Ciao Selvaggia, sono da sola, da sempre. La vita sentimentale è il buco nero della mia vita. Ho fatto psicoterapie, lavori su me stessa, ma non sono mai riuscita a trovare il bandolo della matassa e il risultato è che, alla soglia dei 52 anni, sono quella che si potrebbe definire una zitella. Alle spalle qualche bell’incontro, qualche innamoramento ricambiato da un “ti voglio tanto bene, sei una persona splendida ma non ti amo”, qualche amore impossibile, qualche bella scopata e stop. Nessuna relazione lunga. E dire che sulla carta non mi mancherebbe niente. Una buona vita sociale, amicizie, interessi, passioni, sono mediamente intelligente, parecchio sensibile e pure simpatica. C’è chi dice che più passa il tempo e più miglioro. Negli anni più belli sono stata grassotta e complessata, poi mi sono fatta il culo e ora ho pure un discreto fisico. Il culo me lo sono fatta sempre, per tutto. La casa me la sono comprata da sola e ci vivo da sola da quasi 15 anni. Da sola ho superato problemi di salute, la morte di mio padre, la lunghissima malattia di mia madre e la sua morte ancora fresca e mai superata. Ora sono qui che sto piangendo: mi sento inadeguata e impotente. Certo, ho amicizie e una sorella, ma tutti sono presi dalla loro vita. E alla fine sei sola. Sono autonoma, indipendente, viaggio, conosco tanta gente, rido, scherzo, vado al mare… ma sono sola. E mi scontro ogni giorno con i beata te, con i c’è chi sta peggio, con “se avessi un figlio che sta male sarebbe peggio”, con i “tanto tu che hai da fare”, con i “meglio sola che nelle relazioni di merda” (che poi tutti rimangono nelle relazioni di merda piuttosto che stare soli). Gli altri si fidanzano, si sposano, si separano, si risposano… e io sempre lì, all’angolo. E sono sprofondata in un vuoto affettivo che credo ormai incolmabile. Perché ti scrivo? Si parla sempre della fatica delle madri, ma le single o sono derise o sono invidiate e considerata egoiste. Una donna moderna sola non è necessariamente una che esce a cena ogni sera con uno diverso e se la spassa e si gode la sua indipendenza, né è una zitella acida e sfigata. È tutto un filino più complesso e sfaccettato. Una donna sola come me è una donna che lavora, che deve sempre badare e bastare a se stessa, che non incontra tutte le sere qualcuno, che ha la sua forza e la sua fragilità, che va al cinema, che di notte si sveglia e non trova nessuno ad abbracciarla, e che se si sente male chiama il 118 per non spaventare nessuno. La vita mia e di quelle come me è molto difficile. Un figlio è fatica e pensieri, ma è anche gioia. Io quella gioia lì non la conosco. Anche la malattia e la morte di mia madre per me sono state un colpo: non avevo una prospettiva altra, che mi facesse guardare oltre, lontano. E, bada, io non mi sento meno donna perché non ho fatto figli. Mi sento solo maledettamente sola.
Ale
Cara Ale, ho trascorso almeno 4 anni di totale solitudine sentimentale e capisco bene quello di cui parli. Gli svantaggi, i vantaggi. Il lusso del tempo per sé, la povertà del tempo non condiviso. Il privilegio della gestione delle proprie cose, lo svantaggio nel non poter dividere il fardello nella gestione delle proprie cose. E poi, naturalmente, la mancanza d’amore (che però per me veniva ben dopo “la mancanza di qualcuno che mi porti la valigia in stazione”, lo confesso). Se può consolarti, vedo in te uno spiraglio di salvezza: non parli di gatti, di corsi di zumba, di crociere ad ottobre. Non sei ancora nella fase zitella senza ritorno. Continua a lottare e vedrai che come diceva il saggio Benni “prima o poi l’amore arriva”. Per i gatti c’è sempre tempo.
Molestie, il lavoro è meglio di una pacca sul sedere?
Cara Selvaggia, poco fa ho chiuso una telefonata con una mia amica, che mi ha raccontato di subire molestie sul lavoro da un collega poco più grande di lei. Sai, Vale, la mia amica, è una donna “con le palle”. È un’ingegnere, una donna che intellettualmente si sa far valere in un gruppo sostanzioso di ingegneri maschi. Come ti dicevo, questo collega la molesta continuamente, con messaggi orali e scritti molto gravi e inviti a sfondo sessuale pesanti, sul posto di lavoro. Una sera in cui sono rimasti in ufficio oltre l’orario di chiusura lui le ha preso la mano e gliel’ha messa sul pacco. Lei si è ribellata, ma lui ha minimizzato.
Lei si è sentita sporca e indifesa e non lo ha raccontato né a colleghi né al fidanzato, che l’ha scoperto solo successivamente e non è intervenuto. Idem i genitori, che l’hanno semplicemente invitata ad andare dai suoi superiori (esattamente come il suo ragazzo). Lei ha paura di denunciare il fatto perchè teme che nessuno le creda. Mi turba tremendamente il menefreghismo e la mancanza di solidarietà della gente e mi urta ancor di più il fatto che una donna, nel 2018, si senta vittima del suo essere, semplicemente, donna.
Cristina
Cara Cristina, perdonami ma la tua amica ha tutti gli strumenti per fare una denuncia. Economici, culturali e pure legali, visto che da quello che racconti ha numerose prove di queste molestie (le mail per esempio). Non diamo sempre la colpa allo stato cattivo, alla mancanza di solidarietà, al “tanto non mi crederanno”. Ogni tanto domandiamoci anche noi se la voglia di tenerci il lavoro non sia più importante di una pacca sul sedere. Perdonami ma non assolvo mai i molestatori, ci sono delle volte in cui non riesco neppure ad assolvere totalmente le vittime. Non dobbiamo avere solo il coraggio di denunciare, ma anche il dovere, quando possiamo.
P.s. Lei non deve arrendersi e non deve lasciare il lavoro. Deve lasciare il fidanzato.
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