Doppio colpo di scena al processo Aemilia contro la ’ndrangheta emiliana. All’udienza del 5 aprile parla nel tribunale di Reggio Emilia Alfonso Paolini, con una dichiarazione spontanea che nega l’appartenenza alla cosca Grande Aracri. Replica il collaboratore di giustizia Salvatore Muto: “Lui (Paolini) incassava il pizzo in Emilia-Romagna dagli imprenditori già negli anni della cosca Dragone, prima di passare come tutti gli altri ai Grande Aracri”. Poi aggiunge: “Paolini e Giuseppe Ruggieri, il titolare dell’Italcantieri che poi è fallita, erano amici di Berlusconi e portavano assieme ai suoi figli i soldi all’estero che servivano per le tangenti, per le faccende legate a Mani Pulite”.
Anche quella di Muto è una dichiarazione spontanea e non ci sono domande o contestazioni a interromperlo quando distrugge a parole la maschera di persona perbene che Paolini si è cucito addosso. Parla con voce forte Salvatore Muto, scandendo bene le parole. È l’ex braccio destro di Francesco Lamanna, capo-cosca di Piacenza e riferimento in Emilia-Romagna per Nicolino Grande Aracri. Ha iniziato a collaborare a processo inoltrato, nel settembre 2017, confermando le accuse della Direzione Antimafia di Bologna. Alle simpatie di Paolini per Forza Italia Muto aveva già fatto cenno in passato, ricordando quando era giovane a Cutro (Crotone) e “tutta la cosca distribuiva volantini e attaccava manifesti per Forza Italia”. Era il 1994. Ma di viaggi all’estero e di tangenti non aveva mai parlato. Il senatore Niccolò Ghedini, avvocato di Berlusconi, contattato dal Fatto osserva che “si tratta di una notizia vaga, data in modo estemporaneo, priva di fondamento, leggeremo il verbale e valuteremo. Non mi risulta che il presidente conoscesse Ruggieri o Paolini”.
Paolini intanto una sua spiegazione del sostegno a Forza Italia l’ha data, ha dichiarato di essere “un venduto” e di “avere dato voti a tutti”. Ma tra i “tutti”, oltre agli ex sindaci di Reggio Emilia Antonella Spaggiari e Graziano Delrio, c’è anche l’attuale primo cittadino Luca Vecchi (Pd), eletto nel 2014: “Anche per Vecchi ho dato il voto signor presidente – ha detto Paolini –. La moglie del sindaco la conoscevo già quando studiava ’sta ragazza. Non mi ha mai chiesto niente. Poi mi ha chiesto il voto, e ho detto vabbè, ti do il voto. Uno vale l’altro”. La moglie a cui fa riferimento Paolini è Maria Sergio, originaria di Cutro e già chiamata in causa in passate udienze per le sue parentele con imputati eccellenti del processo. Ha sempre detto di essersi allontanata da Cutro ancora in fasce e di aver vissuto in Emilia-Romagna senza contatti con persone del suo paese d’origine. Sono tre a questo punto gli imputati che sostengono il contrario. Ma il sindaco e la moglie replicano: “Mai conosciuti, mai incontrati, i nostri legali sono incaricati di agire a tutela della nostra posizione”.