“Il Molise è un’isola felice. Terra di brava gente, di persone perbene e laboriose. Ha un tessuto sociale ed economico sano, impermeabile alla camorra e alla criminalità organizzata”. Non ha dubbi Donato Toma, ex carabiniere e oggi candidato del centrodestra alle Regionali del Molise.
Intanto a Roma si decide di ridurre la presenza dei Carabinieri in Molise accorpando il Comando Generale con quello dell’Abruzzo.Il Molise è davvero un’isola felice, come dice Toma? Strana coincidenza: proprio “Isola Felice” è il nome di una maxi-inchiesta sulle infiltrazioni della ’ndrangheta in Abruzzo e Molise che l’anno scorso ha portato a decine di arresti e 149 indagati.
In molti in Molise non la pensano come Toma. Anzi, parlano di infiltrazioni in questa regione al crocevia tra la Campania della camorra, la Puglia della sacra corona unita e la Calabria della ’ndrangheta. Il pericolo, ha sostenuto anche la Dia (Direzione Investigativa Antimafia) è che il Molise – terra lontana dai riflettori – diventi base operativa e zona protetta per tutte le organizzazioni criminali. Dove maturano alleanze tra le diverse mafie. Lo ha detto apertamente il Procuratore Guido Rispoli: “In Molise operano camorra, ‘ndrangheta e mafia foggiana”. Non solo: si starebbero radicando anche organizzazioni albanesi che fanno “del traffico di stupefacenti la principale fonte di guadagno”. Lo ricorda anche Christian Abbondanza della Casa della Legalità: “Molise e Abruzzo sono terre ad alto rischio perché, come il Friuli, sono porte sui Balcani”.
Gli occhi dei molisani si aprono nel 2011 quando a Termoli (una cittadina in provincia di Campobasso affacciata sul mare) viene scoperto un arsenale di fucili a pompa, pistole e armi di ogni genere. Erano nell’auto di un pregiudicato calabrese nascosta in un box affittato da un collaboratore di giustizia. Da qui parte l’inchiesta “Isola Felice”: l’ipotesi è che la ‘ndrangheta stia mettendo radici, ricostruendo il suo modello organizzativo tra Molise e Abruzzo. Magari utilizzando latitanti e anche pentiti che vivono proprio a Termoli.
L’allarme viene ripetuto in continuazione dalle relazioni della Dia e della Dna (Direzione Nazionale Antimafia). Scrive la Dia nel 2016: esiste “un sincretismo criminale che ha avuto un’eclatante manifestazione anche in regioni come il Molise, fino ad oggi solo lambite dalla presenza delle organizzazioni mafiose”. Prosegue la Dia: “L’operazione ‘Isola Felice’ dell’Arma dei Carabinieri ha avuto il pregio di portare alla luce come il capo della ‘ndrina Ferrazzo di Mesoraca (Crotone) non solo aveva scelto di stabilire la residenza in provincia di Campobasso, ma si era di fatto reso promotore di un’associazione criminale composta sia da calabresi che da siciliani, il gruppo Marchese di Messina, fortemente attivo nel traffico di stupefacenti”. La relazione della Dia parla di “cerimonie di affiliazione, che prevedevano giuramenti su ‘santini’ e altre immagini sacre, insieme a rituali di chiara matrice pagana”.
È la denuncia che da anni ripete inascoltato il consigliere regionale uscente Michele Petraroia (Liberi e Uguali), snocciolando un rosario di inchieste, attentati, e via delinquendo: “Dal gennaio 2017 si contano, tra l’altro, l’esplosione di una bomba artigianale in un minimarket a Campomarino; un attentato alla polizia a San Severo; il rinvenimento di mezzi usati dalla mafia foggiana, quella dilaniata da faide che provocano decine di morti; l’esplosione di bombe carta a Santa Croce di Magliano. Poi ancora vigneti distrutti sempre a Campomarino. Decine di episodi e c’è ancora chi nega l’emergenza. Ciliegina sulla torta: i boss della mafia foggiana ai domiciliari qui”, attacca Petraroia che è riuscito a far approvare una mozione in Regione.
L’allarme è arrivato in Parlamento. Sinistra Italiana aveva presentato un’interrogazione in cui si ricordavano i sequestri di beni alla camorra. Il senatore Giuseppe Lumia in un’interrogazione evidenzia un aspetto allarmante: “Il Molise con sempre maggior frequenza viene individuato come sede di domicilio per collaboratori di giustizia della criminalità organizzata o per esponenti condannati al confino o a scontare i domiciliari, come nei casi recenti dell’ex sottosegretario di Stato per l’Economia e le Finanze, Nicola Cosentino, e di Enrichetta Avallone, moglie del boss Antonio Jovine, che seguono un lungo elenco di figure simili, aperto, nel lontano passato, dall’ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino, inviato nel basso Molise”.
E qui arriva la decisione dei Carabinieri: “L’accorpamento della legione Molise a quella dell’Abruzzo – stigmatizzavano Lumia e i parlamentari di Si – voluta per il contenimento e l’abbattimento dei costi va valutata meglio”.