Renzi si costituisce parte civile e fa da avversario ai cittadini
Il prof. Conte ha sentito l’esigenza di proclamarsi nostro avvocato. Il già deposto capo del governo e segretario dimissionario del Pd Renzi non ha resistito, gli piace troppo fare il simpatico e ha detto: “E io mi costituisco parte civile!”.
Ecco bravo… qualcuno spieghi al pover’uomo che la parte civile è l’avversario processuale dell’assistito (che in questo caso sarebbero gli italiani), non dell’avvocato difensore (che è il professor Conte). Qualcuno dica inoltre a Renzi che esistono anche le cause civili, alle quali evidentemente alludeva il prof. Conte essendo lui docente di Diritto Privato. Ma il fatto che Renzi associ il termine “avvocato” al processo penale la dice lunga.
Insomma, senatore Renzi, compri una vocale, giri la ruota, lasci o raddoppi… ma per favore eviti le battute, che proprio non le riescono. Lasci fare al vecchio satiro che, come uomo di spettacolo, le è ancora superiore.
Elias Vacca
Il “Lei non sa chi sono io” rimane un tipico vezzo italico
La polemica sul curriculum bacato del candidato premier Giuseppe Conte, oltre che sorprendente e vagamente inquietante, fa riemergere un vezzo italico: il “lei non sa chi sono io.”
Mentre all’estero per due pagine copiate in una tesi di laurea si dimettono seduta stante ministri e presidenti, in Italia, da Oscar Giannino bilaureato inesistente, alla ministra Madia mai specializzata con dottorato fasullo nei Paesi Bassi, alla ministra Fedeli neppure diplomata, molti, per giustificare e dare sostanza alla loro posizione pubblica, si attribuiscono professionalità che non possiedono, o si atteggiano a persone che vorrebbero essere e non sono, e si attaccano al detto citato prima.
Il fatto è che il “lei non sa chi sono io”, per loro porta a una triste scoperta: non erano nessuno.
Enrico Costantini
Ecco la mia lista di richieste per il presidente del Consiglio
Caro presidente incaricato Conte, ho ascoltato le sue dichiarazioni e spero che presto diventi a tutti gli effetti presidente del Consiglio dei ministri, come recita la Costituzione e non accetti di essere chiamato premier, cancelliere o altro come spesso giornalisti neghittosi e politici spocchiosi fanno senza sapere bene cosa vogliano dire. Parlare in italiano agli italiani, magari in maniera comprensibile sarà una riforma a costo zero che porterà i propri frutti. Poi spero che saprà fare scelte, sempre a favore di questa nostra Italia e vorrei modestamente fare un elenco che credo anche altri connazionali condivideranno: il nostro Paese è soggetto a terremoti dunque bisogna cominciare a riqualificare, prima di un nuovo sisma, l’edilizia in molte parti d’Italia a cominciare da quella scolastica.
Costruire nuove carceri più umane e far rispettare le sentenze e la loro durata, perché è intollerabile che brigatisti neri, rossi e stragisti come i fratelli Savi offendano la memoria delle vittime che lo sono doppiamente non potendo i loro parenti avere la visibilità loro concessa sui media.
Il doloroso capitolo del lavoro, ovviamente, dovrebbe essere la priorità assoluta, come chiede la Carta costituzionale e dovrebbe essere un lavoro degno di questo nome e non un sotterfugio pagato in maniera decorosa e non una prestazione con nomi fantasiosi che nascondono, magari sotto il nome di cooperativa, qualcos’altro.
L’elenco sarebbe lungo perciò concludo che dovrebbe tener conto anche del parere dei cittadini sul voler più giustizia e sicurezza. Un po’ più ce lo chiede l’Italia e un po’ meno ce lo chiede l’Europa. Nei limiti del possibile, certamente.
Franco Novembrini
La passione civile mi ha salvata. Mi sento una cittadina
La mia è una passione civile. Prima ero una no global, oggi sono un’attivista dei cinquestelle. Questo ha dato alla mia vita di donna sola, inferma e vecchia, un senso e uno scopo.
Non importa se sono nessuno, non importa se non sono ricca, bella, giovane o potente. “Io sono un cittadino”, e lo dico con l’orgoglio e la fierezza di chi ama la politica della giustizia, della democrazia e della liberazione. Credere in una speranza di popolo e lottare per quella può fare di ognuno di noi una forza e una bellezza. Il M5S mi ha dato questo: un motivo per vivere.
Quando è morto mio marito cinque anni fa volevo morire. Molte volte nella mia vita ho rischiato la depressione e ho pensato che era meglio per me morire. Non è stata esattamente una bella vita, come tanti attorno a me non hanno una bella vita.
Ma chi vive oltre se stesso, chi lotta per qualcosa che riguarda tutti, ha un motivo in più per vivere, una fede civile collettiva dà alla sua vita un colore e una qualità che questa da sola non potrebbe avere.
Ma immagino che superare i propri personalismi e accedere a un sentire collettivo sia anch’esso un dono di cui si debba rendere grazie. Un dono che riabilita il concetto di politica e che innalza ognuno di noi come un potere che la politica non la subisce ma la crea.
Spero che il premier incaricato Giuseppe Conte riesca a comprendere quanta passione e quanto amore ci sono in tutto questo.
Viviana Vivarelli