“Un’inutile ostentazione”. Così il sindaco leghista di Novara, Alessandro Canelli, ha definito il gay pride per motivare il suo no al patrocinio. E quando gli sono piovute addosso le critiche, soprattutto da esponenti del Pd locale che hanno parlato di “una decisione anacronistica e discriminatoria”, il sindaco è riuscito a dire pure peggio: “Una manifestazione folkloristica, che non serve a rilanciare il tema della tutela dei diritti perché, al contrario, accentua le battute da caserma”.
Per il Torino Pride, l’associazione a cui fa capo il coordinamento del Piemonte Pride e che, oltre a Novara, quest’anno prevede altre due parate ad Alba e a Torino, il sindaco di Novara è “omofobo e discriminatorio”: “Non ci aspettavamo molto da un sindaco che si è vantato di non celebrare le unioni civili perché ‘questo Paese ha tanti altri problemi urgenti da affrontare’. Un sindaco che mostra con perseveranza tanto bigottismo non rappresenta una città ma una sua piccola parte”. Ma Canelli respinge ogni accusa e sull’evento in programma nella sua città il 26 maggio sostiene che “tutti hanno il diritto di manifestare, e infatti lo faranno liberamente. Allo stesso modo, però, l’amministrazione comunale ha il diritto di non sposare una causa che non condivide”.
Un caso, quello di Novara, che segue altri niet sbattutti in faccia nell’ultimo periodo alla comunità arcobaleno. Per esempio in Lombardia, dove il neo governatore Attilio Fontana ha parlato di “manifestazione divisiva e quando le manifestazioni sono divisive non sono mai da sostenere”. E ancora: “Io sono eterosessuale, ma non è che faccio una manifestazione per accreditare la mia eterosessualità. Le scelte in questo campo devono rimanere personali, sbandierarle è sbagliato”. Per passare a Genova, dove anche il sindaco di centro destra Marco Bucci ha usato la definizione di “manifestazione divisiva”.
Tutte decisioni che Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay e direttore del quotidiano online gaynews.it, riconduce “a scelte polico-culturali che a destra hanno come protagonista una Lega che mostra la sua faccia feroce e omofoba. Una destra fascio-leghista che si permette di offendere decine di migliaia di persone definendo folklore degli eventi a cui partecipano tantissimi giovani. Scelte che però trovano spazio anche in un’area catto-dem all’interno del centrosinistra”. Già, perché a negare il patrocinio al Dolomiti Pride è stato il presidente della provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi. Un politico di centrosinistra che ha usato le stesse parole dei leghisti: “Folklore ed esibizionismo”. Tanto da prendersi dell’“omofobo istituzionale” dall’Arcigay. Non ha invece mai usato espressioni sconvenienti il renziano Dario Nardella, sindaco di Firenze. Ma il risultato non cambia, visto che il suo Comune non dovrebbe dare per il terzo anno di fila alcun patrocinio al Toscana Pride: non l’ha dato nemmeno l’anno scorso, quando la manifestazione si è tenuta per le vie di Firenze, e non l’ha dato per l’evento organizzato quest’anno a Siena. Mentre a Udine, le polemiche le ha fatte sorgere una consigliera comunale del M5S, la quale ha attaccato l’università cittadina per il sostegno al FVG Pride.