L’annuncio del fermo a metà giornata ha avuto un effetto bomba per il titolo del gruppo Bolloré sui mercati. Verso le 13 di ieri l’azione era infatti crollata oltre l’8% alla Borsa di Parigi. Poco prima il quotidiano Le Monde aveva rivelato che Vincent Bolloré era trattenuto dalle 10 del mattino negli Uffici centrali per la lotta contro la corruzione e le infrazioni finanziarie e fiscali della polizia di Nanterre, alle porte di Parigi. L’uomo d’affari francese, numero uno di Vivendi e primo azionista di Telecom Italia, è sospettato di corruzione per l’attribuzione di concessioni portuali in Africa nel 2010.
In particolare la giustizia francese indaga su due terminal, sui 16 gestiti dal gruppo nel continente africano, quelli di Lomé nel Togo e di Conakry in Guinea. Stando a Le Monde, gli inquirenti sospettano Bolloré di aver ulizzato la sua filiale di comunicazione Havas per favorire l’ascesa al potere dei dirigenti di questi paesi, fornendo loro consulenze e consigli sotto-fatturati con lo scopo di ottenere in cambio le concessioni portuali. Anche altri due dirigenti del gruppo sarebbero interrogati dalla polizia anti-corruzione, Gilles Alix, direttore generale del gruppo Bolloré, e Philippe Dorent, responsabile del polo internazionale di Havas Paris. Il fermo può essere rinnovato fino a un massimo di 48 ore. Secondo il giornale francese, Dorent si era occupato nel 2010 della campagna del candidato Alpha Condé, poi eletto presidente della Guinea. I media africani facevano notare ieri che, appena arrivato al potere, nel novembre 2010, Condé aveva sciolto il contratto che affidava la gestione dei terminal di Conacry dal 2008 e per una durata di 25 anni alla filiale Getma del gruppo Necotrans, sempre francese, specializzato nella logistica portuaria. “Bolloré corrispondeva perfettamente alle condizioni dell’asta pubblica. È un amico e io privilegio gli amici, e allora?”, aveva detto il presidente Condé nel 2016 a Le Monde. Da Conakry ieri un portavoce del governo ha assicurato che il contratto con Bolloré è “perfettamente legale”.
Sempre nel 2010 Dorent aveva curato anche la comunicazione elettorale del giovane presidente del Togo, all’epoca candidato alla sua stessa successione, Faure Gnassingbé, figlio del presidente Gnassingbé Eyadema, morto nel 2005 dopo aver governato il Togo per 38 anni. Pochi mesi prima la rielezione di Gnassingbé, Bolloré aveva ottenuto la concessione del porto di Lomé con un contratto di 35 anni. Ieri l’avvocato dell’uomo d’affari, Olivier Baratelli, confermando in un comunicato gli interrogatori in corso, ha anche definito “infondati” i sospetti contro il suo cliente: “Il gruppo – si legge nella nota – è soddisfatto di poter spiegare sui sospetti di questi ultimi giorni, che sono infondati e inesistenti. Questa udienza permetterà di dissipare tutti i dubbi”. Nell’ambito dell’inchiesta, sfociata nel fermo di ieri, era già stata perquisita la sede del gruppo a Puteaux, nel quartiere degli affari di Parigi. Il gruppo Bolloré è presente in 46 Paesi africani, dando lavoro a 25 mila persone. Oltre ai 16 terminal portuari, detiene anche tre concessioni ferroviarie. Il settore logistico e trasporti, meno glamour di quello dei media e della comunicazione, più noto, ha fatturato nel 2017 2,4 miliardi di euro, solo per le attività del continente.