Mattarella avrebbe potuto mettere il veto sul Rosatellum
Ad oggi sembra che tutti gli italiani abbiano fiducia e ripongano speranza nel presidente della Repubblica per uscire da questa grave situazione di empasse del risultato elettorale. Tuttavia, pur rispettando la carica Istituzionale, sono convinto che il presidente Mattarella sia reo di aver promulgato senza veto il c.d. “Rosatellum”.
Il capo dello Stato non ha voluto assumersi la responsabilità del “rinvio” del disegno di legge alle Camere giustificando che non poteva far prevalere le proprie idee sulle regole dettate dalla Costituzione.
Tuttavia, vi erano tutte le condizioni per rilevare difetti sostanziali, primo fra tutti la dubbia costituzionalità della legge: a Mattarella è mancato il coraggio di cui era dotato il suo predecessore Francesco Cossiga che ha utilizzato lo strumento del veto ben 22 volte.
Per questi motivi ritengo colpevole il presidente della Repubblica, tanto quanto i Parlamentari del “Rosatellum”, di questo caos che per l’ennesima volta causerà l’instabilità istituzionale.
Lucio Canzian
Ormai gli “statisti” non usano più nemmeno l’ipocrisia
Ora sappiamo che le elezioni non hanno espresso maggioranze omogenee. Ma niente paura, Brunetta, attuale “uomo forte” e braccio destro del Caimano, ha la soluzione.
Con la consueta improntitudine ha detto senza peli sulla lingua che proveranno a formare un governo di destra, accogliendo i fuoriusciti degli altri partiti. Nell’altro campo (si fa per dire), il distruttore della sinistra, bocciato sonoramente dalla gente, annuncia delle strane dimissioni: se ne va ma solo dopo la formazione del nuovo governo! Vale a dire che non solo non si fa da parte come dice, ma dichiara di voler condizionare ogni scelta del Pd, anche da dimissionario. L’intento lo vedono anche i ciechi. Essendo impossibile formare un esecutivo con Mr. B. (vista l’indisponibilità della Lega), vuole impedire ogni eventuale intesa con i 5Stelle per l’unico governo possibile, fondato su punti programmatici precisi.
A spoglio fatto, gli “statisti” che abbiamo non si premurano neanche di ammantare con un po’ di ipocrisia le porcate e i giochini usuali, dicendo magari che lo fanno per il bene della patria.
Non è niente di nuovo, ma il disgusto per la miseria etica del ceto politico da accatto che abbiamo trova sempre ulteriori motivi per alimentarsi.
Mario Frattarelli
Ora spetta a Di Maio e Salvini pensare al bene comune
La responsabilità di Di Maio e Salvini, in questo momento storico, è enorme, “devono” concretizzare il cambiamento radicale che vuole il popolo in senso antiparassitario. Dimentichino le loro ambizioni personali e pensino solo a quello che il popolo italiano ha chiesto con queste elezioni. Ha chiesto di tornare ad essere una nazione normale governata nell’interesse del popolo e non in quello di una classe chiusa e parassitaria. Ha chiesto che l’Italia torni ad essere una nazione europea dove la meritocrazia è la regola.
Ha chiesto in sostanza il ritorno al rispetto della costituzione repubblicana calpestata negli ultimi 30 anni da gruppi di potere parassitari con grossi conflitti di interesse.
È un compito titanico, difficilissimo, ma che si “deve” intraprendere per i nostri figli e i nostri nipoti. È un dovere epocale paragonabile solo al Risorgimento e alla nostra Resistenza.
Se saranno capaci di capirlo la rinascita del Paese sarà potente e rapida paragonabile solo al “miracolo italiano”.
Francesco Degni
La parabola di Calenda, da non eletto a iscritto
L’ex ministro Calenda, dopo essersi candidato con Scelta Civica senza riuscire ad essere mai eletto, da buon uomo di destra, corona oggi il suo sogno e può finalmente iscriversi al Pd.
Paolo Sanna
Perché hanno tutti scommesso su chi ha distrutto il partito?
A parte tutti gli altri aspetti correlati con le elezioni politiche, sarebbe pertinente e interessante farsi una domanda antropologica.
Ovvero, in un particolare capitolo di detta materia, inserire e argomentare sulla incomprensibile ratio che le forze economiche, mediatiche ed altro abbiano potuto investire su un simpatico, sì, personaggio, ma, dall’arrogante, ancorché infruttifero modus operandi. Superfluo rinominarlo.
Ha avuto la sovrumana forza di distruggere un Partito, appunto, Pd, una forza popolare col maggior numero di voti e parlamentari; peraltro, nato dal Manifesto dei Valori che aveva determinato (o cercato di farlo) una svolta non soltanto politica, bensì anche culturale.
Sarà stato qualche super agente sotto copertura di un ipotetico e misterioso potentato. Veramente strano.
In certi settori della Società, ad esempio quelli in divisa (che, comunque, hanno sempre un limitato potere di fronte ai politici), oltre alla valutazione psicologica (anche per loro si dovrebbe progettare), si spacca il capello in quattro onde individuare una susseguente meritocrazia.
Luciano Di Camillo