“Saluti al maresciallo Fontana che ci sta ascoltando”, diceva l’imputata parlando al telefono. Era proprio così. Ma la signora come faceva a saperlo? A Bolzano gli scandali sono trattati con discrezione. Ma stavolta è difficile visti i nomi in gioco. L’ultimo capitolo è un fascicolo su un’auto blu (una modesta Punto) della Procura usata per portare a un pranzo l’ex procuratore Cuno Tarfusser e il sindaco Renzo Caramaschi (a sua insaputa).
Tutto comincia con la gara per realizzare cento alloggi di edilizia pubblica. La Procura apre un fascicolo, si arriva al processo: secondo l’accusa, qualcuno avrebbe fatto rivelazioni sul bando. Finiscono imputati Katia Tenti (all’epoca capo dipartimento all’assessorato Edilizia pubblica Abitativa della Provincia) e il costruttore Antonio Dalle Nogare.
Una storiella come tante. Ma la brillante signora Tenti non è persona come tante. Ha amici che contano, scrive romanzi: il protagonista si chiama Jakob Dekas. Il secondo nome, e il cognome della madre, di Cuno Tarfusser, il magistrato più noto dell’Alto Adige. Procuratore di Bolzano, poi giudice della Corte Penale Internazionale dell’Aia. Un simbolo in città.
E qui nasce il ‘pizza-gate’, raccontato anche da Cristoph Franceschini sul sito bolzanino Salto. Ma lasciamo che siano i protagonisti a raccontare: “Era dicembre, stavo andando in pizzeria con alcuni ex collaboratori. Mi chiama il sindaco, che conosco da trent’anni e mi dice… andiamo a mangiare una pizza”.
Ma siete andati con un’auto della Procura? “Ero a piedi. È passato un maresciallo con un’auto e mi ha preso. Ma accidenti… il sindaco di Bolzano, e neanche io sono l’ultima merda”, sbotta Tarfusser. E su questo punto, anzi, su questa Punto, è stato aperto un fascicolo (senza indagati) ed è stato sentito il primo cittadino.
Ma andiamo avanti: “Poi mi chiama la Tenti e mi dice che passa a salutarmi. È stata un minuto”. Un’improvvisata che Caramaschi pare non abbia gradito: l’imputata che arriva al pranzo con il personale della Procura. Niente di illegale, ma per qualcuno una questione di opportunità. Che finisce sui giornali. Il sindaco, che in questa vicenda ci è capitato per caso, racconta: “Tenti è stata cinque minuti. Ha parlato solo con Tarfusser. Certo, non me l’aspettavo”. E l’auto blu? “Io mi muovo sempre in bus. Mi hanno dato un passaggio, mica potevo sapere di chi era la macchina”. E infatti nessuno muove addebiti a Caramaschi che è stato sentito dai pm sull’uso della Punto.
Ma quella pizza apre il caso sollevato dai Cinque Stelle con due interrogazioni: in Provincia con Paul Kollensperger e in Parlamento con Riccardo Fraccaro. Perché a marzo sui giornali bolzanini appaiono dichiarazioni forti di Tarfusser che sta chiudendo la sua esperienza all’Aja: “Quello che avevo costruito, quando ero Procuratore a Bolzano e che era diventato un modello per tutta Italia è stato smontato”. Un attacco ai suoi ex colleghi.
Cosa succede? Difficile dire. Fatto sta che dopo pochi giorni in aula, al processo che vede imputata Tenti, testimonia Alessandro Fontana, maresciallo che indaga sulla vicenda.
Racconta che gli imputati parlando al telefono tra loro lo salutavano: “Saluti al maresciallo Fontana”. Non solo. Titola l’Alto Adige: “Tenti chiese aiuto a Tarfusser”.
Tra le intercettazioni, riferisce Fontana, ci sarebbe una telefonata in cui la dirigente chiama l’ex procuratore (nessuno dei due risulta indagato per questi episodi) per avere informazioni sul maresciallo. Addirittura, sostengono le cronache, ci sarebbe una conversazione non trascritta in cui Tenti chiede al magistrato di essere chiamata quando “i suoi uomini ti avranno riferito”.
Tarfusser – che non è indagato – taglia corto: “L’inchiesta è cominciata dopo che io avevo lasciato Bolzano. Non ne so niente, né darei informazioni riservate. Tenti mi ha chiamato e mi ha chiesto consigli su come comportarsi. Le ho risposto come faccio con tutti: fatti sentire dai magistrati”.
Ma in città, e soprattutto in Procura, c’è chi storce il naso sui contatti di Tarfusser con i suoi vecchi collaboratori. C’è chi lo definisce ‘un capo ombra’. Così come non era passata inosservata la foto di Tarfusser che brinda con Luis Durnwalder il giorno in cui il padre della SüdTiroler Volkspartei fu assolto. “Passavo di lì per caso”, fu la versione del magistrato. Fraccaro nella sua interrogazione chiede: “I fatti riportati dalle cronache dimostrerebbero una grave fuga di notizie” per non parlare “dell’uso dell’automobile di servizio della procura”.
Il deputato M5S parla di “sospetto di commistioni pericolose in Alto Adige”.
Quella pizza rischia di restare sullo stomaco al potere bolzanino.