Una sceneggiatura vincente, un altro successo alle spalle: E fu sera e fu mattina, del 2014, vince il premio F.I.C.E., Federazione Italiana Cinema d’Essai, ma nessun produttore disponibile.
Così Emanuele Caruso decide di girare un nuovo film dal titolo La Terra buona. “Sono andato da qualcuno che potesse produrre la pellicola, ma mi ha risposto picche”, racconta. Quindi, nessuno è disposto a finanziarlo, ma nel frattempo gira voce di un giovane cineasta con un ambizioso progetto in cantiere.
Allora l’idea: appoggiarsi a una piattaforma di crowdfunding e provare a vedere che succede. Questo nuovo modo di finanziare i progetti, in Italia, è piuttosto conosciuta ma poco utilizzata, soprattutto nel mondo del cinema.
La piattaforma a cui Caruso affida il suo progetto si chiama Produzioni dal basso, ed è l’unica in Italia con un certo seguito che prevede, oltretutto, il cosiddetto azionariato popolare o crowd equity, cioè la possibilità che venga restituita una percentuale della quota versata per finanziare qualcuno o qualcosa, diventandone a tutti gli effetti i produttori.
Il passaparola intanto fa la sua parte: tutti parlano di Emanuele e del suo film. Un anno di tempo per raccogliere i fondi, scegliendo di rendere tutti i suoi finanziatori anche produttori, e, se tutto va come deve andare, le riprese potranno partire.
All’ultimo giorno stabilito per la raccolta dei contributi, Emanuele può contare su oltre 500 sottoscrittori che hanno finanziato il film con quote che partono da 50 euro. In totale sono stati raccolti oltre 80.000 euro che fanno de La Terra buona il film con la più grande raccolta in quote mai realizzato in Italia. Anche grazie al supporto di Film Commission Torino Piemonte, FIP (Film Investimenti Piemonte).
La lavorazione inizia nel 2016 e in due mesi Caruso racconta tre storie vere che non si incontreranno mai, ambientate al confine con la Svizzera, in Val Grande, nella zona “selvaggia” più grande d’Europa (152km quadrati).
E nel 2018 ecco arrivare finalmente il film nelle sale. Si comincia a febbraio nelle scuole piemontesi: i primi spettatori del film sono stati 8mila studenti, e contemporaneamente La Terra buona ha fatto notizia sui social network, su cui gli spettatori hanno diffuso le impressioni anche delle anteprime di Verbania, Cuneo e Alba, tutte e tre sold out. Solo nel primo week end di proiezione, il film ha fatto il tutto esaurito in tutte le sale piemontesi in cui era in programmazione, confermandosi come la pellicola con la miglior media schermo d’Italia (ovvero il rapporto tra numero di sale in cui il film è programmato e spettatori presenti in sala).
Nelle settimane successive è stato proiettato in cinema sempre diversi, sbancando il botteghino e arrivando a totalizzare a fine marzo 40mila biglietti venduti per 215mila euro di incassi.
“Il film sta viaggiando, e anche molto bene, presto saremo a Milano e poi probabilmente anche a Roma. Ogni film può essere sempre l’ultimo. Si può lavorare per anni e giocarsi tutto, con il rischio di non trovare nessuno a cui mostrare il proprio lavoro. Il pensiero basta per non dormirci la notte, spiega il regista. E questi sette mesi, in cui con gli altri ragazzi abbiamo preparato la distribuzione, mi sono sembrati sette anni ma ce l’abbiamo fatta”, confessa entusiasta.
E cosa ne sarà ora invece degli investitori? “Io ho deciso di non puntare a regalare la maglietta o il portachiavi per sdebitarmi con le persone che, di fatto, hanno prodotto il mio film. Ho deciso, invece, di garantire loro una percentuale degli incassi. Con risultati così importanti, e che – si spera – saranno sempre migliori – le quote per ogni finanziatore sono garantite al 100%”, conclude Emanuele Caruso.