Uno degli incontri più famosi tra la musica e la pittura è rappresentato dalla suite per pianoforte Quadri da una esposizione di Modest Petrovic Musorgskij, che il compositore russo scrisse nel 1874 ispirandosi ai disegni e agli acquerelli dell’architetto Viktor Aleksandrovic Hartmann. Nella mostra “Voci su tela-In My Secret Life”, aperta fino al 2 settembre al Palazzo Cavour di Torino, sono invece i musicisti e le musiciste, i cantanti pop e rock, i jazzisti e i cantautori, a darsi all’arte, facendo proprio il titolo e il senso di un celeberrimo quadro di Francis Picabia del 1915: Music is like painting, per l’appunto.
Nelle sale del palazzo subalpino in cui nacque e morì il conte Camillo Benso di Cavour, il Tessitore dell’Unità d’Italia, sono esposti i lavori di star internazionali come Leonard Cohen, Elvis Costello, Miles Davis, Bob Dylan, Jimi Hendrix, Grace Slick, Patti Smith, Ron Wood, Frank Zappa, così come, sul coté nazionale, quelli di Edoardo Bennato e di Paolo Conte, di Andy e di Teresa De Sio, Tiziano Ferro, Nada, Laura Pausini, Piero Pelù, Patty Pravo, Francesco Renga, Roberto Vecchioni, Renato Zero, Zibba e di moltissimi altri. Si tratta di una collezione unica nel suo genere, con oltre 150 opere, tra dipinti, disegni, bozzetti e schizzi, che il giornalista e critico musicale Massimo Cotto ha raccolto a partire dal 1992, dopo un soggiorno negli Stati Uniti e l’incontro con Leonard Cohen, che gli regalò alcuni disegni. Accanto alle tele dei protagonisti della scena musicale, poi, Cotto ha voluto fare esporre opere di personaggi del teatro, della televisione, della letteratura: da Dario Fo a Giorgio Faletti (notevoli i suoi lavori), da Vincenzo Mollica a Hugo Pratt (presente con lo splendido Tango).
La mostra torinese dimostra benissimo quanto si proponeva Picabia, che voleva esprimere nell’arte l’armonia musicale, i movimenti della danza. Quasi tutti i quadri e i disegni esposti a Palazzo Cavour sono più che dignitosi, con punte di eccellenza: dalle opere di Bennato, dedicate ai migranti, alle donne stilizzate di Miles Davis, alle figure nostalgiche di Conte, fino al segno di Leonard Cohen e alla pop art di Andy. “Molto spesso”, ha spiegato Cotto, “c’è un’attrazione fatale fra chi fa musica e chi dipinge: chi sa tenere in mano uno strumento e un microfono sa, in genere, usare anche pennelli e matite”. Una parte del ricavato dai biglietti dell’esposizione, rammentano gli organizzatori, sarà devoluto in beneficenza alla onlus Associazione Casa Oz.