Volge al termine l’annata 2017-2018 della SuperLega Unipol Sai di Pallavolo maschile italiana. E come a ogni vigilia è tempo di tirare le somme di quello che, da più parti, è definito il più bel campionato del mondo. Ad aggiudicarsi lo scudetto l’anno passato è stata la Lube (Cucine Lube Civitanova), non stupisce perciò rivederla anche quest’anno nella finalissima per lo scudetto, stavolta contro la SIR (Si Safety Perugia).
Guidata dall’asso Osmany Juantorena, il team marchigiano ha confermato una tenuta smagliante: con la regia dell’eclettico Micah Chrinstenson e la difesa di Jenia Grebennikov, gli attaccanti (tra cui spiccano Tsvetan Sokolov ed Enrico Cester) hanno avuto ragione di molti avversari nelle sfide della regular season. Eppure è Perugia la vera sorpresa di quest’anno: un Ivan Zaytsev più generoso in difesa/ricezione e sempre decisivo in attacco e il mago Luciano De Cecco – senza paura di smentita, il miglior palleggiatore al mondo – hanno trainato una squadra di assi (Bata Atanasijevic e Max Colaci tra gli altri) a essere la più imbattuta. Dunque, una finalissima meritata.
Come meritata è stata l’esclusione in semifinale delle altre due grandi del campionato: Trento e Modena. Molto rinnovato, il roster trentino ha fatto molta fatica al girone di andata, risultando 11°. Ma nelle sfide di ritorno, la distribuzione rapida e intelligente del palleggiatore Giannelli, solo talvolta un po’ nervosa, ha ritrovato tutti i suoi attaccanti (Uros Kovacevic e Pippo Lanza, i migliori) e ha permesso al gruppo di risalire posizioni, confermarsi tra le Big Four e diventare una squadra.
Se però Modena è stata la delusione di quest’anno è perché sembra esserle sfuggito, ormai da qualche anno, questo concetto di comunanza. Una squadra non può girare attorno a un giocatore o a due, anche fossero tra i migliori al mondo come lo schiacciatore Earvin Ngapeth e il palleggiatore Bruno. L’andatura in campionato è stata claudicante anche nelle vittorie; la regia del brasiliano Bruno non eccezionale (spesso sintonizzata sulle sole frequenze dell’umorale Ngapeth) ha limitato talentuosi giocatori come il centrale Max Holt e lo schiacciatore Tine Urnaut. Quest’anno Modena non ha vinto niente e adesso si adopera nel consueto gioco delle colpe. L’anno scorso le colpe erano immotivatamente ricadute su Santiago Orduna – palleggiatore delizioso che aveva sostituito Bruno – che pure aveva portato a Modena la Supercoppa italiana. Ma ora che Ngapeth andrà alla russa Kazan e si vocifera le partenza di Bruno e Holt, di chi sarà la colpa?
Dal canto suo, Orduna ha dimostrato sul campo il suo valore. Quest’anno, da capitano, ha guidato fino ai playoff in regular season e alla conquista della Challenge Cup sui campi europei la squadra di Ravenna, una vera rivelazione, i cui atleti giocano un’ottima pallavolo (di rilievo, l’austriaco Buchegger: una promessa). Altre rivelazioni di questo campionato sono state la Revivre Milano, guidata da Andrea Giani, dal gioco intelligente e ficcante, e la Calzedonia Verona, squadra fisicamente solida che ha minato fino all’ultimo il 4° posto.
Rimandate a settembre Kyone Padova, Gi Group Monza, Biosì Sora e la Wixo LPR Piacenza che hanno alternato un gioco fiacco ad alcuni parziali brillanti. Da bocciare, invece, le prove dell’allenatore Tubertini a Vibo Valentia, apparso più volte poco capace nella gestione di una squadra, e di Daniele Sottile al palleggio di Latina, poco abile a mettersi a servizio del gruppo e far brillare i suoi attaccanti.