“Se un senatore va in giro a farsi pagare come conferenziere, retribuito da diversi soggetti, credo si ponga almeno una questione di opportunità. Nel dicembre del 2019, quando Renzi partecipa a una conferenza organizzata dalla società di Alessandro Benetton e per questo verrà pagato 19 mila euro, è già in corso un contenzioso sulla procedura di revoca della concessione fra il governo e Autostrade per l’Italia. Un governo che Renzi, come leader di Iv, in quel momento appoggiava. Se consideriamo la gravità dei fatti da cui nasceva quel contenzioso, a mio avviso dalla questione di opportunità entriamo nel campo dell’incompatibilità e del conflitto di interessi”. Gianni Dragoni, inviato del Sole 24 Ore, è l’autore di La sacra famiglia (Chiarelettere), un’inchiesta rigorosa sul potere dei Benetton e i rapporti della famiglia con pezzi di Stato e governi di ogni colore.
Sul denaro ricevuto da Benetton, come su altri incarichi, Renzi dice che è tutto legale.
Io penso che dovrebbe essere previsto un periodo di raffreddamento, anche dopo la conclusione del mandato di un parlamentare, prima di dedicarsi ad attività simili.
Chi è Alessandro Benetton e che ruolo ha nella famiglia?
È il figlio di Luciano, il capostipite. È stato a lungo l’erede designato, ma non è mai riuscito a imporsi come ha fatto John Elkann nella dinastia degli Agnelli, forse per la gelosia e la rivalità con i cugini. Per capire il clima che si respira il manager di famiglia Gianni Mion intercettato definisce degli inetti sia la prima che la seconda generazione. Alessandro è stato vicepresidente del Gruppo Benetton dal 2007 e poi presidente fino al 2014. Ha lasciato quando le cose andavano già male.
Di cosa si occupa la sua società?
La 21 Invest, quella che risulta aver pagato Renzi, è una società di investimento. Io l’ho definita un giocattolo costoso, è una piccola società, venerata dalla stampa, che non si è mai capito troppo bene cosa faccia. Ha avuto azionisti potenti, come Ambroveneto, Assicurazioni Generali, Marina Berlusconi, Deutsche Bank.
Qual è stato il suo ruolo in Aspi?
Come tutti i membri della famiglia ha incassato i dividendi. Dopo il crollo del ponte i dissapori con gli altri rami si sono acuiti. In una conversazione con il manager Fabio Corsico definisce Atlantia un merdaio.
Quali erano i rapporti fra Renzi e i Benetton?
Renzi ha sempre difeso i Benetton dalla revoca. Si oppone anche al provvedimento con cui il governo Conte riduceva l’indennizzo alla concessionaria, in caso di revoca, da 20 a 7 miliardi. Nel 2014 il suo governo aveva approvato il decreto Sblocca Italia, molto apprezzato da tutte le concessionarie perché consentiva proroghe delle concessioni senza gara. Sono tanti i governi che hanno favorito Aspi e i Benetton, da D’Alema a Berlusconi, passando per Prodi, Monti e Gentiloni.
Che rapporti economici ha ricostruito fra i Benetton e la politica?
Gilberto Benetton disse che nel 2006 la società finanziò tutti i partiti. Ma ci sono molti modi per sostenere la politica. Per esempio Autostrade sovvenzionava Vedrò, fondazione di Enrico Letta.
La revoca era davvero possibile?
È stata una strada che ha trovato il fuoco di fila di giuristi importanti, come Sabino Cassese, che è stato in passato nel Cda di Autostrade e i cui tanti allievi oggi ricoprono posizioni di potere. Forse sarebbe servita meno propaganda e e più cognizione giuridica. Se dai processi penali fosse emersa colpa grave o responsabilità dolose, questo avrebbe escluso indennizzi dello Stato.