Guga lo sfortunato ma vincente: 14 titoli Atp

Gustavo Kuerten Al Roland Garros ricordano ancora l’enorme cuore disegnato con la racchetta sulla terra parigina dopo il primo trionfo nel ’97 (ne sarebbero seguiti altri due). Riccioli d’oro e sorriso più forte delle avversità (ha perso in tenera età il padre, e poi anche il fratello), Guga è stato forse l’ultimo vero specialista di questa superficie: ha vinto tanto (3 Open di Francia e altri 14 titoli Atp), ma quasi solo sul rosso.

Nessuno ha mai vinto tanto quanto lui sul rosso

Guillermo Vilas Argentino, nessuno ha vinto come lui sulla terra rossa nell’era Open: 659 partite tra il 1970 e il 1989, un record assoluto. Suo era pure il primato di 53 successi consecutivi sulla stessa superficie, battuto poi da Nadal nel 2006. Il Poetino (come fu soprannominato in Italia per il suo tocco raffinato) è stato un grandissimo, ma ebbe un’unica sfortuna: nascere nell’epoca di Borg. Infatti vinse un solo Roland Garros.

Un divo del cinema sul campo da gioco

Nicola Pietrangeli Tunisino di nascita, campione d’Italia, re di Parigi. Chi ha avuto la fortuna di vederlo giocare si è goduto il suo tennis, almeno quanto lui si è goduto la vita: campione prima che atleta, col suo profilo da divo del cinema e un talento sopraffino ha vinto due Roland Garros e altrettanti Internazionali d’Italia negli anni 50. Ci sarà un motivo se il più bel campo al mondo sulla terra porta il suo nome, nel complesso del Foro Italico.

L’austriaco che scalzò Sampras dalla vetta

Thomas Muster Austriaco, campione del rosso in un decennio (gli anni 90) che ha sfornato fenomeni da veloce come Sampras. Lui, senza un briciolo del suo talento, riuscì a scalzarlo dalla vetta del ranking (per tre settimane). Ha vinto il Roland Garros nel ’95 e per due anni di fila a Roma: fu soprannominato “Il re della terra”. L’appellativo resta suo anche dopo l’avvento di Nadal, solo perché per lo spagnolo sarebbe riduttivo.

L’altro grande svedese, predestinato e miracolato

Mats Wilander Svedese come Borg, e anche più di lui nello stile, tutto pragmatismo, concentrazione e resistenza fisica. Sulla terra ha vinto il suo primo Roland Garros a soli 18 anni nel 1982, e altri due nell’85 e nell’87: un predestinato. E anche un miracolato: avrebbe dovuto essere a bordo del Pan Am 103, precipitato il 21 dicembre 1988 a causa di una bomba, si salvò per un ritardo. Ma dopo la tragedia scampata non fu più lo stesso sul campo.

Il lupo cecoslovacco allergico all’erba

Ivan Lendl Cecoslovacco, maggiore esponente della scuola esteuropea, è considerato il più forte tennista degli anni 80. Col suo diritto devastante ha vinto tre volte il Roland Garros, ma pure altrettanti Us Open e due Australian Open. Nel palmares manca soltanto Wimbledon, dove fu battuto in finale per due volte di fila. Anche questa allergia all’erba inglese contribuisce a far di lui uno dei grandi della terra.

Bello, prepotente, iconico e rivoluzionario

Björn BorgBello, prepotente, idolatrato da tifosi (e tifose: la stampa impazzì per la storia d’amore con Loredana Bertè, soffiata al rivale Panatta): Borg ha dominato questo sport negli anni 70. Ha introdotto standard fisici impensabili, imponendo il suo gioco da fondo anche sull’erba di Wimbledon. Ma ha preferito sempre la terra (sei successi a Parigi). Senza di lui, non ci sarebbe stato Nadal e tutto ciò che abbiamo visto dopo.

L’ultimo sigillo al Foro è aiutato dalla pioggia

Rafael Nadal Il più grande di sempre. Sulla terra ha vinto più di chiunque altro: 9 Roland Garros in 10 anni, 56 titoli fra cui 11 Masters di Montecarlo e 8 Internazionali d’Italia. Sembrava finito ma nel 2017 ha ricominciato a vincere: di nuovo a Parigi, poi il record di 50 set di fila sulla stessa superficie. E ieri ha trionfato ancora al Foro Italico battendo in finale il giovane Zverev, con l’aiuto della pioggia che lo ha salvato a un passo dalla sconfitta.

Facce di casta

 

Bocciati

Indigestioni fluviali
”Ministro Calenda alle prossime elezioni scendete sotto lo zero per cento”, ha scritto un follower sul profilo twitter di Carlo Calenda. E il ministro dello Sviluppo ancora in carica ha replicato così: “Forse Raffaele. Ma di sicuro sotto quella soglia scende prima l’Italia se governano questi dilettanti allo sbaraglio”. Ma è stato solo un sogno dunque quello in cui frotte di notabili democratici auspicavano di vedere al governo i due vincitori come chiesto dagli elettori perchè la democrazia va rispettata sempre e comunque? Se sulla riva del fiume l’insofferenza è già questa, questi popcorn devono essere veramente troppo salati.

5

Un falco è per sempre
“Da attenta analisi su #ContrattoGoverno Lega-M5s osserviamo che, dal punto di vista giuridico, clausole e intenti vagheggiati da documento, prima ancora che incostituzionali, sono privi di ogni consistenza, risolvendosi in “libro degli incubi”, tanto generico quanto inattuabile”. Non c’è che dire: Renato Brunetta e la sua persona (notevole la scelta del plurale maiestatis con la prima persona plurale ‘osserviamo’), che già sono in due e fanno numero, sono sempre pronti a lanciare il cuore oltre l’ostacolo.
Mentre Forza Italia decide che atteggiamento tenere nei confronti del governo e Berlusconi centellina preoccupazioni da statista per il destino dei risparmiatori italiani, a buttarsi nella mischia, pronto per il primo round di lotta nel fango, c’è sempre lui, l’ex capogruppo alla Camera, che nonostante ultimamente il Cavaliere l’abbia un po’ messo da parte in quanto rappresentante del vecchio corso, continua a volargli sulla spalla come un falchetto fedele. Un rapace non ti abbandona mai.

5

 

Promossi

Che il buon senso li perdoni
Come se non bastassero le buche a terra, Roma di questi tempi è martoriata anche sui muri. Dopo via Gregorio VII, questa volta è toccato a via Salaria: “L’aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo. #Stopaborto”: questa la scritta che campeggia sul manifesto antiabortista della nuova campagna di CitizenGo, la fondazione legata agli estremisti Prolife, ideata proprio in occasione del quarantennale della legge 194.
La campagna nascerebbe dal desiderio di sensibilizzare le persone sugli effetti collaterali della legge, e per giustificare l’evidente assenza di attinenza tra il femminicidio e l’aborto la CitizenGo si rifugia in parte dietro l’alibi dell’aborto selettivo, praticato spesso in India e in Cina e non al quartiere Salario di Roma. Il tentativo di creare un’ambiguità tra le madri a rischio di eventuali complicanze medico-sanitarie che possono essere loro fatali e i feti soppressi perchè femminili, è probabilmente la strategia fondante della campagna stessa. Ad alzare la cortina dell’ipocrisia, come è solito fare con tutto ciò che concerne i diritti civili, c’ha pensato Marco Cappato: “La legalizzazione dell’aborto continua a far calare il numero di aborti. Coloro che vogliono criminalizzare l’aborto sono i veri abortisti e i loro “manifesti choc” choccano solo il buonsenso”.

8

La settimana Incom

Bocciati

Puri epurati
Junot Diaz – il presidente del più prestigioso premio giornalistico al mondo, il Pulitzer – si è dimesso dopo le accuse di una scrittrice che ha raccontato di essere stata molestata da lui. Zinzi Clemmons, autrice afro-americana ha scritto su Twitter che sei anni fa – quando lei era ancora una studentessa – Junot Diaz tentò di baciarla con la forza. Da segnalare che il Pulitzer è appena stato assegnato al New Yorker per l’inchiesta sulle molestie a Hollywood…

Cesso di reality. Mentre è in atto la fuga degli sponsor del Grande Fratello 2018, bisogna registrare una nuova scivolata della trasmissione (speriamo involontaria). Durante la diretta streaming la regia ha mandato in onda le immagini riprese dalla telecamera del bagno mentre una concorrente era seduta sul wc e stava per tirare lo sciacquone. Il Grande Fratello si è poi scusato con i telespettatori e con la protagonista di questo brutto episodio. Ma comunque, no. Non si può. Davvero.

 

Promossi

Super salto
Il pallottoliere dei visitatori del Salone del Libro edizione numero 31 segna 144.386 ingressi, superando i dati dell’edizione 2017. La coppia formata dal presidente Massimo Bray e dal direttore Nicola Lagioia è stata confermata per la prossima edizione alla guida di Libronadia (si sanno già le date, dal 9 al 13 maggio 2019). Noi c’eravamo e davvero non si era mai vista tanta gente. Come ha detto Nicola Lagioia, riferendosi all’odissea della gestione tormentata da buchi di bilancio e guai gestionali, “si deve poter lavorare con più serenità”. Glielo auguriamo davvero.Ritornello
bianconero

La Juve ha vinto il settimo scudetto di fila (e, per sovramercato, pure la Coppa Italia). Complimenti. Resta però un dubbio: che gusto c’è per gli altri, se tutti gli anni vincono loro? Come ha notato Repubblica, Il calcio italiano ha un bisogno urgente di un riequilibrio di forze. “Nei ventitré campionati fra il 1969 e il 1991 lo scudetto è andato a undici squadre differenti, cinque non lo avevano mai vinto prima, sei non lo hanno più rivinto dopo. Dall’anno della prima partita criptata a oggi, ventuno scudetti su ventitré sono invece finiti alle stesse tre squadre, le più potenti, con le eccezioni delle due romane a ridosso del biennio segnato dal Giubileo”. La matematica non è un’opinione.La verità ti fa male Nella fiction “La mafia uccide solo d’estate” si racconta un incontro tra Giulio Andreotti e il boss di Cosa nostra Stefano Bontate. Secondo il Foglio, quegli incontri non ci furono e Pif (ideatore e voce narrante della serie) sarebbbe un “calunniatore”, “un pifferaio male informato”, un “mascariatore”. Risposta di Pif: “La versione del Foglio è imbarazzante, la sentenza è inopinabile e considero un trionfo averla portata su Rai Uno, tutto il resto è rumore di fondo”. Superfluo ogni commento, no?