In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Matteo 28, 16-20).
In questa solennità viene offerto alla meditazione amorosa e riverente dei credenti il mistero fondamentale della vita cristiana, la santissima Trinità.
Qualcuno, forse, può immaginare che la Liturgia proponga testi di profonda dogmatica speculativa, di alta teoresi teologica, di particolari esegesi. Il brano del vangelo è la conclusione di quello di Matteo, che nel comando del Signore Risorto per la missione coincide con Marco (16,15-18) e Luca (24,44- 48). Questo breve racconto, di riassunto e d’addio, ci offre la dimensione della giusta relazione con quello che rimane il Mistero principale della rivelazione cristiana. Ci viene offerta subito la rassicurazione di cui ogni uomo e donna che viene in questo mondo desidera e brama: “Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.
Significa che conosce il nostro bisogno di prossimità, che non cerca santuari diversi dal cuore delle sue creature, che l’umanità di Gesù Cristo è la ragione perenne del suo amore per gli uomini tutti, di tutti i tempi.
I discepoli, tutti undici, rispondono alla sollecitazione di Gesù Risorto che espressamente li invita ad incontrarlo in Galilea, dov’era iniziata la loro avventura col Maestro di Nazareth. Ma vi arrivano portando, nel cuore e nel volto, la loro sofferta inaffidabilità. Quella tragica di Giuda, l’abbandono dei più, il tradimento di Pietro, la nostra poca fede: “Quando lo videro si prostrarono. Essi però dubitarono”!
Chi mai avrebbe avuto il coraggio di lasciare il futuro del proprio messaggio a gente che aveva una fede animata dal dubbio? Hanno un comune atteggiamento adorante e tutti ancora non sono disposti a mettersi decisamente alla sequela. La domanda che attraversa l’esperienza della loro odierna incertezza è martellante: che rapporto esiste tra Gesù di Nazareth e il Signore? Solo Gesù Risorto può colmare questa distanza, solo la sua divina pedagogia farà nascere nel cuore dei discepoli, senza rimproverarli ma coltivandoli teneramente, che la risurrezione di Cristo è il dono di Dio affidato a loro, alla Chiesa per la salvezza del mondo: “Si avvicinò e disse loro … andate e fate discepoli tutti i popoli…”.
Dunque, affida a questi tiepidi discepoli il gioioso compito di portare ovunque l’amore di Dio, la felicità promessa nell’osservanza della sua Parola, la certezza che il Risorto conduce ogni vita, debole e offesa, all’incontro con la vita di Dio, la vittoria sulla fragilità del male e della morte. Sono inviati presso tutti i popoli perché mediante il battesimo e praticando l’obbedienza della fede gli uomini diventino discepoli di Cristo “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.
*Arcivescovo di Camerino – San Severino Marche