C’è una giovane coppia che sta terremotando Forza Italia e in particolare il cerchio magico berlusconiano. Lei è Silvia Sardone, 35 anni, da poco esclusa dalla giunta regionale lombarda nonostante i suoi 11.312 voti alle Regionali. Lui è suo marito, Roberto Di Stefano (40), che lo scorso giugno ha espugnato Sesto San Giovanni, ex Stalingrado d’Italia dove mai il centrodestra aveva toccato palla. L’ultima notizia, per l’appunto, riguarda lei: candidata alle Regionali di marzo, prende un mare di preferenze tanto da essere “la donna più votata d’Italia”. Il posto nella squadra di Attilio Fontana sembra assicurato e invece, nel giorno di presentazione della giunta, succede il patatrac: da Arcore arriva una telefonata che la stoppa. “Il mio nome era in giunta fino alla sera prima, poi la mattina del 29 marzo è successo qualcosa: la conferenza stampa per la presentazione è alle 16:30, alle 15 ricevo una telefonata dalla segreteria di Fontana in cui mi dicono di restare a casa. Il governatore mi voleva, ma il mio nome è stato bloccato dai cortigiani di Arcore. Pur di fermarmi FI ha rinunciato a un assessore (saranno 4 e non 5, ndr)”, racconta Sardone, ancora amareggiata. Doveva essere suo l’assessorato a Lavoro, Formazione e Istruzione, che invece va a Melania Rizzoli, ex deputata e vedova di Angelo, candidata non eletta alle Politiche. Sardone non è nuova alle critiche interne: accadde già tra il 2015 e il 2016, quando, dopo alcune apparizioni in tv, venne bollata come “la rottamatrice azzurra”. “Se questo è il nuovo, io sono nato vecchio”, disse Paolo Romani, e fu uno dei più gentili.
Ieri a Palazzo Lombardia c’è stata la prima riunione del consiglio regionale: Sardone si è seduta tra i banchi di Forza Italia, ma potrebbe arrivare l’addio. “Qualcuno mi deve spiegare perché il merito in questo partito non conta. Poi ci sorprendiamo se la Lega ci supera. Se va avanti così, Forza Italia muore…”, continua Sardone. Molti suoi elettori, su Fb, la invitano a fare i bagagli (“mandali a quel paese, vai nella Lega!”), ma lei temporeggia. “Sto in FI da quando avevo 16 anni e ora mi sento come un’innamorata non corrisposta”, dice. E poi: “Berlusconi dice che bisogna rinnovare partendo dai giovani amministratori locali. Mi aspetto che lo faccia”, aggiunge Sardone. Dal vertice del partito è arrivata solo una telefonata, quella di Mariastella Gelmini, che si è presa la responsabilità dell’accaduto senza fornire altre spiegazioni. Alcuni big si sono schierati dalla sua parte: Giovanni Toti, Lara Comi, Nunzia De Girolamo, Marcello Fiori. Ma la solidarietà è arrivata soprattutto da chi, sul territorio, come lei si è sentita messa da parte in Veneto, Lombardia, Piemonte.
Così Silvia e Roberto sono diventati l’imbuto del malcontento azzurro. “Mio marito è deluso e incazzato”, dice lei. “Escludere Silvia è stato uno schiaffo alle migliaia di persone che l’hanno votata. È uno scandalo, ma noi non ci arrendiamo!”, scrive lui sui social. Anche per Di Stefano, però, non è un bel momento: il Tar della Lombardia ha da poco accolto il ricorso del centro islamico sestese contro lo stop del sindaco alla costruzione della moschea, la più grande del Nord Italia. Ora gli tocca pure la sfida nel partito, al fianco di sua moglie. Vinceranno la guerra contro i “cortigiani di Arcore”?