La guerra in Ucraina altera le coordinate della diplomazia internazionale e avvicina Usa e Cina o, almeno, le induce a parlarsi: i presidenti Joe Biden e Xi Jinping avranno oggi un incontro virtuale sull’Ucraina. E si comprende ora che il lungo colloquio – otto ore – lunedì a Roma tra il consigliere della Sicurezza nazionale degli Stati Uniti Jake Sullivan e il responsabile Esteri del Pcc Yang Jiechi doveva soprattutto permettere di capire se un contatto al vertice poteva essere utile. Biden e Xi non si vedono, sia pure virtualmente, dallo scorso novembre. “Gli Usa sono preoccupati di un allineamento della Russia con la Cina”, aveva ammonito Sullivan, dopo l’incontro con Yang. Oggi, il comandante in capo Usa chiederà al leader cinese di non aiutare direttamente o indirettamente il Cremlino, e ne sollecitarà il sostegno per indurre il presidente Putin a una soluzione negoziale.
La Casa Bianca fa l’annuncio senza enfasi: “Biden parlerà con Xi nel quadro degli sforzi per tenere aperte le linee di comunicazione fra gli Stati Uniti e la Cina”. I due leader discuteranno “la gestione della concorrenza fra i due Paesi, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia “e altri temi”. È probabile che la questione di Taiwan sia posta: Pechino ha verso l’isola Stato una posizione analoga a quella di Mosca verso la Crimea e le auto-proclamate repubbliche separatiste del Donbass. A chiedere l’incontro – precisa Pechino – è stata Washington. Dai prodromi dell’invasione dell’Ucraina, gli Usa s’interrogano sull’atteggiamento della Cina, che, all’Onu, non s’è mai allineata con la Russia, ma ha sempre evitato di condannarla. Pechino ha spesso riconosciuto come fondate le preoccupazioni di sicurezza di Mosca, pur dichiarandosi favorevole al rispetto della sovranità ucraina; ha concluso accordi energetici con partner russi, ma ha negato di avere concordato forniture militari alle forze armate russe; e ha recentemente inviato aiuti umanitari all’Ucraina. Inoltre la Cina, la cui crescita economica trae vantaggi dalla pace, è contraria alla politica delle sanzioni e non vuole farsene coinvolgere né risentirne le conseguenze. Secondo l’Ap, nonostante l’invasione dell’Ucraina e la crisi in Europa, Biden ha appena deciso di andare avanti con un aggiustamento da tempo previsto della politica estera degli Stati Uniti chiamato pivot to Asia, ricentrando sulla Cina, considerato il maggiore interlocutore economico e militare, l’attenzione e le priorità. Con Xi, Biden non ha mai usato un linguaggio così aspro come con Putin, definito a suo tempo “assassino”, mercoledì “criminale di guerra” e ieri “un dittatore omicida, un puro criminale”; il che ha innescato l’inevitabile replica del Cremlino.: “Parole imperdonabili”. Stando ai sondaggi, l’opinione pubblica negli Stati Uniti condivide l’appoggio all’Ucraina, ma la popolarità di Biden non migliora, mentre perde colpi Donald Trump, che ha definito Putin “un genio” quando riconobbe le repubbliche del Donbass e “uno sveglio” quando invase l’Ucraina.