Un giorno di sabato accade che un ex Cavaliere, appena riabilitato dal tribunale, bussi al portone del Parlamento. Con le dimissioni di un forzista e le automatiche elezioni suppletive, può tornare subito entrando dal retro. Con un voto anticipato o con le Europee del prossimo anno, può tornare dall’ingresso principale. Chissà. A ottantadue anni da compiere in settembre, con un dispositivo giudiziario per una volta clemente, Silvio Berlusconi recupera dignità politica e (spera) consensi.
Un effetto istantaneo è indubbio: le urne spaventano un pochino di meno. Quanto pochino? I sondaggisti del giro di Gianni Letta – si tratta di osservatori/allibratori del panorama politico vicini all’eminenza azzurrina – valutano in un paio di punti percentuali il beneficio immediato dell’ex Cavaliere candidato per Forza Italia, una spinta utile a non subire umiliazioni dai leghisti. Non è tempo, però, per questi calcoli. Adesso è inutile.
Come precisano Roberto Calderoli e Luigi Di Maio, un alleato e un rivale, la vicenda di Berlusconi “non cambia” lo scenario parlamentare, non altera le trattative per il governo gialloverde. E Berlusconi, di conseguenza, non cambia atteggiamento: che sia “critica” o “benevola”, Forza Italia è all’opposizione dell’esecutivo forgiato da Di Maio e Salvini. Quest’ultimo, lesto a intervenire, si congratula con Silvio e l’abbraccia con una frase da cartolina che di solito si copia e incolla per i parenti lontani: “Quella di Berlusconi è una buona notizia per la democrazia”. Colloqui veri o presunti, rassicurazioni vere o posticce, “non cambia” – per usare ancora un’espressione ricorrente nei dialoghi forzisti – neanche la diffidenza con cui la famiglia Berlusconi assiste ai tavoli tra le delegazioni pentastellate e leghista e alla compilazione del programma.
Chi frequenta Marina Berlusconi, a lungo evocata per segnalare contrasti rispetto alla linea della “resa” (certo, in nome dell’Italia) del terzetto Letta, Galliani e Confalonieri, fa sapere che lady B. è d’accordo con la decisione responsabile del padre e confida in un’opposizione “costruttiva” di Forza Italia. Berlusconi è disarmato: oggi può soltanto rompere la coalizione con la Lega o scatenare i suoi ascari contro Salvini, ma per rompere davvero Forza Italia dovrebbe ribaltare le giunte regionali e comunali. Ipotesi mai considerata.
Allora è un sottile gioco di posizioni pubbliche e, soprattutto, private con un canovaccio che si svela attimo dopo attimo: Salvini si fa garante dell’ex Cavaliere presso Di Maio; i Cinque Stelle impugnano il conflitto di interessi (a Mediaset, già “riabilitati” dalla grillina Barbara Lezzi, sorridono di gusto); Forza Italia con le grisaglie della minoranza arraffa le commissioni parlamentari e le più prestigiose bicamerali, a scelta tra Copasir (servizi segreti), Vigilanza Rai e Antimafia. Il Tribunale di Milano ha rinvigorito pure i disperati forzisti, quelli che minacciavano di migrare in blocco da Salvini se Berlusconi avesse agevolato le elezioni in autunno o, peggio, in estate.
Per ragioni anagrafiche, Berlusconi ha un doppio cruccio sempre più assillante: concludere la carriera politica con una riabilitazione completa per non passare ai posteri come un condannato, un senatore espulso; tutelare il futuro dei tanti figli e dei tantissimi nipoti con la definitiva protezione del patrimonio di Fininvest.