“In futuro M5S e Pd dovranno sfidare insieme il centrodestra”

“Il Pd farebbe molto bene a consultare i propri iscritti su un’intesa col M5S, sarebbe un segnale importante di considerazione per la base”. Il politologo Piero Ignazi, docente di Scienza politica, ritiene che i dem commetterebbero un errore marchiano nell’accettare ora un accordo di governo con i Cinque Stelle: “Sarebbero pazzi a fare il junior partner, sono già in ginocchio”. Però vede come “possibile” un bipolarismo a medio termine, con Pd e M5S da una parte e la destra dall’altra.

Poco meno di un anno fa sull’Espresso lei definì possibile un’alleanza sovranista tra M5S, Lega e Fratelli d’Italia. E oggi?

Era tutto un altro quadro politico, con il Pd che guardava a una riedizione del patto del Nazareno assieme a Forza Italia. Ora invece la destra è omogenea, nonostante alcune analisi provino a sostenere il contrario. L’elettorato della Lega è quasi sovrapponibile con quello di Forza Italia. E questo nel medio periodo può favorire un polo con Pd e 5Stelle. Sia chiaro, unendosi dem e Movimento lascerebbero cadaveri sul terreno, pagherebbero un prezzo. Ma è possibile.

Perché sono affini?

L’analisi dei flussi è il punto centrale, e dimostra che il M5S ha preso voti soprattutto al Pd. Tanta gente di sinistra lo ha votato, per varie ragioni: dalla voglia di qualcosa di nuovo, al suo insistere su temi come la lotta alla corruzione. E poi pesa anche l’antiberlusconismo del Movimento. Tra i suoi primi provvedimenti al governo ci sarebbero una legge sul conflitto di interessi e un’altra sul riordino del sistema radiotelevisivo, ed è per questo che Silvio Berlusconi li avversa così tanto, non certo per chissà quali motivazioni politiche.

Però oggi lei non vede un’intesa di governo possibile tra dem e 5Stelle.

Assolutamente no, il Pd non può votare un governo Di Maio. Si farebbe del male.

E allora, come si esce dal pantano?

Con un governo del presidente, composto da ministri tecnici e sorretto dall’appoggio esterno dei partiti. Bisognerebbe concedere a tutti qualcosa su nomi e linea.

Di Maio ha già detto no al “governo di tutti”: in fondo avrebbe solo da rimetterci.

In questa fase si dice tutto e il suo contrario. Ma i 5Stelle hanno parlato bene pubblicamente del ministro dell’Interno Minniti. Ed è già un segnale.

E perché il Movimento è così contrario a un accordo con la Lega?

Il M5S perderebbe tantissimo accettando un’alleanza del genere. Innanzitutto, perché prende tanti voti a sinistra, come abbiamo appena ricordato. E poi butterebbe a mare tutto il lavoro di accreditamento fatto in questi mesi. Se il Movimento ha preso oltre il 32 per cento è anche perché si è ammorbidito, cambiando pelle. In parole povere, nel “vaffa” ha inserito elementi di responsabilità. E ora sbaglierebbe a tornare indietro.

Però con Salvini il M5S ha molte affinità sul programma.

Guardi, ormai c’è una profonda distanza, a partire dal tema dell’Europa. Il ministro dell’Economia scelto da Di Maio (l’economista Andrea Roventini, ndr), a una domanda precisa sull’uscita dall’euro, ha risposto: ‘Non scherziamo’. E vale anche per l’immigrazione. Nel loro programma i Cinque Stelle prevedono di vietare i respingimenti di migranti nei Paesi che non rispettino i diritti umani. E non mi pare proprio la posizione di Salvini o di Berlusconi.

Insomma, Di Maio farebbe meglio a non abbracciare il Carroccio.

È sempre l’alleato più estremo che ti connota, non c’è dubbio.

E ora il Pd? Cosa dovrebbe fare?

Innanzitutto serve un vero congresso, in cui si discuta per davvero. Ma anche consultare gli iscritti sull’accordo con i 5Stelle sarebbe un ottimo segnale. Le primarie aperte hanno svilito il partito, riducendolo a un semplice votificio. Ma adesso va ridata considerazione alla base.

Ma i dirigenti dem potrebbero davvero indire un referendum come ha fatto l‘Spd in Germania?

In questa fase sì, è possibile. Potrebbero coglierne l’importanza.

Urla nel silenzio

Ogni tanto, nel plumbeo politburo del centrosinistra, roba che al confronto quello del Pcus era Disneyland, si alza qualcuno e urla che il re è nudo. Come il bambino della fiaba di Andersen. Nel 1998, in pieno inciucio Bicamerale, fu Nanni Moretti nel film Aprile: “D’Alema, reagisci, rispondi, di’ qualcosa, non ti far mettere in mezzo sulla giustizia proprio da Berlusconi! D’Alema, di’ una cosa di sinistra! Di’ una cosa anche non di sinistra, di civiltà! D’Alema, di’ una cosa, di’ qualcosa, reagisci!”. Nel 2002 fu ancora Moretti, stavolta dal vivo su un palchetto di piazza Navona, davanti agli attoniti Rutelli e Fassino: “Con questi dirigenti non vinceremo mai!”. Nel 2007 fu Beppe Grillo, dal palco del primo V-Day a Bologna, poco prima di tentare invano di partecipare alle primarie per la segreteria Pd: “Copiate il nostro programma, ve lo regaliamo!”. Nel 2009 fu Debora Serracchiani, all’assemblea dei circoli del Pd, sotto gli occhi dell’esterrefatto Franceschini: “I compromessi con Berlusconi hanno costretto molti nostri elettori a votare Di Pietro per disperazione, perché gli abbiamo fatto fare da solo l’opposizione su temi che ci appartengono, come il conflitto d’interessi e la questione morale. Basta candidature calate dall’alto, basta dire che non possiamo tassare i ricchi perché sono troppo pochi. Abbiamo abbandonato la laicità, i diritti, il testamento biologico, eppure la Costituzione è chiara, basta quella”.

Nel 2013, dopo la falsa partenza in streaming con Bersani e il cecchinaggio dei 101 pidini contro Prodi, fu ancora Grillo, dal suo camper in Friuli: “Se noi e il Pd eleggiamo presidente Rodotà, poi facciamo un governo completamente diverso, facciamo ripartire l’economia”. L’altro giorno, all’assemblea della Sinistra Dem cuperliana, è stato Nicholas Ferrante, 21 anni, da Luogosano (Avellino): “I nostri elettori hanno votato M5S contro un sistema marcio e clientelare, contro i signori delle tessere che ci hanno imposto il figlio di De Mita. L’onestà, la moralità, la sovranità popolare, la democrazia diretta, il lavoro, i diritti, l’acqua pubblica sono bandiere di sinistra, ma le abbiamo lasciate ai 5Stelle. Dobbiamo scusarci con gli elettori che hanno votato Di Maio e intercettarli partendo dal basso, anziché dire che non ci hanno capiti: sono più avanti di noi!”. A ogni urlo, il politburo centrosinistro ha risposto fingendo comprensione e condivisione, dicendo che certo, occorre ripartire dal basso, dalla base, dalle radici, dai territori. Ha cooptato qualche contestatore (vedi la Serracchiani all’Europarlamento, alla Regione Friuli e infine nel servizio d’ordine renziano: quindi attento, Nicholas).

E poi ha continuato a perseverare sempre negli stessi errori. Che ormai non sono più errori, ma tare genetiche: altrimenti non si tramanderebbero di padre in figlio da 20 anni, da D’Alema a Veltroni a Franceschini a Letta a Renzi e prossimamente magari a Calenda. Intanto, nell’ultimo decennio, il Pd ha perso 6 milioni di voti su 12 e ora è impegnatissimo a trovare il modo di perdere gli altri 6. Anziché interrogarsi sulle ragioni di quella fuga di massa, o farsele spiegare da Nicholas e dalle altre migliaia di militanti perbene sparsi per l’Italia, giocano al “tanto peggio tanto meglio” nella segreta speranza che nasca un governo Di Maio-Salvini (per lucrarne non si sa bene quali vantaggi) o che i soliti amichetti B.&C. riescano a comprare o a ricattare mezza Lega per offrire loro qualche strapuntino nell’ennesimo governissimo destra-sinistra. Frattanto raccontano che gli elettori li vogliono all’opposizione, non riuscendo nemmeno più a distinguere i propri da quelli altrui. Come se il sistema proporzional-demenziale imposto (da loro) col Rosatellum mettesse qualcuno al governo e qualcuno all’opposizione e non richiedesse invece di costruire in Parlamento una coalizione (purtroppo per loro, diversa da quella che avevano sognato con i loro compari berlusconiani). Con chi coalizzarsi, gliel’ha spiegato Nicholas: con la forza politica più vicina o meno lontana, quella che rubò i loro voti nel 2013, che gliene restituì una parte alle Europee 2014 e che se li è ripresi con gli interessi il 4 marzo. Cioè i 5Stelle.

Se due settimane fa 3 milioni di elettori Pd hanno votato Di Maio, è perché pensano che il programma 5Stelle sia più vicino alle idee di centrosinistra delle politiche targate Pd dell’ultimo quinquennio. Quindi, per tentare di recuperarne almeno qualcuno, il Pd non ha che una strada: provare a costruire una maggioranza su un programma di pochi punti molto innovativi con i 5Stelle, come già avrebbe dovuto fare cinque anni fa se avesse eletto Rodotà al Quirinale anziché imbalsamare se stesso e l’Italia con il bis di Napolitano. E poi, visto che in campagna elettorale il Pd aveva escluso intese sia con Di Maio sia con il centrodestra, interpellare la base (il famoso popolo delle primarie, ormai dimenticato) come ha fatto l’Spd tedesca cinque anni fa e due domeniche fa, prima di dar vita alla Grosse Koalition con Angela Merkel: un referendum non pro o contro un’alleanza al buio col M5S; ma pro o contro un programma concordato nei minimi dettagli, magari per un governo di pochi anni e pochi obiettivi. Ieri Di Maio ha parlato di “governo di coalizione”. Ed è improbabile che Salvini – minacce tattiche a parte – molli il resto del centrodestra di cui aspira alla leadership. L’unica coalizione ragionevole, per quanto difficile, è fra M5S e quel che resta del centrosinistra. Se Martina (o chi per lui) e Grasso incontreranno mai Di Maio, si portino dietro Nicholas Ferrante e altri giovani militanti come lui. E lo stesso faccia Di Maio con qualche giovane dei suoi Meetup. Di solito le basi si intendono molto meglio dei vertici.

Un’intesa siglata tra potentes, come Di Maio e Salvini

Il tema politico è, e continuerà a esserlo ancora nelle prossime settimane, l’eventuale accordo Salvini-Di Maio. Manovre in corso, le due parti si annusano, ammiccano e inviano messaggi. Le parti avvertono la ‘pericolosità’ di un’intesa dagli esiti imprevedibili, che produrrebbe anche il crollo della coalizione di centrodestra, dinanzi a quella già terremotata centrosinistra del centrosinistra, significherebbe anche un accordo dettato da interessi di parte. Plutarco narra dell’accordo stipulato da due potentes su quelle che presto sarebbero state le spoglie della res publica: “[Cesare] stipulò un accordo con Crasso e Pompeo sulle seguenti basi: essi si sarebbero candidati al consolato, Cesare li avrebbe appoggiati mandando a votare un gran numero di soldati. Una volta eletti, i due si sarebbero fatti attribuire province ed eserciti ed avrebbero ottenuto per Cesare la conferma di quelle province che già governava (Gallia cisalpina, Narbonense e Illirico) per altri cinque anni” (Plutarco vita di Pompeo51). Certo, il confronto non regge in sé, accostare i grandi Cesare e Pompeo a Salvini e Di Maio è piuttosto forte, ma è il quadro politico a richiamare alcune analogie: una repubblica avvitata in una grave crisi politica e istituzionale preda di factiones, l’assenza di una vera classe dirigente, un senato, incapace di dirigere lo Stato, ammutolito e subalterno al demagogo di turno. Ora, lo hanno scritto in tanti: il Pd eviti quella saldatura e, senza parteciparvi, faccia nascere un governo del M5S, contribuisca a ridare voce e centralità al Parlamento, di volta in volta si valuterà. Altrimenti l’uscita dal tunnel del populismo sarà molto lunga senza sapere cosa poi si troverà fuori.

Tutte in fila per sposare Simon LeBon

Io e Manolita da una settimana aspettiamo tremanti i Duran Duran davanti al cancello della Rai. Freddo e pioggia ci sono entrate nelle ossa, ma la passione bruciante di noi promesse spose di Simon le Bon ci preserva dall’ipotermia. Non siamo le sole ad attendere congelate: una folla di ragazze coi nasi ghiacciati e le guance rosse si moltiplica ogni ora che passa, impossibile solo pensare di intravedere Simon al di là dei vetri oscurati. Ma la sposa di Simon sono io, solo io… capito? Ilaria, invece, comoda comoda al calduccio del Gilda lo ha conosciuto, e il nostro mito l’ha invitata a sedersi al tavolo a bere un drink con David Zard e Christopher Walken. Io non sono invidiosa, no. Aaah!

Ho una fitta al fegato e un colore verde ramarro mi si dipinge sul viso! È una settimana che ci esce insieme tutte le sere. Me lo ha detto il barista del locale. Aaah! Seconda fitta , ora assomiglio a una lucertola! Lei non è neanche duraniana, ma vascorossiana, eppure la fortuna ha girato dalla sua parte, Simon le ha pure chiesto il numero di telefono, l’ha chiamata a casa! Ha risposto la madre incredula “ ….è per te, è un cretino che fa le imitazioni!”. Aaah! Terza fitta e pupille da Visitors! Simon è a Roma per promuovere il disco, vuole divertirsi e conoscere la città, ma Ilaria non vuole fargli da cicerone. La fortuna capita a chi non se lo merita. Io gli farei anche da mangiare, colazione pranzo e cena. Ho un’ideona! So che lui ha la passione delle fragole con la panna. Deciso! Io mi vesto da fragola, Manolita fa la panna. Ci piazziamo davanti all’albergo e prima o poi gli verrà fame!

(Ha collaborato Massimiliano Giovanetti)

Ariete, bicchiere mezzo pieno (di gin). Bilancia, devi tagliare i rapporti sterili

 

ARIETE – Gli ultimi 34 anni della mia vita sono stati i migliori. Prima ero una testa di c…”: il commento di Lidia Ravera (Piemme) vale anche per te, pazienza se non hai l’età. Al lavoro, se vuoi continuare a fare affari, persevera con l’ottimismo e Il bicchiere mezzo pieno. Di gin.

 

TORO – La principessa si salva da sola. E tu che blasoni non hai, come farai? Intanto impara dalla poetessa Amanda Lovelace (Sperling & Kupfer) a decrittare i messaggi dell’amante: “Ti odio. La sua versione di Ti amo”. Poi esercitati con le rime baciate.

 

GEMELLI – Cura l’insonnia con le storie della buonanotte per bambine ribelli 2 di F. Cavallo e E. Favilli (Mondadori). Al mattino in ufficio sarai molto più reattiva e danzerina, proprio come Isadora Duncan: “Un tempo sei stata selvaggia. Non farti domare”.

 

CANCRO – Nei Diari della Kolyma (Keller), Jacek Hugo-Bader ricorda che suo “suocero aveva avuto una medaglia per Stalingrado, ma quella non lo salvò dal lager”. Onori e promozioni non ti aiuteranno certo a domare il capo capriccioso: adotta una strategia più sottile.

 

LEONE – Per essere Belle e forti, imitate le bambine di Kate T. Parker (il castoro): “Catturiamo i granchi, ma poi li lasciamo andare prima che muoiano”. Non trattenete oltre le vostre gracili prede: presto, molto presto, saranno loro a tornare da voi.

 

VERGINE – Fabrizio Parrini ha curato una minuta biografia di Emil Cioran (Clichy): “Nel giorno del giudizio saranno pesate solo le lacrime”, scrisse il filosofo. Preparati anche tu alla resa dei conti amorosi ma, per favore, niente pianti da coccodrillo.

 

BILANCIA – Mio caro Neandertal, ti devo recapitare una brutta notizia da parte di S. Condemi e F. Savatier (Bollati Boringhieri): “A quanto pare la coppia uomo neandertaliano-donna sapiens non poteva riprodursi”. I rapporti sterili andrebbero tagliati come i rami secchi. O no?

 

SCORPIONE – Michele Sancisi spiffera Tutto su Mariangela (Bompiani): “Era un’attrice scorretta – dice della Melato il collega Castellitto – Scontrosa, eppure empatica, seria ma anche burlona”. Ti conviene recitare come lei, se non vuoi farti scappare il partner indeciso.

 

SAGITTARIO – “Una ragazza non dimenticherà mai la prima volta in cui ha dovuto rasare un cadavere”: qualcuno ti sta gettando Fumo negli occhi, ma la verità è che sei dentro fino al collo in una black comedy sentimentale, come quella di Caitlin Doughty (Carbonio).

 

CAPRICORNO – “Dovevo mettermi la protezione, ma non feci neanche quello. Non ci può essere un dovere per tutto”. Nessuno ti obbliga a rimettere insieme i cocci di una fragile relazione, però ora è un buon momento. Solo, ti avvisa Silvia Truzzi (Longanesi), Fai piano quando torni.

 

ACQUARIO – Vincent Monadé spiega Come insegnare a leggere all’uomo della tua vita (Garzanti): “Voi, signore, avreste probabilmente preferito un Tesoruccio orfano anziché provvisto di madre”. Però con la suocera adesso dovete fare salatissimi conti: altro che letture!

 

PESCI – Se vuoi che Le donne amate smanino per te, Francesco Pacifico (Rizzoli) ti consiglia di mantenere un atteggiamento distaccato, simulando una totale, olimpica indifferenza: “Anche se a volte mi prende una gelosia tremenda, me la vivo come se fosse irrilevante”.

Facce di casta

 

Bocciati

La sai l’ultima

“Non considero migliore una legge elettorale che consegni il governo del Paese a una minoranza, qualunque essa sia. Il voto ha detto con chiarezza che oggi una maggioranza politica fra gli elettori non c’è. Non può essere la legge elettorale a crearla, a meno di non voler ancora aggravare il distacco fra i cittadini e la classe dirigente del Paese”.
Silvio Berlusconi, dopo le larghe intese, dopo il Patto del Nazareno, dopo aver miscelato nella penombra delle stanze di palazzo Forza Italia con il partito democratico fino a far arrivare entrambi alle urne come pugili suonati, ha veramente avuto il coraggio di sostenere che ad indisporre il popolo, facendolo sentire estromesso dalle decisioni, sarebbe un eventuale ritorno al voto. Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.

4

 

La ruspa del tempo

“Sono orgogliosa dei risultati e dei successi di una persona che fa parte di me. È il suo momento. Ho il dovere di non confondere i piani. Per rispetto. Per amore. Una donna, per quanto in vista, deve sempre dare luce al suo uomo. E la luce, il sostegno, la vicinanza spesso si danno arretrando. Stando nell’ombra”.
No, non è la compagna del futuro monarca saudita a parlare, ma Elisa Isoardi, ex modella e conduttrice televisiva occidentale, dai cui trascorsi professionali riusciva difficile intuire una concezione così medievale del ruolo femminile. Ma può darsi che Elisa non sia sempre stata così, e che a riportarla dall’epoca post ideologica a quella pre femminista sulla ruspa del tempo sia stato il colpo di fulmine con Matteo Salvini.
La Isoardi deve solo fare attenzione, mentre se ne sta nella penombra a lavare felpe, a non viaggiare più indietro del 1945, anno del suffragio femminile, altrimenti il suo uomo non potrà più nemmeno votarlo.

4

 

Promossi

Consecutio urnarum

Andrea Orlando, uno dei primi, a mostrare un atteggiamento interlocutorio nei confronti del Movimento, ha finalmente aperto la strada al fiume di autocritiche che il partito democratico dovrebbe cominciare a rivolgere a se stesso: “Dobbiamo smettere con una sorta di spocchia contro chi ha votato i Cinquestelle: abbiamo fatto un favore a Di Maio scherzando sul suo curriculum o sui suoi congiuntivi”.
A forza di starsene riparata sotto il suo manto di superiorità, la sinistra ha perso di vista la strada, e la risposta nelle urne non s’è fatta attendere. A ognuno i suoi problemi di consecutio temporum.

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Sprechi esponenziali
Carlo Cottarelli ha twittato così: “Ho appena visto in tv una pubblicità (pagata con soldi pubblici) del bonus ai diciottenni (che va a tutti, indipendentemente dal reddito della famiglia). Insomma soldi pubblici spesi per pubblicizzare uno spreco di soldi pubblici: uno spreco al quadrato direi”.
Una considerazione talmente di buonsenso che non sarebbe dovuto servire un ex commissario alla spending review per partorirla.

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La Settimana Incom

 

Bocciati

C’è Gigi?

“Non c’entrano terzi”, spiega Anna Tatangelo raccontando la separazione da Gigi D’Alessio. “Litigavamo sempre più spesso, eravamo finiti ad andare a letto senza più dirci una parola. E poi per il rumore. Gigi è il classico napoletano che vuole tutti intorno. Il salone era sempre pieno di gente”. I Verdurin & la Cremeria.

 

Cattiva maestra televisione

A Uomini e donne, due soi-disant signori si sono accapigliate e alla fine è volata una torta in faccia. Scusa Karl, se quella cosa che scrivevi nessuno l’ha messa in pratica (“Chiunque sia collegato alla produzione tv deve avere una patente, una licenza, un brevetto, che gli possa essere ritirato a vita qualora agisca in contrasto con certi principi”).

 

Ma che problemi hanno

Gianni Morandi viene fotografato in un bagno dell’autogrill (“non era un selfie con l’orinatoio di Duchamp”, ha notato Renato Franco sul Corriere della Sera). Ed è l’ennesimo esempio di nuove maleducazioni. Ci avete fatto caso a quelli, sempre più numerosi, che mettono le conversazioni in vivavoce in treno o passeggiano con uno stereo acceso nello zaino? Ha fatto bene Raoul Bova, in teatro a Catania, a non rientrare sul palco a causa dei cellulari che suonavano in continuazione. Come dice il libro Cuore: “La buona educazione di un popolo su giudica dal contegno che tiene per strada”.

 

Promossi

Primavera di bellezza/1

Splendida (come la 65enne protagonista) intervista di Isabella Rossellini, eterna icona di stile, a Vanity Fair: “Figlia, madre, nonna, giornalista, attrice e regista tra New York, Londra, Milano, Parigi e Roma. ‘Lancôme mi aveva licenziato e poi mi ha richiamato. Adesso sono contenta, esattamente come non ero affranta prima. Mi era dispiaciuto, ma mi dicevo: Vado in pensione, o trovo qualcos’altro’”. Più che pensione d’oro, l’età dell’oro.

 

Primavera di bellezza/2

Piera Degli Esposti fa 80. E spiega che l’erotismo non finisce perché “ha a che fare con il mistero degli amori che non si svelano mai completamente. La passione per il gioco amoroso non mi abbandona. Mi piace prendere delle cotte. Mi piacerà fino all’ultimo”.

 

Leggere può dare indipendenza

La seconda edizione di Tempo di libri è andata molto bene: 97mila presenze nella nuova sede di Fiera Milano City. Nulla a che vedere con il numero zero dell’anno scorso, quando alcuni incontri erano stati addirittura annullati per mancanza di pubblico. Si continua parlare della rivalità con il Salone del libro di Torino. Ma è uno sbaglio: negli ultimi anni si sono moltiplicate le rassegne di libri (Bookcity e Bookpride a Milano, Più liberi più libri e Libri come) ed è un ottimo segnale per il mondo dell’editoria. Non ci credete? Fate come San Tommaso: “Guardati dall’uomo di un solo libro”. E di un solo salone del libro.

Cinque festival non sono troppi: ne serve uno anche al Sud

Lungo i corridoi della Fiera di Milano, passeggiando sulla moquette colorata che circumnavigava gli stand dei due padiglioni adibiti per Tempo di Libri, si respirava l’attesa. Una curiosità tramutatasi – infine – in entusiasmo per la rinnovata manifestazione editoriale meneghina. Lo sappiamo, il nostro è un Paese di santi, navigatori e poeti. Nonché commissari tecnici e tuttologi alla bisogna. Era dunque prevedibile – ampiamente prevedibile – un certo scetticismo per la creazione di un Salone milanese, replicando – doppiando – lo schema del Lingotto. Con grande scalpore Tempo di Libri è nato lo scorso anno. Andò male. La Fiera di Rho era un’ambientazione lunare con spazi sterminati, desolatamente sguarniti a causa, soprattutto, delle date prescelte (o disponibili) che non tenevano conto di ponti festivi e scolari in fuga per le vacanze. Quest’anno, sotto la guida di Andrea Kerbaker, Tempo di Libri ha cambiato rotta, proponendo una formula finalmente cittadina, agli antipodi dallo sfarzo logistico – talvolta persino parossistico – di Bookcity.

Nemmeno il tempo di far un bilancio che già incombe il romano e sofisticato Libri Come, tallonato dall’alternativo programma di BookPride, cui seguirà, finalmente, il trionfale Salone del Libro di Torino, presieduto dal premio Strega Nicola Lagioia con il suo team di lavoro. Troppo? In effetti ben cinque fiere del libro (scegliendo arbitrariamente queste, cui dovremmo aggiungere Più Libri Più Liberi e la palermitana Una Marina Di Libri) sembrano una messe fin troppo abbondante per il Belpaese. Abbiamo tassi di lettura più bassi rispetto alla media europea che tendono a precipitare nel Mezzogiorno. Ma dobbiamo tenere a mente che in ogni settore commerciale la concorrenza – di idee e spazi, di temi e proposte – è sempre un valore aggiunto. Sempre. Così, se nelle grandi fiere si spasima per il big di turno, nelle manifestazioni più piccole c’è l’occasione per riscoprire editori piccoli e medi, voci alternative che sarebbero altrimenti schiacciate se decidessimo di chiudere arbitrariamente uno, due o tre fiere con l’unico obiettivo di avere un calendario più arioso, dando credito a chi invoca l’apocalisse per qualsiasi novità.

Semplificando, un maggior numero di fiere editoriali si traduce, banalmente, anche in un rilancio economico: più lavoro per gli addetti, più visitatori, prenotazioni in crescita per alberghi e ristorazione (quella interna alle Fiere è discutibilissima, ovunque) e ovviamente, una maggiore spinta all’acquisto di titoli, magari solo per il gusto della dedica o per la smania di un selfie. A conti fatti, sarebbe interessante capire se una fiera editoriale (ma che sia degna di questo nome!) in programma a Napoli, Bari o Taormina possa avere l’ardire di riscuotere e persino creare nuovi lettori al Sud. Cinque fiere editoriali, dunque, sono appena un ottimo punto di partenza, in attesa che l’Aie decida di dar seguito alle promesse fatte per rilanciare la lettura anche nel disperato Mezzogiorno.

Meglio la palestra delle fiere del libro: è molto meno faticosa

Oggi la letteratura è fatta perlopiù con i piedi: corri a Milano per Tempo di Libri; poi scendi a Roma per Libri Come; poi torna a Milano per BookPride e, già che ci sei, imbucati alla Sfilata Primavera/Estate della casa editrice Marcos y Marcos e alla presentazione di BookCity; poi riscendi a Bologna per la Children’s Book Fair; poi risali a Bergamo per la Fiera dei Librai; poi spostati a Torino per il grande Salone. Nel frattempo, mettici pure una capatina a Rho per Cartoomics e a Bologna e Torino per le mostre-mercato sui Comics, perché ormai il graphic novel è una delle Belle Lettere, e infine – why not? – vola a Parigi, a Londra e ad Abu Dhabi per Le Salon e The Book Fairs. Totale, in due mesi di stand, da metà marzo a metà maggio, abbiamo perso due chili e preso l’allergia alla moquette.

Il proliferare di fiere (a volte più feste che fiere) del libro, direttamente e paradossalmente proporzionale all’aumento dei non lettori in Italia, si spiega solo con la fregola podistica tipica della stagione primaverile: le smanie per la villeggiatura impongono un po’ di sano moto preliminare per arrivare pronti alla prova costume, ma soprattutto in forma per la bella estate dei festival e dei premi letterari. Non finirà mai…

Ecco dieci serissimi motivi per iscriversi in palestra, anziché sgambettare da una esposizione libraria all’altra.

1. Se vivete al Sud, fate prima ad andare al mare, in mancanza di rassegne stagionali.

2. Se, invece, volete proprio recarvi in una qualsiasi delle fiere succitate, prendete subito precauzioni una volta entrati, localizzando sulla cartina tutti i punti ristoro e tutte le aree fumatori. Chi non ama il cibo e le sigarette non si capisce cosa vada a fare in un consesso letterario.

3. Ogni fiera è una Fiera della Vanità: scrittori, editori, giornalisti, addetti stampa, operatori culturali, agenti letterari… molti sotto i neon dei padiglioni si trasformano in primattori. È facile lasciarsi sedurre da certe compagnie di giro: si riconoscono dal pass al collo, a mo’ di collier.

4. In fiera tutti parlano di prezzi, di vendite, di ingressi, credendo di parlare di letteratura. Notava Baudelaire da sobrio.

5. Ci sono talmente tanti libri che vien voglia di non comprarne nessuno.

6. Le dimensioni contano: i grandi editori si differenziano dai piccoli per i centimetri in più di stand.

7. In generale, seguite sempre gli sciami di bambini e ragazzi in gita scolastica: vi condurranno negli spazi espositivi migliori, tra i libri migliori, scritti in grande e con le immagini enormi.

8. Solidarizzate con gli altri visitatori: sono anche loro lettori, come voi, e come voi stanno camminando tra i padiglioni da due ore in cerca della toilette.

9. Solidarietà sì, confidenza meglio di no: non attaccate bottone con il vicino di scaffale. Al 99% è un aspirante scrittore che vuole propinarvi il suo romanzo nel cassetto. Il restante 1% è giornalista.

10. E, comunque, non trovate indecente la disponibilità dei libri a farsi palpare dagli sconosciuti?

I maschi Alfa sono una gran rottura. Ma se uno li ama vanno comunque accettati

 

Ciao Selvaggia,

ti scrivo per la storia della Isoardi (ho letto il tuo pezzo qui sul Fatto) e vorrei dirti alcune cose al riguardo. Sono un professionista affermato in un settore particolare (non posso dirti quale per non seminare indizi) in cui la vita privata delle persone che lavorano all’interno di questa azienda viene analizzata, passata al setaccio e valutata nella sua interezza. Questo perché è un’azienda che ha fatto della discrezione e del basso profilo la sua bandiera in primis. In secondo luogo perché i competitor sono molto aggressivi e hanno la malsana abitudine di dare in pasto alla stampa qualsiasi cosa possa colpire, affaticare, ridicolizzare la concorrenza. Dove vogliamo arrivare, ti starai chiedendo. Te lo dico subito.

La mia attuale moglie, quando l’ho conosciuta 12 anni fa, faceva un mestiere che le dava una certa visibilità nella nostra Regione (lavorava in politica). Questo, per la mia azienda e il mio ruolo era un problema. Non posso darti dettagli, ma diciamo che il suo partito sposava battaglie che vedevano coinvolta la mia azienda come “cattiva” della situazione. Dopo pochi mesi dall’inizio della nostra relazione è stato subito chiaro che questo avrebbe rappresentato un problema. Occupavo un posto da dirigente con una posizione e uno stipendio che riescono a conquistare poche persone nella vita e avevo lottato duramente per essere lì, partendo dal nulla. Lei amava la politica, aveva un ruolo in regione da due anni, prima aveva fatto altro.

Volevamo rimanere insieme e alla luce del sole, io la amavo, lei mi amava ma non avevamo scelta: uno dei due doveva sacrificare le sue ambizioni nel suo settore e come era ovvio che fosse, fu lei a lasciare la politica. Dico ovvio non perché fosse una donna e le donne devono fare un passo indietro (Isoardi dixit), ma perché io ero/sono in vista e facilmente attaccabile e lei era un facile tramite per colpirmi. È forse mia moglie una donna remissiva e sottomessa? No. Per nulla. Oserei dire che tra i due le redini le tiene lei. Fu una scelta d’amore, non di sottomissione. E di concretezza. Di razionalità. Io guadagnavo abbastanza da poter mantenere lei e un domani i nostri nipoti, lei poteva scegliere di fare altro.

Non di stare a casa a prepararmi manicaretti, ma di lavorare in ambiti più discreti.

Oggi è realizzata. Non vive sotto la mia ombra, ha una sua luce che però non abbaglia e disturba il mio ambito. Ci sono compromessi in ogni storia d’amore e questo, alla fine, mi pare più tollerabile di un paio di corna ogni tanto. Perciò io e mia moglie le parole della Isoardi le capiamo benissimo. Non è Medioevo. È compromesso.

Luigi

 

Caro Luigi,

come dicevo nel mio pezzo, ritengo che la Isoardi, all’interno della coppia, conduca il gioco e che sia tutto tranne che una vittima, però la tua storia è comprensibile e ben argomentata, le sue frasi puzzavano di naftalina. Bastava dire “Sto con un uomo in vista e come tutti i politici facilmente attaccabile, ormai mi tocca stare attenta a tutto quello che faccio perché poi il conto arriva anche a lui. È una gran rottura di coglioni ma lo amo e mi tocca accettarlo”. Non sarebbe stato più onesto e moderno?

 

Un padre, anche se disperato, non si può mai autoassolvere

Cara Selvaggia, che ne pensi di questa frase? “Un figlio viene come vuole lui, come le piante, crescono storte o dritte e tu non ci puoi fare niente”. Devo ritenermi fortunato nel guardare Giacomo, mio figlio di 14 anni, crescere con educazione e senso di giustizia e una tenace inclinazione allo studio, oppure posso ritenere di aver fatto, nel mio piccolo, un buon lavoro con lui? Posso giudicare con rabbia il padre di un assassino o solo provare umana empatia? Quella frase piena di rassegnazione a un destino casuale e superiore l’ha detta il padre di uno dei tre baby-killer di Francesco Della Corte, la guardia giurata di Napoli. L’ha detta il padre di quello più giovane, 15 anni, uno in più del mio Giacomo. Un padre per cui, per qualche ora, ho provato dolore e compassione, perchè forse è vero che i figli vanno dove devono andare e, se tu, come lui, vivi da anni in uno scantinato, con tuo figlio in affido alla madre dopo la separazione, e sopravvivi di espedienti. Poi la compassione si è sostituita alla rabbia. Nei confronti della famiglia di un 15enne che non andava a scuola, ch ha preso la prima denuncia per aggressione a 12 anni e che, nonostante tutto questo, veniva coccolato dalla zia con la quale viveva, tra regali e il permesso di fare quel diavolo che gli pareva. Quante possibilità c’erano, Selvaggia, che questo figlio crescesse dritto come una sequoia e non, come è successo, uno sghembo giunco in balia del vento? Quante per il figlio di un genitore che si autoassolve, disperato, come se fosse padre di un ladro di caramelle e non di uno che ha massacrato a sprangate un uomo? Per il bene di mio figlio, me lo chiedo ogni giorno.

Sergio

 

Caro Sergio, chi crede di non aver alcuna speranza d’intervento sull’indole dei propri figli ama citare Kahlil Gibran e dire che i figli sono solo frecce scagliate nel sentiero dell’infinito. E dimentica, tuttavia, di ricordare la parte in cui dice che ‘l’arciere mira al bersaglio […] e vi tiene tesi con tutto il suo vigore, affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane’.

 

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