La notizia pubblicata ieri dal Fatto in esclusiva non ha smosso grandi reazioni. Proviamo a riscriverla fornendo maggiori dettagli magari qualcuno si smuove. Pochi mesi dopo il barbaro assassinio del giornalista Jamal Khashoggi a Istanbul da parte degli sgherri del Regime guidato dal principe reggente Mohamed bin Salman, il senatore di Rignano sull’Arno, allora in forze al Pd all’opposizione del governo gialloverde, per partecipare a due eventi pubblici (subito mostrati sul web dai media sauditi) si è fatto pagare in totale 83 mila e 730 euro dai sauditi per le sue comparsate.
Si sapeva già che Renzi è membro del Board del Future Investment Initiative Institute, ente creato da Re Salman, e che per questo ruolo riceve 80 mila dollari all’anno più benefit. Si sapeva delle conferenze in Arabia per altri enti. Non era noto però quanto aveva incassato il senatore. Nelle carte dell’inchiesta sulla Fondazione Open che lo vede indagato per altri fatti per finanziamento illecito si possono leggere i bonifici sauditi. L’11 giugno 2019 Renzi riceve 2.157 euro più 41.650 euro, per un totale di 43mila e 807 euro, dal Ministero delle Finanze Saudita. In precedenza, il 7 febbraio 2019, aveva incassato altri 39 mila e 930 euro dalla Commissione per il Turismo del Regno Saudita.
Basta fare un giro nel web per vedere le prestazioni di Renzi.
Il 7 febbraio 2019 il principe Mohammed bin Salman “presiede un seminario sul tema del turismo nello storico distretto Al Turaif. L’evento – scrive il quotidiano Arabnews, molto vicino alla famiglia regnante – che ha visto la partecipazione del Consiglio per gli Affari economici e dello Sviluppo di cui il principe ereditario è presidente, e della Commissione saudita per il Turismo e il Patrimonio nazionale, ha esplorato gli obiettivi e la direzione del settore turistico in Arabia Saudita in vista delle aspirazioni della ‘Vision 2030’ del Regno”. Le foto mostrano il principe MbS che presiede con al fianco sinistro Renzi.
Sono passati solo 4 mesi dall’omicidio Khashoggi e quelle foto dell’ex premier italiano sono preziose per il regime accusato dell’uccisione del giornalista del Washington Post.
Al di là dei consigli, sicuramente interessanti, di Renzi sul turismo saudita i 39 mila euro pagati il giorno stesso al senatore dalla Commissione saudita sono ben spesi.
Passano due mesi e Renzi fa di più. Il 25 aprile del 2019 non è in Italia ma al “Financial Sector Conference” del 24-25 aprile a Ryah. Nel primo panel sul palco con Renzi e l’allora ministro della programmazione economica del Regno Al-Tuwaijri ci sono anche l’economista Nouriel Roubini e Frédéric Oudéa, amministratore di Societè Generale. Renzi risponde alle domande della moderatrice sui populisti e arriva a sostenere che il 2019 sarà l’anno della riscossa dei partiti europeisti. La previsione è errata: alle Europee del 2019 in Italia trionfa la Lega.
Renzi torna sul palco per il panel conclusivo con il ministro Almubarak e il vicepresidente della Sabic, Al-Benyan. L’altro ospite d’onore è Larry Fynk, amministratore del colosso americano BlackRock. Renzi si supera. La moderatrice gli chiede cosa suggerisce ai sauditi in vista della presidenza del G20. Al Regno di MbS, accusato in quel momento di un barbaro omicidio spiega: “La sfida è mostrare l’energia e l’anima di questo Paese”. Non contento poi equipara la nostra storia a quella Saudita: “Noi, Italia e Arabia, abbiamo un grande passato e ne siamo orgogliosi e innamorati. La sfida però è mostrare che il futuro potrà essere meglio. Non è facile per l’Italia, non è facile per l’Arabia Saudita… buona fortuna amici miei”.
Si potrà obiettare sull’opportunità, ma per Renzi si tratta di pagamenti leciti. Non esiste una norma che vieta a un senatore italiano di percepire (per le sue prestazioni di ‘public speaker’) soldi da un governo estero. La legge Spazzacorrotti, del gennaio 2019, prevede un divieto per i partiti e movimenti in relazione però a “contributi, prestazioni o altre forme di sostegno provenienti da governi o enti pubblici di Stati esteri”. In questo caso però non si tratta di un contributo saudita al partito di Renzi ma del pagamento delle prestazioni del ‘public speaker’. Così Renzi si definisce sul suo account Linkedin. Quello di senatore è una sorta di secondo lavoro.