“Infedeli e figli di puttana. Bisognerebbe mettere la loro testa sul tagliere e via e colpire (mozzare la testa) e avanti un altro”. E l’amico: “Tagliagli la testa e i genitali”. Dicono così le intercettazioni dell’inchiesta che ieri a Roma ha portato in carcere 5 persone: un palestinese e 4 tunisini residenti a Napoli, Caserta e Latina. È la terza operazione anti-terrorismo in pochi giorni: Foggia, Torino e ieri, appunto, la Capitale. L’inchiesta romana, come raccontano le carte del gip e dei pm, prende le mosse “in seguito all’attentato compiuto a Berlino da Anis Amri il 19 dicembre 2016 nel corso del quale il terrorista provocò la morte di molte persone lanciandosi contro un mercatino”. Proprio Amri che “era stato in un carcere italiano dal 2011 al 2015” e che era stato poi ospite di connazionali a Latina.
L’inchiesta si divide in due filoni: l’autoaddestramento degli estremisti e il traffico di immigrati. Così, dalle frequentazioni di Amri, i pm arrivano a Mounir Khazri (che parla nell’intercettazione), già detenuto, e a Montassar Yacouubi (pure lui già in prigione) che ospitò il terrorista. Sempre le intercettazioni di Khazri – non toccato dal provvedimento di ieri – mostrano un profondo odio per l’Europa: “Il nudo sta dappertutto”. E un amico gli risponde: “Girano con pantaloncini e costume. Meglio che vanno nude”. Ancora Khazri: “Queste cose mi fanno odiare di vivere in Europa… La Tunisia è strozzata dalla Banca Mondiale… meglio l’Afghanistan dove si rispetta la Shaaria e le donne girano con il niqab”.
Fino al protagonista dell’operazione di ieri: Abdel Salem Napulsi, accusato tra l’altro di addestramento e di condotte con finalità di terrorismo. Napulsi avrebbe “visionato video di propaganda” di gruppi vicini all’Isis. Poi “acquisito su Internet istruzioni per l’uso di armi – quali carabine e lanciarazzi del tipo Prg7 – e la modifica di armi di libera vendita”. Ma ancora, scrivono i pm, “avrebbe esaminato la possibilità di acquistare o affittare mezzi di trasporto pesanti come camion e pick up idonei a montare armi da guerra”. Ma c’era un rischio immediato? “Non c’è alcun elemento concreto per pensare alla preparazione di un attentato, ma ci sono elementi per pensare che si stessero preparando a questo. Si è evitato che dalla radicalizzazione si sfociasse in un’attività terroristica”, spiega il pm Sergio Colaiocco.
L’estremismo si intreccia con l’immigrazione clandestina e il traffico di migranti, soprattutto in zone di Camorra: gli altri quattro accusati avrebbero messo su “un’associazione transnazionale finalizzata all’ingresso illegale dei migranti prima in Italia e quindi in Francia, anche fornendo documenti falsi”. Delinquenza, mafie e terrorismo rischiano di toccarsi. Scrivono i pm: “I vertici dell’associazione dimostrano di essere pienamente informati dell’arrivo dei migranti dalla Tunisia. Emerge la loro sollecitudine per trovare posto a dei ragazzi appena arrivati a Lampedusa”. Ecco allora le telefonate tra le due sponde del Mediterraneo.
Cinque sprovveduti? No. Dalle intercettazioni emergono stratagemmi per evitare le indagini (“Con la polizia fingiti stupido”), ma cambi di cellulare, forme di contropedinamento, utilizzo di parole non indicizzate per non essere tracciati dai provider. Roma, quindi, dopo Foggia dove un egiziano è stato fermato perché in un centro islamico invitava i ragazzi “a combattere i miscredenti con le vostre spade tagliategli le teste”.
Poi Torino, dove ieri Elmahdi Halili, il 23enne arrestato mercoledì per istigazione a commettere attentati e omicidi e per associazione terroristica, non ha risposto al gip. Anche qui nessun piano esecutivo, ma per il gip la sua condotta non è “mera adesione psicologica”, ma “incitazione al terrorismo”. Il giovane si “fa portavoce” dell’Isis verso nuove possibili reclute “offrendo una spiegazione dei precetti del Corano con una lettura oltranzista ed estremista”, si legge nell’ordinanza. Un suo contatto gli ricorda che “una parte del Corano dice: ‘Chi ammazza una persona pulita…’”. Ma Halili lo interrompe: “È come se avesse ammazzato tutta l’umanità e chi salva una vita è come se avesse salvato l’umanità… Sì, questo è un versetto che viene usato per dire che il jihad è roba di 1400 anni fa e che non bisogna più farlo. Però… Maometto ha decapitato 650 ebrei solo in un giorno”.
Ma il pericolo è immediato? Dal ministro dell’Interno uscente, Marco Minniti, prima a La Stampa e poi a Repubblica, arrivano parole allarmanti: “La realtà scoperchiata a Foggia, e che sarà più chiara in queste prossime ore per ragioni di cui ora non posso discutere, dice che la minaccia del terrorismo islamico non solo è cogente e costante, ma ci accompagnerà per un periodo non breve. Il quadro è cambiato. Da almeno quattro, cinque mesi, in Rete, è ripresa con forza la propaganda dell’Isis che invita a guardare Roma come obiettivo simbolico del terrore”. Più cauto Federico Cafiero de Raho, procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo: “Da parte dello Stato c’è un’attenzione altissima. Il rischio c’è. Che sia aggravato per l’Italia è un discorso molto relativo. È previsto un rientro di foreign fighters che non dovrebbe superare le 50 unità. Altri Paesi hanno milioni di persone naturalizzate”.
E chissà se replicava a Minniti, Giampietro Lionetti, dirigente della Digos di Roma, quando ieri ha detto: “Non ci sono minacce concrete per la Pasqua a Roma”.