Giocava a fare il matto, ma chi non avrebbe affidato il cuore al suo bisturi? Cinque anni senza Jannacci, il finto-laico smagato che da bambino, raccontò una volta, scoprì la possibilità di Dio su un tram, negli occhiali caduti a un uomo dimesso. Neanche il tempo di voltarsi, e Qualcuno li aveva ripiazzati sul naso di quel passeggero in difficoltà. E chi, se non il Godot beckettiano che a un certo punto della carriera Enzo andò a cercare su un palco insieme all’amico Gaber?
Era un geniaccio spiazzante, il medico-cantautore. Forse Il più grande di tutti, come sostengono i promotori (Archivio Nazionale Cinema d’Impresa di Ivrea, Centro Sperimentale di Cinematografia e Fondazione Cineteca Italiana) dell’evento di stasera al Museo Interattivo del Cinema di Milano e in contemporanea al Centrale di Torino, dove l’artista sarà ricordato con la proiezione di materiali preziosi, come Informazione Leitmotiv, un corto realizzato dalla Olivetti nel ’69, dove Enzo debutta da attore nel doppio ruolo di un provinciale sprovveduto e di una navigata rockstar; gli spot d’animazione (firmati De Mas) dei Caroselli del ’70 per la San Pellegrino, o ancora il cortometraggio Alfa e Omega, che nel ’61 segnò la prima collaborazione tra Jannacci e Bruno Bozzetto. Ma il gioiello è l’intervista inedita dell’87 Maestro, chi sono i diversi? che fu ideata da Ranuccio Sodi per il programma Rai L’importante è esagerare. Non andò mai in onda, perché il protagonista andò oltre rispetto alla missione: qui le sue lunari affabulazioni furono giudicate troppo criptiche e assurde per l’utilizzo sul piccolo schermo. Più di trent’anni dopo, il reperto in 16 mm è stato recuperato in un polveroso magazzino e restaurato in digitale.
In scena, a inseguire il “Maestro” nei panni di un reporter insistente ma sottomesso ai limiti del masochismo, c’è Riccardo Piferi, che dello stesso Jannacci fu stretto collaboratore. E quella dell’ansimante discepolo armato di microfono e registratore è una penitenziale discesa nell’abisso dialettico in cui Jannacci continua a spingerlo, tra un quesito e l’altro, mentre volteggia leggiadro sui pattini (una reminiscenza del video di Quelli che…, probabilmente), su un prato di periferia, nel reparto arredamento della Rinascente contrabbandato come casa propria, su un tapis roulant, dentro una sauna, sotto la doccia.
Quando Piferi domanda “chi sono i diversi?”, Enzo risponde: “Quelli per i quali NOI siamo un po’ diversi: sono gli omosessuali, handicappati, negri, inglesi, Romina e Albano. Sono i non udenti, e quando la tv fa uno spettacolo per loro, un’annunciatrice lo dice a voce: e come fanno a sentirla?”. Il povero Riccardo viene continuamente sollecitato a pensarla in modo alternativo: “Lei deve prevaricare, non seguire gli altri. Deve aiutare solo chi non ne ha bisogno, provocare sé stesso: mangi un pezzo di microfono”. E che ne pensa il Maestro di Battisti? “È sempre il primo, una pedalata che partiva e ti dava subito venti chilometri, non è che stava chino come Zandegù, stava più eretto.
Una volta facevo il dottore sportivo e lui mi ha detto: ‘devo arrivare al mio paese in Maglia Rosa, mi bombardi a tappeto’, e io gli ho dato benzedrina, amfetamine, polpette… perché lei mi sta parlando del ciclista, no? No? E allora che Battisti è?”. Una rasoiata. Alla Rinascente Jannacci si stende sul letto in esposizione: puro cabaret. “Come? Perché c’è tutta questa roba a casa mia?
Prendo a stock, e la gente mi fa regali ma lascia i prezzi, non sono molto educati. Se la musica qui mi disturba? Alle sette e mezzo di sera il mondo si placa un po’”. Sembra di essere al Derby, ti aspetti di veder spuntare da un angolo Cochi e Renato o Beppe Viola. La televisione, chiede Piferi? Enzo cita sé stesso: “L’ha g’ha una forsa de leun. E la t’endormenta come un cuiun. È un bell’oggetto, si accende, si spegne, gli manca solo la parola. La gente la guarda, tanti scemi, anch’io”. E poi la botta: “Sento che la mia intelligenza va scemando. Non ho perso né il pelo né il vizio né il ‘furbizio’, ma mi rifiuto anche di razzolare. Però intanto, cari ragazzi, le cose ve le dico!, Tié!”. Un gesto dell’ombrello e il Maestro fulmina tutti. Anzi, solo i sani.