Ho appena letto tre libridel compianto giudice Ferdinando Imposimato sul terrorismo degli anni Settanta e oltre (Doveva morire, La Repubblica delle stragi impunite e I 55 giorni che cambiarono l’Italia), dai quali emerge un quadro a dir poco inquietante. Senza che mi debba dilungare su fatti e retroscena che senz’altro conoscete, la domanda che mi sorge spontanea, alla luce di quanto ho letto – che in parte non conoscevo – è la seguente: ma ora che il Movimento 5 Stelle sta per accedere (si spera) alle stanze del governo, quelle dei bottoni e delle decisioni che influenzano anche finanza, economia, rapporti con l’estero e altro; e che da loro ci si aspetta (anche qui, speriamo) norme serie nella lotta alle mafie, alla corruzione, all’evasione fiscale ecc., ci dobbiamo aspettare un’altra fase della cosiddetta – rivista e corretta all’oggi – strategia della tensione?
Massimo Bordoni
Io ho qualche resistenza ad accettare tutte le interpretazioni dietrologiche e complottiste che cercano di spiegare la storia italiana. Quelle che sembrano plasmate sul principio di quel columnist del Boston Globe che diceva: “Never spoil a good story with the true”, cioè “Mai rovinare una bella storia con la verità”. La storia italiana, però, ci ha insegnato – con evidenze ormai solide e accertate – che i complotti esistono, che lo Stato ha pianificato stragi o le ha lasciate fare, che ha utilizzato le organizzazioni criminali, che ha trattato con le mafie. Nei momenti di crisi e di passaggio, quando la politica appariva più debole, entravano in scena le bombe: è successo nel 1969 di Piazza Fontana, nel 1973-74 delle stragi nere e dei tentati golpe, nel 1992-93 del crollo della Prima Repubblica. Oggi assistiamo a un altro delicato momento di passaggio, con la dissoluzione del sistema politico bipolare e l’affermazione di una nuova forza, il Movimento 5 Stelle. Ci sarà qualcuno che, in continuità con la storia italiana, vorrà far “parlare” le minacce e le bombe, per tentare di influenzare il corso degli eventi? Non lo sappiamo. Non sappiamo se gli apparati sotterranei forgiati nel fuoco dello scontro Est-Ovest, in cui valeva tutto, sono ancora attivi e pronti a innescare una nuova strategia della tensione. È ipotizzabile che oggi come in passato, come ai tempi della P2, si confrontino due linee: quella che indica lo scontro frontale, anche cruento; e quella che preferisce tentare il condizionamento, alternare blandizie e minacce, dossierare, comprare e infiltrare. Staremo a vedere chi prevarrà.
Gianni Barbacetto