Un tavolo, un piazzato di luci, due sedie, due attori: parlano di una sveltina consumata anni prima, con tanto di dettagli sul “cazzo” e sulla “fessa”. Dopo dieci minuti vien voglia di andarsene, ma dopo quindici succede qualcosa – un rumore lontano, sordo – a dirci che i due soli non sono, e quindi la liaison – fessa o non fessa – si fa interessante. Dopo quaranta minuti, la tragedia è chiara; dopo sessanta, è d’obbligo l’applauso a uno degli spettacoli più belli della stagione.
“Autobiografia Erotica” è la pièce che Domenico Starnone ha tratto da un suo quasi omonimo romanzo (Autobiografia erotica di Aristide Gambía), edito da Einaudi nel 2011 e ora prodotto dalla Cardellino di Silvio Orlando: la regia è affidata ad Andrea De Rosa, mentre la recita a Vanessa Scalera e Pier Giorgio Bellocchio.
A parte l’incipit – la locandina ci aveva preparato a un simile turpiloquio, ma non si è mai abbastanza preparati ai “cazzi” altrui –, non c’è niente fuori posto: non l’interpretazione, non la scena, non le luci, non i suoni, non la regia, anche se tutto si intravede poco, è appena accennato, sobrio, minimale, proprio per contrasto alla malizia verbale iniziale che, forse, a questo punto, dobbiamo ammettere che fosse un tocco di genio.
Trama in breve: Mariella e Aristide si rivedono dopo un passato amplesso.
È lei che ha convocato lui con una email piccantina, ricordandogli la loro prima e ultima tempesta ormonale risalente a 20 anni fa. Lui, all’epoca, era un impacciato editore, sposato da poco e con figlio in attesa; lei era una volitiva diciottenne, con velleità di scrittrice e un impiego in uno studio legale. Passarono insieme appena cinque ore, di cui due al cinema, per poi consumare in fretta sulla moquette dell’avvocato di lei. Al solito, la donna ricorda tutto, persino gli abiti del fugace amante, mentre l’uomo ha dimenticato tutto, persino il nome della fugace amante: “Non si è accorto di nulla” allora, eppure adesso, “cazzo, la vede”. E la perde.
L’intreccio apparentemente è sessual-sentimentale, ma è costruito magistralmente, come un thriller o un romanzo rosa, avvincentissimo: “Sono affascinato da quei personaggi che, credendo di conoscersi, finiscono per vedere sgretolarsi le proprie certezze”, ha specificato il regista. “Edipo ne è l’esempio più grande”.
Bellocchio è il perfetto Edipo moderno: nevrotico, mediocre intellettuale e quindi maiale. Scalera è superlativa, punto: che qualcuno le dia un premio.
Entrambi apparecchiano il gioco delle relazioni pericolose, quelle che si dicono ma non si fanno: l’atto sessuale, in sé, conta poco o nulla; quel che conta, e grava, è la sua affabulazione, la sua riviviscenza, la sua recita. Infatti Laclos ha scritto un romanzo epistolare, in cui tutti parlano ma nessuno “scopa”, e Starnone, da par sua, ha licenziato sul sesso un canovaccio verboso, ovvero erotico.