I giudizi sui capi dello Stato ci sono sempre stati
Salvini vuole fare la marcia su Roma? Pensavo che la stirpe mussoliniana fosse finita. Forse mi sono sbagliato. Altri presidenti della Repubblica hanno ricusato dei ministri come nel caso di Gratteri procuratore di Catanzaro al ministero della Giustizia.
A quell’epoca, a mia memoria, nessun direttore di giornale insultò il presidente della Repubblica.
Nicola Nicodemo
Caro Nicola, come sempre alle marce su Roma subentrano le retromarce. Se controlla le annate del Fatto, troverà mie critiche a Napolitano anche sul caso Gratteri: non insulti. E se consulta gli archivi dei giornali, troverà critiche di molti giornalisti a tutti i presidenti della Repubblica di questi 72 anni.
M.Trav.
Il Quirinale ha fatto un errore ma l’impeachment è sciocco
Per la prima volta non sono d’accordo con Marco Travaglio. Definire Mattarella re è una gratuita sciocchezza. Mattarella ha solo chiesto a Salvini e Di Maio di nominare ministro Giorgetti al posto di Savona. Perché non hanno accettato?
Lo devono spiegare agli elettori! Perché impuntarsi su Savona? Ma Travaglio ha letto non la dichiarazione fatta appositamente da Savona, ma i suoi scritti sull’euro e sull’Europa?
Travaglio lo sa che i mercati finanziano i nostri titoli di Stato e che l’Italia è nelle loro mani? Purtroppo Di Maio e i Cinque Stelle non sono quello che gli elettori pensavano e speravano. Chiedere l’impeachment per Mattarella è di una gravità assoluta, credo che nessun elettore dei Cinque Stelle lo avrebbe mai potuto immaginare.
Romano Lenzi
Caro Romano, nessuna sciocchezza: i migliori costituzionalisti (Onida, Carlassare, Villone) confermano che il presidente ha sconfinato dai suoi poteri. Quanto all’impeachment ho subito scritto che era una sciocchezza.
M.Trav.
Dando spazio a chi minaccia si alimentano le polemiche
Nei giorni scorsi si sono manifestate come al solito, sui social network, le solite minacce di morte contro chi si rende responsabile di scelte poco condivise.
Non condivido la scelta del Presidente, ma allo stesso modo ritengo chi si rende responsabile di tali affermazioni un cretino. Ma i giornali che danno spazio a questi cretini non gettano benzina sul fuoco?
Francesco Iovino
Con tutto quello che succede ci rivorrebbe Crozza in tv
Peccato che il programma satirico di Maurizio Crozza sia finito proprio sul più bello, quando c’era materiale per sganasciarsi dalle risate.
Siamo arrivati all’apoteosi del ridicolo con un presidente del Consiglio incaricato che ha preparato la lista dei suoi ministri che rimane bloccato perché (forse…) i capi di una maggioranza messa in piedi tra avversari politici potrebbero aver trovato una soluzione al “caso Savona”.
E così abbiamo un Presidente dimissionario (Paolo Gentiloni) che non può far più niente.
Abbiamo anche un Presidente incaricato (Carlo Cottarelli) che non può ancora far niente.
Ma pure un Presidente fantasma (Giuseppe Conte) che non sa cosa fare…
Date spazio a Crozza su una rete qualunque, ascolti boom garantiti!
Cristiano Urbani
DIRITTO DI REPLICA
In merito all’articolo “Il lettino dello psicanalista è una tribuna elettorale”, pubblicato sul Fatto Quotidiano di ieri, fornisco alcune precisazioni. Nel finale si accenna al gruppo internazionale di discussione di psicoanalisti junghiani. Un collega ha proposto non di attribuire un rating della maturità mentale degli italiani (avrebbe solo il senso di una battuta razzista), ma di “analyze and rate, in terms of credibility, political narratives”.
Cioè di provar a compilare un rating sulla credibilità di discorsi politici ufficiali: per esempio di programmi di governo, ovviamente di qualunque nazionalità.
Una seconda precisazione riguarda l’anticipazione in prima pagina dell’intervista. “La crisi terrorizza i malati psichiatrici: non parlano d’altro”. Abbiamo parlato dei pazienti che conosco attraverso l’analisi. Non solo nessuno di loro ha mai ricevuto una diagnosi psichiatrica, ma si tratta in buona parte di persone le cui opinioni, per diversi motivi, hanno un peso nella formazione di convinzioni e “narrative” private o pubbliche. La frase sottintende che chi va in analisi sia un caso psichiatrico: una formula non solo fuorviante, ma che capovolge addirittura il senso del contenuto.
Dopo un secolo di diffusione dell’analisi e mezzo secolo di legge Basaglia, abbiamo la responsabilità di non favorire stereotipi: presupporre che chi va in analisi abbia problemi psichiatrici è simile a presupporre che l’immigrato sia un criminale. Tema di cui Il Fatto si è occupato. Nell’epoca delle terapie brevi e del boom degli psicofarmaci, che va in analisi potrà – sì – sembrare un po’ anomalo: ha conservato uno sguardo “lungo”, riflette anche su un futuro e un passato non immediati. È una persona che sceglie di dedicare una significativa fetta di tempo e denaro non a una nuova auto o a un viaggio “esotico”, ma alla riflessione, a un viaggio interiore: potrebbe rivelarsi un investimento non solo per il singolo, ma per la società.
Luigi Zoja