Il Quartetto Cetra contro Vasco Rossi

Mia madre ama il Quartetto Cetra. Canta solo Non ti fidar di un bacio a mezzanotte. Non che io sia contraria al concetto espresso nella canzone, effettivamente un bacio specie a mezzanotte può far scaturire conseguenze gravi e irrimediabili, per cui ottimo non fidarsi. Però la forma condiziona il contenuto e, francamente a me – pur riconoscendo la bravura dei Cetra – il loro modo di cantare sembra un po’ vecchio, superato. Vuoi mettere con Vasco Rossi, anche lui non consiglierebbe di costruire una storia d’amore su un pomicio notturno, ma lo direbbe in modo meno convenzionale, “spericolato!”. Mia madre lo odia, lo trova “sporco, con voce roca e sempre lì a bere whisky al Roxy bar. E poi quel cappelletto rovesciato!”. “Perché, mamma, cos’hai contro i cappelletti rovesciati?”. “Guarda i Cetra come sono eleganti, sorridenti e pettinati. È gente che si lava. E la Mannucci come canta bene! Un usignolo, ma anche gli altri, quel Tata Giacobetti che le fa sempre la corte, per finta eh! Perché il marito è il Virgilio Savona, che però forse un po’ geloso lo è, se ne è accorto anche quello pelato, il Chiusano, anche lui simpaticissimo!”. “Mamma, oggi la musica è cambiata, ci sono le rockstar con le chitarre elettriche; gente irregolare, alternativa, una rivoluzione musicale contro le convenzioni, le abitudini borghesi”. “Tesoro, ma ascolta questa canzone… In un vecchio palco della Scala… du du du! Certo non fanno la rivoluzione, raccontano di una prima alla Scala, nel gennaio del novantatrè spettacolo di gala, signore in decolletée, discese da un romantico coupée. Vuoi mettere la Scala con il Roxy bar?”. “È bella, ma vorrei vedere i Cetra con il cappellino al contrario che cantano Vado al massimo!”. “Loro possono! Ma voglio vedere il Vasco cantare Vecchia America, non ce la fa! Di sicuro… stona!”.

(Ha collaborato Massimiliano Giovanetti)

Il nazionalismo più irriducibile della Spagna

Nei giorni scorsi abbiamo appreso che l’Eta, la nota organizzazione basca che nel 2011 aveva già abbandonato la lotta armata, si è sciolta. Ne ha dato ufficiale comunicazione Josu Urrutikoetxea, in stato di latitanza, rendendo noto lo smantellamento di tutte le strutture operative. È in effetti un passaggio storico, perché si tratta non soltanto del dissolvimento dell’ultima banda armata nata nel XX secolo e che ha insanguinato la Spagna, ma soprattutto che ciò sia avvenuto in una terra da millenni segnata dal nazionalismo più irriducibile e spietato. Nell’antichità la Spagna divenne presto provincia romana, ma in quell’angolo della penisola iberica le popolazioni non tollerarono mai il dominio romano. Durissime furono le guerre cantabriche che videro direttamente e duramente impegnati il principe Ottaviano Augusto e il suo più fidato generale Marco Vipsanio Agrippa. Tutti gli autori antichi raccontano la ferocia di quella guerra, gli agguati e i massacri a tradimento ai danni dei Romani, le mani tagliate e le crocifissioni degli iberici, il loro disperato eroismo e il carattere indomito sino a darsi reciprocamente morte per non vivere in schiavitù. Ed è una pagina di Livio (28.12.10-21) che ne attesta l’indole irriducibile: “La Spagna era più idonea di qualsiasi altra parte della Terra a riaccendere continuamente la guerra, per predisposizione dei luoghi e degli uomini: e proprio per questo, prima fra le province site nel continente a essere penetrata dai Romani, è stata l’ultima di tutte, non solo nella nostra epoca, sotto il comando e gli auspici di Augusto Cesare, a essere definitivamente domata”. E dunque oggi è proprio finita?

Leone, le metafore a fiori hanno rotto. Vergine, il nemico è nel tuo passato

 

ARIETE – Pur se hai superato gli -anta, Il mio primo libro di poesie ti farà bene, soprattutto per archiviare un “Amore capriccioso volatile”: “Ti parlo/ non mi senti/ Agito le braccia/ non mi vedi/”. Bernard Friot (il Castoro) ti suggerisce di mollare l’osso e l’ossitocina.

 

TORO – L’arte della matematica (Adelphi) raccoglie le lettere di Simone Weil al fratello André in carcere: “Non cercare atteggiamenti sensazionali. Non sei più all’École. Siamo in presenza di un determinato rapporto di forze”. Sta parlando anche della tua liaison: basta colpi di testa!

 

GEMELLI – In Iro Iro (DeA Planeta), Giorgio Amitrano spiega che “un’unione riuscita è basata più su una comunanza di interessi che sull’innamoramento”. Questo vale in Giappone e pure nelle tue segrete stanze: rassegnati a una passione tiepida ma duratura.

 

CANCRO – Scrive Agnese Codignola (Utet): “A Syd Barrett, leader dei Pink Floyd, sono state attribuite quasi tutte le malattie mentali esistenti”. In verità aveva esagerato con Lsd, vivendo un continuo trip. Rischi anche tu di rimanere impigliato in mostruose fantasie d’amore.

 

LEONE – Massimiliano Studer racconta il film Alle origini di Quarto potere (Mimesis), in cui si vede un “mazzo di fiori capovolto, che descrive le effusioni amorose nel letto nuziale. È un montaggio intellettuale”. Tradotto: le metafore coi fiori hanno rotto. Sveglia.

 

VERGINE – Smettila di pensare alla Dora dei miei sogni e concentrati sul lavoro, dove stanno in agguato colleghi serpentini: “È chiaro che, da qualche parte nel tuo passato, ci sia un nemico mortale. Non è possibile che tu non lo sappia”, ti sgrida Massimo Torre (Perrone).

 

BILANCIA – Zigzagando per Barcelona desnuda (Exorma), Amaranta Sbardella fa una confidenza sui suoi ex: “Tutti loro mi avrebbero preso tra le dita come con la paura di sgualcirmi”. Vale anche per i tuoi spasimanti passati, ma non per l’attuale, che ti tratta come un cactus.

 

SCORPIONE – “Pensavi che il male non fosse attraente? Forse che gli uomini si farebbero tentare se le donne fossero repellenti? No! Larga è la via che porta alla rovina”: la tua relazione somiglia al Trono di sangue di Conn Iggulden (Piemme), ma i rapporti di potere hanno vita corta.

 

SAGITTARIO – Diffida di chi ti dice: Te lo giuro sul cielo (Chiarelettere). Per Luigi Maieron si tratta di un amico dappoco, che si crede chissà chi, ma non è neanche tanto furbo: dopotutto, “quando non c’è giudizio, è inutile pretendere saggezza”. Mollalo.

 

CAPRICORNO – Segui il metodo di Françoise Héritier per coltivare Imprevedibili istanti di felicità (Rizzoli): “Badare a qualcosa significa proteggere un bene, ma anche esercitare un controllo, sorvegliare e sorvegliarsi”. Fallo col partner, i figli o anche solo le piante sul balcone.

 

ACQUARIO – Aspettando Monsieur Bellivier (Marsilio), Britta Röstlund svela “la densa nebbia di menzogne e verità sottaciute che aleggia nell’appartamento”: il tuo. Fai in modo di diradarla prima dell’estate, altrimenti ti aspettano vacanze da incubo.

 

PESCI – È inutile che ti sforzi di definire la tua nuova relazione: è un flirt? È un principio di fidanzamento? Dai retta a Elizabeth Jane Howard All’ombra di Julius (Fazi): “Lo si chiama amore perché non si sa come altro chiamarlo”. E amen.

Facce di casta

 

Bocciati

Adesso… o mai più?

Mariastella Gelmini condensa in un tweet lo scalpitante desiderio dei parlamentari berlusconiani di mettersi al lavoro per il bene dei cittadini: “Rendiamo subito operative le Camere con la formazione delle Commissioni permanenti. Forza Italia lo chiede ormai da giorni perché il Parlamento deve poter lavorare nella pienezza delle sue funzioni. Gli italiani esigono risposte immediate e concrete, altro che #VotoSubito”. Anche perché se si vota subito, magari facendo una legge elettorale con premio di maggioranza alla lista, Forza Italia rischiamo che se la mangi la Lega e a lavoro non ci si metta proprio mai più.

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Bocciato

Francesco Boccia ha commentato così l’accordo saltato tra Pd e Cinque Stelle ai microfoni di un “Giorno da Pecora”: “Il dialogo con il Movimento Cinque Stelle è saltato perché Luigi Di Maio ha chiuso i rapporti dopo l’ intervista tv di Matteo Renzi, anch’essa sbagliata”. Delle volte si fatica davvero a capire se ci sono o ci fanno.

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Uno, nessuno, centomila Franceschini

Dario Franceschini ha mostrato carattere e determinazione prendendo le distanze dall’entusiasmo di Renzi, che in un’intervista di Grillo ha trovato la certezza di aver (come sempre) agito nel modo migliore: “La riflessione di Renzi è superficiale e sbagliata. Proprio il fatto che Grillo e 5 Stelle tornino, fallita una prospettiva di governo e avvicinandosi le elezioni, ai toni populisti e estremisti, dimostra che avremmo dovuto accettare la sfida di un dialogo”. Il Franceschini presente alla direzione del Pd che ha votato insieme a tutti gli altri la relazione di Martina che negava qualsiasi differenza dalla linea dell’ex segretario, doveva evidentemente essere un omonimo.

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Promossi

Non c’è peggior sordo…

“Il risultato elettorale ci dice che tra i nostri iscritti ed elettori la maggioranza che ha vinto l’ultimo congresso è diventata minoranza”. Osservazione tutt’altro che peregrina di Luigi Zanda. Il guaio è che il risultato elettorale può dire tutto quello che gli pare, anche declamare l’intera Divina Commedia, tanto l’udito dell’ex segretario Renzi non funziona più. Deve dipendere dagli incessanti versi di gufi che per mille giorni gli hanno abitato nelle orecchie.

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S’è aperto il sesamo

Iva Zanicchi ha detto la sua sul post voto. La cantante, che fu eurodeputata di Forza Italia e che ha votato Pd alle ultime elezioni, ritiene che l’accordo Movimento Cinque Stelle-Pd sia la soluzione migliore: “Per me è l’unica strada, dal primo giorno, sarebbe un governo più di sinistra”. Ma ha anche aggiunto un altro passaggio interessante: “Renzi dovrebbe tornare ad Arcore, parlare con Berlusconi e diventare lui il leader di Forza Italia, così almeno scappa da quel 10% che ha”. Possibile che la storica conduttrice di “Ok, il prezzo è giusto” sia l’unica ad aver colto, involontariamente, quale sarebbe l’unica vera soluzione per far trovare finalmente pace ad un partito democratico spaccato in due? Una parte verso i Cinque Stelle e l’altra verso Forza Italia.

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“Siamo senza verità, guai se smettiamo di raccontare Moro”

“Perché parlare ancora di Moro e dell’eccidio della sua scorta dopo 40 anni? Perché di quella tragedia che ha modificato il corso della storia del nostro Paese non sappiamo quasi nulla”. A parlare è Luca Zingaretti, che domani sera sarà protagonista dell’orazione civile “55 giorni. L’Italia senza Moro”, alle 20.30 su Rai1. Una messa in scena densa di pathos che si svolge in via Caetani, nel punto esatto dove fu ritrovato il corpo dello statista democristiano. E per l’occasione sul luogo è stata portata la Renault 4 rossa usata dai brigatisti, quella i cui primi numeri di targa sono N5, come disse Valerio Morucci nell’ultima drammatica telefonata il 9 maggio 1978 al professor Franco Tritto. E proprio con l’audio di quella telefonata si apre l’orazione di Zingaretti, che cura anche la regia, seguita dalle parole di “Io so… ma non ho le prove”, l’articolo di Pierpaolo Pasolini sul Corriere della Sera del novembre 1974. Il testo su cui si basa la lettura di Zingaretti è 55 giorni. L’Italia senza Moro, di Stefano Massini. Il viaggio dentro i giorni del sequestro avviene attraverso il suo contesto, su ciò che si muoveva sullo sfondo: la Juventus vinceva lo scudetto, al Giro d’Italia si fronteggiavano Moser e Saronni, milioni di italiani impazzivano per Portobello di Enzo Tortora e Domenica in di Corrado, si cantava sulle note di Figli delle stelle di Alan Sorrenti e si ballava su Gianna di Rino Gaetano. La cronaca di quei giorni ci regala momenti paradossali e drammatici. Mentre Moro veniva rapito, a Latina un puma e una pantera scappavano dal circo di Moira Orfei e la polizia dava loro la caccia un’intera giornata prima di sopprimerli. Mentre veniva ritrovato il cadavere dello statista Dc, in Sicilia veniva ucciso un giovane in circostanze poco chiare: Peppino Impastato.

Questa è l’Italia che Zingaretti racconterà martedì sera, senza tralasciare incursioni nei momenti drammatici del sequestro, come la lettera scritta alla moglie Noretta, “la più bella lettera d’amore che abbia mai letto”, sottolinea l’attore. “La politica c’entra molto, ma io ho voluto raccontare l’uomo Aldo Moro chiuso in quello stanzino, una persona che, nonostante le condizioni in cui si trovava, era ancora piena d’amore”, racconta Zingaretti. La lettura, insieme all’attrice Alessia Giuliani e accompagnata al pianoforte da Arturo Annecchino, tocca corde profonde anche perché avviene sul luogo del misfatto, via Caetani (come fece Marco Paolini in Vajont). E non ci saranno repliche. “Da tempo volevo fare qualcosa su Moro, così ho chiamato Massini che, per puro caso, stava scrivendo un testo sull’argomento. Mi ricordo tutto di quei 55 giorni, andavo al liceo e già allora – ricorda Zingaretti – molte cose parevano assurde, come il finto comunicato sul lago della Duchessa, la seduta spiritica, la scoperta di via Gradoli. Oggi appare chiaro che le Br siano state, anche inconsapevolmente, uno strumento in mano ad altri. Ma la verità su ciò che successe davvero ancora non la conosciamo. Per questo non bisogna smettere di raccontare”.

La Settimana Incom

 

Bocciati

Veleni a Cologno

Striscia la Notizia ha criticato Barbara D’Urso. Dopo la severa reazione (ma che davero?) della conduttrice del Grande Fratello per lo scontro tra Baye Dame e Aida (sono due concorrenti), il tg satirico di Canale5 ha ripescato un vecchio filmato in cui la D’Urso si scagliava con veemenza contro una donna. Ma era un video tratto da “Scherzi a parte”, in cui lei non sapeva di essere ripresa. I panni sporchi non si lavano più in casa, évidemment.

 

N.c.

Essere all’altezza (reale)
Si avvicina il matrimonio del secolo: 1.200 i cittadini britannici avranno l’onore di assistere alle nozze tra il principe Harry e Meghan Markle. Quali requisiti per essere ammessi all’interno delle mura del Castello di Windsor il 19 maggio? Bisogna essere stati scelti da un generale luogotenente della zona di residenza, essere operatori di associazioni umanitarie o lavorare per la famiglia reale. Ma attenzione: sul luogo non sarà possibile acquistare generi di conforto, bisogna portarsi il pranzo al sacco per non fare la figura dei morti di fame.

 

No Nobel no party

Il premio Nobel per la Letteratura non verrà assegnato quest’anno a causa dello scandalo molestie sessuali alla stessa Accademia svedese che assegna il premio: lo ha reso noto l’Accademia. L’Accademia non è in grado di scegliere un vincitore dopo la serie di accuse di abusi sessuali e scandali finanziari. Da una dichiarazione si apprende che la decisione “è arrivata in seguito alla fiducia del pubblico diminuita nei confronti dell’accademia”.
Ben 18 donne hanno accusato di molestie il fotografo francese Jean-Claude Arnault, a capo di un progetto culturale finanziato dall’Accademia e marito di un membro dell’organizzazione, la scrittrice Katarina Frostenson. Come ricorda la Bbc, i diversi episodi denunciati sarebbero avvenuti in sedi di proprietà dell’Accademia, ma Arnault nega le accuse. In seguito allo scandalo, la Frostenson è stata rimossa dal suo incarico. Sarà la prima volta dal 1943 che il prestigioso premio non viene assegnato.
Una cosa è certa, per: anche quest’anno niente Nobel per Philip Roth.

 

Elettori & telespettatori
Dopo essere stato ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa” (facendo incazzare mezzo partito), Matteo Renzi si è detto orgoglioso dello share: 18% di ascolti per la sua intervista. Esattamente come il risultato del Pd alle ultime politiche. Del resto è uno che si affeziona ai numeri (4 dicembre, 4 marzo…).

 

Il gioco delle coppie
Dopo il gran baccano per la fine della relazione con la fidanzata, Massimo Boldi si consola. Tornerà a fare coppia con Christian De Sica per il prossimo film di Natale.
Il cinepanettone ritrova così, dopo liti i di ogni sorta, i due re del botteghino.
L’amore non è bello se non è litigarello.

Dalla testa ai piedi: noi alle prese con una normale giornata tossica

La produzione globale di sostanze chimiche è in costante aumento: secondo l’Annuario 2017 dei Dati Ambientali Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) è passata da un milione di tonnellate nel 1930 alle diverse centinaia di milioni attuali. In Europa sono presenti circa 100.000 sostanze chimiche e l’Italia è il decimo produttore a livello mondiale. Anche se la regolamentazione Ue è una delle più ambiziose, c’è un numero pesante con cui fare i conti: ogni anno entriamo in contatto con circa 50 Kg di prodotti sotto forma di additivi, diossine, idrocarburi, siliconi, paraffina e parabeni. Sostanze poco note ai più, e potenzialmente dannose, che si “nascondono” dietro agli oggetti e ai prodotti che ogni giorno ci portiamo addosso. E a svelarne i rischi per la salute ci pensa uno speciale di SkyTg24 “Veleni quotidiani” che andrà in onda stasera alle 20:20 sui canali 100 e 500 di Sky. Per provare a capire come questo possa accadere, tra dubbi sulla tossicità di alcune sostanze, poca chiarezza nei sistemi di etichettatura, scarsa informazione, mancati controlli sui prodotti importati e norme lacunose, basta analizzare gli oggetti più comuni. A iniziare dai vestiti, dove si possono trovare sostanze pericolose come la formaldeide o irritanti solventi e coloranti. Tanto che nell’ultima indagine commissionata dal ministero della Salute è emerso che nel 4% dei capi sono presenti ammine aromatiche e che i vestiti sono la causa dell’8% delle dermatiti. Sky Tg24 ha fatto analizzare un completino da bambina prodotto in Cina e le analisi hanno mostrato che erano contenuti 58 mg/kg di formaldeide, pericolosa se inalata, irritante e corrosiva per la pelle. Ma il Regolamento Ue non la vieta nel tessile.

Anche nelle stampe gommate, come le magliette dei più piccoli, si possono trovare gli ftalati (sostanze tossiche il cui utilizzo non è consentito dal ministero della Salute nelle concentrazioni superiori allo 0,1%, perché hanno effetti sullo sviluppo ormonale dei bambini), ma si trovano nello smalto per unghie, nel profumo e nelle impugnature per gli attrezzi.

Sul fronte delle tinture per capelli, pure quando si ritiene che siano meno aggressive – come nel caso di quelle senza ammoniaca – esperti e chimici intervistati da SkyTg24 hanno dimostrato che questo composto viene spesso sostituito con l’etanolammina o monoetanolammina, una molecola priva di cattivo odore ma più tossica dell’ammoniaca.

Capitolo a parte: l’inchiostro per tatuaggi. Anche se rimane sotto la pelle per sempre, la legge regola poco e male questa pratica. A partire dalla formazione dei tatuatori, gestita al livello regionale, che passa ad esempio da 14 ore obbligatorie di formazione in Emilia Romagna alle 90 ore del Veneto. Così accade che chi tatua sappia poco delle proprietà chimiche degli inchiostri: quelli colorati possono contenere ammine aromatiche (cancerogene), in quelli neri invece possono essere presenti gli Ipa, idrocarburi policiclici aromatici (potenzialmente cancerogeni), e metalli pesanti come cadmio, piombo, cobalto, e nichel (che è anche un potente allergene).

Anche per le zitelle prima o poi l’amore arriva. Basta non parlare solo di gatti

 

Ciao Selvaggia, sono da sola, da sempre. La vita sentimentale è il buco nero della mia vita. Ho fatto psicoterapie, lavori su me stessa, ma non sono mai riuscita a trovare il bandolo della matassa e il risultato è che, alla soglia dei 52 anni, sono quella che si potrebbe definire una zitella. Alle spalle qualche bell’incontro, qualche innamoramento ricambiato da un “ti voglio tanto bene, sei una persona splendida ma non ti amo”, qualche amore impossibile, qualche bella scopata e stop. Nessuna relazione lunga. E dire che sulla carta non mi mancherebbe niente. Una buona vita sociale, amicizie, interessi, passioni, sono mediamente intelligente, parecchio sensibile e pure simpatica. C’è chi dice che più passa il tempo e più miglioro. Negli anni più belli sono stata grassotta e complessata, poi mi sono fatta il culo e ora ho pure un discreto fisico. Il culo me lo sono fatta sempre, per tutto. La casa me la sono comprata da sola e ci vivo da sola da quasi 15 anni. Da sola ho superato problemi di salute, la morte di mio padre, la lunghissima malattia di mia madre e la sua morte ancora fresca e mai superata. Ora sono qui che sto piangendo: mi sento inadeguata e impotente. Certo, ho amicizie e una sorella, ma tutti sono presi dalla loro vita. E alla fine sei sola. Sono autonoma, indipendente, viaggio, conosco tanta gente, rido, scherzo, vado al mare… ma sono sola. E mi scontro ogni giorno con i beata te, con i c’è chi sta peggio, con “se avessi un figlio che sta male sarebbe peggio”, con i “tanto tu che hai da fare”, con i “meglio sola che nelle relazioni di merda” (che poi tutti rimangono nelle relazioni di merda piuttosto che stare soli). Gli altri si fidanzano, si sposano, si separano, si risposano… e io sempre lì, all’angolo. E sono sprofondata in un vuoto affettivo che credo ormai incolmabile. Perché ti scrivo? Si parla sempre della fatica delle madri, ma le single o sono derise o sono invidiate e considerata egoiste. Una donna moderna sola non è necessariamente una che esce a cena ogni sera con uno diverso e se la spassa e si gode la sua indipendenza, né è una zitella acida e sfigata. È tutto un filino più complesso e sfaccettato. Una donna sola come me è una donna che lavora, che deve sempre badare e bastare a se stessa, che non incontra tutte le sere qualcuno, che ha la sua forza e la sua fragilità, che va al cinema, che di notte si sveglia e non trova nessuno ad abbracciarla, e che se si sente male chiama il 118 per non spaventare nessuno. La vita mia e di quelle come me è molto difficile. Un figlio è fatica e pensieri, ma è anche gioia. Io quella gioia lì non la conosco. Anche la malattia e la morte di mia madre per me sono state un colpo: non avevo una prospettiva altra, che mi facesse guardare oltre, lontano. E, bada, io non mi sento meno donna perché non ho fatto figli. Mi sento solo maledettamente sola.

Ale

 

Cara Ale, ho trascorso almeno 4 anni di totale solitudine sentimentale e capisco bene quello di cui parli. Gli svantaggi, i vantaggi. Il lusso del tempo per sé, la povertà del tempo non condiviso. Il privilegio della gestione delle proprie cose, lo svantaggio nel non poter dividere il fardello nella gestione delle proprie cose. E poi, naturalmente, la mancanza d’amore (che però per me veniva ben dopo “la mancanza di qualcuno che mi porti la valigia in stazione”, lo confesso). Se può consolarti, vedo in te uno spiraglio di salvezza: non parli di gatti, di corsi di zumba, di crociere ad ottobre. Non sei ancora nella fase zitella senza ritorno. Continua a lottare e vedrai che come diceva il saggio Benni “prima o poi l’amore arriva”. Per i gatti c’è sempre tempo.

 

Molestie, il lavoro è meglio di una pacca sul sedere?

Cara Selvaggia, poco fa ho chiuso una telefonata con una mia amica, che mi ha raccontato di subire molestie sul lavoro da un collega poco più grande di lei. Sai, Vale, la mia amica, è una donna “con le palle”. È un’ingegnere, una donna che intellettualmente si sa far valere in un gruppo sostanzioso di ingegneri maschi. Come ti dicevo, questo collega la molesta continuamente, con messaggi orali e scritti molto gravi e inviti a sfondo sessuale pesanti, sul posto di lavoro. Una sera in cui sono rimasti in ufficio oltre l’orario di chiusura lui le ha preso la mano e gliel’ha messa sul pacco. Lei si è ribellata, ma lui ha minimizzato.

Lei si è sentita sporca e indifesa e non lo ha raccontato né a colleghi né al fidanzato, che l’ha scoperto solo successivamente e non è intervenuto. Idem i genitori, che l’hanno semplicemente invitata ad andare dai suoi superiori (esattamente come il suo ragazzo). Lei ha paura di denunciare il fatto perchè teme che nessuno le creda. Mi turba tremendamente il menefreghismo e la mancanza di solidarietà della gente e mi urta ancor di più il fatto che una donna, nel 2018, si senta vittima del suo essere, semplicemente, donna.

Cristina

 

Cara Cristina, perdonami ma la tua amica ha tutti gli strumenti per fare una denuncia. Economici, culturali e pure legali, visto che da quello che racconti ha numerose prove di queste molestie (le mail per esempio). Non diamo sempre la colpa allo stato cattivo, alla mancanza di solidarietà, al “tanto non mi crederanno”. Ogni tanto domandiamoci anche noi se la voglia di tenerci il lavoro non sia più importante di una pacca sul sedere. Perdonami ma non assolvo mai i molestatori, ci sono delle volte in cui non riesco neppure ad assolvere totalmente le vittime. Non dobbiamo avere solo il coraggio di denunciare, ma anche il dovere, quando possiamo.
P.s. Lei non deve arrendersi e non deve lasciare il lavoro. Deve lasciare il fidanzato.

 

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Svizzera, il referendum sulla “moneta intera”: fallace sogno dei signoraggisti

Il prossimo 10 giugno gli elettori svizzeri si pronunceranno sull’iniziativa referendaria denominata “Per soldi a prova di crisi: emissione di moneta riservata alla Banca nazionale! (Iniziativa Moneta intera)”, che se approvata impedirebbe alle banche commerciali di “creare moneta” mediante il moltiplicatore dei depositi (cioè facendo prestiti senza disporre dell’intera somma), e le costringerebbe a prestare solo i fondi di cui sono in possesso, in rapporto di uno a uno. È il cosiddetto narrow banking, cioè l’eliminazione del sistema di moneta frazionaria.

Il quesito raccoglie l’eredità del Chicago Plan, concepito dopo la Grande Depressione per prevenire corse agli sportelli e mai attuato interamente, che prevedeva la separazione tra attività monetaria e creditizia. Col sì al referendum, le banche commerciali non potrebbero utilizzare i depositi a vista (resi infruttiferi per legge) per concedere prestiti; diverrebbero solo “distributori” della moneta creata dalla banca centrale e potrebbero prestare direttamente solo i fondi raccolti mediante obbligazioni e depositi vincolati a lungo termine, ponendo fine alla trasformazione delle scadenze tra raccolta e impieghi tipica dell’attività bancaria. Secondo gli ingenui e idealisti proponenti del referendum, quindi, le banche dovrebbero gestire la moneta “intera” sui conti come oggi gestiscono gli oggetti di valore dei clienti nelle loro casseforti.

Il quesito referendario ha avuto parere negativo dall’Assemblea federale svizzera, oltre che – ovviamente – dall’associazione bancaria elvetica che ha commissionato uno studio all’economista dell’Università di Losanna, Philippe Bacchetta, in cui si identificano i punti deboli dell’argomentazione favorevole alla moneta “intera”. In primo luogo, essa incide sui depositi a vista delle banche commerciali, che tuttavia sono solo il 20% delle passività bancarie; le banche potrebbero quindi ricorrere ai mercati interbancari internazionali e aggirare i vincoli, al prezzo di maggiore instabilità potenziale del sistema finanziario, e costi più elevati. Per fare funzionare l’esperimento “moneta intera”, in altre parole, servirebbe isolare completamente la Svizzera dai mercati finanziari globali. Peraltro, credere che le banche generino moneta “dal nulla” e “a volontà” mediante il moltiplicatore dei depositi è il pensiero magico che alimenta anche un altro mito, quello del signoraggismo, perché in ogni momento esiste una domanda e un’offerta di depositi che sono regolate e poste in equilibrio dalle azioni di politica monetaria della banca centrale. Senza contare che una banca centrale che eroga moneta direttamente al sistema economico sarebbe esposta alla cupidigia politica di poter “stampare la felicità” del popolo, alla bisogna. Proprio per quest’ultimo rischio l’iniziativa fallirà, confermando la saggezza degli elvetici.

È in vigore il decreto “ammazza foreste”

Per molti esperti è diventato il decreto “ammazza foreste”. In vigore dal 5 maggio, il testo unico sulle Foreste dà il via libera al taglio incondizionato dei boschi per ricavarne combustibili e alimentare le centrali a biomasse. Uno sfruttamento economico ed energetico che secondo i Medici per l’ambiente (Isde) e il gruppo di ricercatori e scienziati di Energia per l’Italia crea dei danni non solo all’ecosistema ma anche alla salute dell’uomo. La combustione del legno non è infatti a emissioni zero. Quando il legno brucia, oltre all’anidride carbonica, si disperdono polveri sottili e ultrasottili, che sono cancerogeni, diossine e metalli pesanti, quali cromo, arsenico, piombo. L’Oms, in un rapporto del 2014, stimava che nel 2012 l’inquinamento dell’aria è stato responsabile di circa sette milioni di morti nel mondo. E il nostro Paese è maglia nera in Europa per i decessi causati dallo smog. Lo stesso ministero della Salute e la stessa Enea (l’Agenzia nazionale per l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) rilevano che l’uso delle biomasse per il riscaldamento è il maggior responsabile della cattiva qualità dell’aria.