“Il Pd farebbe molto bene a consultare i propri iscritti su un’intesa col M5S, sarebbe un segnale importante di considerazione per la base”. Il politologo Piero Ignazi, docente di Scienza politica, ritiene che i dem commetterebbero un errore marchiano nell’accettare ora un accordo di governo con i Cinque Stelle: “Sarebbero pazzi a fare il junior partner, sono già in ginocchio”. Però vede come “possibile” un bipolarismo a medio termine, con Pd e M5S da una parte e la destra dall’altra.
Poco meno di un anno fa sull’Espresso lei definì possibile un’alleanza sovranista tra M5S, Lega e Fratelli d’Italia. E oggi?
Era tutto un altro quadro politico, con il Pd che guardava a una riedizione del patto del Nazareno assieme a Forza Italia. Ora invece la destra è omogenea, nonostante alcune analisi provino a sostenere il contrario. L’elettorato della Lega è quasi sovrapponibile con quello di Forza Italia. E questo nel medio periodo può favorire un polo con Pd e 5Stelle. Sia chiaro, unendosi dem e Movimento lascerebbero cadaveri sul terreno, pagherebbero un prezzo. Ma è possibile.
Perché sono affini?
L’analisi dei flussi è il punto centrale, e dimostra che il M5S ha preso voti soprattutto al Pd. Tanta gente di sinistra lo ha votato, per varie ragioni: dalla voglia di qualcosa di nuovo, al suo insistere su temi come la lotta alla corruzione. E poi pesa anche l’antiberlusconismo del Movimento. Tra i suoi primi provvedimenti al governo ci sarebbero una legge sul conflitto di interessi e un’altra sul riordino del sistema radiotelevisivo, ed è per questo che Silvio Berlusconi li avversa così tanto, non certo per chissà quali motivazioni politiche.
Però oggi lei non vede un’intesa di governo possibile tra dem e 5Stelle.
Assolutamente no, il Pd non può votare un governo Di Maio. Si farebbe del male.
E allora, come si esce dal pantano?
Con un governo del presidente, composto da ministri tecnici e sorretto dall’appoggio esterno dei partiti. Bisognerebbe concedere a tutti qualcosa su nomi e linea.
Di Maio ha già detto no al “governo di tutti”: in fondo avrebbe solo da rimetterci.
In questa fase si dice tutto e il suo contrario. Ma i 5Stelle hanno parlato bene pubblicamente del ministro dell’Interno Minniti. Ed è già un segnale.
E perché il Movimento è così contrario a un accordo con la Lega?
Il M5S perderebbe tantissimo accettando un’alleanza del genere. Innanzitutto, perché prende tanti voti a sinistra, come abbiamo appena ricordato. E poi butterebbe a mare tutto il lavoro di accreditamento fatto in questi mesi. Se il Movimento ha preso oltre il 32 per cento è anche perché si è ammorbidito, cambiando pelle. In parole povere, nel “vaffa” ha inserito elementi di responsabilità. E ora sbaglierebbe a tornare indietro.
Però con Salvini il M5S ha molte affinità sul programma.
Guardi, ormai c’è una profonda distanza, a partire dal tema dell’Europa. Il ministro dell’Economia scelto da Di Maio (l’economista Andrea Roventini, ndr), a una domanda precisa sull’uscita dall’euro, ha risposto: ‘Non scherziamo’. E vale anche per l’immigrazione. Nel loro programma i Cinque Stelle prevedono di vietare i respingimenti di migranti nei Paesi che non rispettino i diritti umani. E non mi pare proprio la posizione di Salvini o di Berlusconi.
Insomma, Di Maio farebbe meglio a non abbracciare il Carroccio.
È sempre l’alleato più estremo che ti connota, non c’è dubbio.
E ora il Pd? Cosa dovrebbe fare?
Innanzitutto serve un vero congresso, in cui si discuta per davvero. Ma anche consultare gli iscritti sull’accordo con i 5Stelle sarebbe un ottimo segnale. Le primarie aperte hanno svilito il partito, riducendolo a un semplice votificio. Ma adesso va ridata considerazione alla base.
Ma i dirigenti dem potrebbero davvero indire un referendum come ha fatto l‘Spd in Germania?
In questa fase sì, è possibile. Potrebbero coglierne l’importanza.