La sai l’ultima?

 

Assisi Una signora scoperta a rubare un paio di scarpe, si difende: “Ho appena fatto il vaccino”

Tra le reazioni avverse del vaccino c’è il rischio consistente di diventare ancora più stronzi di prima. O almeno è quello che risulta dall’esperienza di una signora di Assisi, che ha scaricato sul siero appena inoculato la responsabilità dei suoi comportamenti ignobili. Lo scrive La Nazione: “‘Sono fuori di me, ho appena fatto il vaccino’. È la tesi difensiva di una donna sorpresa a rubare un paio di scarpe in un negozio di Assisi. Secondo quanto riferito dai carabinieri, la signora avrebbe sottratto le calzature, infilandole nella borsa e avviandosi all’uscita, dove però è scattato l’antitaccheggio. La donna è stata fermata dagli uomini dell’Arma (…), con sé aveva le scarpe rubate. Così è stata portata in caserma. La signora ha dichiarato di non essersi resa conto di quanto fatto ‘perché poche ore prima si era recata in un centro vaccinale per farsi somministrare il vaccino’”. Malgrado le oggettive scusanti, la signora è stata denuncita per furto.

 

Roma Un tifoso rimane incastrato con la testa in uno dei tornelli dello Stadio Olimpico: lo salva la Croce Rossa

La fila che si blocca, uno strano rumore, un grido di spavento e un’immagine veramente improbabile: un ragazzo è rimasto con la testa incastrata nel tornello dello Stadio Olimpico. È successo domenica scorsa, il 31 ottobre, prima della partita contro il Milan: un tifoso della Roma è finito in trappola in una posizione assurda, dolorosa e oggettivamente davvero ridicola, con il cranio misteriosamente intrappolato tra le sbarre metalliche in uno dei dispositivi di sicurezza girevoli sotto la curva Sud. A rendere tutto ancora più surreale, i cori da stadio degli altri tifosi rimasti fermi in fila: “Oooooh liberatelooo, liberatelo, liberatelo, liberatelooo!”. Dopo molti, inutili e angoscianti tentativi di sganciarsi da solo da quella morsa di acciaio, è servito l’intervento dei paramedici della Croce Rossa. Nulla di grave, un trauma cranico e una domanda che avrà continuato a perseguitarlo: quante possibilità al mondo ci sono di finire con la testa incastrata in un tornello?

 

Chieti Va a prendere la macchina e trova un cucciolo di cinghiale intrappolato tra il radiatore e il motore

Cinghiali in strada, cinghiali che grufolano nell’immondizia, cinghiali all’entrata di scuola, cinghiali che nuotano e cinghiali in spiaggia. Le cronache sui suini selvatici sono ormai un genere giornalistico al quale la stampa nazionale dedica più attenzione che agli Esteri e alla Cultura. Tra le ultime cinghialate degne di condivisione c’è il video caricato su YouTube da un automobilista di Chieti, che si è trovato un cucciolo incastrato nell’intercapedine del motore della sua Ford Fiesta. Di bestiale, nel filmato, non c’è solo il povero cinghialetto, misteriosamente finito in trappola in uno dei posti più curiosi e scomodi che ci si possa immaginare al mondo (forse dopo il tornello dello stadio) e giustamente terrorizzato, ma pure il dialogo in stretto dialetto marsicano tra i due protagonisti “umani”. Uno empatico con l’animale: “Poverino…”. L’altro un po’ meno: “Poverino un cazzo, senti che puzza che fa”.

 

Qua la zampa Storia della gattina Flower, un micio nero ma con la barba bianca: “È colpa dello stress”

Un gatto nero con una barba bianca.E per la precisione – specifica il sito LaZampa.it, che ci regala la preziosa notizia – “una barba da stress”. Non si imbiancano, a quanto pare, solo i capelli di chi ha ritmi di vita troppo faticosi, ma pure le pellicce dei felini che nascono da gravidanze difficili. Come nel caso di Flower, “una tenera gattina arrivata alla fine di settembre al Shelby’s Kitten Safehouse di Portland, in Oregon, unica sopravvissuta della sua cucciolata. Flower aveva un grazioso mento bianco che sembrava proprio una barba, oltre a una pelliccia sale e pepe sulla pancia e sulle zampe. ‘Si tratta sicuramente di un cappotto da febbre o da stress’, racconta la soccorritrice”. Ora il felino sta meglio – ne siamo tutti sollevati – e la barba bianca inizia a regredire. “È esuberante e non lascia che nulla le impedisca di ottenere ciò che vuole. La barba bianca piano piano sta sparendo e la sua pelliccia sta diventando di un nero lucido, segno che la sua salute è in netto miglioramento”. Evviva.

 

Bologna Per Halloween si traveste da autovelox e si apposta lungo la strada: terrore tra gli automobilisti

Si può odiare Halloween ma è difficile non amare il “costume” di un giovane eroe bolognese, che si è travestito da autovelox e si è appostato in strada per seminare il terrore tra gli automobilisti della città. “Il ragazzo, che è stato ‘avvistato’ anche in zona universitaria nel corso della serata, si è procurato uno scatolone che ha poi reso del tutto e per tutto simile ai veri autovelox (eccetto per il colore, quelli urbani in funzione sotto le Torri, sono infatti grigi e non arancioni), comprese le scritte di ‘controllo elettronico della velocità’, il segnale del limite di velocità (in questo caso abbassato a 30 km/h) e il simbolo stilizzato del vigile”, scrive Il Resto del Carlino. Un’idea del genere non poteva passare inosservata: “La foto dell’autovelox travestito ha iniziato a circolare subito sui social e a ricevere centinaia di apprezzamenti, come testimonia la pagina su Facebook ‘Scritte ignoranti a Bologna’”. Non c’è nulla che faccia più paura di un verbale di polizia o di una raccomandata dell’agenzia delle entrate.

 

Manduria I ladri rubano 10 chili di funghi velenosi, il proprietario fa un appello pubblico: “Non mangiateli!”

Ai ladri che hanno rubato 10 chili di funghi da una macchina a Manduria (Taranto) rischia di andare malissimo: quelli che hanno trafugato non sono porcini prelibati o qualche altra specie edibile, ma una parte della refurtiva è estremamente velenosa. “I funghi, della specie amanita, una buona parte in forma di ovuli, sarebbero dovuti essere portati agli uffici competenti della Asl per uno studio – scrive il sito norbaonline.it –. In pratica i tecnici avrebbero dovuto effettuare la comparazione di due specie molto simili, una commestibile e di ottima qualità e l’altra velenosissima. Solo gli esperti sanno distinguerli”. È uno dei rari casi in cui la persona che subisce il furto, invece di augure le peggiori sfortune al ladro, prova a rintracciarlo per preservare la sua salute: “Il proprietario dei funghi ha denunciato l’accaduto alla polizia e ha lanciato un appello ai ladri: ‘Non mangiateli! c’è il rischio di una tragedia se dovessero essere consumati o venduti ad altre persone’”.

 

Genova Un ristorante affollato chiude all’improvviso per evitare controlli, ma dimenticano un cliente in bagno

Scene da tarda pandemia: il ristorante è troppo affollato e non rispetta le (residue) regole di prudenza sanitaria, qualcuno si lamenta, è chiaro che stanno per arrivare le pattuglie della polizia, il proprietario per evitare la multa fa uscire precipitosamente i clienti e chiude il locale. Solo che si dimentica un avventore in bagno. Succede a Genova, come scrive primocanale.it: “Quando i poliziotti sono arrivati davanti all’ingresso del locale lo hanno trovato stranamente chiuso nonostante fossero solo le 22 della sera della festa di Halloween. Sono bastate poco domande ai tanti avventori ancora fuori, al freddo e con la digestione in corso, per accertare che il titolare del locale avesse chiuso all’improvviso poco prima, per tentare di evitare controlli e guai. Una fretta che gli ha fatto dimenticare uno degli avventori nel bagno. Il cliente prigioniero quando si è accorto di essere rimasto bloccato nel locale chiuso ha chiesto aiuto a chi era all’esterno da una finestra: ‘Mi aprite? Devo uscire’. A rispondergli e a liberarlo sono stati proprio gli agenti”.

Zona rossa, Ranieri Guerra frenò l’Oms

Un curioso retroscena riapre la ferita della mancata zona rossa dei Comuni-focolaio di Alzano Lombardo e Nembro, decisa e poi revocata dal governo ai primi di marzo 2020 e oggetto di indagini dei pm di Bergamo. Il direttore della Sanità lombarda Luigi Cajazzo, secondo testimonianze e documenti che Report rende noti stasera, chiese all’Oms di spingere il governo a misure più restrittive. I dirigenti dell’Oms si consultarono tra loro e si girarono dall’altra parte, dopo che Ranieri Guerra, assistente al direttore generale e inviato in Italia per l’emergenza, suggerì di non immischiarsi nelle beghe tra il governo Conte 2 e la Regione a guida leghista. Tutti, compreso Guerra ignoravano (fingevano di ignorare?) che la Regione aveva il potere di chiudere in piena autonomia. Era il 7 marzo, forse già tardi. Il 9 Conte chiuderà il Paese. E però la dice lunga sul grado di approssimazione e sul timore dei vertici lombardi di inimicarsi il padronato locale.

Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella di Report tornano anche sul piano pandemico mai aggiornato dal 2006 e sul rapporto dell’Oms che definiva “caotica” e “improvvisata” la risposta italiana alla prima ondata, pubblicato e ritirato in poche ore il 14 maggio 2020. Alcune chat tra il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro e il ministro Roberto Speranza portano a ipotizzare un ruolo di quest’ultimo nella mancata ripubblicazione. “Con Kluge sarò durissimo”, annunciava Speranza, indispettito perché il governo non era stato informato della pubblicazione, riferendosi al direttore europeo dell’Oms, il tedesco Hans Kluge. E poco dopo: “Mi ha chiamato Kluge. Si è scusato. Ha confermato che lo ha ritirato e che si propone di discuterlo con noi”.

L’idea di rivederlo tramontò, del resto era già stato edulcorato. Report mette in relazione la vicenda con la discussione allora in corso sui finanziamenti italiani per la sede Oms di Venezia, evocata in alcune comunicazioni di Kluge e di Guerra. Lavorava a Venezia Francesco Zambon, coordinatore dei ricercatori che in breve tempo avevano realizzato il dossier sul primo grande Paese occidentale colpito dal Covid-19, senz’altro utile per altri Stati non ancora travolti. Ha lasciato l’Oms e pubblicato un libro di denuncia (Il pesce piccolo, Feltrinelli). Ha lasciato l’Oms e scritto un libro (Bugie, verità, manipolazioni-Controstoria della pandemia, Piemme) anche Guerra, che osteggiò Zambon ed era fra coloro che non avevano aggiornato il piano.

Quello vecchio non fu attivato, sebbene proprio l’Oms suggerisse le misure anti-influenzali fin dal primo allarme sulla Cina del 5 gennaio 2020. Secondo la Salute non era adatto a un patogeno non influenzale, si preferì farne un altro – rimasto segreto finché non l’ha scoperto Report – ma arrivò tardi. E invece il piano del 2006 sarebbe stato utile: prevedeva scorte di mascherine, sorveglianza e quindi tamponi, ricognizione delle terapie intensive e altri interventi che saranno avviati solo quando sul mercato non si trovava più nulla. Sarebbe stato utile anche secondo il parere richiesto dall’ex capo di gabinetto di Speranza, nel gennaio 2021, al magistrato Nicola Ruggiero, di cui Report dà notizia. A breve i pm di Bergamo ci diranno se ipotizzano reati in relazione al piano non attuato, tenendo conto che il Tribunale dei ministri di Roma ha già archiviato molte denunce.

Corruzione internazionale. “In Italia la lotta è a rischio”

La procura di Milano è sotto attacco per aver perseguito casi di corruzione internazionale, recentemente per un caso in cui Eni, la terza società italiana, e Royal Durtch Shell erano imputati. Scriviamo per sollecitare che la valutazione Ocse esamini attentamente questi attacchi e consideri se l’impegno dell’Italia nel far rispettare le leggi stia declinando”. A firmare questa lettera, di ben due pagine e indirizzata a Drago Kos, presidente del Gruppo di lavoro dell’Ocse sulla corruzione internazionale, sono 15 componenti del Corruption Hunters Network. È un gruppo di magistrati e investigatori che a livello internazionale si occupano di grandi casi di corruzione e hanno portato a processo multinazionali e capi di Stato (tra loro per esempio Eva Joly che indagò sul gruppo Elf). Un collettivo di cui fa parte Fabio De Pasquale, procuratore aggiunto di Milano, che ovviamente non firma il documento poiché tocca direttamente lui e il collega Sergio Spadaro.

La letterainviata all’Ocse riguarda infatti le indagini della procura di Brescia, nate in gran parte dalle deposizioni del pm milanese Paolo Storari, che vedono De Pasquale e Spadaro accusati di rifiuto in atti di ufficio. Storari ha dichiarato di aver inviato a De Pasquale e Spadaro delle notizie – una bozza d’informativa della Guardia di finanza e un altra di misura cautelare – che dimostravano l’inattendibilità di Vincenzo Armanna, ex dirigente Eni il quale, pur nella veste di imputato, aveva reso delle dichiarazioni accusatorie nei confronti dei vertici Eni e, in particolare, dell’amministratore delegato Claudio Descalzi. Informazioni che De Pasquale e Spadaro, per la procura di Brescia e lo stesso Storari, avrebbero dovuto depositare alle difese di Eni.

Il processo di primo grado per corruzione internazionale da parte di Eni nell’acquisto della licenza nigeriana Opl-245 s’è concluso con l’assoluzione piena di tutti gli imputati. E proprio dalla sentenza di assoluzione giunge un altro capo d’incolpazione per De Pasquale e Spadaro: non avrebbero fornito alle difese di Eni un video che nel 2014 riprende Armanna, 48 ore prima di presentarsi in procura a rendere le sue dichiarazioni, mentre anticipa al legale esterno del colosso petrolifero, Piero Amara, che arriveranno “una valanga di merda” e “avvisi di garanzia”.

“Si sostiene che secondo la legge italiana – scrivono i 15 membri del CHN – De Pasquale e Spadaro avevano il dovere assoluto di mettere a disposizione degli imputati entrambi gli elementi (il video e la bozza d’informativa della Gdf, ndr). L’accusa di non aver prodotto la videoregistrazione è un nonsense (…)”. Il motivo? I 15 firmatari sostengono che Eni avesse già in mano da anni sia la videoregistrazione sia la sua trascrizione. Eni però ha sempre smentito questa ricostruzione. Per quanto riguarda la bozza d’informativa della Gdf che Storari ha inviato a De Pasquale e Spadaro il CHM ritiene che non fosse producibile, oltre che per la sua “irrilevanza”, anche per il fatto che “né le comunicazioni riservate tra un imputato e il suo avvocato né le prove sequestrate all’imputato durante il processo sono ammissibili ai sensi del diritto italiano”. E in effetti la bozza della Gdf le conteneva entrambe. I 15 si dicono quindi stupiti che De Pasquale e Spadaro siano sotto indagine e “pur fiduciosi che un giudice italiano constaterà che le accuse sono infondate” rilevano però già una prima grave conseguenza: “È abbastanza improbabile che De Pasquale sarà assegnato a gestire l’appello della decisione del tribunale nel caso Eni-Shell”.

Il CHN invita l’Ocse a porre la massima attenzione sull’argomento. E proprio in vista della prossima valutazione dell’Italia, che si terrà a gennaio, sullo stato del contrasto alla corruzione internazionale: “La procura di Milano ha fatto da apripista nella lotta alla criminalità societaria in Italia, recuperando centinaia di milioni di euro per lo Stato italiano e i cittadini italiani da imprese nazionali ed estere. Il suo perseguimento dei politici italiani per corruzione ha ispirato i pubblici ministeri di altri paesi a perseguire figure potenti nei propri paesi. L’attacco contro di essa e il suo principale procuratore nel settore della corruzione internazionale dovrebbero essere della massima preoccupazione per il lavoro Ocse sulla corruzione. Dopotutto, il successo della Convenzione è radicato nella solidarietà degli Stati membri dell’Ocse sulla necessità di combattere la corruzione internazionale”.

 

“Sul senatore tanta ipocrisia: in Arabia parla come politico”

L’avvocato amministrativista Gianluigi Pellegrino è un esperto di finanziamento alla politica, di legge Severino e di tutte le questioni al limite tra politica e diritto. Gli chiediamo un parere sulla legislazione vigente sui compensi dall’estero per attività professionali svolte da senatori come Matteo Renzi, nella sua qualità di ‘public speaker’. Il Fatto ha pubblicato l’elenco dei soggetti che hanno retribuito il leader di Iv per le sue prestazioni di oratore. Per esempio quello della società italiana 21 Investimenti Sgr fondata da Alessandro Benetton gli ha pagato 19 mila euro per la partecipazione a un evento. Inoltre Renzi ha ricevuto per due conferenze in Arabia Saudita (nel febbraio e nell’aprile 2019) un totale di 83.700 euro: 43.800 dal ministero delle Finanze e 39.900 dalla Commissione per il Turismo Saudita.

In Italia non esiste una norma che vieti a Renzi di incassare soldi provenienti dal Governo Saudita. Eppure si tratta di un senatore, membro della cCommissione Esteri, leader di partito decisivo per formare gli ultimi due governi ed ex premier. La legge Spazzacorrotti vieta solo i contributi da soggetti esteri ai partiti e non parla di parcelle per l’attività privata di un senatore. Ci vorrebbe una legge in materia che vieti queste situazioni?

La questione non è così netta. La legge Spazzacorrotti prevede un elenco ampio di soggetti politici a cui è vietato ricevere contributi esteri. Ci sono i partiti, i movimenti e persino le liste che partecipano a semplici elezioni comunali. A questa vasta gamma di soggettività politiche “è fatto divieto di ricevere contributi, prestazioni o altre forme di sostegno provenienti da governi o enti pubblici di Stati esteri e da persone giuridiche aventi sede in uno Stato estero non assoggettate a obblighi fiscali in Italia”.

Il divieto vale per i contributi a partiti non per le parcelle dei politici persone fisiche, giusto?

D’accordo, ma se sono leader politici? Siamo certi che il divieto di legge non possa applicarsi anche a loro evitando elusioni sin troppo agevoli della legge. Una questione discutibile senz’altro ma certo non scontata nell’escludere il divieto. Non mi sorprenderei se qualcuno potesse interpretarlo quell’elenco di soggettività politiche come esemplificativo e non tassativo.

Però qui si parla di prestazioni professionali come oratore, senz’ altro legittime. Renzi ci paga le imposte.

In linea generale è così. La ratio della norma è vietare i contributi e il sostegno all’attività politica dei soggetti politici italiani da soggetti esteri. Il punto è capire per cosa viene pagato il senatore Renzi. Per un’attività politica o di altro genere?

Renzi sostiene di essere pagato non come politico, ma come ‘public speaker’. Gli eventi sono reali, i discorsi pubblicati sul profilo Linkedin e talvolta visionabili sul web.

Non sarei così sicuro che i due piani siano nettamente scindibili. Se Renzi viene presentato sul palco come ex premier e senatore e parla in favore dell’Arabia Saudita, siamo certi che questa attività non abbia a che fare con la politica?

Avvocato, però le ribalto il ragionamento. Anche lei allora, se fosse eletto in Parlamento, non potrebbe ricevere compensi per difendere l’Arabia Saudita in un contenzioso. L’argomento non prova troppo?

La seguo nel suo ragionamento. Ma l’assistenza legale non è un pezzo dell’attività politica quale invece sicuramente sono i discorsi pubblici. Il problema è proprio questo: Renzi non è un parlamentare che fa l’idraulico e va in Arabia a sostituire un tubo. Lei dice che Renzi è un oratore pubblico ma quella che Renzi definisce come una professione a sé stante è una delle componenti tipiche dell’attività politica. Si prende un pezzo dell’attività politica, cioè il discorso pubblico, e lo definisce come professione a parte oggetto di compensi. Qualche dubbio penso possa sorgere. La professione di idraulico o avvocato o ingegnere non è un pezzo di quella politica. Il public speaking direi invece di si.

Renzi su Linkedin scrive che lui fa il ‘public speaker’. Anche questa è una professione. Lo fanno Bill Clinton, Tony Blair e tanti altri.

Sì ma da ex politici. A quel punto il loro discorso pubblico non è più una componente di attività politica in corso.

Resta il fatto che non è vietato. La Spazzacorrotti prevede che i contributi ai partiti da soggetti esteri siano girati alla Cassa delle ammende e che, se non dichiarati, il partito subisca una sanzione fino al quintuplo. Occorre una norma ad hoc per prevedere qualcosa di simile per i pagamenti, anche di tipo professionale, da soggetti esteri a deputati e senatori?

Bisogna uscire dall’ipocrisia di nascondersi un interrogativo. Renzi quando parla in pubblico a favore del Regno Saudita fa un’attività professionale o politica? Non vi sembra che ci sia un contenuto politico nel suo discorso? Una norma potrebbe essere utile, ma siamo arrivati al punto che viene rivendicata come legittima e persino opportuna la retribuzione di un politico per discorsi che a ben vedere sono parte centrale di una attività politica.

Dalla Sicilia al Nord: si allarga il cantiere di “Forza Italia Viva”

Ormai è un amore corrisposto quello tra Matteo Renzi e il centrodestra berlusconiano. Se in questi anni ci si è fermati a scambi affettuosi e patti più o meno segreti (vedi quello del Nazareno), oggi il leader di Italia Viva ha fatto una scelta di campo: stare al centro ma guardare a destra. E in particolare a Forza Italia, provando a tagliare fuori Lega e FdI. E se non è possibile, andare anche con loro.

Basti guardare le reazioni scomposte di queste ore del partito di Berlusconi contro Il Fatto e in difesa di Renzi sulla pubblicazione di entrate e uscite sensibili su suo conto corrente. “Una vergognosa macchina del fango – attacca la deputata di FI Matilde Siracusano – è urgente una riforma delle intercettazioni e degli atti processuali”. Che Iv ormai guardi al centrodestra lo si vede pure dalle alleanze nei territori. Dopo alcuni esperimenti alle ultime comunali (Conegliano Veneto, Melfi, Pontremoli, Desio), i renziani si stanno muovendo per costruire alleanze strutturali in vista delle amministrative di primavera. A partire dalla Sicilia, dove è stato siglato il patto tra Renzi e Gianfranco Micciché, con la benedizione di Marcello Dell’Utri. Prima è nato un gruppo unico all’Ars e ora FI e Iv decideranno insieme il prossimo candidato sindaco di Palermo e governatore dell’isola. Al vertice del centrodestra allargato oggi però ci saranno solo i “sovranisti” di Lega e FdI: dopo l’esclusione di Totò Cuffaro, anche FI ha deciso di non partecipare. I renziani, Micciché e Cuffaro avrebbero già individuato un candidato per la Regione: il banchiere Gaetano Micciché, fratello di Gianfranco. Per Palermo il nome arriverà entro l’anno. Altra città dove l’accordo potrebbe diventare realtà è Genova. Qui Pd e M5S replicano il modello delle Regionali (perse) e Iv vuole starne alla larga. La renziana Raffaella Paita ha elogiato il sindaco di centrodestra Marco Bucci (“Non escludiamo una collaborazione”) e sabato il primo cittadino lo ha detto dritto: “Con Iv abbiamo ottimi rapporti, chi vuole sostenermi è il benvenuto”. Occhi puntati anche su Verona dove i renziani potrebbero fare da ago della bilancia con una coalizione anti-Sboarina.

A Parma, più che un’intesa tra Iv e FI, la strategia dei renziani è quella del “modello Draghi”. Qualche giorno fa gli esponenti locali di Iv, Azione e + Europa si sono incontrati arrivando alla conclusione che in vista del 2022 ci sia bisogno di riproporre lo schema governativo anche in città: “L’arrivo di Draghi a Palazzo Chigi – recita la nota – è il nostro modello politico di riferimento per il futuro di Parma”. Anche a Rieti si pensa in grande e i lavori sono già avanti. La scorsa settimana una truppa di renziani – inclusi i coordinatori cittadini e il capogruppo in Consiglio – ha incontrato i vertici locali di FI, che da tempo fiutano terreno fertile per un’alleanza. Una sensazione condivisa con la renziana d’Umbria Emanuela Mori, componente della direzione nazionale del partito e in estasi al pensiero di un progetto centrista con “Forza Italia in primis”. Ipotesi percorribili nelle città di Todi e Narni, al voto a maggio. E chissà che l’occasione non si presenti anche a Nocera Inferiore, provincia di Salerno, dove Iv non ha partecipato al primo tavolo programmatico del Pd (“Non abbiamo ricevuto alcun invito”, dice il renziano Santino Ruggiero) e potrebbe farsi tentare da una civica con parti del centrodestra. A maggior ragione se il progetto sarà condiviso altrove. Con Matteo Salvini che nel frattempo tenta la contromossa per unire il centrodestra, già sulla via della spaccatura in alcune città come Como e Palermo: “Se ci sono difficoltà, servono primarie di coalizione”.

Renzi, elogi ai Benetton e meeting a pagamento dopo il crollo del Ponte

Lunedì 29 ottobre 2018. È passata una settimana dalla morte di Gilberto Benetton. Sul Gazzettino, storico quotidiano veneto, compare un intervento di Matteo Renzi. Indignato dal fatto che “nessun membro del governo abbia partecipato ai suoi funerali”, il leader di Iv esprime “stima” per un imprenditore che “con i suoi fratelli ha creato un’azienda straordinaria” e “ha dato lavoro a migliaia di italiani”. “Voglio essere chiaro – aggiunge – non ho mai ricevuto un centesimo da Autostrade o dai Benetton. Il mio partito non è stato finanziato. E mai la Leopolda ha ricevuto contributi economici da Gilberto o da Atlantia. Mai. Non è stato il mio governo a privatizzare Autostrade o Autogrill, non è stato il mio governo a firmare quella concessione”.

Sono passati due mesi e mezzo dal crollo del Ponte Morandi, che il 14 agosto del 2018 ha provocato 43 morti. Il M5S, al governo con la Lega, chiede a gran voce la revoca della concessione. La popolarità dei Benetton è ai minimi storici. In un momento così difficile, insomma, la solidarietà del leader di Italia Viva non deve essere stata sgradita a Treviso. Adesso si scopre che – come rivelato dal Fatto nei giorni scorsi – un anno più tardi, ai primi di dicembre, Matteo Renzi interviene a un meeting sulle “eccellenze Made in Italy”, organizzato a Firenze dalla 21 Investimenti Sgr, di Alessandro Benetton. La 21 investimenti versa a Renzi 19.032 euro, come compenso per il suo speech.

Alessandro Benetton, 57 anni, è figlio di Luciano e nipote di Gilberto. Vicepresidente della Benetton Group 2007, ne diventa presidente nel 2012. Una carica che lascia nel 2014, insieme al ruolo di erede designato, osteggiato dagli altri rami familiari. Oggi siede ancora nel Cda di Edizione Holding, la cassaforte di famiglia che controlla Benetton Group e Atlantia, e, attraverso la Schema 33, ha partecipazioni in Mediobanca e Assicurazioni Generali.

Da allora si è dedicato soprattutto alla “21 Invest”, private equity da 2 miliardi fondata a 28 anni che compra e vende grandi pacchetti azionari. Ha avuto azionisti come Marina Berlusconi, Banco Ambroveneto, Deutsche Bank, Assicurazioni Generali e la famiglia Seragnoli. Nel tempo ha investito su aziende come la casa vinicola Zonin, della famiglia del banchiere Gianni Zonin, Farnese vini, Trudi, Bpack Due, Assicom e The Space Cinema.

Nelle intercettazioni dell’inchiesta di Genova Benetton rivendica il suo percorso imprenditoriale “autonomo” – sebbene avviato coi soldi di famiglia e nelle società del gruppo mantenga cariche – rispetto ai cugini. Ne parla all’amico manager Fabio Corsico il 20 gennaio del 2020: “Quando mi chiedevano: ma perchè tu li hai mandati affanculo? Io dico, voi me la smontate ‘sta Edizione (…) Me la ricomponete secondo i valori dei padri fondatori… alleanze e competenze… non rendite di qualcuno nato ricco, perchè che cazzo me ne faccio io di un socio che è nato ricco?”. In quel periodo Benetton tesse relazioni di alto livello, incontri riservati con alti rappresentanti politici e di governo, per scongiurare lo spauracchio della revoca: “Tu adesso ti incontri solo con i potenti”, gli dice scherzando Corsico.

Nella partita della revoca è molto attivo anche Matteo Renzi. All’inizio del 2020 al governo adesso c’è il Conte 2 a maggioranza giallorosa. L’esecutivo si dichiara a favore della revoca, ma a frenare, spesso, è proprio lui, il senatore di Rignano: “Spaventa gli investitori”, dice il 17 gennaio. “È un autogol”, ribadisce il 23. “No al giustizialismo e alla revoca”, il 28 gennaio. Il 9 luglio la definisce una strada “impossibile” e “populista”. Il 16 luglio, sull’ipotesi di un acquisto pubblico guidato da Cdp, dichiara: “I privati non saranno cacciati ma pagati”. Il 10 gennaio 2021 la questione “Autostrade” compare nel documento dei “30 punti” con cui Iv motiva la crisi di governo.

Di Renzi (estraneo all’indagine di Genova) parlano Fabio Cerchiai e Gianni Mion nelle intercettazioni del Ponte Morandi. È il 3 gennaio del 2020. I top manager di Atlantia discutono della revoca della concessione, delle rivelazioni giudiziarie e dei mancati controlli del ministero: “Marcucci (Andrea, senatore del Pd, ndr) e anche Renzi sono preoccupati”. Mion: “Secondo me la loro… tutto il Pd è in questa situazione eh, Renzi compreso… Loro sanno che non hanno fatto, no?”.

Ma mi faccia

Ossimori. “La politica è una cosa seria” (Matteo Renzi, leader Iv, Foglio, 28.11). Lui infatti non c’entra.

Figlio di Papi. “Assalto a Renzi. ‘Il Fatto’ pubblica il conto corrente e i suoi finanziatori. Neppure col Cav tanto accanimento” (Giornale, 7.11). In effetti del Cav, più che le entrate, facevano notizia le uscite.

Notizia, che fare? “Il colpo di coda dei manettari. Pallottole di carta… Può dirci il Fatto come si è procurato la documentazione dell’inchiesta Open?” (Paolo Guzzanti, Giornale, 17.11). Semplice: assumendo giornalisti anziché servi.

Onanismo letterario. “Dalle fatture pagate da Open emerge la passione di Renzi per i libri, soprattutto i suoi. Nel 2012 ce ne sono due delle librerie Rizzoli, in totale 4.725 euro per l’acquisto di copie di ‘Fuori’ e ‘Stilnovo’ scritti da Renzi” (Stampa, 6.11). Ah ecco chi se li compra.

La mascotte. “Marco, fai un articoletto sulla Fiorentina che non vincerà lo scudetto, così è fatta!” (Renzi, 4.11). Risultato: Fiorentina-Juve 0-1.

Dragonball/1. “Un presidente a termine solo con un patto politico. Serve un nome all’altezza di Draghi, non in contrasto col premier voluto da Mattarella” (Francesco Clementi, “costituzionalista”, Repubblica, 7.11). Se no?

Dragonball/2. “Giorgetti dice il vero: Draghi governa ovunque lo si metta. Quirinale compreso. La Costituzione dice altro? Amen” (Carlo Verdelli, Twitter, 4.11). Che sarà mai la Costituzione al cospetto di un Giorgetti.

Sciùr parùn. “Landini, no ai ricatti: all’Italia non serve un ritorno alla piazza” (Carlo Bonomi, presidente Confindustria, Stampa, 7.11). Come si permettono questi sindacalisti di parlare di scioperi senza chiedere il permesso ai padroni?

Serial killer. “La sinistra ha speculato sui morti. L’opposizione ha superato il limite del buon gusto, ma in Lombardia abbiamo i numeri migliori di tutti” (Attilio Fontana, Lega, Libero, 7.11). 34.201 morti su 132.391, record nazionale in assoluto e mondiale in rapporto alla popolazione. Sono soddisfazioni.

Renato Benso conte di Cavour. “Scuola di alta formazione per la Pa. Brunetta a Santena pensa a un polo del Nord: ‘Cavour ne sarebbe orgoglioso’” (Stampa, 2.11). Ormai è come i gatti: si lecca il culo da solo.

Mario Benso conte di Cavour. “Italia mai così centrale dai tempi di Cavour. Tutto merito di SuperMario” (Aldo Varano, Dubbio, 3.11). Niente da fare per quella pippa di Garibaldi.

Bob Aggiustatutto. “Rifiuti, erbacce, foglie e caditoie: ‘Al via la pulizia straordinaria’” (Repubblica, 2.11). “Scatta la super pulizia” (Corriere della sera, 2.11). “Prima mossa di Gualtieri. Città pulita scatta in piano d’urto. Addetti Ama al lavoro anche di notte e di domenica” (Corriere, 3.11). “Al via il piano ‘spazza rifiuti’. Ma lavora solo il 57% dei mezzi” (Rep, 3.11). “Il piano rifiuti si complica: 60 tir in fila al Tmb di Rocca Cencia in attesa di scaricare 2.500 tonnellate di indifferenziata da smaltire”, “Piano ‘spazza rifiuti’ con i giorni di festa la raccolta va in tilt” (Rep, 4.11). “Scioperi e tir stracolmi. Il piano ‘spazza rifiuti si ferma a Rocca Cencia. L’impianto è al collasso, l’Ama blocca i camion” (Rep, 5.11). “La pulizia straordinaria naufraga nel regno del Supremo. Le tonnellate di spazzatura raccolte rimangono ferme nei camion” (Rep, 6.11). “Rifiuti, ora Gualtieri chiede aiuto a Mantova per trasportarli al Nord” (Rep, 7.11). È già merito di Gualtieri o è ancora colpa della Raggi?

Dove andremo a finire. “Rai, servizio pubblico? Ognuno come gli pare” (Aldo Grasso, Corriere della sera, 7.11). Terribile: si chiama libertà.

Import-export. “Rai, Anzaldi (Iv): Salini annuncia risparmi? Stop assunzioni esterne” (13.6.2020). “Direttori dei tg? Per favore, Fuortes, chiama dei giornalisti esterni” (Michele Anzaldi, deputato Iv, Riformista, 5.11. 2021). C’è ci può e chi non può.

In riserva. “Il silenzioso interventismo i Cartabia. Così studia da riserva della Repubblica” (Giornale, 1.11). Ecco: purchè resti in panchina.

Tassa di successione. “Povera Rai! Oddio: questo è l’erede di Zavoli?” (Piero Sansonetti su Sigfrido Ranucci di Report, Riformista, 4.11). Non osiamo neppure immaginare l’erede di Sansonetti.

Le parole per dirlo. “Travaglio chiama Berlusconi ‘vecchio puttaniere’ e ‘finanziatore della mafia’. Un giorno prenderò questi insulti e sostituirei (sic, ndr) Berlusconi con Di Maio, Di Battista, Davigo, Grillo, Conte. Sono sicuro che sarei querelato, denunciato all’Ordine e nessuno direbbe che il mio è diritto di critica o satira” (Pietro Senaldi, Libero, 26.10). Già, forse perchè Di Maio, Di Battista, Davigo, Grillo e Conte non hanno mai pagato mignotte né finanziato la mafia.

Il titolo della settimana/1. “’Ci dica da che parte sta’. Aut aut del Pd a Renzi prima del voto sul Colle” (Giornale, 3.11). Ma non l’avete ancora capito? Vi serve un disegnino?

Il titolo della settimana/2. “Occhio a Pera, la carta dei due ‘Mattei’” (Libero, 31.10). Ed è subito Pera.

Il titolo della settimana/3. “Quirinale, Giuliano Amato l’alternativa in nome della stabilità” (Giornale, 5.11). La sua.

Con Clooney diventa un film il romanzo di Moehringer

George Clooney ha diretto per Amazon Prime Video The Tender bar, un film sceneggiato da William Monahan da un testo autobiografico di J. R. Moehringer che vede Ben Affleck nel ruolo di Charlie, proprietario di un bar di Long Island e zio del protagonista J.R, ragazzo senza padre (Tye Sheridan). Il giovane cresce nel bagliore del locale dove il bartender Charlie è il più acuto e colorato tra un assortimento di figure paterne eccentriche ed espansive.

Ben Affleck sta girando intanto accanto ad Alice Braga Hypnotic, il nuovo film di Robert Rodriguez che racconta le vicende di un investigatore privato che indaga su una scia di incredibili crimini mentre è coinvolto in un mistero che coinvolge una sua figlia da tempo scomparsa (Hala Finley) e un programma governativo segreto.

Jasmine Trinca ha debuttato nella regia di un lungometraggio dirigendo Marcel!, un film con Alba Rohrwacher, Maayane Conti e Giovanna Ralli prodotto da Cinemaundici e Rai Cinema.

Si gira a Roma Tutto chiede salvezza, una serie di Francesco Bruni tratta dal romanzo di Daniele Mencarelli Premio Strega Giovani 2020 e prodotta da Picomedia per Netflix. Si tratta di un dramedy che racconta la storia autobiografica del ventenne Daniele (Federico Cesari, noto per la serie SKAM Italia), un ragazzo depresso con un eccesso di sensibilità, che dopo una crisi psicotica si risveglia nella camerata di un reparto psichiatrico insieme a cinque improbabili compagni di stanza con cui pensa di non avere niente in comune, pressato dai medici che gli vogliono frugare nel cervello e accudito da infermieri che gli sembrano cinici e disinteressati. Ma sette giorni sono lunghi e quella che all’inizio gli sembrava una condanna pian piano si trasforma in una delle esperienze più intense e formative della sua vita.

È arrivato l’“Almamatto”: da Bowie alla Curie, un santo pazzo al giorno a cui votarsi nel 2022

Ogni giorno un matto, più che un santo, a cui appellarsi. Scritto dallo psicologo Giampietro Savuto (responsabile scientifico della Fondazione Lighea Onlus) ed edito da Baldini+Castoldi, Almamatto: 365 tipi strani (+1) che hanno cambiato il mondo è un particolarissimo libro-calendario che prova a far prendere coscienza su un argomento serio come quello delle sofferenze psichiche, ma attraverso un approccio scherzoso e divertito. In Almamatto viene infatti passato in rassegna un personaggio storico, oggi celebrato per il suo genio ma al suo tempo giudicato come fuori di testa, e qui descritto in tutte le sue stranezze e con una piccola vignetta ad accompagnarne la lettura.

Un libro diverso e a fin di bene. Tutti i proventi dalle vendite saranno infatti destinati alla raccolta fondi per realizzare il Centro di Crisi a Milano: un progetto di Fondazione Lighea Onlus ed Eos Impresa Sociale, per creare uno spazio con 20 posti letto che accoglieranno pazienti di giovane età con disagi psichici, aiutandoli a intraprendere un percorso terapeutico.

L’obiettivodi questo strano calendario è infatti quello di mostrare come, al di là dei sintomi patologici più gravi, la follia di ogni “matto del giorno” può avere molto in comune con aspetti della vita di chiunque. L’8 gennaio, ad esempio, c’è David Bowie: appassionato di magia nera e di buddismo allo stesso tempo, il cantante passò tre mesi in completo isolamento in Scozia insieme a quattro lama tibetani; un’esperienza che non gli impedì di sposarsi con rito episcopale con Mary Barnett, lasciata dopo poco ma non prima di aver fatto intendere ai propri fan di essere bisessuale.

Nel libro non ci sono però solo persone noti per la loro vita piena di eccessi, ma anche stimatissimi personaggi delle istituzioni. Tipo Winston Churchill, idolatrato in patria e all’estero per essersi opposto al nazismo durante la seconda guerra mondiale. Quello che è uno dei primi ministri inglesi più famosi di sempre, quando non si occupava di politica, amava viziarsi in ogni modo: gioco d’azzardo, sigari, whisky e alcolici di ogni tipo erano per lui all’ordine del giorno, accompagnati poi da hobby che andavano dall’astrologia alle pratiche esoteriche.

Oggi 7 novembre è il giorno nell’Almamatto dedicato a Marie Curie, una donna piena di primati. Vincitrice di un premio Nobel per la fisica e di un altro per la chimica, la francese è sempre stata considerata un vero genio. Ma pochi sanno quanto fosse ossessionata dalla sua sete di conoscenza: Curie studiò imperterrita per tutta la vita, ignorando i dolori fisici e i problemi di salute che le deformarono il fisico. Le sue ricerche sulla radioattività finirono addirittura per causarle un’anemia aplastica. Negli ultimi anni, però, ammise finalmente di aver bisogno solo di respirare un po’ di aria buona.

“C’era una volta…”: le fiabe di nonna George (Sand)

“Si tratta di capire se le fate esistano oppure no. Alla tua età si ama il soprannaturale, l’incredibile, e tu lo ami quanto la natura, dove a me piacerebbe molto che il soprannaturale esistesse. Anzi, sono convinta che esista, altrimenti non sarei in grado di regalartelo”. C’è dolcezza nelle dediche che accompagnano alcuni dei sette racconti fantastici raccolti in Racconti di una nonna (Marcos Y Marcos), storie che George Sand, pseudonimo di Amandine Dupin, l’autrice francese più letta di sempre con Victor Hugo (quando lei morì lui disse: “Piango una morta, saluto una immortale”), scrisse nei suoi ultimi anni di vita (morì nel 1876) per le due nipotine.

Nell’immaginario collettivo Sand è la ribelle proto femminista fuori dagli schemi e dalle regole delle società parigina del suo tempo, è l’iper prolifica scrittrice che esordisce con un romanzo, Indiana, contro il concetto di matrimonio-proprietà, è l’intellettuale amica di Balzac e Flaubert che adotta uno pseudonimo maschile, si veste da uomo per accedere ai luoghi proibiti alle donne e si fa fotografare con la sigaretta tra le labbra, è la fedifraga che molla il marito alcolizzato e segue la passione, è quella che s’infervora per il socialismo e partecipa ai motti del ’48, è l’assetata di vita quanto di carta e penna. “Trovavo sublime che una donna lasciasse tutto per seguire un giovanotto squattrinato di cui era innamorata. Si dà il caso che questa donna abbia un grandissimo talento”, disse di lei Balzac. Un talento che non ebbe mai un cedimento.

In vecchiaia, nell’amato castello di Nohant, Sand continua a fecondare i suoi scritti coi semi della libertà, dell’anticonformismo, dell’indipendenza ma anche dei buoni sentimenti nonostante le inevitabili delusioni che la vita riserva, valori appresi dalla nonna paterna con cui crebbe proprio in quei luoghi e che fece di tutto per darle un’istruzione e stimolarne la fantasia, dono che Sand restituisce alle nipoti. “Resta poi da capire dove si trovino quegli esseri che chiamiamo soprannaturali, i geni e le fate”, si legge. La risposta è nel racconto Il castello di Piccotorto, dimora disabitata, “con la stessa aria infelice di una persona che, dopo aver goduto di ottima compagnia e aver dato grandi feste, si ritrova a morire nell’oblio”. Stanno con le persone “che danno e perdonano”, rifuggono quelle “affascinate da se stesse e si mostrano solo a chi ha lo sguardo dilatato da entusiasmo e dedizione”.

Simili perle sono disseminate lungo tutto il tragitto: una bellissima rosa (da piccola Sand si chiedeva se i fiori parlassero) e la sua amicizia con Zefiro insegnano a resistere alle avversità, coltivare i legami autentici e credere nel potere del rinnovamento; una scheggia di corniola, in origine parte di un enorme masso frantumato da una misteriosa fata, diviene infine, dopo innumerevoli trasformazioni, anello e finisce nelle mani di una ragazza che lo custodisce con cura a dire che il destino delle cose è esistere “solo per il valore che noi attribuiamo loro” e che “ciò che il tempo e l’uomo distruggono rinasce sotto nuove forme”; la rana ornata di smeraldi, morta per troppa vanità, è monito a preferire l’autenticità; la Fata Polverina ci ricorda che niente è quasi mai come appare. Storie piene d’incanto nella loro aggraziata semplicità. Del resto la stessa Sand disse che “la semplicità è la cosa più difficile da ottenere a questo mondo; è l’estremo limite dell’esperienza e l’ultimo sforzo del genio”.