”Prof. si guardi le spalle”. Era il 2007 e la frase era diretta a me, in un istituto superiore del Trentino. Gli allarmi sul bullismo a scuola c’erano già tutti. I telefoni cellulari immortalavano anche allora scene di protervia e di umiliazione, ma sono passati molti anni e tutto è cambiato. In peggio. La scuola, e con essa il popolo silente e abbacchiato che vi lavora ogni giorno, è stata oggetto di molte riforme, fra le più dissennate e meno lungimiranti di questa opaca stagione politica. Sulla pelle degli studenti sono state avanzate pretese formative infinite, nelle aule si sono succeduti esperti di ogni tipo, progettate attività molteplici. La scuola serve, sempre più negli anni, a tamponare l’assenza di famiglie impegnate nel lavoro. Ancora oggi rabbrividisco quando sento – ed è frequente – che si debba fare in modo che i ragazzi “imparino a imparare”. Perché mi illudo ancora (da vecchia insegnante testarda) che la scuola debba insegnare a riflettere, a crescere, a maturare un pensiero critico. Ecco perché è fondamentale trasmettere contenuti chiari. Se assimilati e compresi, diventeranno patrimonio dell’individuo, oggi ragazzo, adulto di domani.
Giovanna Giugni
Gentile Giovanna,la sua riflessione rappresenta la posizione della stragrande maggioranza di quel silente e abbacchiato “popolo” che anima e fa vivere la scuola italiana, fatta di docenti pagati troppo poco per le responsabilità che hanno, spesso non riconosciute dai genitori per mera ignoranza. A questo si somma la pretesa di non insegnare più ai ragazzi i contenuti, ma solo il metodo per reperirli. Sacrosanto. Peccato che senza contenuti non esista l’humus per esercitare riflessione e pensiero critico. E senza pensiero critico, come si può pretendere che un ragazzo capisca la differenza tra giusto e sbagliato o preveda le conseguenze del minacciare un insegnante? La scuola delle competenze è stata una delle riforme più contestate, aggravata dal vuoto di valori, rispetto e disciplina che – evidentemente – è sempre maggiore anche in famiglia. Da studentessa ho sempre percepito nel sistema scolastico e nelle fila degli intellettuali italiani un progressivo svuotamento di spessore: morale, culturale, umano. Tutti comunicano, ma raramente si capisce bene cosa. Come la scuola, che rischia di diventare pura forma, lasciando indietro la sostanza.
Virginia Della Sala