David Rossi. La verità è lontana, troppe nebbie attorno alla Procura di Siena

C’è qualcosa di tragico e inquietante nell’aria. Qualcosa che si poteva supporre, ma quando il pensiero assume concretezza, la realtà si manifesta in tutta la sua drammaticità. Forse sto esagerando, ma ciò che è emerso dall’inchiesta de Le Iene sul Monte dei Paschi di Siena, se è tutto vero, mette in evidenza quanto labile sia la tenuta democratica nel nostro Paese. Banchieri, politici, magistrati e preti accomunati da cene e festini a luci rosse. I poteri forti reciprocamente ricattabili! Se non si farà veramente chiarezza, allora il nostro futuro non sarà che il buio.

Salvatore Lolicato

 

Credo che mai si arriverà a individuare la verità su quanto accaduto a David Rossi. Ma credo si possa scoprire perché è accaduto e per quali motivi è stata negata la scoperta della verità. La Procura di Siena dovrebbe essere la prima a impegnarsi, per allontanare le ombre che ormai l’hanno abbuiata.

Oggi sappiamo che nelle indagini iniziali condotte dai magistrati, Nicola Marini e Aldo Natalini, ci sono numerose lacune. Testimoni importanti mai sentiti, oggetti e reperti mai sequestrati, prove fondamentali distrutte senza neppure essere analizzate, come i fazzoletti sporchi di sangue trovati nell’ufficio di Rossi. Sappiamo che i due decreti di archiviazione emessi da due diversi Gip contengono errori. Nel primo è sbagliata persino l’ora del decesso di Rossi, nella seconda vengono indicati testimoni mai neppure convocati.

Per quale motivo ci sono tante carenze? Va ricordato che i pm non volevano compiere neppure l’autopsia, poi svolta per le insistenze della moglie di Ranieri, fratello di David. E che nel luglio 2013, pochi mesi dopo la morte di Rossi, hanno rivolto le loro attenzioni alla vedova del manager, Antonella Tognazzi, indagandola e portandola a processo, poi assolta con formula piena nel gennaio 2018. Rileggere tutti i passaggi dopo aver visto l’ultimo servizio de “Le Iene” fa nascere pesanti e indicibili dubbi sull’operato della procura e sulla giustizia.

Spesso l’uso di fonti anonime è criticabile, ma il ragazzo intervistato domenica fornisce elementi precisi ora al vaglio dei magistrati di Genova che in poche settimane potranno certificare se quanto raccontato ha riscontri o meno. Se li avesse sapremo che i controllori frequentavano i controllati e pure se sono ricattabili o già ricattati. Se questa sorta di “loggia” o “cupola” descritta da “Le Iene” prendesse forma e concretezza vi si potrebbero trovare anche i motivi per i quali David ha incrociato la morte.

Davide Vecchi

La Costituzione, come la vorrei

Poiché intendo presentarmi alle prossime, e probabilmente vicine, elezioni, ritengo doveroso esporre alla cittadinanza il mio programma che è anche una parziale riforma dell’attuale Costituzione.

PRINCIPII FONDAMENTALI

Art. 1. Ogni cittadino maggiorenne è libero di fare ciò che preferisce nella misura in cui non nuoce ad altri.

Art. 2. Il primo articolo della Costituzione promulgata nel 1948 viene così modificato: l’Italia è una Repubblica fondata sul tempo liberato.

TITOLO I – Ordinamento
della Repubblica

Art. 3. Il premier è scelto con sorteggio fra cittadini in età compresa fra i 30 e i 70 anni in possesso di diploma superiore. Sono ineleggibili i soggetti che siano stati condannati per reati dolosi. Il premier resta in carica cinque anni. Il mandato può essere replicato per una sola volta.

Art. 4. Il premier può essere sfiduciato da un referendum cui partecipi la metà più uno dei cittadini. Per il raggiungimento della sfiducia è prevista la maggioranza semplice.

Art. 5. Il premier è obbligato a disfarsi entro 30 giorni di media di sua proprietà o di proprietà di congiunti fino al sesto grado, pena la decadenza. Le stesse limitazioni valgono per i ministri e i sottosegretari.

Art. 6. Il premier può scegliere liberamente i propri ministri secondo valutazioni di capacità, competenza, esperienza. Altrettanto liberamente può dimissionarli.

TITOLO II – Rapporti economici

Art. 7. Viene abolita qualsiasi attività finanziaria in qualsivoglia forma. E di conseguenza è abolita ogni rendita finanziaria. Holding finanziarie costituite all’estero ma operanti in Italia sono fuorilegge e i loro attori e prestanome perseguiti per evasione fiscale.

Art. 8. Vengono abolite le banche che nel tempo si sono trasformate in Istituti che prestano a usura ai cittadini denaro che appartiene agli stessi cittadini. Restituito il denaro ai correntisti i beni, mobili e immobili, delle banche sono requisiti dallo Stato che li destinerà a usi sociali. È abolita la Borsa.

Art. 9. Gli imprenditori con più di 15 dipendenti vengono espropriati dei beni mobili e immobili pertinenti all’impresa, requisiti dallo Stato e destinati a usi sociali.

Art. 10. L’orario di lavoro della Pubblica amministrazione è portato a quattro ore. Il resto delle incombenze è rimandato alla robotica. Nei rapporti di lavoro privati l’orario è stabilito attraverso una libera contrattazione fra proprietà e i sindacati di categoria.

Art. 11. I supermarket e i grandi magazzini vengono abbattuti e i terreni sono requisiti dallo Stato che si adopererà per favorire, con opportuni incentivi, la nascita su quegli stessi terreni di piccoli negozi e botteghe artigiane.

Art. 12. Con i mezzi ottenuti grazie alle requisizioni e con una mirata campagna culturale lo Stato si adopera per favorire un ritorno all’agricoltura e a una relativa disurbanizzazione delle metropoli.

Art. 13. È istituita una tassa sul patrimonio con esclusione delle prime e delle seconde case e dei liquidi fino a un milione di euro.

Art. 14. Lo Stato italiano chiude le proprie frontiere ai turisti. Le apre, senza discriminazioni e limiti alcuni, a coloro che abbiano bisogno di vivere o transitare sul suo territorio. Chiunque, sotto le mentite spoglie di profugo o di migrante, si introduce in Italia per fini turistici è punito per il reato di frode.

TITOLO III – Diritti civili

Art. 15. Le cure mediche e i trasporti pubblici sono gratuiti.

Art. 16. La libertà di opinione non conosce limiti se non quelli della diffamazione e dell’istigazione a delinquere nei confronti di persone precise, individuate o individuabili. Ogni idea ha diritto di essere espressa purché non si faccia valere con la violenza. Sono abrogati tutti i reati liberticidi, sia quelli derivanti dal Codice Rocco sia quelli introdotti dopo la Costituzione del 1948, compreso il divieto di ricostituzione del partito fascista contenuto nelle Disposizioni transitorie e finali (XII).

TITOLO IV – Società

Art. 17.La Repubblica promuove il nucleo familiare comunque si sia formato. Per le coppie con più di due figli è previsto un bonus per ogni figlio che superi il numero di due. È previsto un tributo capitario per i single, uomini e donne, senza figli in età compresa fra i 30 e i 60 anni.

Art. 18. Informazione. Le Tv, le Radio, i media su carta stampata o su web sono esentati dal limite previsto dall’art. 11 del Titolo II della nuova Costituzione. È prevista una Rete pubblica televisiva e radiofonica, che dipende dal ministero della Cultura. I soggetti privati non possono possedere più di una Rete. In tutte le Televisioni e Radio, sia pubbliche che private, sono proibiti i programmi di intrattenimento.

Art. 19. Sono aboliti tutti i social network a esclusione di Twitter. I trasgressori verranno puniti con una pena dai 2 ai 5 anni.

TITOLO V – Giustizia

Art. 20. Il processo si divide in tre fasi: istruttoria, un giudizio di merito, uno di legittimità (Cassazione). L’istruttoria è segreta, il dibattimento pubblico. L’Editore, il Direttore e i singoli giornalisti sono chiamati a rispondere in solido delle violazioni del segreto istruttorio qualora ne sia derivato un grave danno all’onorabilità di uno o più cittadini.

Art. 21. Il Codice penale viene depurato di tutte le norme che allungano il procedimento, visto l’interesse della società e dei singoli a che il cittadino sia giudicato nel più breve tempo possibile, cui si aggiunge il diritto a non subire una carcerazione preventiva dai tempi inaccettabili. Quali norme siano da abolire per snellire il processo è demandato al governo e in particolare al ministro della Giustizia. Sono aboliti gli arresti domiciliari perché discriminano fra cittadini con diversa caratura sociale. Lo Sato si adopera per la costruzione di nuove carceri e il riordino, in senso favorevole al detenuto, di quelle già esistenti.

TITOLO VI – Esteri

Art. 22. L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Art. 23. L’Italia ritira tutti i propri contingenti stanziati all’estero.

Art. 24. L’Italia resta nell’Unione europea cercando di indirizzarla verso una giusta equidistanza fra le Potenze attualmente egemoni.

Art. 25. L’Italia denuncia il Patto Atlantico (Nato). Le Basi straniere attualmente presenti sul suolo italiano dovranno smobilitare entro un ragionevole preavviso. Il terreno così recuperato sarà adibito ad agricoltura.

Art. 26. Il Sommo Pontefice dovrà lasciare il suolo italiano. Il Vaticano, con i suoi beni immobili e mobili, diventa proprietà dello Stato italiano. Sono abolite le immunità fiscali concesse a Enti religiosi.

TITOLO VII – Ricerca scientifica

Art. 27. È proibita qualsiasi ricerca che intenda andare a intaccare o modificare il dna umano o animale. I trasgressori sono puniti con la pena dell’ergastolo.

Norma di chiusura

Restano in vigore tutti gli articoli della Costituzione promulgata nel 1948 che non contrastino con le su esposte disposizioni.

Esposito (Pd) indagato “Turbativa d’asta” per il Forum Turismo

L’ex senatore Stefano Esposito del Pd è indagato. La procura di Torino ipotizza che abbia commesso una turbativa d’asta in concorso con l’ex assessore all’ambiente della giunta di Piero Fassino, Enzo Lavolta, e l’imprenditore Giulio Muttoni. Esposito, raggiunto dal Fatto Quotidiano, afferma di non aver ricevuto alcuna informazione di garanzia. La vicenda riguarda l’organizzazione del Forum internazionale dello sviluppo locale, organizzato a Torino nel 2015: la gara, bandita dall’ente comunale Turismo Torino, era stata vinta nel giugno 2015 da Parcolimpico (di cui Muttoni deteneva la maggioranza tramite la Setup) dopo l’esclusione dei concorrenti di Gl Events, che hanno fatto un ricorso al Tar per chiedere la riammissione e l’appalto. Poco prima dell’evento, programmato a ottobre, Turismo Torino ha revocato la gara in autotutela assegnando una manifestazione collaterale a Gl Events. Secondo gli investigatori Muttoni avrebbe cercato di fare pressioni su Turismo Torino tramite Esposito.

Catturate le “vacche sacre” delle ’ndrine sull’Aspromonte

Una retata colpisce la ‘ndrangheta, ma questa volta a essere arrestati non sono super boss ma capi di bestiame. Una trentina di “vacche sacre”, più precisamente, sono state catturate tra la Piana di Gioia Tauro e l’Aspromonte. È iniziata in questi giorni una vera e propria “retata” nei confronti dei bovini. Sono circa un migliaio le vacche che pascolano liberamente nella zone montane della Provincia di Reggio Calabria. Animali che ufficialmente non sono di nessuno ma che, in realtà, appartengono alle famiglie mafiose della Piana e della Locride. Vacche sacre che, proprio perché di proprietà dei vecchi boss, per decenni sono state ritenute intoccabili e per questo libere di fare danni nei campi coltivati e provocare incidenti nelle strade di montagne. Negli anni Ottanta e Novanta, alcune vacche sacre hanno causato addirittura due deragliamenti ferroviari. L’operazione, condotta dalla questura e dalle altre forze dell’ordine, è coordinata della prefettura e ha visto la collaborazione dell’Ente Parco d’Aspromonte e di diversi sindaci. Una volta narcotizzati, molti bovini sono stati rinchiusi in un recinto dove, quelli in condizioni di salute più precarie, sono stati abbattuti. Venti tori, anche loro sacri, sono stati portati nelle stalle per interrompere la riproduzione di vacche che, ormai, scorrazzano da 40 anni senza che nessuno abbia mai fatto nulla. Entusiasta il prefetto di Reggio Calabria Michele Di Bari: “Viene meno un grande simbolo della ‘ndrangheta. Noi dobbiamo sfatare il mito che le mucche siano intoccabili. Il territorio è dello Stato e va tenuto libero sempre. Questa è una grande sfida e credo che i risultati ci stiano dando ragione”.

Bambini tra i 4 e i 10 anni indottrinati per l’Isis in Puglia: l’arrestato ospitò un jihadista

Teste sgozzate, racconti di odio e violenza, istruzioni per fabbricare armi e bombe. Queste immagini e parole sarebbero state mostrate per mesi ad un gruppo di bambini tra i 4 e 10 anni durante lezioni di religione islamica che, in realtà, erano veri e propri seminari di propaganda e indottrinamento jihadista. A tenere quelle lezioni, l’ultima risale ad alcune settimane fa, era il 59enne Mohy Eldin Mostafa Omer Abdel Rahman, cittadino italiano di origine egiziana e residente a Foggia dove presiedeva l’associazione culturale “al Dawa”, che è stato arrestato con le accuse di terrorismo internazionale e istigazione a delinquere. Proprio all’interno dell’associazione – ora sotto sequestro su disposizione della Dda di Bari – l’uomo insegnava ai bambini, una decina in tutto, il concetto di guerra santa, spiegando loro che l’unico modo per ottenere il Paradiso era la morte in battaglia. La vicenda è stata segnalata anche al Tribunale per i Minorenni di Bari che ha aperto un fascicolo “a protezione dei bambini – spiega il presidente Riccardo Greco – perché le immagini crude e i messaggi di violenza potrebbero aver generato turbamenti”. Nell’indagine è coinvolta anche la moglie di Abdel Rahman, una italiana, Vincenza Barbarossa, di 79 anni, che non è sospettata di terrorismo ma di reati fiscali e destinataria insieme al marito di un sequestro di beni per complessivi 370 mila euro. Si tratta dei soldi che l’egiziano riceveva attraverso la cosiddetta zakat, una sorta di raccolta fondi tra i musulmani che frequentavano la moschea al Dawa, e che, secondo gli investigatori, veniva accumulato e gestito in maniera poco trasparente. L’inchiesta dei pm baresi Giuseppe Gatti e Lidia Giorgio, coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Giannella, è partita un anno fa dopo l’arresto del militante ceceno dell’Isis Eli Bombataliev, ospitato a lungo nei locali dell’associazione foggiana.

In galera per droga in Toscana killer mafioso all’ergastolo: era libero con la condizionale

Era stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di un gioielliere e per quello di Graziella Campagna, una commessa di 17 anni uccisa nell’85 nel messinese, ma dopo quindici anni di carcere Giovanni Sutera, 60 anni, palermitano, era fuori, in libertà vigilata. È stato arrestato ieri a Firenze insieme al fratello Renato, con cui gestiva il Caffè Curtatone in Borgo Ognissanti, per avere investito decine di migliaia di euro in coltivazioni indoor di marijuana in Spagna, come hanno scoperto i carabinieri del comando provinciale di Firenze coordinati dal pm antimafia Giuseppina Mione. Sutera era uscito dal carcere nel 2014 in semilibertà e ‘’appena uscito si è messo a trafficare droga e a investire in centro a Firenze’’, ha detto il procuratore Giuseppe Creazzo. Durante l’operazione gli investigatori hanno trovato materiale investigativo definito ‘’interessante’’ per il prosieguo delle indagini sul riciclaggio dei proventi del traffico di stupefacenti in attività commerciali del centro di Firenze, avviate nel 2016. Si indaga infatti anche sul trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta e intestazione fittizia di beni e oltre ai Sutera nell’inchiesta ci sono altri sette indagati, ritenuti prestanome nella gestione del bar Curtatone. Nel 1985 insieme al boss Gerlando Alberti jr Sutera uccise a colpi di pistola Graziella Campagna, impiegata in una lavanderia di Villafranca Tirrena, ‘’colpevole’’ di avere trovato un’agendina con numeri di telefono compromettenti nella giacca di un mafioso che era andato a portare a lavare i suoi vestiti nel negozio in cui la ragazza lavorava. Forse ne parlò con qualcuno, e questo segnò la sua fine: pochi giorni dopo, mentre aspettava il bus alla fermata, a fine turno di lavoro, venne sequestrata portata in un terreno vicino Messina e uccisa a colpi di pistola. I suoi killer furono Sutera e Gerlando Alberti Jr, il proprietario della giacca.

“Abusi sessuali sulle bambine in classe”: arrestato maestro dell’asilo di Bankitalia

Le telecameresono state piazzate nell’asilo “Casa dei bambini Montessori” di Roma a disposizione del personale di Bankitalia, per sole ventiquattro ore. E tanto è bastato per avere purtroppo i riscontri video a quelle accuse terribili: un maestro avrebbe compiuto atti sessuali con alcune bambine dai 3 ai 6 anni.

In meno di 24 ore, così, il gip di Roma Clementina Forleo ha firmato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’uomo di origini asiatiche. SI tratta di un cittadino italiano, con un genitore thailandese, di appena 25 anni d’età, che da alcuni anni insegnava inglese in uno degli asili più esclusivi di Roma, riservato a circa 150 bambini, figli di dipendenti dell’Istituto di Palazzo Koch. Fu creata negli anni Settanta ed era concettualmente all’avanguardia: con questo asilo si voleva trovare un luogo dove educare i bambini figli di donne che lavoravano in Bankitalia e non riuscivano a trovare asili pubblici compatibili con l’orario di impiego.

L’asilo è in un’area verde al Mandrione, periferia est di Roma, dove una volta la Banca d’Italia stampava le banconote e – come dice il nome stesso – si ispira al metodo montessoriano. La notizia dell’arresto dell’insegnante, che risale a una settimana fa, è stato anticipato ieri dal quotidiano La Verità. L’indagine parte intorno ai primi di marzo, quando una bimba confida alla madre e al padre alcuni ‘giochi particolari’ con il proprio maestro. I genitori sono corsi in Procura per informarli di quanto stava accadendo in quelle aule. Le indagini sono state affidate al Nucleo Investigativo dei carabinieri. Pochi giorni dopo, analoga denuncia arriva ai poliziotti del commissariato di Marino. Così i pm Francesca Passaniti ed Eleonora Fini, coordinati dal procuratore aggiunto Maria Monteleone, hanno ordinato l’installazione di telecamere nascoste nelle aule della “Casa dei Bambini” per accertare la fondatezza dei racconti delle bambine.

Qui le immagini registrano degli atteggiamenti particolari del maestro nei confronti delle bambine, insomma si ripropongono quei giochi raccontati nelle denunce di pochi giorni prima. Secondo gli inquirenti che li hanno visionati, erano inequivocabili. Interrogato in carcere il maestro, attraverso l’avvocato, ha provato a ottenere l’attenuazione della misura cautelare in arresti domiciliari. Il gip li ha negati. Per gli inquirenti potrebbe trattarsi di una decina di bambine, mentre la scuola è rimasta all’oscura dell’indagine, fino all’arresto.

Da parte sua Bankitalia, in una nota, ha spiegato di aver “immediatamente invitato l’Opera Nazionale Montessori, che in base al contratto di appalto assume tutte le responsabilità inerenti alla gestione delle strutture e del personale addetto, a sospendere dall’insegnamento la persona in questione e a impedirne l’accesso nei locali della scuola”.

Perquisizioni a casa della cronista Simula e alla Nuova Sardegna

“E ora #indagatecitutti”. È lo slogan scelto dall’assemblea dei redattori e dal comitato di redazione del quotidiano La Nuova Sardegna per denunciare e condannare “il gravissimo attacco alla libertà di stampa e a quella personale compiuto nei confronti del quotidiano e della collega Tiziana Simula, giornalista della redazione di Olbia, da parte della Procura di Tempio Pausania”, si legge nel documento. “La collega è stata destinataria di un provvedimento di perquisizione che ha riguardato la sede di lavoro, l’auto, l’abitazione, il computer, il telefono e la sua persona”, ricordano i colleghi. “Nello stesso provvedimento si è paventata, se ritenuta necessaria, la perquisizione delle persone presenti in quel momento nella redazione del giornale”, aggiungono sottolineando che “si tratta di un atto intimidatorio e gravissimo, senza precedenti”. A quanto risulta, il motivo per cui l’attività della cronista è finita nel mirino degli inquirenti sarebbe riconducibile ad alcuni articoli relativi ai “veleni” che stanno ammorbando il palazzo di giustizia di Tempio, dall’arresto del giudice Vincenzo Cristiano alla maxi inchiesta sulle aste pilotate, con sei magistrati indagati dalla Procura di Roma.

Consip, “Scafarto solo errori”. E su Tiziano c’erano tracce

Il padre dell’ex premier Tiziano Renzi era talmente coinvolto nell’inchiesta Consip che non c’era bisogno di falsificare gli atti dell’indagine. Lo scrive il Tribunale del Riesame (presidente Bruno Azzolini) che ha annullato la sospensione dall’Arma per un anno del “carabiniere infedele” Gianpaolo Scafarto. Così il maggiore del Noe torna al Comando regionale di Napoli. Ma la portata della posizione assunta dal Riesame ha conseguenze soprattutto sul capitolo “complotto”, arma dei renziani, che per mesi hanno parlato di un’inchiesta creata ad hoc per colpire Matteo Renzi, dando poco conto alle accuse mosse al padre nel frattempo indagato per traffico di influenze insieme all’imprenditore, suo amico, Carlo Russo.

I falsi contestati a Scafarto sono contenuti nell’informativa del 9 gennaio 2017. La frase “Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato”, per l’accusa, è stata attribuita volontariamente ad Alfredo Romeo, l’imprenditore campano a processo per corruzione di un dirigente Consip. Come risultava dai brogliacci, a pronunciarla era stato l’ex parlamentare Italo Bocchino (indagato per traffico di influenze). “La Procura di Roma – è scritto nelle 13 pagine di motivazione del Riesame – ha espresso la convinzione che Scafarto abbia avuto la finalità di dimostrare il coinvolgimento, nell’indagine Consip, di Tiziano Renzi e l’interesse a interferire nelle indagini da parte del figlio” Matteo. Per i giudici – i quali rilevano come non sia la prima volta che si ritrovano situazioni simili in atti giudiziari senza che questo giustifichi un’azione penale – si tratta di un “errore involontario”. Perché “come risulta dalla stessa informativa (…), erano stati acquisiti consistenti elementi indiziari relativi al coinvolgimento di Tiziano Renzi nella vicenda Consip”.

“Già emergeva – spiega il Riesame – che le intercettazioni ambientali delle conversazioni tra Romeo e Bocchino avevano permesso di prendere atto dell’intenzione di Romeo di acquisire appalti presso Consip con metodi illeciti e, a tal fine, di prendere contatti con chi potesse metterlo in contatto con Tiziano Renzi come possibile utile intermediario”. “La discussione registrata tra Romeo e Bocchino – continuano i giudici – ha riguardato anche i compensi da attribuire (anche) a Tiziano Renzi, determinati, nelle intenzioni, in 30 mila al mese. È stata altresì intercettata la conversazione avvenuta in occasione dell’incontro tra Russo, in ottimi rapporti di amicizia con Tiziano Renzi, e Romeo nel corso della quale furono quantificate le offerte di compenso”. Il riferimento è all’incontro tra Russo e Romeo, durante il quale, secondo i carabinieri, i due parlano di un presunto accordo che prevedeva 30 mila euro al mese per Tiziano Renzi e 5 mila al bimestre per Russo, in cambio dell’influenza sull’ad di Consip, Luigi Marroni.

Non sono state trovate prove di passaggio di denaro e la Procura sta verificando se Russo abbia millantato. Per il Riesame “sembra poco credibile che Scafarto abbia voluto falsificare l’informativa per affermare una circostanza che poco avrebbe apportato al suo intento di ‘inchiodare Tiziano Renzi alle sua responsabilità’”. E non ci sarebbe stata neanche l’intenzione di colpire l’allora premier: era stato Scafarto infatti a correggere “il testo di una conversazione intercettata indicando in Marco Canale l’interlocutore dell’ad di Consip, piuttosto che Marco Carrai”. “Quale migliore occasione – si chiedono i giudici – avrebbe avuto Scafarto per coinvolgere Matteo Renzi di quella di accertare un diretto contatto tra Carrai e Marroni”.

Il maggiore del Noe è accusato anche di depistaggio e rivelazione di segreto per aver inviato degli atti Consip ad alcuni ex colleghi poi andati all’Aise, i servizi segreti esteri. Nella sua memoria difensiva, Scafarto ammette che i file “erano diretti al colonnello Sergio De Caprio (alias Ultimo, estraneo alle indagini, ndr)”, il quale però conosceva già quei documenti “da febbraio 2016”. La trasmissione dei file è un “fatto oggettivo”, ma per i giudici “permane perplessità per quel che riguarda la configurabilità del reato sotto il profilo della sussistenza del concreto pericolo per la Pubblica amministrazione attesa la qualità dei soggetti ai quali sono stati trasmessi i file”. La Procura presenterà ricorso. Si preannuncia uno scontro.

Spinelli: “Tripoli non ha i requisiti per i soccorsi in mare”

Sulla presenzadi una zona Sar (search and rescue, ricerca e soccorso) in Libia è intervenuta ieri l’eurodeputata Barbara Spinelli durante la riunione della Commissione per le Libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento Europeo. L’occasione è stata data dalla presentazione dell’operazione congiunta “Themis” di Frontex – Agenzia europea della Guardia di frontiera e costiera. “Da quanto mi risulta, la zona Sar libica non esiste – ha detto Spinelli – e lo conferma in maniera ufficiale l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO). I requisiti richiesti per il search and rescue non sono stati soddisfatti e la Libia si è dunque ritirata dalla zona Sar”. Il problema più evidente, in questo caso, sarebbe il comportamento dei libici: “La zona Sar era stata istituita principalmente per depotenziare l’attività delle Ong e affidare ai libici un controllo che non erano in grado di esercitare”. Dubbi, da parte di Spinelli, anche sulle regole relative agli sbarchi: “Si tratta di sbarchi in luoghi sicuri secondo la Convenzione Sar, oppure di sbarchi in luoghi più vicini? Fa una grande differenza”.