Ok, a dire il vero non è che siamo ancora usciti dalla pandemia. Certo, siamo stati confinati per un tempo infinito e indefinito in casa, a vagheggiare un ritorno alla normalità fatto di baci e abbracci, treni e aerei, crociere e code ai caselli autostradali. Ci siamo spostati sulle ali dell’immaginazione, con i siti e le app dedicate; abbiamo risparmiato soldi e infranto sogni. Ma finalmente l’attesa è finita, ripartite in pace.
Segnatevi questa data per la rinascita del vorticoso turismo di massa internazionale: l’anno che verrà. Parola di Lonely Planet, che ha appena dato alle stampe il suo Best in Travel 2022. L’ottimismo della volontà che soppianta ogni pessimismo della ragione. Alla faccia delle varianti: come se viaggiare fosse una variabile indipendente dell’animo e della razza umana. Scrive Tom Hall nell’introduzione: “Che desideriate una semplice pausa di un weekend o quel viaggio speciale che vi eravate ripromessi di fare in un momento particolarmente difficile del lockdown, potreste vivere un anno d’oro. Potrebbe essere il momento ideale per vedere le piramidi d’Egitto, fare trekking nell’Himalaya in Nepal o immergersi nel paesaggio urbano di Taipe”. Per avvistare (se siete tipi da giungla facile) i giaguari nel Belize, misconosciuto “gioiello dell’America centrale” oppure, perché no, per andarsene a contemplare da vicino e non più in full-hd la potenza maestosa della cascata di Dynjandi, nei fiordi occidentali d’Islanda. Un safari africano in Malawi o lo spettacolo dell’aurora boreale (e una corsa su una slitta trainata da cani oltre il Circolo polare artico) in Norvegia, visto e considerato che “i luoghi selvaggi e le meraviglie naturali saranno mete molto ambite nel 2022”.
Fino a qualche mese fa ci era interdetta una corsetta dietro l’angolo, ma adesso sbrighiamoci a prenotare un volo per le Isole Cook – volo Ita permettendo –, in vetta alla nuova “top 10 Paesi: fieramente indipendenti, fondono autentiche tradizioni polinesiane con un approccio audace e innovativo alle sfide che attendono le nazioni del Pacifico meridionale. Paesaggi variegati incorniciati dall’oceano più grande del mondo promettono attività avventurose, interazioni culturali e delizie culinarie”. Consigliatissime per un bel coast-to-coast “attraverso l’accidentato entroterra boscoso di Rarotonga”, uno snorkelling e un birdwatching o un tour de force d’ordinanza in kayak in zona Aitutaki Lagoon. In alternativa, tutti a Mauritius, dove per inciso e per misteriose proprietà omeopatiche “l’isolamento è sempre stato facile”. Mark Twain definì quest’isola dell’oceano Indiano un paradiso, e “in un momento in cui essere lontani da tutto è diventato più invitante che mai” assurge così al rango di posto congeniale “per una splendida e remota fuga dal mondo”.
C’è tanta fregola di clausure auto-inflitta in giro. Monta la brama di scappare ad Anguilla (numero 6 tra i “best Paesi”), “sopra lo scintillante mar dei Caraibi”, nonostante il pesante retaggio dell’uragano Irma, che nel 2017 si è abbattuto come un flagello danneggiando il 90 per cento delle case. Gli abitanti si sono profusi in una virtuosa ricostruzione sostenibile e antisismica: poi è arrivato il Coronavirus. A ogni modo, “lunga solo 25 km e praticamente piatta, Anguilla è ideale per spostarsi pedalando” su una bicicletta alla buona. Tornando alle furie ingovernabili della natura, meglio non recarvisi da settembre a novembre, che rappresentano sì “un periodo più economico” ma troppo “rischioso, è la stagione degli uragani”.
Se cercate invece una città “one shot”, per l’anno venturo Lonely Planet caldeggia fortemente Auckland, nella comodamente raggiungibile Nuova Zelanda, i cui “confini includono 53 vulcani” e, tra le altre, Lagos, patria di Nollywood, la terza industria cinematografica del globo. La capitale della Nigeria conta ben 22 milioni di abitanti. Lì non vi sentirete di certo soli. L’unica tappa italiana menzionata è Firenze, pronta a ricongestionarsi di gitanti mordi-e-fuggi. E chi è a caccia di selfie e souvenir difficilmente salterà file e pagine per un intrepido attraversamento di “ponti di liane oscillanti nell’isolamento della valle di Iya”, nella regione giapponese dello Shikoku. Sempre per la serie “non disperdiamo il senso di solitudine sconfinata ed eterna maturato nel 2020”: ecco, nella top 10 Regioni, il deserto di Atacama, 1.600 km dalla costa cilena del Pacifico ai piedi delle Ande. “Il più antico, elevato e arido del sud America”, che “con i suoi paesaggi lunari, le strane forme di vita e i colori extraterrestri è quanto ci sia di più simile a mettere piede su un altro pianeta”. Una finestra perfetta per osservare, rapiti, il limpido firmamento. E da quelle parti il distanziamento sociale è un destino. Il Covid intorno a noi, il cielo stellato sopra di noi.