È il 2003 quando nelle librerie esce per Rizzoli Il cuore oscuro dell’Italia. A scriverlo è un giovane giornalista inglese, Tobias Jones, corrispondente in Italia per il Guardian. Berlusconi è Presidente del Consiglio, al massimo del suo potere. Il libro è un’analisi antropologica del nostro Paese. Tobias “osa” scrivere dell’anomalia italiana, ossia che di qualsiasi cosa si voglia parlare – dalla politica, al calcio, all’informazione – Berlusconi ne è in qualche modo coinvolto. Apriti cielo, contro di lui si scatena il fuoco di fila del Cavaliere: telegiornali, giornali, opinionisti, tutti contro il “pinocchio inglese”. “In realtà non avevano neanche letto il libro, però la forza mediatica di Berlusconi si scatenò contro di me solo perché mi ero permesso di sollevare alcune contraddizioni riguardo alla sua figura, che non aveva eguali nel mondo”. Il libro diventa un caso, oltre centomila copie oltremanica, tante anche in Italia. In quell’anno Jones torna a vivere in Inghilterra, mette su famiglia e per quindici anni segue le vicende italiane da lassù. Oggi scrive ancora per il Guardian ed è tornato a vivere qui, a Parma, con moglie e figli al seguito.
Cosa è cambiato?
Direi poco: ieri Berlusconi era al centro della scena politica, oggi ancora. Lo squallore del personaggio fa capire che qui in Italia non si tocca mai il fondo. Ha avuto più potere di tutti, maggioranze bulgare in Parlamento, le televisioni, i giornali: poteva fare tutto, non ha fatto niente.
Un caso solo italiano?
Per certi versi sì, poi però vedo che in qualche modo è stato un’avanguardia: dopo di lui sono arrivati i Bloomberg e i Trump. Una politica fatta con lo stesso stampo, figlia di un impero economico e finanziario alle spalle.
In Inghilterra com’è visto?
Una figura piuttosto ridicola e sinistra. Per me è anche un uomo abbastanza pericoloso.
Come spiega la sua longevità politica?
Berlusconi è quello che è, ma l’elettore di Forza Italia non lo vede. Nei suoi confronti c’è una sorte di fede, credono in lui. E la televisione lo ha aiutato molto negli anni.
In Italia la politica ha le mani sulla televisione pubblica…
Mi limito a dire che gli inglesi sono orgogliosi della Bbc, si fidano, perché è autorevole. Qui non mi sembra così.
Che differenza c’è tra la Bbc e la Rai?
Le cito un esempio: anni fa quando Jeremy Paxman della Bbc intervistò il conservatore Michael Howard gli fece 12 volte la stessa domanda. E sa perché? Perché Howard non rispondeva mai nel merito. Per noi un politico è una preda, io voglio fargli la pelle se ha sbagliato. Anche Bruno Vespa fa così? No, lui al massimo fa il cameriere.
Andiamo avanti con l’analisi politica.
Mi fa impressione vedere che in Italia i partiti sono sempre nuovi, hanno nomi diversi, ma le facce sono quasi tutte le stesse. E poi qui i politici cambiano casacca con grande facilità, centinaia nella stessa legislatura, in Inghilterra al massimo uno o due, e sono sempre mele marce, non la consuetudine.
Cosa pensa di Matteo Renzi?
Un uomo senza umiltà, che non ascolta nessuno e che ha una grande smania di potere. Lo si è visto quando ha preso il posto di Enrico Letta: cosa aveva che non andava Letta, era del suo partito? Semplicemente era un ostacolo alla sua voglia di potere. Poi a Renzi piaceva molto andare a stringere la mano di Obama, non gliene fregava niente dei quartieri popolari. D’altronde si è bruciato in due anni.
Ora si è dimesso.
Guardi, uno che rassegna le dimissioni però continua a dare indicazioni – penso al fatto che il Pd debba rimanere all’opposizione – dà l’idea di che tipo di dimissioni siano. È un prepotente, è fuori dal mondo: che vada a mangiarsi, come dice il vecchio adagio, una fetta di torta dell’umiltà. Ci sono politici che dopo aver dato il loro contributo si sono fatti da parte e hanno fatto altre cose, a volte meravigliose, come il volontariato, cose così. Lui non mi sembra questo tipo di persona. Ma oggi è ormai marginale, la scena è tutta di Salvini e Di Maio.
Il M5S è il primo partito d’Italia…
Un partito che ha tutto dentro, destra, sinistra, centro, vedremo cosa succederà. Io sono molto agnostico su di loro perché non sono mai stati al potere, non riesco a esprimere un giudizio. Nel 2013 mi sarebbe piaciuto vederli al Governo con Bersani, avrebbero fatto cose egregie, ma non si è fatto.
Chi governerà l’Italia?
Difficile dirlo, però credo tocchi ai Cinquestelle, lo hanno guadagnato sul campo. Se poi riuscissero a portare al Governo i loro princìpi di onestà e giustizia – già dire no a Romani Presidente del Senato è stata una cosa giustissima – sarebbero tutti contenti, credo. L’Italia avrebbe bisogno di una rivoluzione politica. E visto che amo l’Italia auguro loro di riuscirci.