Un grido forte contro i clan: il Papa ha scelto di celebrare il Corpus Domini a Ostia, il litorale romano dei clan e delle violenze, degli arresti e delle minacce, delle inchieste per le collusioni con la mafia, piagato dalle mafie. Francesco ha chiesto abbattere “i muri dell’indifferenza e dell’omertà”, sradicare “le inferriate dei soprusi e delle prepotenze”, aprire “le vie della giustizia, del decoro e della legalità” e a “non rimanere zavorrati sulla spiaggia in attesa che qualcosa arrivi, ma a salpare liberi, coraggiosi e uniti”.
Berlino, polizia spara a un sospetto nel duomo
Panico nel Duomo di Berlino, dove un agente ha ferito con un colpo d’arma da fuoco un “esagitato” armato di coltello, colpendolo alla gamba, tra il terrore di un centinaio di fedeli. Anche un agente è rimasto ferito ed è stato trasportato in ospedale. Per più di due ore si è pensato ad un nuovo attentato, ma le autorità hanno poi escluso motivazioni terroristiche. Secondo testimoni, l’uomo – un 53enne austriaco – appariva in stato confusionale. La zona è stata immediatamente isolata”.
Lega-5Stelle, ancora frizioni su vitalizi e sottosegretari
Davanti alle telecamere festeggiamenti e congratulazioni, dietro la scena invece una partita senza tante cortesie sulle poltrone che mancano. Nella settimana della fiducia all’esecutivo gialloverde (si vota domani al Senato e mercoledì alla Camera), Lega e M5S continuano a sfidarsi sui sottosegretari. I prossimi giorni saranno decisivi, ma finora non si registrano grandi passi avanti, soprattutto nella partita più delicata, la delega alle Telecomunicazioni. La ragione si sa: è la materia che riguarda le tv di Silvio Berlusconi. Che per Matteo Salvini è pur sempre l’alleato del 4 marzo (e delle prossime Amministrative) mentre per Luigi Di Maio è il simbolo di un’epoca da chiudere definitivamente.
Il leader del Movimento – è noto – vorrebbe tenere per sé anche la delega alle Tlc, dopo essersi ritagliato su misura il “superministero” che accorpa Lavoro e Sviluppo economico. La Lega sul punto non ha intenzione di cedere, anzi: ieri alcune agenzie di stampa – probabilmente informate dal Carroccio – hanno scritto che la sfida sulle Tlc era stata vinta definitivamente dai salviniani. Ai piani alti dei 5Stelle non risulta affatto: la questione è lontana dall’essere risolta.
La tensione tra i due partiti di governo non si limita ai sottosegretari: questa settimana è decisiva anche per il taglio dei vitalizi. Ieri Di Maio ha annunciato: “La delibera per l’abolizione è già pronta, ci ha lavorato Roberto Fico”. I leghisti in ufficio di presidenza però non hanno ancora nemmeno potuto vederla. I loro voti sono decisivi, ma cresce il malumore: volevano essere coinvolti nell’operazione vitalizi. Se non accadrà in questi giorni, sarà un altro problema politico.
Mediterraneo, oltre 50 morti in due naufragi
Torna l’inferno nel Mediterraneo. Il bel tempo e il mare calmo hanno riaperto la rotta degli scafisti con due tragedie in cui 9 migranti, tra cui sei bimbi, sono morti dopo che il motoscafo sul quale viaggiavano è affondato nel golfo di Antalya. Sono, invece, 46 le vittime del naufragio di un barcone ripescate al largo delle coste tunisine. Ma, appena due settimane fa, nell’Egeo almeno 7 migranti afghani, tra cui 3 bambini, hanno perso la vita mentre cercavano di raggiungere l’isola greca di Lesbo dalle costa turca di Ayvacik. Dall’inizio dell’anno, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), su 28.368 migranti e rifugiati giunti in Europa via mare, sono 636 i morti nel Mediterraneo. Dati sì in netto calo rispetto agli anni precedenti (60.518 nel 2017 e 193.333 nel 2016) ma che, tuttavia, dimostrano che da Mare Nostrum a Triton, da Triton all’attuale Themis (l’operazione Frontex di assistenza all’Italia nelle attività di controllo nel Mediterraneo che ha preso il via a febbraio) si è verificato un cambio di rotte percorse dai migranti.
I flussi dalla Libia sono diminuiti e la partenza dei barconi si è spostata su altre traiettorie: dal Marocco alla Spagna, dalla Turchia verso Grecia e Italia e dalla Tunisia, Algeria ed Egitto sempre verso l’Itala. Piccole imbarcazioni sbarcano direttamente sulle spiagge siciliane, da Messina ad Augusta, da Pozzallo a Catania. A riprova di come siano parzialmente cambiati i flussi, si è modificata anche la tavola delle nazionalità. I numeri del ministero dell’Interno, aggiornati al primo giugno, dicono che, a fronte di una diminuzione dell’85% degli arrivi dalla Libia, la Tunisia è balzata in vetta alla classifica dei Paesi d’origine dei migranti sbarcati in Italia nei primi mesi del 2018: 2.789 (quasi tutti concentrati a Lampedusa) secondo il cruscotto giornaliero del Viminale, davanti a eritrei (2.227) e nigeriani (958). Ci sono anche 478 pakistani che volano fino a Istanbul per imbarcarsi verso la Grecia.
“Insomma, se l’obiettivo era fermare il flusso dei migranti dalla Libia, il Minniti Compact (il sistema attuato dall’ex ministro dell’Interno a partire dall’estate 2017) ha funzionato benissimo. Peccato che il problema sia stato solo nascosto. La Libia è una polveriera. Migliaia di persone allo stremo sono detenute nelle carceri e le milizie continuano a gestire i traffici degli esseri umani”, spiega Nicola Stella coordinatore di Sos Mediterranee.
Intanto la scorsa settimana, il premier francese Macron ha convocato una conferenza internazionale sulla Libia a Parigi per assumere il ruolo di arbitro in uno dei conflitti più complessi della storia recente, quello cominciato con la caduta di Muammar Gheddafi nel 2011.
Tutta colpa del popolo bue
Il voto accade come l’amore, qualcosa di irragionevole, la sinistra che non si arrende, perciò, guarda i film di Sorrentino, pensa al voto che accade (forse come l’amore?) e sogna nuove barricate da esistenzialisti, un nuovo ’68, una rivoluzione da rimirare sulla terrazza del proprio attico. Alcuni intellettuali di sinistra dunque ragionano sopra le “non ragioni” del voto, molto pacatamente. Alberto Ibba, direttore generale di NN Editore: “La cosa che mi fa più imbestialire è che tra quattro anni (o anche prima) tutti i dementi che hanno votato sto branco di cialtroni, correranno a votare Pd (o Pdd, o Pcd, o Ddd o quel che sarà); che tanto l’importante è votare l’ultimo che le spara più grosse. Io non ho pietà verso gli adulti”. Filippo Nicosia, scrittore: “Più che la sinistra, mi sembra sia scomparso il cittadino in grado di capire la differenza tra Monica Cirinnà e Lorenzo Fontana”.
Congrua ritrattazione infine, sempre Alberto Ibba: “Sul demente ho chiesto scusa, ed era rivolto a chi vota seguendo l’onda. Non certo al convinto sostenitore di questo governo. Verso il quale mi pongo senza indugio come accanito oppositore”.
Enrico Iachello, storico e cattedratico: “Le facce di culo non mi sono mai piaciute (l’hastag è #iostoconrenzi, nda)”.
Qualcuno fa notare la piccola trave conficcata nell’occhio.
David Frati, giornalista e scrittore: “Da uomo di sinistra, un consiglio a tutti i compagni. Insultare e disprezzare le persone è legittimo, ci mancherebbe. Se vuoi seguire una rotta ‘ostinata e contraria’, se te ne freghi di essere sempre in minoranza. Allora ok. Ma se insulti le persone per convincerle a cambiare idea, non è per nulla la strada giusta. Ma che, rifate l’errore che avete fatto con chi votava Berlusconi? Se insulti un elettore, non ti vota. Se insulti chi ha votato diversamente da te, voterà sempre diversamente da te. Non devi passare il tempo a (di)mostrargli che è un imbecille, devi passarlo a elaborare una proposta politica convincente o – se sei un semplice cittadino – a lottare per idee valide. Pensa al tuo progetto, non a quello degli altri. Il vostro approccio radical chic porta dritto all’estinzione, non so se ve ne siete accorti”.
E tuttavia rimane un punto fermo, il voto accade come l’amore, senza ragioni.
Difatti, Vincenzo Ciampi, scrittore: “Lasciateli lavorare. Vediamo cosa sanno fare. Aspettiamo prima di giudicare. Non saranno peggio degli altri. Volete identificare un coglione? Aspettate che pronunci una di queste frasi”.
Eppure il popolo bue tanto è. Così secondo il giornalista Paolo Soraci: “È sacrosanto insultare 17 milioni di idioti. Ricordo a tutti che Hitler andò al potere vincendo le elezioni. Ricordo a tutti che piazza Venezia era strapiena di imbecilli convinti che Mussolini fosse l’uomo del destino: era forse ingiusto censurare gli otto milioni di portatori di baionette osannanti il Duce? Chiamiamo le cose come stanno. La sinistra e la finta sinistra e la ex sinistra si prendano tutte le responsabilità che gli spettano. Ma resta il fatto che votare 5 stelle è da pirla e votare lega è da fascisti e razzisti”.
Gli elettori al limite sono cretini, tout court. Lo dice con certezza Debora Trevisi, bolognese, laurea in Giurisprudenza all’Alma Mater, commento riferito a un post intitolato “Il cretino di sinistra”: “I cretini votano 5stelle. Uno davvero di sinistra mai. Il cretino di sinistra è un qualunquista”.
C’è anche una coscienza critica, diversa e rara come un quadrifoglio. Antonio Di Grado, uno dei massimi studiosi di Sciascia, saggista, ha provato a esprimere un’obiezione onesta, preoccupata, il risultato è questo: “Chi me lo fa fare? A che pro scontrarmi con opinioni diverse al fondo delle quali, anche delle più diverse dalle mie, intravedo comunque una ragione, un fondamento? Tanto più se si parla di politica, ovvero di quell’universo orrendo popolato da ogni parte da miserevoli marionette, e che davvero non val la pena di scommetterci un giudizio, un ‘like’, un alterco. E infatti ho deciso di non parlarne più, di non immiserire me stesso né deteriorare i miei rapporti con gli altri per difendere o attaccare le comparse di quella detestabile sceneggiata”.
Migranti, lo strano asse tra la Merkel e Salvini
In Europa un po’ tutti cominciano a fare i conti con il governo gialloverde anche sui migranti e la linea è chiara: offrire una sponda, un po’ per togliere argomenti alla Lega di Matteo Salvini, un po’ per mascherare l’obiettivo di mantenere lo status quo. “Parte dell’insicurezza in Italia ha la sua origine proprio dal fatto che gli italiani, dopo il crollo della Libia, si sono sentiti lasciati soli, nel compito di accogliere così tanti migranti” dice la cancelliera tedesca Angela Merkel in un’intervista alla Frankfurter Allgemeine am Sonntag. E aggiunge: “La sicurezza delle frontiere, la politica di asilo comune e la lotta alle ragioni dell’esodo dei migranti sono la vera questione esistenziale per l’Europa”. Da notare che il riferimento è al controllo delle frontiere, non al ricollocamento dei richiedenti asilo che quelle frontiere, in modo più o meno legale, le hanno ormai attraversate. La Merkel con queste dichiarazioni forse vuole anche evitare attacchi dal fronte anti-migranti italiano nel momento in cui in Germania è esploso lo scandalo di oltre 1200 domande d’asilo accettate dal funzionario che guida un organismo del ministero dell’Interno in cambio di favori. Anche il governo e la Merkel stessa sono sotto accusa per l’inerzia dimostrata nell’emergenza migranti del 2017 nonostante, si scopre ora, la cancelliera fosse stata avvertita dei pericoli imminenti. Che il clima intorno all’Italia e alla questione migranti sia leggermente cambiato lo dimostra anche l’intervento del finanziere-filantropo George Soros al festival dell’Economia di Trento e sul Corriere della Sera. Soros, odiato da tutti i sovranisti anche per il suo sostegno alle Ong che soccorrono migranti in mare, ha riconosciuto che il successo della Lega si deve anche agli errori dell’Ue che hanno imposto all’Italia “un impatto fuori proporzioni dei migranti” per effetto della necessità di portare i migranti salvati nel Mediterraneo in un porto sicuro (l’Italia) e del regolamento di Dublino che lascia la gestione dell’accoglienza al primo Paese d’arrivo (l’Italia). Neppure Soros crede più alle promesse della Commissione europea di Jean Claude Juncker di ricollocare i migranti in Paesi diversi da Italia e Grecia – nessuno li vuole, soprattutto gli Stati dell’Est del gruppo di Visegrad – e suggerisce quindi che l’Ue debba “pagare gran parte di quanto serve per integrare e sostenere i migranti bloccati in Italia”. Soros non è certo bendisposto verso Salvini e la Lega. “Gli italiani hanno diritto di chiedere se sono finanziati dalla Russia di Vladimir Putin”, dice Soros. Salvini replica: “Vergogna invitare uno speculatore senza scrupoli”. Ma Soros indica almeno una linea di negoziato che l’Italia può seguire: chiedere soldi, cioè flessibilità sul deficit, invece che ricollocamenti di rifugiati, finora rimasti sulla carta. Al Consiglio europeo di fine giugno si discuterà di migranti, non è prevista alcuna decisione operativa.
Ma il nuovo ministro dell’Interno Salvini – che ieri ha un po’ sfumato i toni con un “la Sicilia non sia un campo profughi” e “non chiedo linea dura ma di buon senso” – ha bisogno di dimostrarsi attivo a livello europeo, anche se salterà il primo vertice causa voto di fiducia all’esecutivo: “Conte è un premier debole in Europa? Pensate che Renzi, Letta e Gentiloni abbiano fatto qualcosa per gli italiani?”. La partita decisiva è appena iniziata, con la presentazione della proposta della Commissione Ue del bilancio comunitario per gli anni 2021-2027. Tra le novità c’è il deciso aumento da 13 a 33 miliardi del budget per la difesa delle frontiere che in parte servirà ad assumere 10.000 guardie di confine. Poi ci sono penalità per i Paesi che si rifiutano di accogliere i rifugiati arrivati in Italia e Grecia. Il nuovo clima europeo rivelato dalle dichiarazioni della Merkel difficilmente produrrà una riapertura delle frontiere interne alla Ue e una riduzione dei migranti presenti in Italia, ma potrebbe concedere un po’ di potere negoziale al governo Salvimaio nelle trattative sul bilancio.
Delirio nel Vibonese: tiro al bersaglio contro il nero
Un uomo scende da una Panda bianca vecchio modello. Imbraccia un fucile, prende la mira e spara. Il bilancio è di un migrante morto e altri due feriti. La scena sembra quella della caccia al “nero”. Sacko Soumayla non era un ladro. Era solo un ragazzo di 29 anni del Mali, uno dei tanti “fantasmi” che dall’Africa era finito nella zona industriale di Gioia Tauro. Era regolare in Italia. Per aiutare gli altri braccianti stagionali si dava da fare con il sindacato Usb. Raccoglieva le arance nei campi per meno di 20 euro al giorno e dormiva a San Ferdinando, nella baraccopoli diventata la vergogna di un Paese che si definisce civile ma che non ha mai trovato una soluzione al ghetto a ridosso di uno dei porti più importanti del Mediterraneo.
Sacko una baracca già ce l’aveva. Stava aiutando altri due connazionali a costruirne un’altra con alcune lamiere d’alluminio trovate in un terreno abbondonato nella strada che collega Rosarno a Nicotera. Un terreno nelle campagne di San Calogero, in provincia di Vibo Valentia, trasformato in una discarica abusiva e sotto sequestro della magistratura che proprio lì ha trovato tonnellate di rifiuti tossici.
Nelle scorse settimane, altri migranti erano stati sorpresi a prendere quelle lamiere. Qualcuno li aveva minacciati. Ma Sacko non lo sapeva. Quei pezzi di alluminio non erano di nessuno. Probabilmente, sabato sera, non ha sentito nemmeno arrivare l’uomo con la Panda. Il pallettone del fucile lo ha raggiunto alla testa. Altri tre colpi sono stati esplosi contro i suoi due compagni che fortunatamente non hanno riportato ferite gravi. Appena è arrivato all’ospedale di Reggio Calabria, nel reparto di neurologia, Sacko è morto. Come un ladro beccato a rubare in casa e punito dalla vittima. Ma questa volta non c’era nessun ladro e nessun giustiziere. Piuttosto un macabro tiro al bersaglio. Anche se erano lontani, i due migranti scampati alla furia dell’assassino lo hanno visto in faccia e ai carabinieri (coordinati dal pm di Vibo Valentia Ciro Luca Lotoro) hanno fornito una descrizione dell’uomo oltre che i primi numeri della targa dell’auto con cui è scappato. Secondo il procuratore Bruno Giordano, c’è già una pista che potrebbe portare presto a fare luce sulla sparatoria nelle campagne di San Calogero. “Stiamo lavorando – è l’unico commento del procuratore Giordano -. Abbiamo già acquisito una serie di elementi che probabilmente saranno significativi. Non posso dire di più”. Un altro investigatore non si sbilancia sulla matrice razzista del gesto: “Se il colore della pelle avesse incentivato l’istinto omicida, ce lo dirà l’assassino quando lo arresteremo”.
“Stavamo raccogliendo delle lamiere quando si è fermata una vecchia Panda bianca ed è sceso un uomo con un fucile che ci ha sparato contro quattro volte”. Drane Maoiheri, maliano di 39 anni, era con Sacko. È ancora sconvolto: “L’ho conosciuto nel 2006 quando sono giunto in Italia. Lui era già qua nella tendopoli. Era bravo e ieri era venuto con noi per aiutarci”.
Il sindacato Usb si scaglia contro il neo ministro dell’Interno: “‘È finita la pacchia’, la dottrina di Matteo Salvini, fa la prima vittima – è scritto in una nota del sindacato – . Sacko Soumayla è stato ucciso da una delle fucilate sparate da sconosciuti da una sessantina di metri di distanza. Un tiro al bersaglio contro ‘lo straniero’ da rispedire nel paese d’origine”. “Non è stato un furto – si sfoga il sindacalista Peppe Marra – . Non si può parlare di legittima difesa. È un omicidio vero e proprio”.
Ma mi faccia il piacere
La ricetta. “Per salvare l’Italia dallo sfascio il contratto che serve è quello tra le opposizioni” (rag. Luciano Cerasa, Il Foglio, 28.5). Tipo il Patto del Nazareno che ha portato l’Italia allo sfascio.
Il contrappasso. “Il nuovo esecutivo. La Rai primo obiettivo: la nuova maggioranza vuole tutte le poltrone” (il Giornale, 2.6). E chi si credono di essere? Renzi e Berlusconi?
Corrispondenza di amorosi sensi. “Lo spergiuramento” (Alessandro Sallusti, il Giornale, 2.6). “Giurano gli spergiuri” (Francesco Merlo, la Repubblica, 2.6). Prove tecniche di Giornale Unico.
Stakanov. “Ma Mattarella non va in vacanza. Sarà garante contro le forzature” (La Stampa, 2.6). C’è sempre una prima volta.
Giro-vita. “Nel Pd l’idea del ‘fronte repubblicano’. Nardella apre alle ‘forze democratiche’ di ogni colore. Anche Renzi, in un video su Facebook, insiste: ‘Dobbiamo allargarci’” (Corriere della sera, 29.5). Dev’essersi pesato di nuovo.
Fake news. “Esattamente un anno fa scrivemmo che Lega e Cinquestelle avevano cominciato a parlarsi e che la prospettiva di larghe intese populiste non era da escludere. Dissero che eravamo visionari in malafede” (Mario Calabresi, la Repubblica, 2.6). No, caro, esattamente un anno fa Repubblica scrisse di un incontro segreto a Milano fra Salvini e Davide Casaleggio, che smentirono e sfidarono Repubblica a portare le prove o almeno a indicare il luogo, il giorno e l’ora dell’incontro. Ma invano.
Chi può e chi non può/1. “Migranti irregolari, riaprono i Cie: ‘Raddoppieremo le espulsioni’. Controlli straordinari e un centro in ogni regione per identificare e allontanare chi non ha diritto a rimanere. La svolta nella circolare firmata ieri dal ministro dell’Interno Minniti e dal capo della polizia Gabrielli” (Carlo Bonini, la Repubblica, 31.12.2016). “Ora (i 5Stelle, ndr) brindano con chi sul portone di Palazzo Chigi annuncia la prima missione: aumentare le espulsioni degli immigrati. Il giorno delle soluzioni facili e veloci è arrivato. Le reazioni sono deboli” (Mario Calabresi, la Repubblica, 2.6.2017). Quando le espulsioni degli irregolari le annuncia Minniti, è “la svolta”. Quando le annuncia il governo 5Stelle-Lega, è razzismo. Ma “le reazioni sono deboli”: chissà mai perché.
Chi può e chi non può/2. “Il fronte della Rai. Il monologo del leader grillino (la telefonata a Fabio Fazio a Che tempo che fa, ndr) e l’ira di Orfeo” (La Stampa, 29.5). Invece il monologo di Maurizio Martina subito dopo, quello andava bene.
Sua Altezza. “Il timore del Cavaliere: M5S significa decrescita” (il Giornale, 3.6). E lui, se decresce ancora un po’, sparisce.
E adesso, pover’uomo? “La vignetta della Frankfurter Allgemeine, con l’ape tricolore che si getta nel burrone mentre il conducente fa il gesto dell’ombrello, è talmente sottile che l’autore o l’ispiratore è probabilmente un italiano, o uno che l’Italia la conosce bene. Abbassiamo il pennacchio e riconosciamolo: quella vignetta rappresenta in modo feroce quel che rischiava di accadere con il governo grillo-leghista:… l’uscita dall’euro e l’arrivo della troika… Un suicidio, appunto” (Aldo Cazzullo, Corriere della sera, 31.5). Poi, purtroppo, il paventato governo del suicidio è nato. Ora si teme seriamente per la troika. E per Cazzullo.
Concorrenza sleale. “Il momento è drammatico con il popolo ingannato da Lega e Cinquestelle” (Walter Veltroni, ex segretario Pd, la Repubblica, 31.5). Nei tempi quando, a ingannare il popolo, era il Pd.
Canti Orfinici. “Sta nascendo un governo di estrema destra con il plauso di tutte le forze neofasciste d’Europa” (Matteo Orfini, presidente Pd, la Repubblica, 2.6). Ed è tutto merito del Pd!
Il titolo della settimana/1. “Attenti, stanno arrivando i robot immigrati” (La Verità, 31.5). Quei diavoli di clandestini si nascondono dappertutto.
Il titolo della settimana/2. “Lo spettro del voto affonda euro e Borse. Lo spread a 233 punti. Giù le banche, in 24 ore bruciati 12 miliardi” (La Stampa, 29.5). Ma non era lo spettro del governo populista? Sincronizzare le cazzate, please. “Non serve a niente attribuire la colpa dei crolli dei mercati al capo dello Stato” (Federico Fubini, Corriere della sera, 30.5). Invece ai populisti sì.
Il titolo della settimana/3. “Berlusconi: no ai populisti, o noi o loro” (Corriere della sera, 3.6). Loro.
La cura
L’orco del cinema finisce al cinema. De Palma farà un film su Weinstein
Da Dio (copyright Meryl Streep) a inchiostro, da produttore a soggetto: Harvey Weinstein diventerà lui il film. Dopo essersi fatto mezza – stiamo bassi – Hollywood, Hollywood si farà lui: la prigione (rischia 25 anni) può attendere, la pena del contrappasso passerà dal copione. Con una residua speranza per lo stesso Harvey Mani di Forbice: che dopo aver messo lo zampino in venti titoli nominati all’Oscar, da Pulp Fiction del 1994 a Lion del 2016, di cui cinque vittoriosi (Il paziente inglese, Shakespeare in Love, Chicago, Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re e Il discorso del re), possa ritrovare gloria presso quell’Academy che l’ha espulso con ignominia. Non più in carne, ossa, smoking e titoli di testa, s’intende, bensì quale corpo del reato e lupus – meglio, porco – in fabula. Film, pièce e serie in cantiere: Weinstein è la pietra dello scandalo, l’incipit dello script, e nessuno oggi sembra poterne fare a meno.
Buon ultimo, Brian De Palma: il cineasta di Carrie e Scarface sta scrivendo un horror su Harvey, fresco accusato – lui ha negato – di stupro e altri abusi sessuali a New York. Molte persone coinvolte nella sua agenda e tante storie al riguardo ascoltate per anni, De Palma oggi sostiene che “violare la fiducia e l’amore degli attori, per voracità o lussuria, è la cosa peggiore che un regista possa fare”. Però, e non è particolare da poco, “il mio personaggio non si chiamerà Harvey Weinstein”. Finalizzazione sul tavolo di un produttore francese, “sarà un horror – ha dichiarato a Le Parisien – con un aggressore sessuale ambientato nell’industria del cinema”.
Per punire (un altro dei suoi nickname) The Punisher lavora anche Brad Pitt, che già nel 1995 minacciò di uccidere Weinstein se avesse nuovamente molestato la sua fidanzata dell’epoca, Gwyneth Paltrow. Tramite la sua casa Plan B in sinergia con Annapurna, ha messo nel mirino uno Spotlight o, se preferite, un Tutti gli uomini del presidente sul caso: focus giornalistico, come hanno lavorato le reporter Jodi Kantor e Megan Twohey (e l’editor Rebecca Corbett), un team tutto femminile del New York Times, per confezionare l’inchiesta che ha schiantato Hollywood? Dalla loro già un Pulitzer, ora potrebbe seguire l’Oscar.
Lo spettacolo teatrale ha firma altrettanto illustre: David Mamet. Titolo provvisorio Bitter Wheat, il drammaturgo ha trattato il sexual harrassament nella pièce Oleanna (1992), ma stavolta l’urgenza è familiare: “Ho tante figlie e un figlio piccolo. Ogni società deve fare i conti con l’ingovernabile sessualità e ci prova in tanti modi, ma nessuno sembra funzionare davvero bene”.
Nell’attesa che Asia Argento e Rose McGowan licenzino il memoir a quattro mani, e dunque il più che probabile adattamento, Weinstein avrà pure trattamento seriale: lo showrunner delle antologiche American Horror Story e American Crime Story, Ryan Murphy, dedicherà il prossimo Consent, presumibilmente targato Netflix, ai molestatori sessuali, quali – rumors – Weinstein e Kevin Spacey.