Il “blocco” di Salvini non piace a Nogarin (e a diversi del M5S)

Nell’inferno di San Ferdinando arriva Roberto Fico. Proprio lui, il presidente della Camera, l’anima di sinistra del M5S, entra nella tendopoli a ridosso del porto di Gioia Tauro, nelle ore in cui tiene banco il “muro” del governo gialloverde contro la nave Aquarius e il suo carico di 629 migranti. Una ferita anche per un pezzo del Movimento, che protesta su Facebook e nelle chat. Con il sindaco di Livorno Filippo Nogarin che prima offre il porto di Livorno alla nave, su Facebook. E che poi ritira il post, “per non creare un problema al governo”. E allora sembra quasi simbolica la visita di Fico, la più alta carica dello Stato mai apparsa nella tendopoli, dove incontra i familiari e gli amici di Soumayla Sacko, il bracciante del Mali ucciso con un colpo di fucile alla testa il 2 giugno mentre si trovava in un terreno abbandonato a San Calogero, dove aveva trovato alcune lamiere di alluminio che gli sarebbero servite per costruire una baracca.

E la prima tappa è proprio nel ghetto di San Ferdinando, quello dove Sacko ormai viveva da due anni. “Sono venuto in Calabria per portare le condoglianze dello Stato ai suoi amici e alla sua famiglia che si trova in Mali – dichiara Fico –. C’è una bambina di 5 anni che ha perso il padre. Dobbiamo fare riavere la salma ai familiari”. Il ghetto è blindato per la visita. Telecamere e giornalisti restano fuori. “Qui attorno c’è una situazione complicata” ricordano.

Fico comprende che tra quelle baracche si sta consumando una tragedia. Ma non solo: “Qui parliamo dei diritti dei lavoratori”. Diritti che, tra angherie dei caporali e intere giornate nei campi pagate 15 euro, a queste latitudini non esistono. Così il presidente della Camera insiste: “Non sono qui per creare uno scontro, ma dobbiamo trovare una soluzione al ghetto. Siamo in una Piana che produce agrumi e arance meravigliose durante l’inverno. Le aziende hanno bisogno di braccianti, ma questi ultimi hanno i loro diritti. Le paghe devono essere adeguate e le aziende agricole devono occuparsi anche del vitto e dell’alloggio. Uno Stato deve risolvere problemi complessi”. Parole che, prima del presidente della Camera, hanno pronunciato tutti i governi, di destra e di sinistra, ogni qualvolta fatti di sangue o inchieste giudiziarie hanno fatto parlare della baraccopoli. Così è oggi dopo l’omicidio di Sacko. Così è stato per la rivolta dei migranti del 2010, per l’uccisione due anni fa di un migrante durante una colluttazione con un carabiniere e per l’incendio che a gennaio ha carbonizzato Becky Moses.

Ma sullo sfondo c’è anche il caso dell’Aquarius. Per tutta la mattinata Fico schiva le domande dei cronisti sul tema. Poi però la Spagna offre il porto di Valencia alla nave, e il presidente della Camera parla, con sillabe caute: “Da tempo l’Italia chiede all’Europa di farsi carico con solidarietà sugli sbarchi. Il gesto della Spagna va in questa direzione e penso che questa sia la strada da percorrere, quella della solidarietà che deve essere condivisa anche dagli altri Paesi europei”. Tradotto, il grillino “rosso” è in linea con il M5S. Almeno a microfoni aperti. Però c’è anche il caso del post cancellato da Nogarin. E Fico risponde così: “Il sindaco ha parlato con me. Mi ha chiamato, era preoccupato e cercava di comprendere la situazione ma non so niente del post”. Già, perché in mattinata Nogarin si era esposto su Facebook: “Siamo pronti ad accogliere la nave con il suo carico di 629 vite. Ho già dato la nostra disponibilità al ministro dei Trasporti Toninelli e ne ho parlato con Fico”.

Ma ai piani alti dei 5Stelle l’hanno presa come una sconfessione. E infatti sussurrano di una telefonata durissima di Luigi Di Maio al sindaco, che poco dopo toglie il post. Un dietro front che spinge perfino Roberto Saviano a esortare Nogarin a “disobbedire ai diktat”. Così il grillino deve assicurare: “È una posizione mia. Appena mi sono reso conto che questo poteva creare dei problemi al governo mi è sembrato corretto rimuovere il post”. E anche dal Movimento giurano: “Ha deciso da solo”. Intanto, in un clima di diffuso imbarazzo nel M5S, si fanno sentire anche alcuni senatori. Come la campana Paola Nugnes, vicina a Fico: “Quello che dovremmo dire in questo momento a chi si trova sull’Aquarius è: siete tutti benvenuti”. E poi c’è il ligure Matteo Mantero, che morde Salvini: “Confido che il nuovo ministro dell’Interno avrà la volontà di contrastare i problemi alla radice invece di continuare a preferire scorciatoie propagandistiche”.

A margine, il malessere di diversi consiglieri locali. E l’assessore ai Diritti di Torino, Marco Giusta, che giura: “Se Torino avesse il mare, oggi il suo porto sarebbe aperto”. Nonostante Salvini, l’alleato di Di Maio.

Si aggrappa sotto a un camion, 18enne afghano rischia la vita

Investito da un camion sotto il quale probabilmente si era aggrappato. Lotta tra la vita e la morte un afghano appena 18enne trovato lungo la via Flaminia a Falconara (Ancona), vicino a un supermercato, in direzione della Raffineria Api. Un “uomo ventosa”, stando ai primi accertamenti dei carabinieri, che aveva con sé una carta di protezione internazionale come rifugiato rilasciato dalla Grecia. L’ipotesi dei militari è che il 18enne si sia imbarcato clandestinamente su una nave partita dalla Grecia. Nascosto sotto a un camion sarebbe riuscito a uscire dal porto di Ancona. Ma arrivato sulla Flaminia è stato investito dal mezzo sotto il quale si era aggrappato. Sul corpo sono stati trovati i segni di uno schiacciamento da ruota. Sono stati dei passanti a notarlo sul ciglio della strada e a chiamare il 118. Sul posto anche i carabinieri. Il giovane è stato ricoverato in prognosi riservata nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Torrette. I militari stanno cercando di risalire al mezzo pesante che lo ha investito. Non è escluso che il camionista non si sia nemmeno accorto di quello che è successo. Al momento non ci sarebbero testimoni e nemmeno telecamere in zona.

Mattarella cita Saragat: “Repubblica abbia volto umano”

Ricordando in Senato uno dei suoi predecessori, Giuseppe Saragat, nel trentennale della morte, l’attuale capo dello Stato, Sergio Mattarella, inserisce nel suo intervento numerosissime citazioni del leader socialdemocratico, che si collegano, più o meno esplicitamente, alle questioni politiche odierne. A partire dai temi dell’immigrazione e alla loro proiezione nazionale ed europea, ma più in particolare alle vicende della nave Aquarius. Mattarella cita il discorso di Saragat all’insediamento come presidente dell’Assemblea costituente: “Fate che il volto di questa Repubblica sia un volto umano. Ricordatevi che la democrazia non è soltanto un rapporto tra maggioranza e minoranza, non è soltanto un armonico equilibrio di poteri sotto il presidio di quello sovrano della Nazione, ma è soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo. Dove questi rapporti sono umani, la democrazia esiste; dove sono inumani, essa non è che la maschera di una nuova tirannide”. “Troviamo in queste parole – dice Mattarella – diretta traccia della lotta contro la concezione di ‘anarchia e statolatria’ propria del fascismo, alla quale Saragat aveva dedicato tanta parte del suo impegno e della sua vita”.

La Cei protesta un po’ e trasmette “l’attracco”

Il capitano di Aquarius fa una esemplare manovra per accostare la nave al porto di Lampedusa, i volontari di Sos Mediterranée calano il ponte e i soccorritori aiutano i migranti più stremati dal viaggio in sospeso tra la vita e la morte, il naufragio e la salvezza, e devastati dai giorni nei campi libici. È accaduto ieri sera, ma soltanto in televisione. Perché Tv2000 – l’emittente dei vescovi, diretta da Paolo Ruffini – ha trasmesso una puntata del documentario “Angeli del mare” che ha ripreso per due settimane le operazioni nel Mediterraneo di imbarcazioni militari italiane e di numerose organizzazioni non governative, anche di Sos Mediterranée. Così la Conferenza episcopale ha replicato al blocco tra le acque maltesi e italiane di Aquarius, ordinato domenica dal ministro Matteo Salvini. Prodotto da Samarcanda Film, finanziato da Tv2000 e patrocinato dal Vaticano, il documentario era previsto in palinsesto per l’autunno, ma Ruffini ha deciso di anticipare la messa in onda.

Il primo intervento del Vaticano è su Twitter, poche righe con una citazione rivisitata, il Vangelo di Matteo, la firma del cardinale Gianfrano Ravasi: “Ero straniero e non mi avete accolto”. Il presidente del Pontificio consiglio per la cultura viene subissato di critiche, riceve anche parecchi insulti. Il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, responsabile Cei sui migranti e capo della Caritas, è il più severo con il governo: “Aquarius è una sconfitta per l’Italia. Questa volta, alla fine è andata bene. Ma la prossima volta? Che si fa? Si aspetta di volta in volta che un Paese si faccia generosamente avanti? Facciamo un bel sorteggio? Ma con la vita umana non si può giocare”.

Monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone, ripete più o meno gli stessi concetti di Montenegro: “Sono esseri umani che noi abbiamo il dovere di accogliere, abbiamo il dovere di avere uno sguardo umano nei confronti dei profughi, lo dico da cristiano”. L’indignazione della Chiesa era prevedibile, ma per ora mancano le voci più autorevoli. In Vaticano si attende una risposta di papa Francesco e, tra i vescovi, una dichiarazione del presidente Gualtiero Bassetti e del segretario generale Nunzio Galantino. Questione di tempo e anche di diplomazia. Perché la Conferenza episcopale, a differenza del passato, non ha canali di dialogo avviato con l’esecutivo gialloverde, soprattutto con il ministro dell’Interno.

Creare uno scontro politico, che Salvini può convertire subito in propaganda elettorale (il caso Ravasi è emblematico), non serve a gestire il fenomeno epocale e complesso dell’emigrazione. Adesso occorre parlare al nuovo titolare del Viminale come è successo con Marco Minniti. Domani si riunisce la presidenza Cei, cinque vescovi – da Bassetti ai tre vice, fino a Galantino e alla coppia di sottosegretari – che di certo non possono ignorare il tema.

Nel 2004 e nel 2009 altri scontri con Malta. Regole e procedure del soccorso in mare

La Cap Anamur nel 2004 e la Pinar nel 2009. È già accaduto che il braccio di ferrofra Italia e Malta tenesse prigioniere navi cariche di migranti in condizioni precarie nel Mediterraneo. Anche se le regole sono precise: tutti hanno l’obbligo, in ogni circostanza, di soccorrere chi è in difficoltà, esistono zone Sar (Search and rescue) di competenza dei singoli Stati e la convenzione di Amburgo del 1979 prevede che i naufraghi siano sbarcati nel “porto sicuro” più vicino al luogo di soccorso.

L’odisseadella Cap Anamur, dell’omonima associazione umanitaria tedesca, è durata 21 giorni, da quando il 20 giugno 2004 ha avvistato 37 migranti su un gommone, alla deriva tra la Libia e l’isola di Lampedusa, in acque internazionali.

Il rimpallo di responsabilità ha poi coinvolto La Valletta, l’allora ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu e anche la Germania, chiamata in causa perché la nave batteva bandiera tedesca. I migranti sono rimasti “in ostaggio” per tre settimane, fino alla mattina del 12 luglio, quando l’Italia ha autorizzato l’attracco a Porto Empedocle. Il comandante, il primo ufficiale e l’armatore della nave sono stati arrestati per favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina: saranno tutti assolti.

Cinque anni dopo, con il leghista Roberto Maroni al Viminale, il copione si è ripetuto pressoché identico. Sulla Pinar, un mercantile turco, sono stati ammassati 150 stranieri di varie nazionalità africane soccorsi su indicazione della Guardia costiera maltese. Maroni ha negato l’ormeggio a Lampedusa sostenendo che toccasse a La Valletta, l’ambasciatore maltese accusava l’Italia di non fare il suo dovere. Dopo cinque giorni di braccio di ferro l’Italia ha ceduto.

Le regole del diritto internazionale prevedono che i migranti, una volta soccorsi, debbano essere accolti nel “porto sicuro” più vicino. La Valletta ha un’ampia zona Sar ma in genere si appoggia sul Centro di coordinamento della Guardia Costiera italiana e non consente ai migranti di sbarcare.
In Italia l’autorizzazione a entrare in porto può essere negata dalle Capitanerie che dipendono dal ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli. Il Viminale non c’entra. E i sindaci non hanno alcun potere. Al di là delle intenzioni manifestate ieri da Luigi de Magistris (Napoli), Giuseppe Falcomatà (Reggio Calabria), Filippo Nogarin (Livorno) e altri.

La Spagna: “Venite qui”. Ma la nave resta ferma

Li attendono almeno tre giorni di navigazione. Forse quattro. Dipende dalle condizioni del mare. Tanto serve per raggiungere il porto di Valencia. Ieri, dopo uno stallo di oltre 24 ore, la nave Aquarius ha virato la prua verso la Spagna su proposta del premier Pedro Sánchez che si è detto pronto ad accogliere i 629 migranti a Valencia per “evitare una catastrofe umanitaria”. Ma l’imbarcazione della Ong tedesca Sos Mediterranée alle 23 di ieri non aveva ancora ricevuto alcuna indicazione né dalla Spagna né dalle autorità italiane ed è così rimasta ferma.

Ferma dove era stata bloccata domenica pomeriggio: in acque internazionali, in uno spazio di mare a 35 miglia nautiche a sud ovest della Sicilia e 27 miglia a est da Malta. Il governo della Valletta ieri ha ribadito il suo no ad accogliere i migranti e in tardo pomeriggio ha inviato alla Aquarius viveri e carburante in vista della traversata, mentre il Viminale ha offerto alla Ong di sbarcare bambini, donne incinta e persone più vulnerabili. La trattativa tra la Guardia Costiera e il capitano della nave è stata avviata nel primo pomeriggio e a tarda sera non era ancora conclusa.

La capacità della Aquarius è di 550 persone ma a bordo ce ne sono 629. Tra loro ci sono 88 donne (sette in stato di gravidanza) e 123 minori per lo più non accompagnati tra cui 11 bambini piccoli. “Fortunatamente non abbiamo un’emergenza medica al momento ma molti hanno bisogno di cure”, ha rassicurato il medico di Msf a bordo della nave, David Beversluis.

Almeno trenta migranti sono rimasti ustionati durante il salvataggio avvenuto sulle coste della Libia la notte di sabato e “abbiamo pazienti disidratati, una persona necessita probabilmente di un intervento chirurgico”, aggiunge Alessandro Porro, membro di Sos Mediterranée. Seppur sotto controllo “la situazione è molto delicata”.

Le persone “sono sempre più ansiose e disperate”, ha riferito Marco Bertotto, responsabile advocacy Msf. Ieri pomeriggio, quando i responsabili hanno comunicato ai migranti che non sarebbero sbarcati ma il viaggio proseguiva, un uomo ha tentato di buttarsi in acqua perché convinto che lo avrebbero riportato in Libia.

“Fino a quando non riceviamo indicazioni non possiamo né muoverci né fare valutazioni”, prosegue Bertotto. È evidente però che Valencia sia un porto troppo distante e “intraprendere un viaggio di 1300 chilometri equivale a riconoscere conclusi i soccorsi in mare”. È concreta però la possibilità che all’opzione Valencia sia trovata un’alternativa. “Tenteremo di trovarla”, garantisce Bertotto. “Appena avremo una comunicazione ufficiale ci riuniremo per valutare, in base al diritto internazionale e ai regolamenti, come poter agire al meglio per garantire il prima possibile una soluzione a queste 629 persone”. A prescindere dalle “difficoltà oggettive che un viaggio di tre o quattro giorni in queste condizioni comporta”, questo stallo è il “chiaro segnale di come si voglia mettere fine all’azione delle Ong: è impossibile ritenere di salvare vite umane per portarle poi via mare fino in Spagna, significa abbandonare le zone dove siamo necessari”.

La Ong tedesca ha un’altra imbarcazione impegnata in acque internazionali di fronte alla Libia, la Sea Wacht 3. Ma “per il momento non è stata coinvolta in operazioni di ricerca e soccorso”, quindi non ha nessuno a bordo salvo l’equipaggio. “C’è una Ong tedesca che batte bandiera olandese che subirà la stessa garbata reazione da parte del governo italiano”, ha detto però Salvini. A differenza della nave Diciotti della Guardia costiera con a bordo 937 migranti e due cadaveri recuperati in sette diversi interventi di soccorso. Questi migranti sono stati salvati da mezzi militari o mercantili e non da navi umanitarie e l’imbarcazione è da ieri in navigazione verso il porto di Catania dove dovrebbe arrivare in giornata.

L’obiettivo di Salvini & C: togliere le Ong dal mare

L’affaire Aquarius si avvierà a conclusione oggi, ma Matteo Salvini canta vittoria già da un giorno, almeno da quando il premier spagnolo Pedro Sanchez s’è detto disposto ad accogliere la nave della ong Sos Mediterranée a Valencia: all’apertura non è seguita, dicono dall’imbarcazione, una comunicazione ufficiale. Dovrebbe arrivare stamattina, assieme a una vedetta della Marina. Ma non sono quei 629 immigrati l’obiettivo del ministro dell’Interno, come dimostra il tweet “urlato” di ieri mattina: “Oggi anche la nave Sea Watch 3, di Ong tedesca e battente bandiera olandese, è al largo delle coste libiche in attesa di effettuare l’ennesimo carico di immigrati, da portare in Italia. L’Italia ha smesso di chinare il capo e ubbidire, stavolta C’È CHI DICE NO. #chiudiamoiporti”.

L’obiettivo finale, insomma, è impedire a tutte le navi delle Ong di fare il loro “lavoro” nel Mediterraneo: Salvini e la Lega sono da tempo convinti che ci sia un rapporto tra la presenza delle navi umanitarie davanti alle coste libiche e l’aumento degli sbarchi (e delle morti). È la teoria che nella versione hard vede i “taxi del mare” (Di Maio) o i “vicescafisti” (Salvini) essere parte attiva del traffico e sembrava aver trovato un appiglio nell’inchiesta del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, poi largamente sconfessata dai giudici (almeno finora).

Ora che è al Viminale, il leader leghista può condurre la partita anche sul piano pratico oltre che propagandistico: per questo andrà in Libia entro fine mese per proseguire l’opera di Marco Minniti nell’arruolamento in funzione di polizia anti-migranti delle tribù locali e per questo sta cercando di bloccare l’operatività delle Ong in mare, costringendole a snervanti e costose attese al largo e ad altrettanto costosi e lunghi viaggi se alla fine dovranno dirigersi in porti che non siano quelli italiani. Il fine è semplice: “Il mio obiettivo non sono i respingimenti, ma limitare le partenze”. Niente Ong, dunque, ma “la nostra Marina e la nostra Guardia costiera continueranno a salvare vite come sempre” (e una nave con mille migranti è in arrivo a Catania, ndr).

Per ora l’attivismo del leader leghista non sembra aver creato significative spaccature nel governo e il primo vertice tenuto ieri sera a Palazzo Chigi sembra aver confermato la linea: tutti insieme con Giuseppe Conte si sono messi a lavorare alla nuova Italia “cattivista” i vicepremier Salvini e Di Maio, i ministri Toninelli e Trenta, i capi dei Servizi e quello di Stato maggiore.

D’altra parte l’apertura spagnola, spiegano dalla Farnesina, “ha comunque reso lo strappo italiano un successo: il nuovo governo di Madrid ha aperto uno spazio politico di solidarietà in Europa che prima non c’era. Ora vanno ridiscusse le regole Ue sul fenomeno migratorio”. Non vogliamo soldi per gestire gli arrivi, è la tesi del governo, ma solidarietà subito (“anche altri Paesi aprano i porti”, chiede Toninelli a sera) e modifiche di fondo: il grande azzardo – da avviare al Consiglio europeo di fine giugno – è la riforma del Regolamento di Dublino per eliminare il “principio del primo approdo” (il richiedente asilo resta nel Paese in cui arriva) e rendere più cogente il meccanismo dei ricollocamenti negli altri Paesi (finora sulla carta).

“Dublino”, però, è lontano futuro, mentre l’affaire Aquarius e la guerra fredda con le Ong costringe tutto il governo a darsi una mossa per ottenere solidarietà europea: il premier dovrà mettere la questione sul tavolo degli incontri con Emmanuel Macron (venerdì) e Angela Merkel (lunedì). Salvini, al solito, è già avanti: “Il nostro obiettivo è presidiare le frontiere esterne: domani (oggi, ndr) al mio collega tedesco chiederò come e in che tempi vogliono aiutarci”.

D’altra parte potenziare la malmessa Guardia costiera libica costa tempo e soldi e la missione Ue “Eunavfor Med” contro gli scafisti langue: cambiarne le regole d’ingaggio e potenziarla è più semplice rispetto alla modifica di Dublino. Sul lungo periodo, poi, c’è il pressing che il governo ha già avviato con la Nato (ieri la ministra Trenta ha incontrato il segretario Stoltemberg) perché sposti parte della sua attenzione dai Balcani al Sud del Mediterraneo. Ma Salvini, se ha qualche interesse nel medio periodo, ha bisogno di vincere la guerra mediatica ora: la lunga estate calda nel Mediterraneo è appena iniziata.

Movimento quante stelle?

Non si possono trasformare le elezioni amministrative, anche se riguardavano 6 milioni di elettori, in un test nazionale sul governo giallo-verde. Perché il governo Conte è appena nato. Perché l’alleanza “Frankenstein” 5Stelle-Lega che lo sostiene non si è riprodotta in nessuna delle città al voto. E perché a livello locale, salvo quando imbroccano la congiunzione astrale fra un disastro di giunte precedenti e un candidato popolare e spendibile (Raggi a Roma, Appendino a Torino, Nogarin a Livorno), i pentastellati nelle città soffrono sempre, complice la pletora di liste civetta con dentro tutti e il contrario di tutti che fa massa con i vecchi partiti. Però anche le Comunali di domenica segnalano lo stato di salute delle forze politiche. E quello dei 5Stelle è pessimo. Perdono terreno quasi dappertutto sulle Politiche del 4 marzo e anche sulle precedenti Comunali. Nei capoluoghi, conquistano il ballottaggio solo a Terni, Avellino e Ragusa. E in grandi centri come Imola, Pomezia e Acireale. Invece spariscono nei due municipi romani tornati alle urne, che riscoprono il vecchio bipolarismo sinistra-destra e ammainano la bandiera della Raggi, punita (soprattutto dalle astensioni) per la prima volta dopo due anni. A Siena e a Vicenza, a causa delle solite beghe di pollaio nei (o fra i) Meetup, perdono la partita senza neppure averla giocata: per abbandono.

Nascondere la testa nella sabbia come gli struzzi e fingere che non sia successo nulla, o millantare vittorie inesistenti, sarebbe ridicolo. Anche perché già alle Amministrative del 2017 i 5Stelle erano andati malissimo, in controtendenza col trionfo del 4 marzo 2018. Che però rischia di diventare come quello di Renzi alle Europee del 2014: un fatto unico e irripetibile. È il momento per i “grillini” di mettersi attorno a un tavolo e far ripartire il Movimento dal basso con una gestione collegiale, ben distinta dagli impegni di governo. Ma anche di mettersi davanti a uno specchio per confrontarsi con ciò che erano 9 anni fa quando nacquero, 5 anni fa quando irruppero in Parlamento, 2 anni fa quando espugnarono grandi città. Sono maturati, certo: soltanto un anno fa, alla parola “alleanze”, mettevano mano alla fondina e, a ogni parola di Grillo, scattavano sull’attenti. Oggi sono al governo, alleati di un partito rivale e diversissimo (la Lega) e con un premier indicato da loro. Le parole di Grillo sono “opinioni personali”, almeno quando non investono le regole interne. Davide Casaleggio, checché se ne dica, è molto più distante di Gianroberto.

C’è un capo politico con pieni poteri, Di Maio, che cumula pure i ruoli di vicepremier e ministro del Lavoro, dello Sviluppo e (si spera ancora per molto) delle Tlc. Altri esponenti del Movimento, o tecnici di area, occupano cariche decisive: dalla presidenza della Camera (Fico) a ministeri come la Giustizia (Bonafede), la Difesa (Trenta), i Rapporti col Parlamento (Fraccaro), le Infrastrutture e Trasporti (Toninelli), l’Ambiente (Costa), i Beni culturali e Turismo (Bonisoli), la Salute (Giulia Grillo), oltre ad aver indicato agli Esteri l’indipendente Moavero. Sulla carta, a parte gli Interni finiti a Salvini e l’Economia all’indipendente Tria indicato dalla Lega, sono tutti i ministeri più importanti. Quelli che, se funzionassero nel verso giusto, potrebbero cambiare un bel po’ di cose nel senso da sempre auspicato dal M5S. Basterebbe realizzare il contratto di governo nelle sue parti positive, che in gran parte coincidono con riforme a costo zero e a vantaggio mille. Ma proprio qui casca l’asino: l’alleanza con la Lega, neppure immaginata in campagna elettorale né dopo le elezioni quando si sperava in un’intesa col Pd, rischia di spegnere le stelle più brillanti del Movimento. Salvini, sebbene più distante da certe lobby del Pd e di FI, è un mezzo Gattopardo che usa elementi di novità, soprattutto mediatici, per mascherare il riciclaggio di vecchie pratiche e vecchie pantegane (l’alleato-oppositore B., ma non solo). Se ne accorgeranno Di Maio, Toninelli, Bonafede, la Grillo, Fico e Fraccaro se proveranno a toccare i tabù del conflitto d’interessi, delle grandi opere, della prescrizione, della corruzione, dell’evasione, dei potentati sanitario-farmaceutici, dei vitalizi e degli altri privilegi di casta. Il che spiega l’estrema prudenza con cui si muovono i ministri 5Stelle, ben lontani dalla spavalda bullaggine dell’alleato-concorrente Salvini. Questi sa benissimo di poterli sfidare ogni giorno senza rischiare di rompere l’alleanza, perché la caduta del governo danneggerebbe soltanto i grillini, costretti a giocare su un solo tavolo, mentre lui ne ha sempre un secondo di riserva: le elezioni anticipate che lo porterebbero non più al Viminale, ma a Palazzo Chigi. Gli elettori leghisti non vanno per il sottile e digeriscono tutto, anche un eventuale ribaltone dai 5Stelle a B.: il capo ha sempre ragione. Gli elettori M5S sono più esigenti: abituati a discutere (anche troppo) su tutto, non hanno un capo assoluto, vogliono contare e mal tollerano le incoerenze. Finora molti di loro han digerito il contratto con la Lega solo perché l’Aventino del Pd l’ha reso inevitabile. Ma altri – quelli di sinistra – se ne sono andati o sono rimasti a casa. E chi si fida non dà deleghe in bianco. Perciò Di Maio&C. devono tenersi pronti a ogni evenienza: accelerando sui loro punti programmatici come fa Salvini sui suoi; e preparandosi a rompere se si rendessero conto che Salvini li usa per farsi qualche altro mese di campagna elettorale. Prima che sia troppo tardi. È vero, come dice Confucio, che non importa il colore del gatto, purché prenda i topi. Ma poi qualche topo bisogna acchiapparlo. Altrimenti è meglio cercarsi un altro gatto.

I venditori di Porta Portese

“Ogni mattina per guadagnarmi il pane, vado al mercato dove si vendono bugie. E, pieno di speranza, mi faccio largo tra i venditori”. La frase di Brecht mi risuona mentre cammino per Porta Portese con mia madre. La domenica mattina per lei è un appuntamento irrinunciabile, da sempre, da quando la conosco. Sono stordita dalle voci dei venditori: “Non ve lo do a 30, non ve lo do a 20, ve lo do a 10, ma che dico, mi voglio rovinare ve lo do a 5! Tre pezzi al prezzo di uno, ci metto anche la moca caffettiera. Mi voglio rovinare!”. Vedo Silvan che contratta un tamburo nepalese. “No, troppo caro”. “Allora le aggiungo un paio di maracas sór Silvan, fanno colore”. “Grazie mille, Sim Sala Bim”. Mentre osservo il venditore che urla mi chiedo, perché questo signore annuncia pubblicamente con una certa soddisfazione che si vuole rovinare? A me sembra che si sia già rovinato nella vita, visto che è qui dall’alba a vendere padelle. Alla rovina non c’è limite, come il vizio del gioco, se ti prende la smania autodistruttiva non ti ferma nessuno. Tu sei cosciente che ti stai rovinando, ma hai una voce dentro di te che ti ordina di andare avanti fino al baratro finale. Allora mi avvicino timidamente al banco: “Scusi signore, visto che lei ci tiene tanto a rovinarsi, a me servirebbero, tre pentole, una padella e 7 piatti. A quanto me li darebbe?”. “Non glieli do a 30, non glieli do a 20, ma a 10 è tutta roba sua! Incarto? Mi voglio rovinare”. “Ho capito signore, ma visto che lei si vuole rovinare, perché non me li regala? Dà via la sua merce gratis e se ne torna a casa senza soldi, bello contento e rovinato”. “Eh, già. E allora io come mangio signorì ? Ora però mi scusi, c’ho gente, devo lavorare. Non ve lo do a 30, non ve lo do a 20. Anzi, ho cambiato idea, ve lo do a 30! Io c’ho famiglia, non mi posso mica rovinare”.

 

Bilancia, in ufficio è tempo di rivalse

ARIETE – Cronaca di un amore by Raduan Nassar (Sur): “Mi affidavo interamente alle sue mani perché fosse completo l’uso che lei faceva del mio corpo”. La notte di passione degenererà, però, in litigio mattutino, facendovi ingollare un bel Bicchiere di rabbia.

TORO – Paola e Daniela Faccioli raccontano un rito della pasticceria Cova (Assouline): “L’aperitivo, promessa di una serata speciale. L’incantesimo dura un battito d’ali. In compenso, si ripete tutte le sere”. Meglio, per te, se con un accompagnatore diverso.

GEMELLI – Nel Piccolo libro dell’ikigai (Einaudi), Ken Mogi svela il segreto della felicità: “Essere nel flusso, realizzare il qui e ora: i bambini conoscono bene il valore dello stare nel presente”. Abbi cura del fanciullino interiore, e in famiglia tutto si aggiusterà.

CANCRO – Lo spericolato alpinista Alexander Huber scrive che La paura è “la tua migliore amica… è importante avere un avversario che ci fa paura” (Corbaccio). Perciò, rallegrati; il collega molesto serve solo a indicarti la strada del successo: in salita.

LEONE – Anche quest’estate non poteva mancare una trilogia porno-soft: la firma Meghan March e il primo capitolo si intitola King (Sem). “Il potere è un afrodisiaco. Tu puoi temermi e insieme desiderarmi. Intensificherà ogni esperienza”: applica il teorema al tuo suddito ribelle.

VERGINE – “La coscienza è l’ultimo scherzo crudele fatto all’umanità”, dice lo svalvolato Demon di Jason Shiga (Coconino). Puoi credergli o meno, ma un po’ di incoscienza ti farebbe bene al momento, soprattutto per archiviare una storiaccia di corna e flirt telefonici.

BILANCIA – Alberto Crespi spiega la Storia d’Italia in 15 film (Laterza), tra cui uno con Ninetto Davoli: “Effettivamente, avemo perso ’na battaglia… Ah, ma so’ ancora le tre? Allora c’avemo tutto er tempo necessario pe’ vincerne n’artra”. In ufficio è tempo di rivalse e promozioni.

SCORPIONE – “La verità è che l’ho lasciato andare… Forse era già andato”: Le cose che portiamo sono un inutile fardello, dai retta a Tim O’Brien (DeA Planeta). Molla l’osso – non sei un cane – e lascia andare quella relazione sfibrante e ormai del tutto sfibrata.

SAGITTARIO – Sostiene La mia amica Colette: “Il mio pappagallino è diventato troppo grande per stare in casa. Però è perfetto per volare in giro”. L’uccellino è come il partner: stufo della gabbia e desideroso di viaggiare. Accontentalo prima che scappi con Isabelle Arsenault (Mondadori).

CAPRICORNO – Per sbollire la rabbia post-ufficio, datti alla cucina creativa con Carmela Cipriani e le sue Pappe favolose! (Sperling & Kupfer): “Il Pizza Mondo è un mondo cordiale, normale, ma ovale. Ci son pizze pizzose e pizze mostruose”. Queste regalale alla vicina di casa.

ACQUARIO – Studiando I diritti dei più fragili (Rizzoli), Paolo Cendon cita Confucio: “Non è grave se gli uomini non ti conoscono. È grave se tu non li conosci”. Rimedia alla tua ignoranza sul luogo di lavoro, o sarai presto scippato di un incarico importante.

PESCI – Beata solitudine, canta Vittorino Andreoli (Piemme): “La cella non è il Paradiso, ma il luogo più adatto per poterlo raggiungere e sognare di esserci già”. Non è necessario che tu ti chiuda in convento, però ritagliati almeno un’ora al giorno di disconnessione dai social.