Azienda scampò al rogo dei clan, ora Carinola vuole demolirla

Avevano riaperto la loro azienda un anno fa, dopo che la camorra, nel 2015, aveva dato fuoco allo stabilimento. Oggi Antonio Picascia e Franco Beneduce, proprietari della fabbrica di detersivi Cleprin, devono lottare contro la burocrazia per tenere in vita la loro ditta. Il Comune di Carinola (Caserta), dove si trova lo stabilimento, ha infatti emanato ordinanza di demolizione e di chiusura attività, in quanto insisterebbero sul sito alcune violazioni urbanistiche.

“Quando abbiamo acquisito l’area dal Tribunale – spiegano i due imprenditori – erano già presenti delle irregolarità, per le quali abbiamo presentato richiesta di condono al Comune di Carinola. Pensavamo si trattasse di una formalità e invece ci ritroviamo con un’ordinanza di demolizione”.

Viterbo, inneggiava agli attentatori sui social network e aveva un arsenale in casa: arrestato dopo allerta Fbi

“È ora di ammazzare i bambini dell’asilo”. È stato un post su Instagram di un anno fa, taggato con l’hashtag #schoolshooting, ad allertare prima l’Fbi e poi la Digos italiana sulla pericolosità di Denis Illarionovs, il ragazzo di 24 anni arrestato ieri mattina a Bagnaia, frazione di Viterbo. Nato a Riga (Lettonia) ma residente nel Lazio, Illarionovs aveva in casa tutto il necessario per realizzare oggetti esplosivi, fra cui tre chili di nitrato di potassio, manufatti in plastica con micce annesse – su cui vi era riportata la scritta “la bomba” – polvere da sparo, un fucile, due pistole soft air e un tirapugni con lame “ad alta potenzialità offensiva”. Quanto basta, secondo gli inquirenti, per giustificare la custodia cautelare in carcere del giovane in ragione “di una sua consistente spregiudicatezza ed elevata pericolosità sociale”.

Nell’ordinanza di 10 pagine firmata dal gip di Viterbo, Savina Poli, non si fa alcun riferimento a possibili collegamenti con organizzazioni terroristiche internazionali come l’Isis. Ma il giovane ha mostrato sui social network una forte ammirazione nei confronti di stragisti e omicidi. Su Facebook e DeviantArt, ad esempio, aveva pubblicato foto di Eric Harris e Dylan Klebold, autori del massacro alla Columbine High School nel 1999, e del responsabile dell’uccisione dei poliziotti di Dallas nel luglio 2016, Micah Xaver Johnson, quest’ultimo definito come “il grande che ha bucato gli sbirri”.

Il 31 ottobre, subito dopo la strage della pista ciclabile a New York, definì l’attentatore Sayfullo Saipov “un altro angelo caduto”. La madre del giovane, da tempo in Germania per lavoro, lo aveva descritto come “un ragazzo problematico, chiuso in se stesso e non incline alla socializzazione”.

Al ristorante Macrobiotico c’è la fila e niente scontrini

La fidelizzazione del cliente è importante e si vede in momenti delicati come questo. Il giorno prima una tempesta giudiziaria si è rovesciata addosso al mondo del macrobiotico anconetano, e non solo, e al suo fondatore. Ventiquattro ore dopo nulla sembra essere accaduto: ristorante pieno, commensali rilassati, personale sereno. Il fondatore di Upm (“Un Punto Macrobiotico”), indagato assieme ad altri tre collaboratori, ne andrebbe fiero. Quel Mario Pianesi, premiato dall’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, meritevole della più alta onorificenza marchigiana, il Picchio d’Oro, consegnata dall’attuale governatore, Luca Ceriscioli, nel 2016. Addirittura ricevuto da papa Francesco in Vaticano.

Il guru dell’alimentazione alternativa, sana e salutare, travolto da un caso giudiziario clamoroso: chi pensava ad fuggi fuggi generale dei suoi clienti/adepti dovrà ricredersi. Il Punto macrobiotico di Ancona, nel cuore storico della città, dove tutto ha avuto inizio, dove la dieta Mapi (acronimo di Mario Pianesi) trovava piena applicazione, resta un caposaldo. Per l’intera giornata di mercoledì, dopo la conferenza stampa nella questura del capoluogo marchigiano che ha rovesciato tonnellate di fango su Pianesi e la sua creatura, i titolari hanno dovuto respingere giornalisti e telecamere. Ieri all’Upm di largo San Martino c’è stato un via vai continuo. Coda per entrare, per aggiudicarsi uno dei quindici tavoli, per acquistare i prodotti della linea personalizzata, per prenotare vacanze-studio. Per pagare il conto. Uno stanzone unico dove l’immagine salvifica di Pianesi campeggia ovunque. Una sorta di culto della personalità: poster, avvisi, messaggi. Come se niente fosse accaduto.

Nei guai, per ora, ci sono finiti Pianesi e le persone a lui più vicine, tra cui la moglie. I gestori degli Upm, un centinaio in tutta Italia, vanno avanti per la loro strada. Così si applica il concetto di fidelizzazione, lo stesso che spinge un cliente a non farsi influenzare dalle notizie e dalle inchieste: “Io qui al Punto macrobiotico ci sono sempre venuto con piacere e continuerò a farlo. Non mi interessa quanto è successo, io valuto solo i benefici che ho tratto da questa alimentazione. Vedrai, si concluderà tutto in una bolla di sapone” racconta uno dei clienti, ex amministratore con una carriera politica alle spalle.

La clientela è eterogenea, comunque di livello alto, tra bancari, professionisti, assicuratori e addirittura rappresentanti delle forze dell’ordine. Dentro l’Upm non c’è musica e l’utilizzo del telefonino è praticamente vietato, con tanto di avvisi che invitano a spegnerlo e comunque a riporlo in borsa. Bastano gli sguardi torvi per evitare la pratica.

Ci sono due menù, uno totalmente vegetale e l’altro di pesce, e due prezzi, più bassi per i soci, mentre per i non soci la forchetta cresce tra i 2 ed i 5 euro a piatto: “Vuole fare la tessera?” chiede una delle cameriere. Nonostante il rifiuto, sul cartoncino dell’ordine ci registra come “regolari soci del circolo”. La differenza sarà chiara una volta alla cassa. Sul cibo, tra gusto e qualità, difficile prendere posizione. I clienti del macrobiotico sanno cosa li aspetta ed è questo ad attirarli, dunque anche l’altra parte della galassia, i “non salutisti”, sanno cosa si presenterà loro una volta seduti. Come detto la sorpresa è riservata alla fine. Non essendo soci paghiamo il prezzo pieno, ma in cambio non ci viene rilasciato alcuno scontrino o documento fiscale. Lasciamo il locale con l’immagine di un planisfero rovesciato che occupa quasi un’intera parete, dove il sud del mondo diventa il nord e viceversa.

Appena fuori dalla porta ad accoglierci un murales realizzato su un edificio abbandonato che ad Ancona tante polemiche ha suscitato in passato: una Madonna con Bambino, con la testa della figura sacra rovesciata. Solo una coincidenza?

Calabria, sequestro di 200 mila euro all’ex deputato Galati

La richiesta di arresto per l’ex parlamentare Pino Galati, il gip di Catanzaro non l’ha firmata. Ha emesso però il decreto di sequestro preventivo di 200 mila euro nei confronti del candidato, non eletto, di “Noi con l’Italia” accusato di falsità ideologica, abuso d’ufficio e peculato. Assieme ad altri due indagati, l’ex deputato Galati avrebbe distratto fondi comunitari che la Regione Calabria aveva destinato alla fondazione “Calabresi nel mondo”, società in house oggi in liquidazione. Il procuratore Nicola Gratteri, l’aggiunto Vincenzo Capomolla e il sostituto procuratore Graziella Viscomi avevano chiesto il sequestro di oltre un milione e 200 mila euro. Stando all’inchiesta dei carabinieri, l’ex politico di Forza Italia avrebbe assunto molti di collaboratori a soli fini clientelari. “Assunzioni clientelari” e “vantaggi di tipo politico”. Per i pm, infatti, non è casuale che “l’incremento dei contratti del personale sia avvenuto in concomitanza con la campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo, in cui il Galati era parte attiva”.

Antitrust: ok ai diritti televisivi a Mediapro, ma con modalità eque

È arrivato ieri il via libera dell’Antitrust all’assegnazione a Mediaprodei diritti televisivi della Serie A per il triennio 2018/2021. I criteri adottati nella procedura competitiva, secondo il Garante, sono conformi alle disposizioni del Decreto Melandri. Ma rimane qualche limite. “Tale soggetto – si legge nel parere dell’Antitrust – è infatti tenuto a svolgere un’attività di intermediazione di diritti audiovisivi, rivendendo i diritti ad altri soggetti con modalità eque, trasparenti e non discriminatorie”. L’Antitrust sottolinea l’esigenza “di evitare che l’intermediario indipendente svolga attività che determinino l’insorgere di rapporti di concorrenza con gli operatori della comunicazione”. In altre parole, l’azienda spagnola non dovrà intraprendere iniziative “che comportino l’assunzione di una responsabilità editoriale, che caratterizza invece l’attività dell’operatore della comunicazione, soggetto fornitore di contenuti multimediali”. Massima attenzione anche sulle libertà delle società sub-licenziatarie, alle quali dovrà essere garantita “la più ampia iniziativa imprenditoriale ed editoriale nel confezionamento dei singoli prodotti audiovisivi”.

Don Chisciotte “salva” il libro proibito

“Potete sequestrare il libro, ma non le parole”. Don Chisciotte accorre in aiuto di Fariña, l’inchiesta del giornalista spagnolo Nacho Carretero che in 400 pagine ha raccontato come la Galizia abbia rischiato negli anni 80 e 90 di trasformarsi in un vero e proprio Narcostato, grazie al traffico di droga; e i pescatori in narcotrafficanti. Il testo, uscito nel 2015 con non poco scalpore, dopo tre anni viene messo sotto sequestro cautelare. Sì, perché tra i personaggi del libro, compare anche José Alfredo Bea Gondar, ex sindaco di O Grove (Pontevedra) che nel 2016 aveva denunciato il cronista e la casa editrice KO per diffamazione. L’allora primo cittadino, infatti, compare nel libro in un episodio surreale per essere stato accusato e poi condannato per traffico di stupefacenti nel caso dell’auto – a lui intestata – che naufraga sulla costa di A Coruna con 300 chili di cocaina.

Ma il sindaco per questa storia era stato assolto in Terzo grado per un vizio di forma e per questo non ci sta a essere citato nel libro di Carretero.

Così, nonostante nella nuova edizione l’autore spieghi in un nota che il sindaco sia stato assolto, Bea Gondar non si rassegna e lunedì scorso ottiene il sequestro definitivo di Fariña oltre a chiedere 500 mila euro di risarcimento per i danni subiti.

Peccato che nel frattempo il testo di Nacho Carretero sia volato nelle vendite. Primo su Amazon tra i libri più venduti in Spagna, e con una serie su Antena 3, una delle principali emittenti televisive spagnole, della bibbia del narcotraffico galiziano nel frattempo si vieta qualsiasi ristampa, oltre alle 50 mila che l’editore riesce a licenziare in fretta e furia. Fariña deve scomparire.

Ma i librai non sono dello stesso parere. E in un Paese che soltanto fino a 40 anni fa ha vissuto la repressione della dittatura, la folla insorge contro la censura.

“È in gioco la libertà di stampa”, sostengono i venditori di libri, che pure non hanno la legge dalla loro parte. Ma si sa, se c’è una causa persa (in questo caso, nel vero senso della parola) chi meglio di Don Chisciotte può combatterla? Meglio può fare soltanto un Cervantes supertecnologico.

Così i librai madrileni si sono uniti e hanno dato vita a un’applicazione online per restituire ai lettori le parole perdute di Fariña. Come?

Estraendole dalla madre di tutte le opere letterarie, dal testo da cui il romanzo ha preso forma. Dal padre della lingua.

Ed è propriodalle pagine del Don Chisciotte che l’app www.findingfariña.com estrae parola per parola quelle che compongono le 80 mila censurate di Fariña, le rimescola al vento dell’algoritmo, le riunisce in fila ordinata e le restituisce al lettore così come Nacho Carretero le aveva pensate. Intatte. Pagina dopo pagina.

È tutta Fariña del Don Chisciotte.

Focus: Impero internazionale

Le società di Mino Raiola, re italo-olandese degli agenti dei calciatori, sono sparse tra il Principato di Monaco, il Regno Unito e la Repubblica d’Irlanda. Due sono le società a Montecarlo: Uuniqq e la Sportman. A Dublino c’è la Blue Brands Limited, tra i cui amministratori figura anche il fratello Enzo Raiola. I bilanci di queste società non sono disponibili. Invece in Inghilterra hanno sede la Best Kick Sports Limited, la Topscore Sports Limited e la ISport WorldWide Ltd: per le prime due si trova il netto di bilancio al 30 giugno 2016: -530 euro per la Best Kick e di 27.964 per la Topscore Sports; per la terza le ultime tracce sono relative al 2015 ma si trova anche il giro d’affari, in quell’anno di 4,2 milioni (2 milioni in meno rispetto all’anno precedente) e un utile netto di oltre 113 milia euro, oltre 40 mila euro in meno rispetto al 2014.

Secondo la rivista americana Forbes, dopo la sessione estiva di calciomercato del 2016, Mino Raiola era al quarto posto mondiale tra i procuratori di calciatori, con un totale delle commissioni incassate di 35,6 milioni di dollari a fronte di un valore delle operazioni di trasferimento curate di 356 milioni. Due stagioni calcistiche fa il solo passaggio del francese Paul Pogba dalla Juventus al Manchester United avrebbe fruttato a Raiola la bellezza di 49 milioni di euro e sull’operazione anche la stessa Fifa decise di vederci più chiaro avviando un’inchiesta. In chiaro, dei 105 milioni pagati dal Manchester si sa che 27 sono andati alla Topscore Sports.

Da Nocera alle mille maglie di Ibra e al megaflop Pogba

Se Ettore Scola tornasse tra noi, la tentazione di girare un sequel di Brutti, sporchi e cattivi, il film-cult con Nino Manfredi, intitolandolo magari Brutti, sporchi, ciccioni e cattivi, con Mino Raiola nelle vesti di guest star, sarebbe fortissima. E certo, invece delle baraccopoli della periferia romana primi anni 70 dove viveva il Giacinto interpretato da Manfredi, vedremmo un po’ di tutto: la Nocera Inferiore fine anni 60 da cui Mino, a 12 mesi, partì con la famiglia alla volta dell’Olanda; la pizzeria di Harlem dove Carmine (vero nome di battesimo) facendo il cameriere si propose un giorno al presidente del club di calcio cittadino, mentre gli scodellava una quattro stagioni, come talent-scout; e poi un’infinità di hotel a 5 stelle: Hilton, Four Season, Marriott, Ritz-Carlton, diventati ben presto la sua vera, più frequente e abituale dimora. Le ironie sul cinquantenne Carmine Raiola, nato il 4 novembre 1967 a Nocera Inferiore (Salerno), ras del mondo dei procuratori sportivi, si sprecano da sempre, soprattutto per quel suo modo di fare e di vestire un po’ zotico e molto straccione.

Nella sua autobiografia Io, Ibra, Zlatan Ibrahimovic, l’ex bomber di Juve, Inter, Barcellona e Milan e uno dei suoi storici (e più fedeli) assistiti, racconta così il loro primo incontro. “Entrai sicuro di me al ristorante dell’albergo, dove c’era un tavolo prenotato, immaginando un tizio in completo gessato con un orologio d’oro ancora più grosso del mio, invece… ma che razza di individuo era quello che entrò dopo di me? In jeans e t-shirt e con quella pancia enorme, sembrava uno dei Soprano. Chi diavolo è questo qui? Dovrebbe essere un agente quella specie di gnomo ciccione? E quando ordinammo cosa credete, che arrivò un piattino di sushi con avocado e gamberetti? No, arrivò una valanga di roba, cibo per cinque persone, e lui divorò tutto come un dannato!”.

Ebbene, oggi Raiola è arrivato a essere, oggi, il secondo uomo di calcio più potente al mondo dopo Jorge Mendes, il boss portoghese della Gestifute, l’agenzia che gestisce tra gli altri Cristiano Ronaldo. A vederlo non gli daresti due lire: ma due estati fa Juventus e Manchester United diedero (letteralmente) a Raiola qualcosa come 49 milioni per aver favorito il passaggio di Paul Pogba al club inglese. Impossibile, dite? E invece no, le cifre sono ufficiali (tant’è che la Fifa ha aperto un’inchiesta) e l’importo si spiega così: 27 milioni sono arrivati dalla Juventus che in una scrittura privata si era impegnata a versare a Raiola 18 milioni in caso di cessione del giocatore a 90 milioni, più 3 milioni per ogni aumento di 5 dell’offerta (Pogba venne venduto a 105: quindi dei 15 in sovrappiù, 9 sono finiti a lui). Ma in un accordo messo nero su bianco l’8 agosto 2016, anche lo United si era impegnato a riconoscere a Raiola, separatamente, una commissione di 19,4 milioni: che aggiunti ai 27 “italiani” fanno 46,4. A questa cifra vanno poi aggiunti i 2,6 che Pogba, che firmò un contratto da 10,2 milioni più 3,4 per diritti pubblicitari (13,6 in totale) a stagione, ha riconosciuto al suo agente. Concludendo: 27 + 19,4 + 2,6 = 49 milioni. Detto en passant: in Inghilterra Pogba è considerato il “pacco” del secolo e Mourinho, che fece pazzie per farlo acquistare, dopo averlo mandato in panchina ha cominciato ultimamente a spedirlo in tribuna. Insomma, avessi detto Maradona.

Per San Carmine Raiola da Nocera, nella cui scuderia figurano anche Lukaku, Ibrahimovic e Balotelli, Mkhitaryan e Matuidi, Verratti e Donnarumma, il primo comandamento è: cambiare squadra ogni volta che si può (e se non si può, cambiarla lo stesso). Col solo Ibrahimovic, passato dall’Ajax alla Juve all’Inter al Barcellona al Milan al Psg e al Manchester Utd, ogni volta con aumenti di ingaggio stratosferici, Raiola ha spuntato commissioni di 40 milioni. E ora che con Donnarumma, Kluivert, Kean e via dicendo ha scoperto il filone del campione prelevato nella culla, 20 anni di carriera assicurati con cambi di casacca a manetta). La passata estate, il colpo in extremis del 31 agosto 2017, è stato il francese Niang dal Milan al Torino per 20 milioni di euro.

Re Calciomercato: l’Olanda indaga sui conti di Raiola

Il fisco dei Paesi Bassi ha avviato un’indagine su Mino Raiola, il più importante procuratore del calcio italiano, l’agente che oggi gestisce il portiere del Milan Gianluigi Donnarumma e può vantare, nel suo carnet di campioni, calciatori del calibro di Paul Pogba, Zlatan Ibrahimovic e Mario Balotelli. Quattro nomi – ma possiamo aggiungerne parecchi altri – che da soli hanno un valore di mercato pari a 160 milioni. Secondo la rivista Forbes, Raiola è al decimo posto tra i più ricchi agenti sportivi del mondo, e il quarto in assoluto per quanto riguarda il calcio: Forbes ha calcolato commissioni pari a 43 milioni di dollari – cifra fissata a settembre 2017 – mentre, con il trasferimento dei suoi calciatori, ha movimentato circa 437 milioni. Questo, in cifre, il ritratto del super procuratore italiano.

Per quanto riguarda il fisco olandese, invece, siamo ancora nella fase degli accertamenti. I funzionari stanno analizzando i documenti che riguardano l’attività del procuratore e, per quanto risulta al Fatto Quotidiano, l’istruttoria non è ancora chiusa. L’attività dei funzionari olandesi si sta concentrando su tutti i trasferimenti di calciatori per i quali Raiola ha svolto il ruolo d’intermediario. E nel mirino del fisco olandese c’è l’intero quadriennio d’affari calcistici che va dal 2014 al 2017. C’è una domanda di fondo nell’attività degli investigatori di Amsterdam: qual è la reale residenza fiscale di Mino Raiola? È anche per questo che il fisco sta lavorando incessantemente nell’accertamento dell’attività del super procuratore.

Il legame di Raiola con l’Olanda è antico e consolidato. Eppure, spiega, non è cittadino olandese. “Di questi accertamenti fiscali non so nulla”, spiega al Fatto Raiola, “e comunque non mi preoccupano: ho agito sempre correttamente, rispettando le norme in qualsiasi Paese abbia lavorato. Non sono cittadino olandese, ho la residenza a Monaco, dove vivo, e in Olanda non ho alcuna società”. Nè residenza fiscale, né società. Spesso però il nome di Raiola è stato affiancato alla Maguire Tax & Legal – la cita anche Forbes – ma Raiola precisa: “Non ho alcun legame con questa società. Sono soltanto un vecchio amico del suo proprietario. È un rinomato studio tributario, tutto qui”. Alcuni dei calciatori gestiti da Raiola, e anche la sua famiglia, ha usufruito delle consulenze della Maguire Tax & Legal: “Ma io non ho certo obbligato i miei calciatori a rivolgersi a loro – conclude Raiola – ognuno sceglie come crede”.

Torniamoai legami di Raiola con l’Olanda: da ragazzino è emigrato con la sua famiglia ad Haarlem, a 30 chilometri da Amsterdam, dove i suoi genitori hanno gestito qualche ristorante di successo, partendo da una paninoteca e passando per una pizzeria, mentre lui per un periodo è stato il proprietario di un McDonald’s. Ed è proprio ad Haarlem – anzi: con l’Haarlem – che inizia la sua scalata alle stelle del calcio, quando il presidente della più antica squadra olandese lo nomina direttore sportivo. È la fine degli anni Ottanta. L’era dei Gullit, Rijkaard e Van Basten, che vestono la maglia rossonera e danno il via all’epopea milanista di Berlusconi. È in quel momento, in Olanda, che Raiola inizia a costruire il suo successo. L’Haarlem non ha un granché in cassa, ma il ragazzo di origini campane vuole sfondare. E con gli anni, partendo dalla piccola cittadina a trenta chilometri dalla capitale, prima tenta – senza successo – di piazzare Dennis Berkgamp al Napoli, per 350mila euro, poi riesce a venderlo all’Inter per ben 14 milioni. E da quel colpo, nel suo portafoglio, entrano ed escono campioni di caratura mondiale.

Ora però, sul fenomeno del calcio mondiale, l’Olanda vuol vederci chiaro. L’obiettivo: analizzare i pagamenti effettuati dai club di calcio e definirne la natura, sotto il profilo fiscale, in base alle prestazioni realmente offerte da Raiola. Un’operazione definita “multilaterale”, dai funzionari del fisco olandese, perché nasce nell’ambito di programma comunitario, il “Fiscalis 2020”, al quale hanno aderito tutti i paesi europei. Non si tratta di un’inchiesta penale, ma amministrativa, che probabilmente non si ferma al solo Raiola: il fisco olandese, da alcuni mesi, ha avviato un’attività di controllo per verificare se, nel mondo degli agenti sportivi, degli intermediari e dei procuratori, gli inquadramenti fiscali siano conformi alle norme.

“L’obiettivo specifico del programma – si legge nei vari siti che illustrano il Fiscalis 2020 – è quello di sostenere la lotta contro la frode fiscale, l’evasione fiscale e la pianificazione fiscale aggressiva e l’attuazione della legislazione dell’Unione nel settore della fiscalità assicurando lo scambio di informazioni, sostenendo la cooperazione amministrativa e, ove necessario e opportuno, accrescendo la capacità amministrativa dei paesi partecipanti al fine di contribuire a ridurre gli oneri amministrativi gravanti sulle autorità fiscali e i costi di adeguamento alla normativa per i contribuenti”. L’indagine fiscale parte dal 2014 e, tra le potenziali compravendite da analizzare, si contano parecchie clamorose mosse di mercato internazionale. Per esempio i passaggi di Mario Balotelli dal Milan al Liverpool, nell’estate 2014, per 16 milioni e, nel 2016, dal Liverpool al Nizza, con parametro zero.

Sempre nell’estate 2016, l’acquisto di Paul Pogba da parte del Manchester United, che sborsò ben 105 milioni alla Juventus. O i 31 milioni di sterline pagati dal Manchester United, al Borussia Dortmund, per Henrikh Mkhitarian. E ancora: i passaggi di Romelu Lukaku dall’Everton al Manchester United, per 85 milioni, e di Blaise Matuidi dal Paris Saint Germain alla Juventus, per 15 milioni. Nel 2017, infine, il legame tra Raiola e Donnarumma e l’ormai interminabile siparietto che sembra portare il portiere del Milan – valore di mercato attuale, 60 milioni – sempre più lontano da San Siro. Ma ad accendere i riflettori sui campioni di San Siro, questa volta, c’è il fisco olandese.

Valtur in liquidazione. Per i 1.200 lavoratori rischio licenziamento

Liquidazione, licenziamenti collettivi e rischio di vendita a spezzatino per i villaggi. La stagione estiva dei circa 1.200 lavoratori della Valtur è sempre più a rischio. Le prenotazioni per le prossime vacanze sono bloccate e ai clienti che le hanno già fatte non vengono fornite risposte. La situazione del marchio turistico italiano, emersa durante il primo tavolo istituzionale tenutosi al ministero dello Sviluppo a una settimana dalla presentazione della domanda di concordato da parte dell’azienda, “è molto peggio del previsto”, riferiscono i sindacati. Chi confidava nella presentazione di un piano di ristrutturazione è rimasto deluso. Il fondo Investindustrial di Andrea Bonomi, che controlla l’azienda da 2 anni, ha annunciato l’avvio delle procedure di licenziamento. Non continuerà a investire, ma rinegozierà i contratti e cederà ciò che riesce a cedere. Inoltre non si vede nessun investitore pronto a comprare tutto il pacchetto, profilandosi così una liquidazione dei singoli villaggi turistici. Sindacati e ministero sottolineano “la gravità del comportamento della società”, “passeremo all’azione, visto che si sta chiudendo la Valtur e non si sta facendo altro”, ha riferito Luca de Zolt della Filcams-Cigl.