“Noi ci guadagniamo anche solo con 2 euro, vi state facendo fregare”. L’industriale Xavier Niel aveva spiegato così ai francesi che la telefonia mobile d’Oltralpe era davvero troppo cara. Era il gennaio 2012 e la sua Iliad, dopo aver rivoluzionato il mercato dell’Adsl, entrava nella telefonia mobile. Quella frase torna d’attualità ora che l’azienda transalpina si appresta a sbarcare in Italia entro il 21 giugno. Con quali promesse? Abbattere i costi e rendere più trasparente il mercato. Inutile dire che i propositi di Iliad sono musica per le orecchie delle associazioni dei consumatori sul piede di guerra contro gli attuali operatori, Tim, Vodafone e Wind-Tre, per la fatturazione a 28 giorni e gli sconti vincolati a clausole e postille di ogni genere. Servirà però ancora qualche giorno per vedere poi effettivamente come Iliad declinerà le sue promesse: al momento, le offerte commerciali del futuro quarto operatore italiano sono ancora top secret.
Per avere un’idea del potenziale di aggressività di Iliad basti pensare che nel 2012, ad appena due mesi dall’ingresso sul mercato francese, le tariffe della telefonia mobile scesero dell’8% per arrivare a perdere l’11% sull’intero anno e il 27% nel 2013. Rispetto a sei anni fa, però, il mercato della telefonia si è sgonfiato perfino nell’ingessata Italia e i margini per abbattere i prezzi non sono più così ampi: secondo gli ultimi dati dell’Agcom, l’authority delle telecomunicazioni, tra il 2012 e il 2016 in Italia le tariffe sono già scese del 22%. Per Iliad, però, possono ancora essere ridotte, erodendo i margini degli operatori che, come accaduto in Francia, saranno poi probabilmente obbligati a tagliare spese e personale (cioè esuberi). “Se si considerano tutti gli extra-costi generati da contratti opachi, c’è spazio per ridurre i prezzi”, spiega al Fatto l’amministratore delegato di Iliad in Italia, Benedetto Levi.
Per questo, con un sito ad hoc, Iliad ha invitato gli utenti italiani a “cambiare il mondo della telefonia”, come in Francia dove le offerte Free (il suo marchio) sono ancora oggi a prezzi stracciati. A Parigi bastano appena due euro per avere due ore di conversazione, sms e mms senza limiti e 50 Giga di navigazione Internet. Ce ne vogliono invece 19,99 per un tutto compreso senza limiti voce e dati. Offerte così aggressive suonano come una dichiarazione di guerra per gli altri operatori che da anni in Italia si spartiscono un mercato da 16 miliardi. Nell’aria c’è un certo nervosismo, come testimonia il fatto che Vodafone si sia premurata di registrare in Italia il marchio Free, per sfilarlo al rivale. O ancora che Tim abbia deciso di lanciare l’operatore low cost Kena Mobile per “prevenire” le offerte a buon mercato di Iliad, il cui proprietario, a un certo punto, aveva anche fatto capolino nel capitale dell’ex monopolista presidiato a suo tempo dalla Vivendi di Vincent Bolloré. Dal canto suo, Iliad mantiene il massimo riserbo non solo sulle future offerte commerciali, ma anche sugli obiettivi della campagna d’Italia. Per ora il Gruppo ha svelato solo che punta a rientrare dei costi con una quota di mercato inferiore al 10%. Ma in Francia, ha riferito l’agenzia Afp, corre voce che il gruppo di Niel punti al 15% nel giro di un paio di anni e al 25% sul medio termine.
Intanto, si legge nel bilancio di Iliad, “nel quadro dello sviluppo del suo progetto italiano, il gruppo ha investito 314 milioni nel 2017 di cui 50 per l’acquisto delle frequenze da Wind/Tre e 220 versati allo Stato per il rinnovo delle frequenze 1800 MHz fino al 2029”. L’investimento, che ha fatto scattare oltre 150 assunzioni in Italia, è destinato a salire nella fase di start-up pesando sul gruppo che, in occasione della presentazione dei conti del primo trimestre 2018, ha subito una pesante batosta in Borsa (-18%) per via di una performance inferiore alle attese. Ma a Parigi l’impressione è che si tratti di un incidente di percorso che non frenerà il progetto di internazionalizzazione. Un piano che in Italia partirebbe dalla telefonia mobile per poi allargarsi a quella fissa e toccare infine i contenuti, segmento che Oltralpe Niel, assieme all’ex banchiere di Lazard, Matthieu Pigasse, presidia non solo con una consistente quota nel quotidiano Le Monde (attivo nel rivelare i guai del rivale Bollorè) e nel settimanale L’Obs, ma anche con il fondo d’investimento Mediawan.
“Oggi siamo concentrati sul lancio dei servizi di telefonia mobile per portare trasparenza in un mercato in cui i tre principali operatori si dividono la torta e non hanno interesse a smuovere lo status quo – conclude Levi –. Siamo interessati al 5G nell’ambito del nostro progetto di sviluppo. Nella seconda fase penseremo al fisso, ma al momento è prematuro parlare d’altro benché sia nel dna dell’azienda”.