“Dogman”, per i pm Garrone non diffamò la vittima del ‘Canaro’

La Procura di Roma ha depositato una richiesta di archiviazione per il regista Matteo Garrone. Nel film Dogman (l’attore protagonista Marcello Fonte ha conquistato a Cannes il premio come migliore attore), il regista per i pm non ha diffamato la reputazione di Giancarlo Ricci, il pugile romano ucciso nel 1998 da Pietro De Negri, noto come il “canaro” della Magliana. Era stata la madre di Ricci a sporgere denuncia, chiedendo anche, tramite il suo legale, l’avvocato Maurizio Riccardi, di bloccare la distribuzione del film. Per il gip Roberto Saulino però non c’erano gli estremi di un sequestro preventivo. È scritto nella denuncia della donna: “Nel film Ricci viene descritto come un ‘criminale’ e ‘violento’. Circostanza smentita dalle risultanze giudiziarie: Ricci era incensurato; ben integrato nella società, con un lavoro regolare”. Garrone da parte sua ha più volte ripetuto che “il film è ispirato lontanamente, molto lontanamente a questo fatto”. Insomma, la pellicola non vuole rappresentare il fatto di cronaca di fine anni 90. Dopo la denuncia, il regista era stato indagato come atto dovuto per diffamazione, ma ora il pm Sergio Colaiocco ha chiesto l’archiviazione.

Il ministro Toninelli: “Avanti con il tunnel del Brennero. Darà benefici all’economia”

I Cinque Stelle aprono sulle infrastrutture. “Gli impegni finanziari di lungo termine sul corridoio del Brennero, nell’ambito della strategia Ten-T rappresentano una sfida fondamentale per connettere meglio le varie aree d’Europa. E daranno benefici enormi alla nostra economia, considerando che circa il 70% dell’import-export italiano passa per l’arco alpino”. Parola di Danilo Toninelli, neo ministro delle Infrastrutture pentastellato. Poche righe che dicono molto sulla strategia di governo dei Cinque Stelle su uno dei temi più divisivi con l’alleato leghista. Insomma, il tunnel ferroviario del Brennero – che costerà 9 miliardi – non sarà fermato. Anzi. Difficile dire se sia un’apertura sulle grandi opere o una concessione in vista di una stretta su altri cantieri (il Tav del Piemonte o il Terzo Valico ligure). Del resto i 5s sul tunnel del Brennero si sono sempre mostrati meno critici rispetto ad altre opere. Parliamo di un progetto ciclopico, quasi 60 chilometri di gallerie per collegare l’Austria a Fortezza, in Italia. Lavori e finanziamenti sono avanti.

L’opera dovrebbe essere pronta nel 2026. Per i sostenitori del progetto, il traforo sarebbe essenziale per incrementare i traffici tra il Nord-Est italiano, fino al porto di Trieste, e il cuore dell’Europa: Austria, Germania e non solo. Nei progetti si parla di 250 treni al giorno contro gli attuali 120. Non solo: ridurrebbe il traffico dei tir in costante aumento al Brennero: 2,5 milioni nel 2017 (nel 2009 erano stati 1,5). Oggi il 70 per cento del traffico al Brennero è su gomma. Non mancano le voci critiche, come i Verdi altoatesini: sostengono che lo stesso risultato si sarebbe potuto ottenere alleggerendo il traffico verso il Brennero e spostandolo verso la Svizzera: oggi il rapporto è di due a uno, in pratica l’Austria – anche a causa del basso prezzo del gasolio – riceve il doppio dei tir rispetto ai vicini elvetici. E poi ci sono le opere da realizzare per collegare Verona con l’imboccatura del Brennero sul versante italiano. Qui i lavori sono molto più indietro.

Pubblicarono le foto del figlio di Totò Riina: la Finanza perquisisce il Mattino di Padova

La redazione del quotidiano Il Mattino di Padova (gruppo Finegil), ieri è stata perquisita. In via Tommaseo si sono presentati i finanzieri su mandato della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Venezia. Le indagini coinvolgono la cronista Cristina Genesin, il direttore Paolo Possamai e il condirettore Paolo Cagnan, nei cui confronti viene ipotizzato il reato di favoreggiamento aggravato, legato alla pubblicazione, avvenuta un anno fa, di notizie e di foto sulla presenza del figlio di Toto Riina a Padova, e di rivelazione di segreto istruttorio.
È stata perquisita anche la casa della giornalista, mentre dalla redazione sono stati portati via pc, cellulari anche personali e altri documenti. In una nota, Federazione nazionale della Stampa, Sindacato e Ordine giornalisti del Veneto e Assostampa padovana “condannano con fermezza questo atto, che altro non è se non un attacco alla libertà di stampa, al segreto professionale e alla tutela delle fonti. Il reato contestato – dichiarano i vertici del sindacato giornalisti – è a dir poco sconcertante; non si bloccano i cronisti con una misura repressiva come questa”.

Amianto e industrie chimiche, allarme tumori: da Gela all’Ilva, 12 mila casi di decessi in 8 anni

Chi vive nei siti contaminati da amianto, raffinerie o industrie chimiche e metallurgiche ha un rischio di morte più alto del 4-5% rispetto alla popolazione generale. E questo, in un periodo di 8 anni, si è tradotto in un eccesso di mortalità pari a 11.992 persone, di cui 5.285 per tumori e 3.632 per malattie dell’apparato cardiocircolatorio. È quanto emerge dai dati relativi a 45 siti di interesse per le bonifiche inclusi nella nuova edizione dello studio Sentieri, a cura dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss).

“Sono numeri degni di nota e nel complesso tracciano un quadro coerente con quello emerso dalle precedenti rilevazioni. Questo significa che non vi è stato ancora un generale miglioramento della situazione della contaminazione ambientale a livello nazionale” spiega Pietro Comba, responsabile scientifico del progetto Sentieri. In 360 pagine, il rapporto Sentieri esplora caratteristiche e problematiche di 45 Siti di Interesse Nazionale o Regionale presenti in tutta Italia: dalle miniere del Sulcis alle acciaierie dell’Ilva, dalle raffinerie di Gela alla città di Casale Monferrato “imbiancata” dall’eternit, passando per il territorio del litorale flegreo con le sue discariche incontrollate di rifiuti pericolosi. Aree in cui vivono complessivamente 6 milioni di persone, residenti in 319 comuni, e i cui dati sono stati studiati nell’arco di tempo tra il 2006 e il 2013.

“Nella popolazione residente nei siti contaminati studiati è stato stimato un eccesso di mortalità per tutte le cause pari al 4% negli uomini e al 5% per le donne. Per tutti i tumori maligni la mortalità in eccesso è stata del 3% nei maschi e del 2% nelle femmine”, ha illustrato Amerigo Zona, primo ricercatore dell’Iss. “I dati da noi prodotti – aggiunge il responsabile del progetto, Comba – servono sostanzialmente a capire quali sono gli interventi di risanamento ambientale più utili e urgenti a fini di tutela della salute”.

“Arrestati per mafia, facevano propaganda per Salvini”

Èassociazione mafiosa. Il clan dei Di Silvio – parenti diretti dei Casamonica della Capitale – è stato colpito per la prima volta da un provvedimento cautelare della Direzione distrettuale Antimafia (Dda) di Roma con l’accusa, per otto affiliati, fino a oggi riservata alle cosche tradizionali.

“Siamo in presenza di un salto di qualità criminale importante”, ha commentato il procuratore aggiunto Michele Prestipino, presentando l’operazione che ha colpito il gruppo radicato a Latina. Ventidue persone finite in carcere, quattro ai domiciliari, con accuse che vanno dall’associazione per delinquere di stampo mafioso, all’estorsione, al traffico di droga. E ai reati elettorali. I padroni del sud pontino – divenuti egemoni da una ventina d’anni, dopo uno scontro negli anni 90 con il clan dei casalesi da dove sono usciti vincenti – comandavano tutto, anche la politica.

Accanto al ferreo controllo del territorio, con la roccaforte nell’area di fianco a uno dei canali che attraversa la capitale pontina, Campo Boario, i Di Silvio tenevano in mano l’economia attraverso le estorsioni, dirette non solo ai commerciali e agli imprenditori. Per la prima volta nella rete del pizzo erano caduti anche studi di avvocati, costretti a versare centinaia di euro solo sentendo pronunciare il nome del clan.

Il sospetto che vi fosse una influenza diretta dei Sinti nella politica pontina era nota da tempo. Già nelle precedenti indagini condotte dalla Squadra mobile e dalla Procura ordinaria, con al centro la squadra di calcio del Latina, erano emersi stretti rapporti tra Costantino “Cha cha” Di Silvio e l’ex tesoriere alla Camera dei deputati di Fratelli d’Italia, Pasquale Maietta.

Nell’inchiesta chiusa ieri, chiamata “Alba pontina”, un intero capitolo è dedicato al service fornito dal clan alla politica. Due esponenti del gruppo criminale, accusati anche di associazione mafiosa, Riccardo Agostino e Renato Pugliese, coordinavano, secondo l’accusa, l’attività di propaganda elettorale per due liste. Oltre alla formazione locale “Si cambia”, alleata con Forza Italia, in corsa alla elezioni amministrative per il comune di Terracina, la Polizia di Stato ha trovato in un’automobile i manifesti della “lista Salvini, candidato Zicchieri” (estraneo all’inchiesta), oggi vicepresidente del gruppo della Lega alla Camera.

A ciò si aggiungono le parole dell’indagato Pugliese che riferendosi ad una terza persona, diceva: “Era con me nella campagna elettorale del 2016 a Terracina e a Latina, attaccava i manifesti elettorali di Salvini e Gina Cetrone per conto mio e di Agostino”. Nessun politico è indagato.

Secondo i magistrati “il compito di svolgere propaganda elettorale – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – non si risolveva nella mera attività materiale di affissione, ma nell’imporre nelle aree prescelte la prevalenza delle affissioni del candidato sponsorizzato”.

Durante le elezioni per il rinnovo del consiglio comunale di Latina del 2016, alcuni indagati avevano poi imposto a una delle vittime di estorsione il voto a favore del candidato Angelo Tripodi. Non riuscì a diventare sindaco, ma lo scorso 4 marzo è entrato al consiglio regionale del Lazio in quota Lega.

Appalti Expo: Sala prosciolto, il Pg fa ricorso

La Procura generale di Milano ha depositato alla Corte d’Appello il ricorso contro il proscioglimento del sindaco di Milano ed ex commissario unico di Expo, Giuseppe Sala, per l’accusa di abuso d’ufficio per l’affidamento diretto, senza gara, alla Mantovani spa della fornitura di 6 mila alberi. Il proscioglimento per Sala, già a processo per falso, era stato deciso dal gup Giovanna Campanile, lo scorso 29 marzo. Secondo il pg il sindaco di Milano Giuseppe Sala, ex ad di Expo, avrebbe travalicato i limiti dei suoi poteri di deroga, che aveva essendo anche commissario unico per l’Esposizione Universale, applicando in maniera impropria quei poteri quando ha deciso nel 2013 di affidare direttamente, senza una gara, la fornitura di 6 mila alberi per arredare il sito espositivo alla Mantovani spa, che aveva vinto anche la gara per la Piastra dei Servizi. In sostanza, Sala con quell’assegnazione diretta avrebbe violato l’articolo 57 del Codice degli appalti, che prevede già delle deroghe, perché avrebbe applicato la deroga prevista per i servizi ad una fornitura. Una sorta di “deroga della deroga” messa in atto, secondo i pg, violando la normativa italiana ed europea in materia.

“Il mio ex disse: abbiamo picchiato Cucchi”

Al processo per la morte di Stefano Cucchi, ieri, Anna Carino ha confermato parola per parola il racconto agghiacciante che, secondo la sua testimonianza sotto giuramento, le fece l’allora marito, il carabiniere Raffaele D’Alessandro, tra i cinque imputati, a vario titolo, di omicidio preterintenzionale, calunnia e falso per la morte del giovane avvenuta nell’ottobre del 2009, a pochi giorni dall’arresto per droga.

“C’ero pure io, quante gliene abbiamo date”, queste le parole di D’Alessandro, riferite ieri in aula dall’ex moglie. “Mi disse di avere partecipato alla perquisizione in casa di Cucchi e che non avevano trovato niente. Ma dopo diversi mesi, dopo aver visto un servizio in tv, mi fece una confidenza. Disse che la notte dell’arresto era stato pestato, aggiungendo: ‘C’ero pure io, quante gliene abbiamo date’”. Il racconto di quel pestaggio è proseguito: “Raffaele mi raccontò di un calcio che uno di loro aveva sferrato a Cucchi e che aveva provocato una caduta rovinosa. Al racconto, mi sembrò quasi divertito; rideva e, davanti ai miei rimproveri, mi rispondeva ‘Chill è sulu nu drogato e ‘m…’. Non so dov’è avvenuto questo pestaggio e la caduta.. Più volte gli ho chiesto il motivo, ma non mi ha risposto”.

Gli abusi su Cucchi non sarebbero stati isolati: “Mi ha raccontato anche di altri pestaggi ad arrestati o a persone che avevano portato in caserma; anche se non si trattava di pestaggi di questo livello”.

D’Alessandro, secondo il racconto di Anna Carino, sarebbe un uomo aggressivo, tanto che, al momento del confronto, fra loro, in merito alle sue dichiarazioni, “avevo paura. Temevo la sua reazione. Anche in passato aveva avuto reazioni violente, mai, però, fisicamente. Raffaele è sempre stato un tipo molto aggressivo; quando indossava la divisa si sentiva Rambo”.

E quando Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, appariva in tv, “Raffaele la insultava”. Ma nel gennaio del 2016, la signora Carino decide di parlarle: “Mi sentivo in dovere di farlo, per chiedere scusa per non aver parlato prima. La incontrai e le dissi che mio figlio mi aveva detto che un giorno sbirciò sul telefono del padre mentre parlava con un amico e vide le foto di Stefano (con il viso tumefatto, ndr) e che il padre disse all’amico: ‘Io accussì l’aggio lassato”. La testimone ha pure raccontato di aver mandato un messaggio all’ex marito per dirgli “che mi dispiaceva, ma non avrei potuto fare altro che dire la verità. Ma lui non rispose. Da quel giorno i nostri rapporti si sono quasi azzerati”.

La svolta investigativa che porta al secondo processo che si sta celebrando al tribunale di Roma è accaduta nel 2015 quando, a dicembre, i poliziotti della squadra Mobile romana registrarono una lite proprio fra D’Alessandro e la moglie. Sentita a verbale, già allora, Carino aveva raccontato ai pm che il marito le aveva confidato del pestaggio ai danni del giovane e che era disponibile a testimoniare anche all’eventuale processo. Ieri, ha mantenuto la parola.

Un agente uccide e Gabrielli dà il taser a tutte le polizie

Il caso di un giovane ucciso da un poliziotto durante un Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) a Genova ha indotto il capo della polizia, Franco Gabrielli, ad accelerare l’introduzione del Taser, la pistola elettrica. Si inizierà dalle sei città in cui da marzo si fanno esercitazioni: Brindisi, Caserta, Catania, Milano, Padova, Reggio Emilia. Consente di evitare colluttazioni e l’uso dello sfollagente, ma in alcuni casi anche dell’arma d’ordinanza. Mancano ancora diversi passaggi, anche di competenza dal ministero della Salute, ma al Viminale sono fiduciosi di partire nelle prossime settimane.

“L’iter è partito nel 2014 e ora è alla firma del ministro. In un primo momento i taser saranno sperimentati in alcune città insieme a carabinieri e Guardia di finanza. Poi saranno distribuiti a tutte le forze dell’ordine”, ha detto ieri Gabrielli, il cui annuncio è stato concordato con il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il capo della polizia era andato a far visita ai poliziotti protagonisti dell’episodio in cui è rimasto ucciso a Genova, domenica , Jefferson Tomalà, ecuadoriano di 21 anni. La madre aveva chiamato il 118 perché il figlio, in cura per problemi psichici, minacciava di uccidere i fratelli con un coltello e di uccidersi. Il medico ha chiesto l’intervento delle forze dell’ordine, gli agenti sono andati a dare una mano ai vigili urbani, sono entrati e il ragazzo ha aggredito il più anziano ed esperto con un coltello, procurandogli cinque ferite anche al torace che hanno richiesto un intervento chirurgico. Il collega più giovane ha sparato. Forse troppo. Secondo l’esame esterno e in attesa dell’autopsia, Jefferson è stato raggiunto da cinque colpi di pistola al torace. L’agente, ora indagato per eccesso colposo nell’uso dell’arma, ha ferito di striscio anche il collega. La compagna e i connazionali del giovane chiedono giustizia. La madre in conferenza stampa ha gridato tutto il suo dolore: “Ho chiamato un’ambulanza e l’hanno ucciso”. Qualcosa, con tutta evidenza, non ha funzionato.

Salvini ha twittato: “Non solo da ministro, ma da cittadino italiano e da papà sarò vicino in ogni modo possibile a questo poliziotto che ha fatto solo il suo dovere salvando la vita a un collega”. Gabrielli ieri, dopo la visita, alle parole d’affetto per gli agenti ha aggiunto la sua “amarezza, perché quando muore una persona – ha detto il capo della polizia –, anche se è una persona che delinque, che si è posta in una condizione di offesa nei nostri confronti, credo che non sia mai una cosa positiva e mi fa piacere che di questo ne abbia contezza anche il collega, perché mai dobbiamo perdere quel profilo di umanità che contraddistingue la nostra attività”. Poi l’annuncio.

Plaudono i sindacati di polizia, anche i più estremi. Usato in vari Paesi, il Taser è piuttosto controverso. Amnesty International documenta da anni centinaia di vittime, in particolare può essere molto pericoloso con soggetti affetti da patologie cardiache o portatori di pacemaker. Spesso la sola minaccia della pistola elettrica dissuade gli aggressori. Sono documentati indici di mortalità attorno al 2 per mille: per esempio su 3.145 utilizzi dal 1999 al 2007 nella provincia canadese della Columbia Britannica, i morti sono stati otto (2,5 per mille).

Black out in Rai, si interrompono le trasmissioni

Il lancio di agenzia, poco dopo le 21, è di quelli che non passano inosservati: “Durante il Tg1, poco prima delle 20.30, si sono sentiti tre scoppi e sono saltate le trasmissioni”. I siti web rilanciano l’ultim’ora: “Roma, tre esplosioni in sede Rai: sospeso il Tg1”. Dopo qualche attimo di apprensione, per fortuna, la notizia si ridimensione. Prima il Tg2 si scusa con i telespettatori per lo slittamento delle trasmissini dovuto “a un black out”, poi il comunicato dell’Azienda: “Per un grave e imprevedibile guasto tecnico – comunica la Rai in una nota – che si è verificato questa sera con l’esplosione di tre batterie della centrale elettrica di Saxa Rubra, è saltato più volte il segnale di Rai1, Rai2 e Rai3. Sono in corso le verifiche per accertare cause e responsabilità – prosegue la nota -. La Rai si scusa con tutti i suoi telespettatori per il disservizio”. Secondo le prime ricostruzioni, un blackout sarebbe all’origine dell’interruzione delle trasmissioni che hanno provocato le tre esplosioni. Non era ancora mai successo che le trasmissioni di Rai1, Rai2 e Rai3 si interrompessero contemporaneamente. Buio e paura tra i dipendenti nei corridoi, prima che il sistema fosse ripristinato.

Toninelli: “Chiudere gli attracchi, mai stato all’ordine del giorno”

“Salvini non ha mandato nessuna lettera. Esiste una mail inviata dalla guardia costiera al porto della Valletta per chiedere di aprire i porti. La chiusura dei porti italiani non è mai stata all’ordine del giorno”. Il ministro del Trasporti Danilo Toninelli, intervistato dalla trasmissione Circo Massimo su Radio Capital, è il primo del Movimento Cinque Stelle a prendere un po’ di distanza dalla scelta del ministro dell’Interno che domenica ha impedito alla nave Aquarius, carica di migranti, di attraccare in Sicilia. Finora i Cinque Stelle non si sono dissociati dalla scelta ma neppure l’hanno apertamente appoggiata perché, per quanto di matrice chiaramente leghista, sembra ricevere un discreto consenso popolare. E poi l’attacco della Francia (e della Spagna) ha costretto anche i pentastellati a difendere il loro governo Conte. Ma Toninelli, cui fa capo la Guardia Costiera e che quindi potrebbe bloccare Salvini come fece a suo tempo Graziano Delrio con Marco Minniti, ha sottolineato che la decisione su Aquarius non implica in automatico un blocco dei porti italiani. Matteo Salvini è avvisato.