Martedì mattina Alessandro Di Battista parte per il suo ormai famoso viaggio in America. Non se ne va con un sussurro, per così dire, i suoi ultimi giorni italiani sono fragorosi in particolare per la sua polemica col ruolo che il Quirinale ha deciso di giocare nella partita del governo gialloverde: “I veti del presidente sono inaccettabili”, dice a chiunque lo fermi.
E lo dice anche seduto sul palco della festa del Fatto al Fuori Orario, storico circolo Arci di Gattatico (Reggio Emilia), intervistato dal nostro Andrea Scanzi. La chiacchierata in una sala strapiena parte proprio da Paolo Savona, che il Colle non vorrebbe al Tesoro causa eccessivo euroscetticismo: “Io il professor Savona non lo conosco. Quello che mi sta a cuore è la democrazia. Se due forze politiche hanno un accordo di governo e un nome che ha le caratteristiche adatte, perché si deve dire no?”.
L’Europa, secondo Di Battista, è un falso problema: “Noi non intendiamo minimamente uscire dall’euro. Anzi, ve lo dico, secondo me un’Europa coesa è indispensabile per fronteggiare economicamente Cina, India, ma anche gli Stati Uniti. Solo che o l’Europa riparte dai diritti economici e sociali o è morta e non certo per Savona o quello che scrivo su Facebook”. Il governo gialloverde servirà all’Italia per avere “un po’ di sovranità” per aiutare questo processo: “Io non ho mai visto questo livello di critiche preventive. Ora pure il ministro degli Esteri del Lussemburgo chiede garanzie a Mattarella: ma il Lussemburgo è grande come metà della Garbatella, come ti permetti? La verità è che ci trattano come una terra di conquista”.
Anche sulla politica italiana le opinioni sono a volte sorprendenti: “È vero, io ho criticato molto la Lega in passato, anche se meno del Pd, ma mi volete dire qual era l’alternativa? Abbiamo provato a fare l’accordo col Pd e Renzi è andato in tv a fare il gradasso”. E comunque “la sinistra in questi anni ha massacrato i diritti economici e sociali degli italiani e si è dedicata solo ai diritti civili, che sono importanti ma non possono sostituire gli altri. Se io ragiono con queste categorie Salvini è più di sinistra del Pd” (questo, per completezza, è il passaggio che ha strappato più applausi nel circolo Arci di una regione rossa). “Meglio la Lega persino sulle riforme della giustizia che ha proposto Travaglio sul Fatto”, dice con un certo ottimismo.
Nessun imbarazzo neanche sulle politiche securitarie del contratto Lega-M5S: “Riportare un minimo di legalità e rispetto delle regole in Italia non è mica una brutta cosa: rimpatriare chi non ha diritto a stare qui non è xenofobia” (applausi), magari “un governo meno prono agli interessi di altri paesi potrà fare vere, concrete politiche di sviluppo nelle nazioni massacrate dal neocolonialismo”.
Un pensiero anche per Berlusconi, editore dei suoi libri: “Quelli di Rizzoli sono gli unici che mi hanno cercato e non mi hanno chiesto di cambiare una virgola, ma non è che questo mi ha impedito di andare sotto casa di Berlusconi a leggergli la sentenza su Dell’Utri”.
Le ultime parole di Dibba sono su Luigi Di Maio: “Finché è lui il capo politico del M5S i nostri principi e le nostre battaglie sono in buone mani”. (applausi, ma meno).