C’erano “utenti finali” di ogni tipo, dall’impiegato fino ad avvocati e imprenditori, tra gli avventori di night club della periferia di Torino e della sua cintura in cui lavoravano una decina di “baby squillo”. Uomini facoltosi e non, erano clienti delle giovani di Enrico Marchesi, classe 1980, ritenuto il procacciatore di “ragazze immagine” per l’Happy Day a Caselle, l’Idroclub vicino al Lingotto o l’Akhenaton, sempre a Torino.
Sono alcuni dei locali gestiti da Felice Iemmola, 65 anni, e dalla sua ex Angela Tufariello, 62enne, organizzatori di festini erotici, già finiti a processo per le attività di alcuni club privé negli anni Novanta. Il 15 marzo scorso i tre sono stati portati in carcere, mentre un quarto – Franco Russo, 71 anni – è finito ai domiciliari nell’ambito dell’operazione “Tacco 12” (dal nome di un locale a Collegno) condotta dalla Squadra Mobile di Torino. L’ipotesi di reato è sfruttamento della prostituzione minorile. Da un anno la polizia – coordinata dal sostituto procuratore Fabiola D’Errico – indaga su un giro di “baby squillo” segnalato dai servizi sociali e dalle dichiarazioni rese da una mamma, informazioni confermate poi dalla figlia. Nel 2016 la giovane, ancora minorenne, era stata spinta a prostituirsi dai gestori dei night in cui faceva la “tavolina”: in abiti succinti stava seduta ai tavolini con i clienti, ogni sera prendeva una somma di circa 40 euro che aumentava se riusciva a far comprare costose bottiglie ai clienti. Con questa scusa venivano assunte molte giovani che poi, però, venivano indirizzate anche verso altri compiti: se avessero fatto sesso con i clienti nei privé potevano ricavare 130 euro, di cui cento finivano in tasca loro e 30 ai gestori.
Oltre ai quattro arrestati, l’indagine riguarda anche altre sei persone. Due di queste sono sotto inchiesta per favoreggiamento e sfruttamento aggravato della prostituzione, mentre le altre quattro sono state denunciate a piede libero per aver avuto rapporti sessuali con ragazze tra i 14 e 18 anni in cambio di denaro. Delle dieci giovani del giro gestito da Marchesi, soprannominato The King, tre erano minorenni e gli agenti ritengono di aver raccolto prove per dimostrare che gli “utenti finali” fossero ben consapevoli della loro età. Tra i denunciati, informa l’edizione torinese del Corriere della Sera, c’è anche Mario Ginatta, 36 anni, figlio di Roberto Ginatta, imprenditore del settore automotive e attuale proprietario della Blutec che aveva rilevato lo stabilimento Fiat di Termini Imerese. La famiglia Ginatta era molto vicina a Umberto Agnelli e anche una delle giovani sembra saperlo: “Amo, ascolta: allora io praticamente vado da questo tipo che è… quasi Agnelli… (non coinvolti nell’inchiesta, ndr) e mi dà dei soldi”, dice la 17enne a un’amica in una telefonata intercettata e riportata dal Corriere. Il giovane Ginatta è stato condannato di recente dal tribunale di Ivrea al pagamento di 35mila euro per “detenzione di animali pericolosi”: nella sua villa alla Mandria aveva due puma, per lui “due bei micioni”.