sanciti con le istituzioni. Ancora oggi, la maggioranza dei nostri pazienti è costituita dai braccianti agricoli.
Nel nostro Poliambulatorio garantiamo una continuità assistenziale di base a tutti coloro che hanno difficoltà ad accedere al Servizio Sanitario Nazionale, per ragioni legislative, amministrative o linguistico-culturali, e facciamo educazione alla salute mediante la prevenzione e l’educazione sanitaria. Cerchiamo inoltre di promuovere l’integrazione dei pazienti nel sistema sanitario attraverso un servizio di orientamento e la creazione di una rete con le istituzioni e con le altre associazioni presenti sul territorio.
È veroche l’ospedale pubblico è lontano ed è difficile arrivarci. È per questo che Emergency ha predisposto un servizio navetta che, tre volte al giorno, effettua circa 10 fermate – vicino alla tendopoli di San Ferdinando, i container di Rosarno o in altri insediamenti che lei cita all’interno del suo articolo – che arriva direttamente al nostro Poliambulatorio.
Ad oggi Emergency ha assistito oltre 4.000 persone a Polistena. Sono 7 anni che è presente per offrire cure gratuite e informare l’opinione pubblica rispetto alle condizioni dei braccianti. Come potrà immaginare, ci è dispiaciuto leggere quel pezzo dell’articolo perché vorremmo che venisse riconosciuto lo sforzo dei medici e dei volontari che lavorano con noi per garantire un diritto fondamentale a queste persone.
Rossella Palma, Ufficio stampa di emergency
Certo non era mia intenzione e credo neanche di don Roberto, perché io riporto parole sue, di non riconoscere gli sforzi di Emergency o di altri che intervengono e portano aiuto in quella situazione disgraziata. Però oggi la situazione è disastrosa e non mi sembra in via di soluzione.
Io credo che un presidio sanitario in quella zona sia necessario, come necessarie sarebbero molte altre strutture, uno sportello amministrativo per esempio. Non ultimi dei servizi igienici decenti e dei luoghi dove potersi lavare a fine giornata di lavoro.
Mimmo Calopresti