È il momento che un sacco di nodi vengono al pettine di Trump, tutti in una volta, sul Russiagate, ma anche sulla scappatella di oltre dieci anni or sono con la pornodiva Stormy Daniels. Il presidente trova una scappatoia e fa il gradasso sulla Siria, dove, scrive il New York Times, è sul punto di “dare in escandescenze”, dopo avere dato corso, nelle ultime due settimane, alla ‘guerra dei dazi’ con la Cina e alla ‘guerra delle spie’ con la Russia.
Per seguire da vicino la crisi in Siria, e pure gli sviluppi del Russiagate, Trump annulla in extremis un viaggio in America Latina, il primo della sua presidenza: non è un grande sacrificio, perché lui, di farlo, non aveva nessuna voglia.
L’ultimo, per ora, della cerchia del presidente a finire nei guai è stato il suo avvocato personale, Michael Cohen: l’Fbi gli ha perquisito l’ufficio e la stanza d’albergo, aprendo un nuovo fronte d’indagine sul comportamento del magnate presidente e dei suoi sodali. Le perquisizioni dei locali di Cohen non sono direttamente collegate al Russiagate, cioè all’indagine sulle interferenze russe in Usa 2016, ma sono frutto di informazioni in cui Mueller s’è imbattuto nella sua inchiesta e che ha trasmesso alla magistratura di New York. Donald Trump in ogni caso pensa che l’indagine del procuratore Robert Mueller sia andata troppo oltre: lo ha detto la portavoce della casa Bianca, Sarah Sanders, nel suo briefing quotidiano con la stampa: “Il presidente crede di avere i poteri per licenziarlo”.
Cohen è sospettato di frode: fu lui a pagare in nero 30mila dollari alla pornodiva perché non raccontasse l’avventura – non ancora ‘presidenziale’ – con Trump. Che reagisce con rabbia: denuncia l’azione dell’Fbi come “vergognosa”, “un attacco vero e proprio al nostro Paese”. Giorni fa, il presidente aveva detto di non sapere nulla dei 30 mila dollari: “Chiedetelo a Cohen”.
L’avvocato non è il primo legale di Trump a finire ‘fuori gioco’: a marzo, s’era dimesso John Dowd, capo dello staff di legali ‘presidenziali’, in disaccordo sulla linea di condotta nel Russiagate: il magnate vuole essere sentito da Mueller e si allena al confronto. Cohen ha ora bisogno, a sua volta, d’un avvocato e pure d’un posto di lavoro: il suo studio l’ha scaricato, dopo la perquisizione.
I soldi di Cohen non sono, ovviamente, l’unica pista battuta da Mueller. Il procuratore indaga pure su un finanziamento da 150mila dollari fatto alla fondazione Trump da un imprenditore dell’acciaio ucraino, Victor Pinchuk. Il versamento risale al 2015, cioè all’inizio della campagna presidenziale, quando nessuno puntava un penny sull’elezione del magnate: la somma avrebbe ‘compensato’ un video-intervento di 20 minuti di Trump a un convegno a Kiev.
I repubblicani temono che il cappio del Russiagate possa serrarsi intorno al presidente, ma ritengono che Mueller non darà lo strattone decisivo fino al voto politico del 6 novembre: le elezioni di midterm potrebbero rovesciare la maggioranza nel Congresso – attualmente, i democratici sono minoranza sia alla Camera che al Senato – e rendere politicamente possibile un impeachment, la cui prospettiva potrebbe, però, ‘rivitalizzare’ i conservatori.
Il presidente, che non ha mai abbandonato i toni e lo stile della campagna elettorale, ha già rialzato la retorica isolazionista dell’ ‘America First’ ed è ritornato con forza sui temi dell’immigrazione, rinvangando la vecchia e stantia polemica dei “milioni di voti illegali” espressi nel 2016. Accorgimenti retorici, per mascherare pure preoccupazioni finanziarie: la previsioni di crescita dell’economia per i prossimi anni non sono del 3% in media l’anno, ma solo dell’1,9%, il che non basterebbe a coprire nei conti federali il buco creato dalla riforma fiscale. E il debito pubblico statunitense continuerà, così, a crescere. Sulla Siria interviene anche il presidente francese Macron: la Francia annuncerà “nei prossimi giorni” quale sarà la sua riposta al presunto attacco chimico del regime. Macron ha precisato che le eventuali misure non prenderanno di mira alleati di Damasco, ma colpiranno “le capacità chimiche” del presidente Bashar al Assad.