“Aprendo a tutto il Pd abbiamo dimostrato la nostra maturità. Ma noi vogliamo accordarci con chi vuole fare qualcosa per il Paese, e questo va oltre i partiti”. Tra un selfie e l’altro, seduta su un cubo che un tempo era avveniristico, la vicepresidente del Senato Paola Taverna sorseggia un caffè a margine del convegno Sum02. E ragiona di intese possibili e della sua storia di militante che ora ha un ruolo nel Palazzo che conta.
Di Maio ha detto a Repubblica che “bisogna sotterrare l’ascia di guerra con il Pd”. Ma le reazioni dentro i dem sono state come al solito confuse e contraddittorie. Come potete davvero pensare di intavolare una trattativa?
Io spero che dentro il Pd trovino l’unità, discutendo di cosa serve al Paese invece che litigare tra di loro. E comunque Di Maio è stato molto chiaro: noi vogliamo fare un contratto di governo sui temi per il Paese, e ci aspettiamo una risposta, o dal Pd o dalla Lega. Vediamo chi ci sta, e decidiamo assieme i punti fondamentali. Di sicuro non si può prescindere dal M5S: abbiamo preso il 32,5 per cento dei voti, e per fare un governo bisogna passare da noi.
E per farlo siete disposti a parlare perfino con Renzi. Una conversione un po’ da opportunisti, non crede?
Il Pd ha tante anime, e ci rivolgiamo a tutte, con responsabilità. Dopodiché non penso che il loro partito possa essere ancora vincolato solo a un segretario uscente. Noi ci rivolgiamo ufficialmente al Pd innanzitutto nella figura del segretario reggente, Maurizio Martina.
Lei ora parla di dialogo e di responsabilità, ma qualche anno fa in Senato disse una frase durissima ai colleghi, del Pd e non: “Non siete niente”. Si è pentita?
(Sorride, ndr) Non rinnego nulla, ma era un’altra epoca e un’altra fase politica. Eravamo appena entrati in Parlamento, e il dibattito politico era molto forte, da entrambe le parti.
Per voi Lega e dem sembrano la stessa cosa: come può essere?
Siamo maturati, ora dobbiamo mettere tutti una linea di demarcazione. Vanno messe da parte le vecchie scaramucce, per cercare soluzioni e punti di convergenza.
Su cosa? Su punti da modulare diversamente a seconda che si parli a Salvini o a Martina?
Le esigenze degli italiani sono quelle, evidenti a tutti, a partire dalla lotta alla povertà. È il Paese che ci chiede di fare cose, contro la burocrazia e per il lavoro. Non possono essere più i partiti a dettare l’agenda.
Sarà: ma intanto c’è la politica, con i suoi nodi. Per esempio Salvini non riesce a liberarsi di Berlusconi. State provando ad aiutarlo a emanciparsi?
Non parlo di retroscena. Dico che deve essere Salvini a scegliere se vuole il cambiamento. E di certo non può farlo con Berlusconi.
Quindi il vostro no a Forza Italia…
Rimane un no, non trattabile.
E se si mettessero tutti d’accordo contro il M5S, dal Pd alla Lega?
Penso che sia difficile muoversi senza tenere conto del grande consenso ricevuto dal M5S. Mi pare un’ipotesi senza fondamento.
Ipotesi e opzioni. Intanto la certezza è che lei è diventata vicepresidente del Senato. Quanto è contenta?
Quando mi hanno eletto ho pensato dove sono arrivata in pochi anni. Sono partita dal mio quartiere a Roma, il Quarticciolo, e lavorando ho ottenuto questa responsabilità.
Sul web è un diluvio di battute sul suo carattere e sulla sua romanità. Si aspettano scenate in Senato, da parte sua. Tutto questo le dispiace, la offende?
No, spesso mi diverte, a patto che non siano cose troppo “caricate”. Io sono una che studia. Mi mancano 5 esami per prendere la laurea in Scienze Politiche. E so fare un discorso in perfetto italiano. Però poi ti spiazzo concludendo alla romana: “Bella cì”. Sono rimasta me stessa, normale. Ed è per questo che la gente mi stima. Sono stata la più votata nelle Parlamentarie, e ho vinto nel mio collegio uninominale.
E i colleghi invece?
Mi hanno fatto le congratulazioni in tantissimi: da Valeria Fedeli a Monica Cirinnà, fino a Roberto Calderoli.
Come si sta preparando per il ruolo?
Sto studiando il regolamento e i precedenti nella gestione dei lavori. In Parlamento in questi anni ho visto conduzioni dell’Aula non proprio imparziali. E io invece voglio essere una vera figura di garanzia, che assicuri imparzialità a tutti.
Per arrivare “lontano” ha dovuto accettare anche un Movimento diverso, meno democratico? I nuovi statuti dei gruppi assegnano tutti i poteri a Di Maio.
Di Maio condivide con noi in assemblea tutti i passaggi politici. Questa presunta mancanza di democrazia non la vedo proprio. Stimo molto Luigi. Lui ci ha portati a prendere 11 milioni di voti, e a essere la prima forza politica.
E come si concilia il predicare democrazia con l’aver lasciato fuori dal convegno di oggi un giornalista?
Non so come sia andata. So che a organizzare la comunicazione per Sum02 non era il M5S, e che il giornalista non si era accreditato.